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Nuova Venezia – Mantovani, la Finanza trova altre cartiere

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

7

mar

2013

Potrebbe raddoppiare l’importo delle false fatture che hanno consentito alla società presieduta da Baita di creare fondi neri

VENEZIA – Non c’è solo la “BMC Broker”, altre aziende “cartiere” sono state scoperte dalla Guardia di Finanza e dal pm Stefano Ancillotto. Tutte usate per produrre fatture false e creare “fondi neri”. Si allarga a macchia d’olio l’indagine che ha portato in carcere Piergiorgio Baita, presidente di “Mantovani Spa” e Claudia Minutillo ex segretaria di Giancarlo Galan, quando l’esponente del Pdl era presidente della Regione. Gli investigatori sono convinti che i soldi stornati dal bilancio, grazie alle fatture false e finiti ad ingrossare i “fondi neri”, siano molti di più di quelli che hanno scoperto nei passaggi su conti correnti di banche di San Marino e tutti intestati a William Colombelli, titolare della BMC, e a suoi parenti. Sia perché dalla documentazione recuperata hanno la prova che ci sono altre aziende che utilizzavano il sistema di “Baita e soci”, sia perché hanno elementi per dire che il presidente di Mantovani faceva questo anche con altre “cartiere”. Nel gergo della Guardia di Finanza una “società cartiera” è un’azienda che ha il solo compito di emettere fatture false a favore di altre imprese che saldandole creano “fondi neri”. «Soldi che solitamente vanno a finire in tangenti», come ha spiegato in più occasioni il colonnello Renzo Nisi, comandante del Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia. Ebbene Baita e gli altri imprenditori della “cricca” si servivano anche di altre “società cartiere” con sede in Veneto e nel nord Italia. “Cartiere” che hanno fornito centinaia e centinaia di fatture false che hanno consentito alle società del gruppo Mantovani e ad altre imprese del giro, di far transitare alcune decine di milioni di euro su conti correnti all’estero. Soldi che per l’80 per cento rientravano in loro possesso e in contanti. Quanti siano veramente è difficile stabilirlo. Anche perché gli investigatori non hanno ancora avuto accesso ai conti correnti all’estero dove sono finiti i soldi pagati per le fatture false. Comunque si tratta di parecchio denaro. Il pm Stefano Ancillotto ha già inoltrato le richieste, per poter visionare i conti, alle autorità dei paesi stranieri dove si trovano i conti correnti. E ora attende gli esiti delle rogatorie. Dell’esistenza di altre “cartiere” era emerso anche dalle registrazioni fatte da William Colombelli, durante gli incontri tra lui e Piergiorgio Baita. In particolare Baita, mentre discute con Colombelli sull’acquisto della BMC Broker, fa capire dell’esistenza di altre “cartiere” che lavorano per lui. In quel momento entrambi vogliono chiudere la “cartiera” di San Marino, diventata troppo scomoda e dalla quale sono uscite, in sei anni, migliaia di fatture false per le società del Gruppo Mantovani e anche per altre aziende pubbliche e private del Veneto. I due non si trovano d’accordo sul prezzo perché Baita non intende inglobare nel suo gruppo una “cartiera”. Lui stesso usa questa parola. E spiega: «questi se ne accorgono subito che si tratta di una cartiera (si riferisce ai finanzieri, ndr)»; l’altro che vuole 3 milioni di euro, perché è evidente che «quando i finanzieri arrivano in un’azienda e vedono che ci sono tante fatture con una ditta di San Marino si insospettiscono, meglio chiuderla». Poi Colombelli spiega al presidente di aver lavorato, negli ultimi anni, quasi esclusivamente per lui. Mentre continua la caccia ai “fondi neri”, gli investigatori attendono il rientro in Italia di Mirco Voltazza, il factotum di Giorgio Baita. È l’uomo che conosce mille segreti della “cricca” e che qualche settimana prima dell’arresto del suo “titolare” è sparito dalla circolazione, quasi sapesse dell’imminente blitz della Guardia di Finanza. A Voltazza è stata perquisita la ditta di barriere marine in via Fratelli Bandiera a Marghera. Dicono che lui si trovi nell’est Europa. Di certo non lo hanno trovato gli investigatori. Non è escluso che usi anche delle “teste d’uovo” per dar vita lui stesso a “cartiere”. Parecchio materiale relativo a false fatture è stato trovato durante le venti perquisizioni compiute il giorno degli arresti. Una decina sono state eseguite tra Bologna e provincia. Le altre, tutte in Veneto, sono state eseguite a Mestre, Marghera, Mogliano, Verona, Rovigo, Pieve d’Alpago e Montegrotto. Si tratta di case e di sedi delle aziende di imprenditori che hanno effettuato versamenti sui conti di Colombelli.

