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MIRA- La pioggia copiosa di questi giorni ha fatto tornare di stretta attualità il problema delle «Terre rosse» di Mira. Sono passati undici anni da quel marzo 2002, quando l’area dove sono stoccate le polveri inquinanti è stata posta sotto sequestro. Un lasso di tempo che, però, non sarebbe stato sufficiente a risolvere il problema in via definitiva. Le piogge recenti, come hanno notato residenti e passanti, hanno letteralmente cosparso di rosso gran parte dei campi confinanti e tutti gli scoli vicini. Ciò avrebbe vanificato gli oltre 700mila euro spesi fino a oggi, per la messa in sicurezza del sito.
La gestione dell’area da parte del Comune, peraltro, è alquanto difficoltosa proprio per gli stretti vincoli di spesa cui sono costretti gli enti locali e qualcuno inizia a invocare l’intervento della Provincia. Proprio in Provincia, infatti, sarebbe arenata la richiesta di costruire un impianto di recupero, nel Veneto Orientale, di queste sostanze inquinanti, che potrebbero essere riqualificate per altri usi.
Nel recente passato, la ditta che dovrebbe realizzare e gestire l’impianto aveva fatto notare come sarebbe pronta a prendersi in carico il problema, non appena la Provincia emetterà il parere favorevole alla realizzazione dello stesso. Proprio la stessa ditta (Neckta), aveva mostrato come la realizzazione di questo impianto, sarebbe utile per risolvere non solo il problema di Mira, ma anche di altri siti provinciali.
La presidente della Provincia e sindaco di San Donà, Francesca Zaccariotto, però, non aveva ben accolto la decisione della Regione, sostenendo che il via libera all’impianto era una delegittimazione di due consigli comunali, della Provincia, dei cittadini e dei tecnici che avevano dato parere contrario allo stesso. Ora, però, i miresi chiedono che al problema venga posta soluzione. (G.D.C)

 

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