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Gazzettino – Mantovani, Si scoprono altre cartiere

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

7

mar

2013

L’imprenditore padovano nel 1987 comprò l’azienda da un bolognese

Claudia Minutillo è l’unica ad aver svelato in parte i sistemi usati da Baita presidente Mantovani

RICORSI AL RIESAME –  Il 15 marzo l’udienza in Tribunale contro le ordinanze di custodia

PERQUISIZIONI –  Nelle casa di Colombelli video hard: in alcuni il protagonista è lui stesso

Si scoprono altre cartiere e spuntano film “a luci rosse”

Non solo documentazione fiscale, contratti e fatture: tra il materiale rinvenuto nella disponibilità del presidente di Bmc Broker, William Alfonso Colombelli, la Guardia di Finanza ha sequestrato anche un consistente quantitativo video a “luci rosse”, in parte dei quali lo stesso risulta protagonista assieme ad una o più donne. Alcuni filmati sembrano girati nella sua abitazione, altri in un non meglio precisato ufficio e vi comparirebbero anche altri uomini: le riprese, assicurano gli investigatori, lasciano poco all’immaginazione. Non vi è conferma che tra le persone riprese vi siano altri indagati.
Con l’inchiesta sulle presunte false fatturazioni questo materiale non ha alcuna attinenza o utilità, ma le Fiamme Gialle lo stanno ugualmente analizzando per capire se i video rispondano unicamente alla necessità di soddisfare fantasie a sfondo sessuale o se, almeno una parte di essi, non sia stato realizzato per acquisire “documentazione” da utilizzare in casi estremi contro qualcuno. Così come le registrazioni che il presidente di Bmc Broker fece nel corso di alcuni colloqui con il presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, dopo che questi aveva deciso di interrompere i rapporti con la società di San Marino.
Sul fronte delle indagini le principali novità emergono dalle prime analisi della montagna di documenti posti sotto sequestro nella sede della Mantovani e nelle numerose abitazioni private perquisite dai finanzieri. Gli inquirenti avrebbero trovato la prova dell’esistenza di altre “cartiere”, ovvero di società con la quale la Mantovani teneva rapporti fittizi, finalizzati alla creazione di fondi “neri”. Ovviamente siamo all’inizio degli accertamenti e sarà necessario un lungo lavoro di approfondimento alla ricerca di conferme e riscontri. Ma se così fosse, lo scandalo della false fatture sarebbe destinato ad estendersi. Finora il sostituto procuratore Stefano Ancilotto, al quale da alcuni giorni si è affiancato il pm Stefano Buccini, ritiene di aver trovato elementi per sostenere la falsità di fatture per una ventina di milioni, oltre metà delle quali sono però ormai prescritte per il troppo tempo trascorso. Il Gip Alberto Scaramuzza ha ritenuto che l’inchiesta possa procedere in relazione alle fatture più recenti, per un ammontare complessivo di circa 8 milioni. Per questo motivo ha disposto il sequestro preventivo dei beni dei principali quattro indagati: oltre a quelli di Baita e Colombelli, anche un immobile di proprietà di Nicolò Buson, responsabile amministrativo della Mantovani, e due appartamenti dell’amministratrice di Adria Infrastrutture, Claudia Minutillo, già segretaria dell’ex presidente della Regione, Giancarlo Galan, che con Colombelli ha avuto una relazione sentimentale.
Nel frattempo il Tribunale del riesame di Venezia ha fissato per il 15 marzo l’udienza per esaminare il ricorso dei difensori di Baita, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini, i quali chiedono la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare e sollevano un’eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo che titolare dell’inchiesta dovrebbe essere la procura di Padova, dove si trovano gli uffici amministrativi della Mantovani (che a Venezia ha la sede legale). Anche l’avvocatessa Fulvia Fois ha annunciato che presenterà ricorso al Riesame per Buson.
Finora solo Claudia Minutillo, difesa dall’avvocato Carlo Augenti, ha accettato di rispondere alle domande del pm, svelando in parte i meccanismi utilizzati, ma addebitando la responsabilità principale a Baita. Non è escluso che anche Colombelli possa decidere di farsi ascoltare dal pm: il suo legale, l’avvocato Renzo Fogliata, ha chiesto che il suo assistito, detenuto a Genova, possa essere trasferito in un carcere più vicino per garantirgli una piena possibilità di difesa.