Carlo Mion

 

Scarano: sorprese dai pubblici appalti

«Per esperienza penso che da lì potrebbe emergere qualcosa di più». La Corte dei Conti: corruzione umiliante fardello

VENEZIA «A 20 anni da Mani pulite la corruzione continua a pesare sull’Italia come un insopportabile ed umiliante fardello: questi fatti sono avvenuti, ma non sono inevitabili, si possono combattere», «il contrasto al malaffare pubblico costituisce una priorità assoluta ed una condizione essenziale per il permanere della piena democrazia nel nostro Paese, occorre evitare però ogni pericolosa e demagogica generalizzazione che attribuisca alla classe politica ogni sorta di malaffare. Occorre invece utilizzare tutti gli strumenti e le risorse a disposizione per individuare i singoli casi di deviazione dai propri doveri, colpendoli con inesorabile severità e contrastando l’incombente pericolo che diventino sistema», pur a fronte «di organici carenti del 30%». L’ammonimento arriva dal presidente della Corte dei Conti del Veneto, Angelo Buscema, nella cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario. Appuntamento sul quale ha aleggiato l’ultimo grande scandalo che – con l’arresto di Piergiorgio Baita – coinvolge la Mantovani: un’inchiesta per ora tutta fiscale, ma che pare destinata a ampliarsi. «Per esperienza», osserva però il procuratore Carmine Scarano, «penso che sicuramente ci sarà una ricaduta nei rapporti con gli appalti pubblici e da lì potrebbe emergere qualcosa in più». Ma di malaffare ce n’è ancora molto: 7,6 i milioni di euro contestati nel 2012 in danni erariali, contro i 2,2 del 2011, e 115 soggetti citati (erano stati 113), 9 mila le pratiche al vaglio della Corte, tra contestazioni erariali e cause pensionistiche. Pescando qua e là tra le sentenze: il responsabile dell’ufficio Anagrafe di Meolo che non aveva segnalato all’Inpdap la morte di un’anziana, con la figlia che ha continuato a percepire la pensione per 6 anni; sindaco e assessori del Comune di Jesolo condannati a pagare 10 mila euro per non aver arbitrariamente concesso un buono casa a una coppia mista, «con un atteggiamento costante di indifferenza e sfida rispetto alle norme di legge»; un appuntato dei carabinieri di Motta di Livenza che si era portato a casa 31 denunce; i 168 mila euro contestati a un dipendente dell’Ufficio Unep di Treviso che non aveva versato le imposte ricevute; un finanziere della Marca che si è fatto consegnare 10 mila euro per pilotare un controllo; un dentista dell’Asl di Vicenza che ha falsificato ricette per false prestazioni per 302 mila euro di rimborsi. Poi le inchieste sulle società che gestiscono servizi pubblici e dove i contenziosi sulla giurisdizione della Corte dei conti sono però aperti e la mancanza di una normativa chiara ferma molte indagini. «La tendenza a costituire società pubbliche si è moltiplicata a dismisura nell’ultimo decennio», osserva Buscema, «con dimensioni talmente vaste, che in moltissimi casi ne hanno completamente snaturato i benefici intendimenti. Le società pubbliche hanno infatti rappresentato un facile strumento per dinamiche clientelari, elusive dei vincoli di spesa, particolarmente utili per assunzioni senza concorso, per il superamento dei tetti di spesa, per la moltiplicazione di incarichi più o meno retribuiti, per la creazione di sistemi compartecipativi a scatole cinesi», «però c’è modo di entrarvi: la Cassazione ha chiarito che dev’essere preminente il servizio sulla proprietà, se il servizio è pubblico la competenza è nostra».

