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Gazzettino – Il caso baita

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

mar

2013

LA DOCUMENTAZIONE – All’indomani degli arresti dell’ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita e di altre tre persone per presunta associazione per delinquere finalizzata alla afrode fiscale, il sindaco ha trasmesso alla Procura un dossier contenente la documentazione di tutti i rapporti intrattenuti dal Comune e dalle sue società con la Mantovani e le sue partecipate.

COMMISSIONE D’INCHIESTA – La maggioranza e parte dell’opposizione chiedono l’istituzione di una commissione d’inchiesta per far luce sul ruolo che la grande impresa di costruzioni ha avuto nella vita economica e amministrativa della città e del suo territorio.

CASO BAITA – E il Consiglio si accinge a varare una commissione d’inchiesta dopo quanto emerso

Il Comune ha trasmesso ai magistrati tutta la documentazione sui rapporti con la Mantovani e le sue consociate

IL DOSSIER – Il sindaco ha presentato il rapporto in Procura

COPPA AMERICA – Da Thetis i 5 milioni necessari per le regate

IL BILANCIO – Mof e Autostrade hanno salvato il patto di stabilità nel 2012

Il manager si è dimesso dalla carica di presidente dopo il suo arresto

Le manette sono scattate all’alba del 28 febbraio su ordinanza di custodia cautelare chiesta dal Pm Stefano Ancilotto e firmata dal Gip Alberto Scaramuzza. Sono stati arrestati l’allora presidente di Mantovani, Piergiorgio Baita (che si è dimesso pochi giorni più tardi), l’amministratore delegato di Adria Infrastrutture, Claudia Minutillo, il direttore amministrativo di Mantovani, Nicolò Buson e il consulente del gruppo William Alfonso Colombelli. Su di loro l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale. Il controvalore che la guardia di finanza ritiene sottratto al Fisco è di una decina di milioni, importo che potrebbe essere rivisto in aumento in seguito alle rivelazioni di Minutillo e Colombelli al pubblico ministero. Ai due indagati sono stati concessi dal Gip gli arresti domiciliari dopo la confessione. Il Tribunale del Riesame ha invece respinto il ricorso di Baita; su Buson si pronuncerà domani.

Mantovani, ecco gli affari col Comune

Non solo Mose e tram: la società condivide anche partecipazioni azionarie con Ca’ Farsetti

Delibere, contratti, pareri. In una corposa cartella è contenuto il dossier che il sindaco Giorgio Orsoni ha inviato alla Procura della Repubblica all’indomani degli arresti per la presunta associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale in capo al gruppo di costruzioni Mantovani. In queste carte sono elencati tutti i rapporti in essere o che si sono chiusi di recente tra l’amministrazione comunale e la Mantovani o sue società controllate o consociate. Da questi fogli prenderà presto il via anche la commissione d’inchiesta che la gran parte del Consiglio comunale afferma di voler istituire da subito per far luce sugli effetti che le eventuali distorsioni che dovessero essere scoperte potrebbero aver avuto sulla vita economica e amministrativa della città.
Cinque sono i rapporti intrattenuti direttamente dall’amministrazione comunale, cui se ne aggiungono altri, di partecipazione societaria, intrattenuti dalle aziende comunali. Si tratta, occorre precisarlo, di contratti e partecipazioni che sono indice solo di un rapporto economico tra Comune e la società. Un rapporto che negli ultimi due anni ha contribuito all’equilibrio dei conti di Ca’ Farsetti sul versante del patto di stabilità.
LIDO – Mantovani possiede il 19 per cento delle quote del fondo Real Venice II amministrato da Est Capital. Il fondo che aveva firmato il contratto per l’acquisto del compendio dell’ex Ospedale al Mare per 61 milioni. Contratto oggi ancora in alto mare e affidato ad un giudice per la risoluzione. Oltre al 19 per cento di Mantovani, la sua controllata Thetis detiene un tre per cento del fondo medesimo.
AUTOSTRADE – A fine 2012 il Comune ha venduto le sue quote in Società delle autostrade Serenissima (3 %) e in A 4 Holding (0,17%) per circa 2 milioni 960mila euro alla società Mantovani, individuata come acquirente dopo diverse procedure ad evidenza pubblica andate deserte.
MOF – Con questa sigla si suole indicare il mercato ortofrutticolo di via Torino, area divenuta pregiata sulla quale presto un insediamento residenziale e universitario. Nel 2009 il Comune aveva sottoscritto un accordo per la cessione dell’area alla società Venice Campus per 46 milioni 230mila euro. L’anno successivo le quote societarie furono acquisite dalla Mantovani, che è diventata l’interlocutore del Comune anche per questa importante partita.
TRAM – L’impresa Mantovani fa parte dell’associazione temporanea di imprese che ha avuto l’appalto per la costruzione del tram per 164 milioni 826mila euro. Dell’Ati fanno parte oltre a Mantovani anche Sacaim, Clea, Gemmo, Lohr, Mm, Altieri, Net.
COPPA AMERICA – Lo scorso maggio, Thetis, società partecipata del gruppo Mantovani con l’8,33 per cento delle azioni, ha fornito i 5 milioni necessari allo svolgimento a Venezia della tappa delle World Series di Coppa America.
ACTV – Actv detiene una partecipazione azionaria del 5,756 per cento in Thetis, società di ingegneria per la salvaguardia e la gestione dell’ambiente. Il principale azionista è il Consorzio Venezia Nuova con il 51, 181 per cento, mentre Mantovani è presente con l’8,335 per cento e un altro 6.078 per cento è di Adria Infrastrutture, controllata da Mantovani.
VERITAS – La società detiene tre partecipazioni in Comune con Mantovani o sue consociate. La prima riguarda la “Porto Marghera servizi di ingegneria Scarl”, società mutualistica per la progettazione e direzione lavori ambientali di cui Veritas ha il 18 per cento e Insula il 15. Thetis è presente con il 33 per cento. Veritas detiene anche il 31 per cento in Sifa Sc Spa, specializzata in finanza di progetto in relazione al Progetto integrato Fusina. La Mantovani detiene il 47 per cento e la sua partecipata Alles un altro 1 per cento.
Infine, nella Sifagest Scarl, specializzata nella gestione di impianti per il trattamento di acque reflue e termodistruzione di rifiuti, veritas ha il 65 per cento e Alles (gruppo Mantovani) il 30 per cento.