Gianluca Amadori

 

È all’estero il consulente perquisito e scomparso

PADOVA – Il “consulente tecnico ambientale” del Gruppo Mantovani, ragioniere Mirco Voltazza, si nasconderebbe all’estero. In un paese dell’Est Europa. Dopo la perquisizione negli uffici e nell’abitazione di Polverara di Voltazza del ragioniere, scomparso da più di un mese, gli investigatori del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno perquisito anche gli uffici e l’abitazione di un amico di Voltazza, e pare anche suo socio. Si tratta di Luigi Dal Borgo, sessantacinquenne imprenditore, amministratore di una società di Marghera e di un’altra che ha sede a Quarto d’Altino, in provincia di Venezia. Le perquisizioni di Voltazza e di Dal Borgo (che risiede in provincia di Belluno) sono avvenute entrambi venerdì scorso. Mentre gli investigatori controllavano il restauratissimo rustico del Settecento di Voltazza, che adesso ha sulle spalle anche una condanna passata in giudicato, altri finanzieri perquisivano la casa di Dal Borgo, in via Roma 58 a Pieve D’Alpago. Per quanto riguarda le sedi di lavoro dei due indagati gli investigatori non hanno fatto molta strada. Perché sia Voltazza che Dal Borgo lavorano nello stesso stabile, in via Fratelli Bandiera 45 a Marghera.

 

VENEZIA – Romeo Chiarotto per due ore davanti al Pm Ancilotto, in qualità di persona informata sui fatti.

Il proprietario di Mantovani: «Mai saputo nulla di false fatture»

E Vanessa, segretaria Bmc Broker: «I contratti erano sempre firmati da Baita»

VENEZIA – (gla) Di “cartiere” e false fatture ha raccontato di non sapere nulla; di non non aver mai sospettato nulla. Romeo Chiarotto, 83 anni, proprietario della Mantovani spa attraverso la cassaforte di famiglia, Serenissima Holding, di cui è presidente, è stato ascoltato ieri mattina dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto in qualità di persona informata sui fatti e di probabile parte lesa nel futuro processo sul vorticoso “giro” milionario di fatture a fronte di operazioni inesistenti.
L’imprenditore è rimasto per un paio di ore nell’ufficio del magistrato rilasciando una serie di dichiarazioni che ora le Fiamme Gialle dovranno verificare. In precedenza gli inquirenti avevano chiesto di lui anche alla segretaria della Bmc Broker, Vanessa Renzi, per capire se il suo titolare, William Colombelli, avesse intrattenuto rapporti con Chiarotto oltre che con il presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita. Ma la segretaria rispose: «Non ho mai sentito parlare di alcun Chiarotto. Per quanto riguarda la Mantovani i contratti erano firmati sempre da Baita».
A chiamare Baita al vertice di Mantovani fu lo stesso Chiarotto, negli anni Novanta, dopo la sentenza di assoluzione con la quale il manager uscì perfettamente “pulito” dal processo sulla Tangentopoli veneta. Un manager ritenuto capace e preparato tanto da ricevere, per occuparsi della gestione della società di costruzioni, un compenso di circa 800mila euro all’anno.
La Mantovani spa, impresa fondata nel 1949 da un bolognese, l’ingegnere Enzo Mantovani, è di proprietà di Chiarotto dal 1987 ed è specializzata nella costruzione e manutenzione di infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, ma anche nel settore del dragaggio e dell’ingegneria idraulica, tanto da far parte del Consorzio Venezia Nuova, impegnato nei lavori per la Salvaguardia di Venezia.
Chiarotto è personaggio molto conosciuto a Padova e nel Veneto, anche grazie ai molti contatti con il mondo politico e finanziario: è stato a lungo nel cda di Antonveneta, di cui fu anche vicepresidente. Negli anni Novanta fu coinvolto nella prima Tangentopoli, nell’inchiesta su Autovie Venete. Fu arrestato, ma solo per poche ore, poi tutto finì con un patteggiamento.
In questi giorni la Guardia di Finanza è impegnata da un lato ad analizzare l’ingente mole di documenti sequestrati, dall’altro ad ascoltare in qualità di persone informate sui fatti tutte le persone che potrebbero riferire in merito all’attività della Mantovani, e in particolare agli studi e alle progettazioni di cui fu incaricata la Bmc Broker, tutti ritenuti inesistenti. Per provarlo il pm Ancilotto ha fatto già interrogare numerosi dipendenti di Mantovani, i quali hanno fornito indicazioni ritenute interessanti, alcune delle quali valorizzate anche dal Gip Scaramuzza nell’ordinanza di custodia cautelare.