Roberta De Rossi

 

I LEGALI VERSO L’ECCEZIONE DI INCOMPETENZA TERRITORIALE

Venerdì prossimo il riesame degli arresti

VENEZIA – Passeranno il 15 marzo prossimo il vaglio del Tribunale del riesame di Venezia, presieduto dal giudice Angelo Risi, le ordinanze di custodia cautelare per la vicenda della frode fiscale da 10 milioni di euro della «Mantovani». Per ora, hanno ricorso soltanto due dei quattro arrestati, il presidente dell’asso pigliatutto delle costruzioni in Veneto Piergiorgio Baita, difeso dagli avvocati Paola Rubini e Piero Longo, e il presidente della società-cartiera di San Marino William Colmbelli, difeso dall’avvocato Renzo Fogliata. Per gli altri due, l’ex segretaria di Giancarlo Galan Claudia Minutillo e il responsabile amministrativo della Mantovani, il ragioniere padovano Nicolò Buson, i loro difensori, l’avvocato Carlo Augenti e l’avvocato Flavia Fois, non hanno presentato ancora il ricorso, se lo facessero, comunque, anche la posizione dei loro clienti verrebbe discussa nella stessa udienza, quella di venerdì prossimo. L’avvocato Rubini, oltre a battersi per far uscire dal carcere Baita, ha già anticipato che chiederà che l’indagine venga trasferita per competenza territoriale alla Procura di Padova, città dove hanno sede gli uffici amministrativi della ;Mantovani e dove è stata compiuta la verifica fiscale grazie alla quale sono state scoperte le fatture fasulle. Gli indagati sono accusati di associazione a delinquere e frode fiscale e per quanto riguarda la competenza territoriale è il reato più grave a contare e cioè il primo. L’avvocato punterà a dimostrare che, se l’accusa ha ragione, l’accordo tra gli arrestati è stato messo in cantiere a Padova. È dato come probabile che in udienza si presenterà anche il pm Stefano Ancilotto con nuove carte dell’accusa, forse anche il verbale d’interrogatorio di Claudia Minutillo.

 

IL GOVERNATORE ADERISCE all’appello del CAPOGRUPPO PD

Zaia: sì alla commissione d’inchiesta sugli appalti

VENEZIA – Un coup de théâtre ad animare la prima seduta del Consiglio veneto dedicata all’esame del bilancio e della legge finanziaria. Dove il capogruppo del Pd, Lucio Tiozzo, si avvicina a Luca Zaia e con fare sornione gli porge un documento: «E’ la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta sui lavori pubblici di competenza della Regione, vorrei che la prima firma fosse la tua». «Nessun problema, dobbiamo essere un palazzo di cristallo, ogni iniziativa di trasparenza avrà il mio sostegno ma serve un patto tra gentiluomini per fare chiarezza senza sostituirci al lavoro dei magistrati», la replica del governatore che conferma la volontà di sottoscrivere l’ordine del giorno; sostanziale consenso anche dal gruppo della Lega – Federico Caner sta concordando il testo definitivo con gli altri capigruppo – e dall’opposizione al completo; permangono invece le perplessità del Pdl anche se in mattinata l’assessore alle infrastrutture Renato Chisso ha tagliato corto: «Male non fare paura non avere, ben vengano gli accertamenti». Soddisfatti i democratici, fautori dell’indagine amministrativa che dovrà verificare la correttezza degli appalti a partire dal 2005 (l’arco temporale oggetto dell’inchiesta che ha condotto in carcere, tra gli altri, Piergiorgio Baita, ad del colosso costruzioni Mantovani) riesaminando procedure, costi e tempi, nonché l’aggiudicazione e la realizzazione delle opere, in particolare di quelle eseguite in project financing, il controverso mix di capitali pubblici e privati: «Galan ha delegato al mercato la programmazione delle grandi opere», commenta il consigliere Stefano Fracasso «e i poteri forti hanno avuto il sopravvento sulla politica, chiediamo discontinuità». Tornando al dibattito in aula, Zaia ha accusato di «rapina» il Governo: «In tre anni passiamo da un miliardo e 600 milioni di spese libere all’attuale miliardata e la capacità d’investimento è crollata dai 596 milioni del 2010 agli zero attuali. Le nostre imprese attuano già la secessione dall’Italia, al ritmo di 700 all’anno, ma nonostante la criticità del momento non rinunceremo a dare risposte ai veneti». Poi la relazione di maggioranza di Stefano Toniolo (Pdl) che ha illustrato i capisaldi del bilancio: «La manovra vale poco più di 12 miliardi, escluse le partite di giro, e il 70% delle risorse sono dedicate alla sanità che assorbe 8,35 miliardi. Quest’anno pesa in maniera evidente l’effetto dei minori trasferimenti statali, della contrazione delle entrate e dei vincoli del patto di stabilità»; «Le risorse a libera destinazione per la Regione nel 2013», ha spiegato «non arrivano al miliardo, per l’esattezza ammontano a 993 milioni, – 25% rispetto all’anno scorso». Piero Ruzzante (Pd) ha aperto la relazione di minoranza lamentando «l’ennesimo grave ritardo» nella presentazione della manovra e il suo gruppo ha presentato un pacchetto di emendamenti del valore di 48 milioni che prevede sostegno al credito d’impresa, fondo d’emergenza per le politiche sociali, trasporti ferroviari locali, edilizia scolastica e formazione primaria. Oggi il confronto entrerà nel vivo.

