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Alla fine però tutte bocche cucite. La scelta di farsi sentire prima del riesame (venerdì) punterebbe ad ottenere gli arresti domiciliari

Non si esclude che l’imprenditore abbia deciso di collaborare

Dopo le parole di Minutillo indagini verso “alti livelli”

Lungo interrogatorio ieri mattina in Procura a Venezia per William Alfonso Colombelli. L’ex console di San Marino, accusato di aver utilizzato la sua società, la Bmc Broker, come “cartiera” per produrre false fatture per conto della Mantovani spa, è stato ascoltato per oltre quattro ore dai sostituti procuratore Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, alla presenza del difensore, l’avvocato Renzo Fogliata. All’uscita della Cittadella della giustizia di piazzale Roma, tutti si sono trincerati dietro un secco “no comment”: nessuna dichiarazione, né da parte del legale dell’indagato, né degli inquirenti. Massimo il riserbo sul contenuto del verbale d’interrogatorio che potrebbe contenere novità interessanti per il prosieguo delle indagini.
La scelta di farsi ascoltare dai magistrati alla vigilia dell’udienza fissata per venerdì, davanti al Tribunale del riesame di Venezia, potrebbe significare che Colombelli ha deciso di iniziare a collaborare con gli investigatori in modo da far venire meno le esigenze cautelari, almeno in parte, e poter quindi ottenere una misura meno afflittiva del carcere. Ma sarà necessario attendere qualche giorno per capire se le cose stanno effettivamente così. Normalmente le dichiarazioni rese da un indagato devono essere prima verificate e riscontrate. Accertamenti che la Guardia di Finanza ha già attivato dopo l’interrogatorio di sei ore sostenuto la scorsa settimana dall’amministratore delegato di Adria Infrastrutture, Claudia Minutillo, alla quale pochi giorni più tardi sono stati concessi gli arresti domiciliari con il parere favorevole del pm Ancilotto. La confessione della Minutillo, che in passato è stata una delle collaboratrici più strette dell’allora presidente della Regione, Giancarlo Galan, potrebbe aprire nuovi scenari. Per questo motivo non si esclude che l’inchiesta possa portare a clamorose novità fin dai prossimi giorni, allargando lo spettro delle indagini ad altri soggetti, anche ad alto livello.
Mentre Minutillo e Colombelli hanno scelto di parlare con la Procura, ha optato per la linea del silenzio il presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, l’uomo che probabilmente avrebbe più cose da raccontare agli inquirenti, in particolare sulla destinazione dei fondi “neri” per milioni di euro che la società di costruzioni sarebbe riuscita a creare attraverso le presunte false fatturazioni. Dove sono finiti tutti quei soldi? A chi sono stati versati e per quale motivo? I difensori di Baita, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini, hanno presentato ricorso al Riesame eccependo innanzitutto la competenza territoriale di Venezia a proseguire l’indagine, sostenendo che, se reati sono stati commessi, il compito di perseguirli spetta ai magistrati di Padova, dove si trovano gli uffici finanziari della mantovani. Il Gip Scaramuzza ha già rigettato una prima istanza presentata su questo punto, ribadendo che la competenza ad indagare è della Procura di Venezia. Ma la battaglia è soltanto all’inizio.

 

VENETO STRADE – L’amministratore delegato porta in Regione un dossier sull’azienda, compresi i contratti con Bmc

Vernizzi consegna a Zaia 5 anni di fatture

Vernizzi ha dato alla Regione i servizi fatturati negli anni 2005-2010

Ha voluto anticipare i tempi, senza attendere la chiamata del Nucleo Ispettivo Interno costituito dal governatore del Veneto, Luca Zaia. Ieri, prima della seduta della Giunta regionale del Veneto, Silvano Vernizzi, amministratore delegato di Veneto Strade, ha consegnato al presidente regionale un dossier con tutte le fatture pagate per servizi concordati con società con sede all’estero, dal 2005 al 2010.
Una corposa cartella azzurra, con tanto di indice con riferimenti alle pagine del dossier per permettere una più facile consultazione. Tra le carte, spiccano ovviamente, le documentazioni riferite alla Bmc di San Marino, la società finita nella rete della magistratura per falsa fatturazione e sospetto di tangenti. «Sono cinque-sei fatture riguardanti la Bmc – dice Zaia, ma in realtà sono di più – Ci sono anche altri certificati di pagamento per forniture con società in Austria e in altri Paesi europei ma riguardanti l’acquisto di materiale utilizzato per la costruzione di autostrade e gallerie». Dunque, in questo ultimo caso, niente di sospetto. Per la Bmc («San Marino è nella black list» ricorda il governatore), è presumibile, come risulta dai verbali in possesso dalla magistratura, che la fatturazione riguardi l’organizzazione da parte della società sanmarinese di appuntamenti come l’inaugurazione del Passante di Mestre, della posa della prima pietra della Valdastico sud e del Mose di Venezia.
Il faldone, protocollato dalla segreteria della Giunta, è ora allo studio del responsabile del Nucleo Ispettivo Interno, Tiziano Baggio come segretario generale della programmazione. Il quale, insieme al segretario della Giunta, Mario Caramel, Maurizio Gasparin, dirigente della Direzione Enti Locali, Persone Giuridiche e Controllo Atti; Daniela Palumbo, dirigente del primo servizio della Direzione Affari Legislativi; Maurizio Santone, dirigente della Direzione Ragioneria; Egidio Di Rienzo, dirigente della Direzione regionale attività ispettiva e vigilanza settore socio-sanitario veneto, sta operando per allargare la ricognizione oltre che a Veneto Strade anche a Veneto Acque (anch’essa oggetto dell’indagine della magistratura) e a tutte le società partecipate e controllate della Regione.
In una decina di giorni, il Nucleo dovrebbe avere un quadro quasi completo sulle attività delle società. E quindi, consegnare alla magistratura l’esito dell’indagine e anche al Consiglio regionale come integrazione a quanto comproverà la commissione d’inchiesta approvata dall’assemblea veneta.

Giorgio Gasco

 

RESPONSABILE AMMINISTRATIVO

Anche Buson ha presentato ricorso al riesame

Anche il padovano Nicolò Buson ha presentato ricorso al Tribunale del riesame: l’udienza per la sua posizione, però, non è stata ancora fissata. Il responsabile amministrativo della Mantovani finora è rimasto in silenzio, ma gli investigatori ritengono che sia depositario di molti segreti della società di costruzioni, di cui è stato procuratore speciale fin dal 2006. Il Gip Scaramuzza scrive che il suo è un ruolo «fondamentale» nella presunta organizzazione accusata di aver realizzato false fatture per svariati milioni di euro avvalendosi di varie “cartiere”, prima fra tutte la Bmc Broker di San Marino: quale persona di fiducia di Baita faceva partire i bonifici di pagamento delle consulenze fittizie. E gli inquirenti pensano che possa anche sapere quale fosse la destinazione di almeno una parte dei fondi “neri”.

 

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