 

Il caso è scoppiato il 28 febbraio

Per il manager finito in galera compenso annuo di 800 mila euro

Il “caso Mantovani” è scoppiato il 28 febbraio con 4 arresti (Baita, Buson, Minutillo, Colombelli) per frode fiscale finalizzata a costituire un «fondo nero» da otto milioni di euro. L’indagine è condotta dalla Guardia diFinanza di Venezia. Minutillo avrebbe parlato a lungo svelando molti retroscena.

 

IL GOVERNATORE – Luca Zaia: «Dobbiamo assicurare la trasparenza, il palazzo sia di cristallo»

Commissione d’inchiesta sui lavori pubblici dal 2005

Consiglieri d’accordo ma manca l’intesa sul testo presentato dal Pd

Pdl e Lega: «Non intralci la magistratura». L’ok atteso per oggi

Il Consiglio regionale si avvia ad istituire una commissione d’inchiesta sui lavori pubblici svolti in Veneto dal 2005. Le preoccupazioni legate alla presunta frode fiscale nella quale è coinvolto, tra gli altri, Piergiorgio Baita, ad di Mantovani, sono emerse ieri durante il Consiglio regionale del Veneto, convocato per la discussione del Bilancio. Tra i primi ad intervenire Luca Zaia: «Non posso iniziare a parlare di bilancio – ha detto il governatore – senza aver prima parlato di chiarezza e trasparenza, temi verso cui abbiamo tutti lo stesso colore politico, volendo che il palazzo sia un palazzo di cristallo. Io dico no alle generalizzazioni di piazza per cui tutti sono già condannati, ma è doveroso interrogarsi».
La disponibilità di Zaia è stata subito raccolta da Lucio Tiozzo (da poco subentrato come capogruppo del Pd a Laura Puppato), che ha proposto al presidente di sottoscrivere la proposta di legge messa a punto dai consiglieri democratici per istituire una commissione con il compito di verificare procedure di affidamento, costi e tempistiche, aggiudicazione e realizzazione di lavori pubblici con particolare riferimento a quelli eseguiti attraverso la finanza di progetto. Il presidente della Regione ha dato la sua disponibilità di massima, anche perché la Giunta ha già approvato all’unanimità la creazione di un Nucleo investigativo interno.
Se però Tiozzo auspicava una convergenza sul testo del Pd – che è stato subito sottoscritto da tutti i consiglieri di opposizione – si è scontrato contro le resistenze del Pdl e l’attendismo della Lega Nord. «Non vorrei che la commissione finisse per essere d’intralcio alla magistratura, nella quale ho la massima fiducia – ha sottolineato Bond – Il testo così come presentato dal Pd non va bene, ma se adottiamo il modello già sperimentato in quinta commissione – dove un anno fa abbiamo preso in esame i progetti sulla base della remunerazione di capitale, delle tempistiche, delle ricadute sul bilancio – allora se ne può parlare». A frenare il Pdl sarebbero alcuni passaggi della relazione che introduce il progetto di legge, dove si parla del coinvolgimento “dell’ex segretaria del presidente Galan” e di “fondi neri generati attraverso società di comodo”. Passaggi giudicati troppo politici. «Siamo favorevoli ad una commissione d’inchiesta con poteri ben precisi – ha dichiarato il capogruppo leghista Federico Caner – che non si sostituisca alla magistratura. Per questo abbiamo chiesto la modifica del testo». Le limature dovrebbero essere apportate stamani in Consiglio, anche se il Pd preferirebbe tenere la proposta così com’è: «La relazione non è che la fotografia di come stanno le cose in questo momento – spiega Tiozzo – che è il motivo per cui è necessaria una commissione. Noi non siamo un tribunale, ognuno farà il proprio mestiere. Ad ogni modo per raggiungere l’obiettivo – la sua istituzione – siamo disposti a modificare il testo, purché i contenuti siano rispettati».
Il consigliere democratico Franco Bonfante si spinge oltre: «L’inchiesta in corso potrebbe fare emergere prove tali che ci sarebbero gli estremi per l’annullamento dei progetti da avviare o di quelli in itinere, ovvero portare alla revisione delle condizioni di contratto di opere realizzate con la finanza di progetto. Per esempio i canoni dei servizi». Il consigliere fa un esempio per tutti: «L’ospedale dell’Angelo di Mestre».