Filippo Tosatto

 

Scure sulle partecipazioni

Approvato il piano Ciambetti: tagli dal 30 al 50% alle società

VENEZIA – La Giunta del Veneto ha approvato il processo di razionalizzazione delle partecipazioni societarie della Regione proposto dall’assessore al bilancio Roberto Ciambetti: «L’obiettivo», afferma quest’ultimo «è migliorare l’efficienza gestionale e garantire l’equilibrio economico – finanziario che ci siamo prefissi». In sintesi, la Giunta ha stabilito che le società direttamente partecipate o controllate dalla Regione, a esclusione di quelle per cui è in atto un procedimento di cessione, dovranno presentare entro il 31 marzo un documento ricognitivo e una proposta di piano di razionalizzazione delle società dalle stesse partecipate, in base a criteri di opportunità strategica, a considerazioni sugli assetti del personale e al trend dei risultati economici. Le società strumentali che ricevono dalla Regione affidamenti “in house”, dovranno prevedere obbligatoriamente la dismissione di tutte le partecipazioni in società che non abbiano oggetto analogo a quello delle società partecipanti e che siano incompatibili con detti requisiti. Valutati i piani presentati, la Giunta approverà il programma di riorganizzazione delle società indirette con l’obiettivo di ridurre da un terzo alla metà le attuali 60 partecipazioni indirette. Nel frattempo procede il riassetto del sistema che porterà, tra l’altro, alla dismissione delle quote di 4 spa (College Valmarana Morosini, Rovigo Expò, Insula, Sis) e alla fusione di altre 4 immobiliari (Terme di Recoaro, Società Veneziana Edilizia Canalgrande, Immobiliare Marco Polo, Rocca di Monselice) in un’unica società di gestione.

 

Perquisita la sede della sua ditta a marghera dove si trova anche l’ufficio di Voltazza

Spunta Luigi Dal Borgo, l’amico del consulente sparito

PADOVA – Spunta il nominativo di un altro imprenditore nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri del gruppo Mantovani. È quello di Luigi Dal Borgo, 56 anni, residente in via Roma 58 a Pieve D’Alpago, nel Bellunese, titolare di una miriade di società. Tra cui, N.S.A. srl, acronimo di “Non Solo Ambiente”, impresa specializzata in tubi in ghisa con sede a Marghera in via Fratelli Bandiera 45/allo stesso indirizzo di Servizi e Tecnologie Ambientali, la società del consulente della Mantovani Mirco Voltazza, 52 anni di Polverara, alle spalle precedenti penali per peculato, calunnia e falso, sparito da diverse settimane e fuggito (sembra) in Croazia. Le forze dell’ordine lo stanno cercando: a suo carico da fine dicembre c’è un ordine di carcerazione in quanto deve scontare una condanna definitiva a un anno e sette mesi. A quel periodo risalirebbe la sua latitanza. Tuttavia periodicamente è tornato in Italia (a Polverara, nella villa in via Argine sinistro 52, vivono la moglie Paola Sartorato e i tre figli): pare che fosse atteso nei giorni delle elezioni, salvo all’ultimo evitare il rientro. Non a caso: giovedì 28 è deflagrata la notizia dell’inchiesta sulla Mantovani con gli arresti e le perquisizioni a tappeto che non hanno risparmiato le ditte di Voltazza e di Dal Borgo, perquisito anche a casa. Ditte che si sospetta siano “cartiere”, ovvero fabbriche di fatture emesse per coprire operazioni commerciali inesistenti ma funzionali a trasferire all’estero fiumi di soldi. Voltazza è indagato per frode fiscale; non ci sono conferme, per ora, sull’iscrizione nel registro degli indagati di Dal Borgo. Ma il nominativo di quest’ultimo ricorre in diverse carte dell’inchiesta. Secondo informative Voltazza, che oggi è latitante, avrebbe trovato rifugio in alcune abitazioni di proprietà di Dal Borgo, detto Gigi Babylon, nelle sue “incursioni” in territorio italiano. E tra i due i contatti non sarebbero mai venuti meno. Dal Borgo risulta consigliere di Adria Infrastrutture spa – la società amministrata da Claudia Minutillo (ex segretaria del governatore Pdl Galan), finita pure lei in manette con Piergiorgio Baita e William Colombelli – e di Società Autostrade Serenissima spa, oltre a un’altra decina di ditte. Serenissima Holding spa è proprietaria di Mantovani spa insieme (per una quota di minoranza) a Piergiorgio Baita, presidente e amministratore con i padovani Giampaolo Chiarotto e Paolo Dalla Via, insignito dell’onorificenza di cavaliere al merito della Repubblica lo scorso ottobre dal capo dello Stato. Dalla Provincia di Venezia Serenissima Holding ha acquistato le quote di Autostrade Serenissima spa, nel cui consiglio di amministrazione siede Luigi Dal Borgo.

