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La Commissione europea sospende l’archiviazione degli esposti dei comitati «Le critiche alle paratoie mai esaminate dal Magistrato». Interrogazioni in arrivo

«Il Mose potrebbe anche non funzionare. Ci sono rilievi tecnici avanzati da Studi di ingegneria che non sono stati mai presi in considerazione. Occorre fare chiarezza». I comitati tornano all’attacco. E in piena bufera giudiziaria che ha fatto finire in carcere Piergiorgio Baita, presidente dell’azienda che sta costruendo il Mose, riaprono il «dossier dighe». L’occasione viene dalla mancata archiviazione decisa dalla commissione Europea per le Petizioni. Solo un vizio di forma – la mancata comunicazione – ma è bastata per ottenere in base alle procedure europee la riapertura dei termini. Così ieri i comitati «Ambiente Venezia e Laguna bene comune», hanno inviato a Bruxelles un nutrito dossier contenente documenti e studi alternativi sulla grande opera, ormai in fase avanzata di realizzazione, insieme alle 12.500 firme raccolte nel 2008. «Per anni nessuno ci ha risposto», denuncia Luciano Mazzolin, «e ormai forse avevano deciso di archiviare senza aver discusso i nostri documenti. Adesso li abbiamo reinviati, insieme a nuovi studi». Il più importante, ha spiegato Armando Danella, per due decenni dirigente della Legge Speciale in Comune, «è quello della società Principia, che su richiesta del Comune a guida Cacciari, aveva fornito al Comune uno studio preoccupante sulla tenuta delle paratoie in caso di eventi marini eccezionali». Critiche che il Magistrato alle Acque non aveva mai nemmeno preso in considerazione», ha ricordato Danella, «mentre il Consorzio ha denunciato per danni gli ingegneri autori di progetti alternativi». Ma in questo caso il Tribunale ha dato torto al pool di imprese, e nella sentenza vi sono riportati i dubbi sulla «tenuta» del Mose. Dunque, istruttoria da riaprire. Anche perché molti sono i punti neri. Ad esempio, sostengono i comitati, sui costi dell’opera e sulle opere di mitigazione, mai realizzate. «Sul sito ci sono i controlli sulle opere ma non il piano delle opere», dice la docente Iuav Andreina Zitelli. Che ha ricordato come il Mose, sotto il governo di Romano Prodi, venne approvato con il parere favorevole dei cinque esperti, ma con una valutazione di Impatto ambientale negativa. Proprio tra gli studi degli esperti c’era il problema della risonanza. Cioè del movimento indipendente delle paratoie innescato dal mare mosso. «Non hanno mai risposto su questo», dice Mazzolin. Tra gli allegati inviati a Bruxelles anche l’ordinanza fornita dal magistrato della Corte dei Conti Antonio Mezzera. Nel febbraio 2008 aveva duramente criticato la gestione degli ultimi anni della salvaguardia, e la mancata presa in considerazione di progetti alternativi. Ieri in municipio numerosi i consiglieri comunali presenti. Renzo Scarpa e Nicola Funari (Gruppo Misto), Beppe Caccia (In Comune), Pierluigi Placella (Cinquestelle), sebastiano Bonzio (Rifondazione), Giacomo Guzzo (IdV). Presenteremo un’interrogazione», dice Caccia, «e chiederemo che il Comune sia coinvolto in fase di discussione dei progetti che lo riguardano».

Alberto Vitucci

 

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