Marco Gasparin

 

GLI SVILUPPI –  L’inchiesta si allarga: presto nuovi indagati Trema anche il mondo della politica

CASO MANTOVANI La Finanza ha perquisito anche le aziende di Quarto d’Altino e Marghera di un imprenditore

Fondi neri e filmini a luci rosse

Fatture false, trovati video hard a casa Colombelli: in alcuni il broker è protagonista con una o più donne

MANTOVANI NELLA BUFERA

LE AZIENDE – A Quarto d’Altino e a Marghera

I DOCUMENTI – Isolate un centinaio di fatture sospette

INDAGINI IN CORSO – Si sospetta possa aver ospitato Mirco Voltazza, collaboratore di Baita

Consulente fuggito, perquisito l’amico  

La Guardia di Finanza nella casa e negli uffici veneziani dell’imprenditore Luigi Dal Borgo

NUOVI SVILUPPI – Si trema negli ambienti dell’imprenditoria e anche della politica. Sono in arrivo probabili nuove iscrizioni nel registro degli indagati sulla vicenda giudiziaria che sta travolgendo la Mantovani. Nuove iscrizioni di notizia di reato potrebbero essere consegnate in questi giorni. La Finanza ha anche perquisito le aziende di Quarto d’Altino e Marghera di un imprenditore.

RIVELAZIONI – Non solo documentazione fiscale, contratti e fatture: tra il materiale rinvenuto nella disponibilità del presidente di Bmc Broker, William Alfonso Colombelli, la Guardia di Finanza ha sequestrato anche un consistente quantitativo di video a luci rosse, in parte dei quali lo stesso broker risulta protagonista assieme ad una o più donne. Gli inquirenti intanto hanno trovato la prova dell’esistenza di altre “cartiere”.

L’INCHIESTA – Presunti fondi neri e frode fiscale. Agli arresti è finito Piergiorgio Baita, presidente di Mantovani