Cristina Genesin

 

Chiarotto sentito dal pm a Venezia

L’imprenditore provato e amareggiato si è detto ignaro, faceva tutto l’ingegnere

PADOVA Ieri mattina è toccato a Romeo Chiarotto comparire davanti al pm veneziano Stefano Ancilotto. Il patron della Mantovani, titolare della Serenissima Holding intorno a cui gravitano diverse aziende, non è indagato nella complessa inchiesta per frode fiscale che ha portato in carcere Piergiorgio Baita e soci. L’imprenditore di lungo corso, oggi ottantatreenne, è stato interrogato dalla Procura che sta cercando di capire se e in quale modo la famiglia Chiarotto sia coinvolta nel giro di false fatture. Ma anche dall’interrogatorio non è emerso alcun elemento che possa far ritenere agli investigatori che il proprietario della Mantovani fosse minimamente a conoscenza del disegno criminoso condotto da Baita con la “cartiera” di San Marino Bmc Broker e altre aziende fantasma nel Veneto e in altre regioni nate giusto per emettere le false fatture. Romeo Chiarotto, che non era assistito da alcun legale, in quanto appunto non indagato, ha nettamente preso le distanze da Baita. È parso provato. Ed è parso sincero al pm quando si è detto del tutto estraneo alla frode. Ciò potrebbe far pensare la famiglia Chiarotto come parte lesa nell’inchiesta: questo è il ruolo che più verosimilmente va profilandosi per Romeo Chiarotto. Ma sarà l’inchiesta a stabilirlo. La famiglia su Baita aveva piena fiducia. Gli aveva lasciato in mano la Mantovani, gli dava circa un milione di euro all’anno per quell’impiego. Gli affari andavano a gonfie vele. Ma il segreto del successo non era solo il talento di Piergiorgio Baita.

Elena Livieri

 

PROVINCIA DI PADOVA

Cessione della Brescia-Padova il Pd: «Bisogna fare chiarezza»

PADOVA – Il capogruppo Pd nel consiglio provinciale di Padova Fabio Rocco chiede che venga fatta luce sui rapporto tra la Mantovani e l’amministrazione provinciale. «Un anno fa» ricorda Rocco, «la Provincia di Padova vendeva la propria quota azionaria dell’autostrada Brescia Padova. Tutti ricordiamo la controversa vicenda che vide la Provincia guidata da Barbara Degani tergiversare per più di due anni sulla vendita, dimostrando molte incoerenze nel modo di procedere, al punto che la base d’asta iniziale per le azioni era di 740 euro l’una nel 2009 mentre si è finiti a venderle a 518 nel 2011. L’alienazione si è conclusa a trattativa privata, dopo tre aste pubbliche deserte. La Mantovani aveva presentato una manifestazione d’interesse all’acquisto e risultò essere l’acquirente delle azioni della Provincia. Mantovani è al centro di numerosi progetti del sistema autostradale veneto tra cui anche il Gra di Padova. Perciò auspichiamo che sia fatta rapidamente chiarezza sui rapporti con l’amministrazione provinciale: formalizzeremo a breve una interrogazione».(e.l.)

 

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