In carcere anche altre tre persone

Il ragioniere Mirco Voltazza si nasconderebbe all’estero. In un paese dell’Est Europa. Dopo la perquisizione negli uffici e nell’abitazione di Polverara (Padova) di Voltazza, il “consulente tecnico ambientale” per l’Expo 2015, scomparso da più di un mese, gli investigatori del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno perquisito anche gli uffici e l’abitazione di un amico di Voltazza, e pare anche suo socio. Si tratta di Luigi Dal Borgo, sessantacinquenne imprenditore, amministratore di una società di Marghera e di un’altra che ha sede a Quarto d’Altino e residente in provincia di Belluno.
Le perquisizioni di Voltazza e di Dal Borgo sono avvenute entrambi venerdì scorso. Mentre gli investigatori controllavano il restauratissimo rustico del Settecento di Voltazza, che adesso ha sulle spalle anche una condanna passata in giudicato, altri finanzieri perquisivano la casa di Dal Borgo, in via Roma 58 a Pieve D’Alpago. Per quanto riguarda le sedi di lavoro dei due indagati gli investigatori non hanno fatto molta strada. Perchè sia Voltazza che Dal Borgo lavorano nello stesso stabile, in via Fratelli Bandiera 45 a Marghera. Lì ha sede la Nsa srl, Non solo ambiente, amministrata dal bellunese. E Luigi Dal Borgo è anche presidente della Crea Technology srl, che ha sede a Quarto D’Altino, in via Marconi 1.
Secondo gli inquirenti Luigi Dal Borgo e Mirco Voltazza sono molto amici. E c’è il sospetto che il ragioniere padovano rientri in italia periodicamente di nascosto. E ad ospitarlo sarebbe proprio Dal Borgo. Cosa ci faceva un pregiudicato per ricettazione, peculato e calunnia nel Gruppo Mantovani? In una nota dell’ottobre scorso l’Ufficio di esecuzione penale esterno del ministero della Giustizia si afferma che Voltazza collabora con il Gruppo Mantovani per la costruzione e la successiva demolizione della piattaforma su cui sorgerà l’Expo 2015 a Milano. Sempre secondo la nota Uepe, il ragioniere ha un contratto di collaborazione come libero professionista e lavora nel suo ufficio di Marghera con un orario preciso, dalle 8 alle 20. Voltazza è indagato per emissione di false fatture. Ma le fiamme gialle sospettano che possa aver messo in atto anche raggiri ai danni del presidente del Gruppo Mantovani, Piergiorgio Baita. Voltazza si sarebbe vantato pubblicamente di aver avuto delle “amicizie” nell’Agenzia delle entrate, nella Guardia di Finanza e nella magistratura. Anzi, avrebbe detto, addirittura, che era protetto da un magistrato. Ex impiegato di banca, ex socio della gestione dell’Aci di Piove di Sacco, ed ex promotore finanziario, negli ultimi anni il ragioniere Voltazza si considera un “consulente tecnico ambientale”. Questo gli deriva dal fatto di aver collaborato con un’azienda che si occupava di tecnologie ambientali. Ed è come esperto ambientale che ha ottenuto la collaborazione dal Gruppo Mantovani. Ora è all’estero perchè è anche ricercato per le sue condanne.

 

GLI SVILUPPI -Trema anche la politica. In arrivo nuovi indagati

Si trema negli ambienti dell’imprenditoria e anche della politica. Sono in arrivo probabili nuove iscrizioni nel registro degli indagati sulla vicenda giudiziaria che sta travolgendo la Mantovani. Oltre agli arresti di Piergiorgio Baita, Claudia Minutillo, William Ambrogio Colombelli e Nicolò Buson, a cui si sommano i quindici indagati e la cinquantina di perquisizioni, nuove iscrizioni di notizia di reato potrebbero essere consegnate in questi giorni.
Intanto proseguono le indagini della Guardia di Finanza della Tributaria condotte dal colonnello Renzo Nisi che hanno isolato in un centinaio le fatture significative che potrebbero svelare risvolti interessanti. Tutte fatture al vaglio delle fiamme gialle così come il materiale sequestrato al ragioniere padovano Mirco Voltazza che è sparito da un mese. Ma stando ai primi riscontri i documenti prelevati dalla sua abitazione e dal suo ufficio sono considerati importanti ed eloquenti per gli inquirenti. Non si esclude che sia proprio Voltazza, l’uomo con pesanti precedenti penali che vanno dalla ricettazione, alla calunnia fino al peculato, ad avere le chiavi del forziere con il denaro sporco. Un buco nero da dieci milioni di euro. A meno che gli inquirenti non trovino una montagna di banconote da qualche parte, cosa improbabile, il denaro dovrà sbucare dalla “lettura” delle fatture.
Così come novità potrebbero uscire dagli stessi arrestati. Claudia Minutillo ha iniziato a vuotare il sacco in tempi record. Tengono ancora William Ambrogio Colombelli e Nicolò Buson, forse in attesa dell’udienza del riesame in calendario il 15 marzo. Se usciranno dal carcere forse non parleranno più, ma se restano dentro non copriranno più nessuno e per loro non rimarrà che trattare. (r.ian)

 

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