A CA’ FARSETTI – Spunta anche l’ipotesi di costituirsi parte civile

IL “CASO” DIPLOMATICO – Galan da ministro preferì salire in auto con lui anzichè col Segretario di Stato

Colombelli “revocato” da console «Ma non era mai stato onorario»

È stato revocato all’inizio di marzo l’incarico diplomatico al console a disposizione William Alfonso Colombelli, coinvolto nell’inchiesta sulle false fatture milionarie emesse dalla società di San Marino, la Bmc Broker, nei confronti dell’azienda di costruzioni Mantovani spa.
A dare la notizia è il decano del Corpo consolare del Veneto, Antonio Simionato, console onorario di Spagna, precisando che Colombelli non ha mai ricoperto il ruolo di console di San Marino a Venezia con giurisdizione sul Veneto. Il suo incarico, revocato a seguito dell’arresto da parte del Congresso di Stato della Repubblica di San Marino, in ottemperanza alla legge sugli incarichi diplomatici, era quello di “console onorario a disposizione”.
Simionato precisa, inoltre, che l’attuale console onorario della Repubblica di San Marino è l’avvocatessa Lorenza mel, sulla base di atto di nomina (exequatur) del ministero degli Affari esteri del febbraio 2005. «Exequatur che non è mai stato rilasciato al signor Colombelli e, senza il quale non si è autorizzati ad esercitare la professione di console», spiega Simionato.
La nomina di Colombelli a console risale al 9 maggio 2005 e nel luglio del 2009 fu confermata dal governo di San Marino per dare impulso all’accordo che, quattro anni prima, lo Stato aveva siglato con la Regione Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, proprio grazie all’intermediazione di Colombelli. Nel 2011 Galan, all’epoca ministro della Cultura, nel corso di una visita a San Marino, preferì salire in auto con Colombelli piuttosto che con il Segretario di Stato sanmarinese: ne seguirono aspre polemiche per lo “sgarbo” istituzionale.

COLOMBELLI «Conobbi la Minutillo per il tramite di Galan»

«Ho conosciuto, tramite Giancarlo Galan, Claudia Minutillo la quale, successivamente, mi presentò Piergiorgio Baita». William Alfonso Colombelli, della Bmc Broker, lo ha raccontato nel corso dell’interrogatorio sostenuto davanti al pm Stefano Ancilotto, spiegando che i rapporti con Baita iniziarono nel 2005 senza un accordo preciso. Poi «iniziarono ad arrivare dalla Mantovani, via fax, contratti relativi agli oggetti più svariati: dalla ricerca di partners commerciali alle consulenze in materia di progettazione», ha raccontato Colombelli, spiegando di aver trattenuto il 22-24 per cento dei compensi ricevuti dalla Mantovani, restituendo il resto a Baita, nel giro di una settimana.

FRODE – Piergiorgio Baita. L’accusa fa riferimento a false fatturazioni con una società di San Marino

CASO MANTOVANI Il Riesame: Voltazza consegnò a Buson 2 milioni provenienti da fatture false

«Così Baita depistava le indagini»

Trovate in un computer 19 mail con cui concordava i documenti da presentare alla Finanza

Piergiorgio Baita ha posto in essere «una cospicua attività di depistaggio delle indagini, innanzitutto attraverso la sistematica ed estesa falsificazione della documentazione afferente gli incarichi affidati alla Bmc Broker… anche manipolando documentazione proveniente da altre Aziende».
Lo scrive il Tribunale del riesame nelle motivazioni al provvedimento con il quale la scorsa settimana ha respinto la richiesta di remissione in libertà presentato dai legali dell’ex presidente della mantovani spa, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini, ribadendo che la competenza ad indagare spetta alla Procura di Venezia. Nelle 48 pagine depositate ieri in cancelleria, il collegio presieduto da Angelo Risi conferma l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Baita per quanto riguarda il concorso nelle false fatturazioni milionarie che sarebbero state realizzate da William Alfonso Colombelli attraverso la sua società con sede a San Marino, la Bmc Broker. «Tale concorso – scrivono i giudici – avrebbe assunto la natura di quello morale per istigazione».
L’attività di depistaggio, che sarebbe stata svolta in maniera consistente anche da Colombelli, viene provata secondo il Tribunale anche da 19 e-mail rinvenute nel computer di Baita, dalle quali emerge come i due «cercassero di concordare la predisposizione di un documento da presentare agli investigatori». Colombelli in particolare, «pressato dalle autorità di San Marino chiede di concordare con il Baita le rispettive versioni, ed il Baita… gli invia la falsa documentazione necessaria, di volta in volta, ad ingannare le autorità inquirenti».
Di notevole rilievo viene valutato anche l’accordo siglato da Baita con la Italia Service srl di Montegrotto Terme, società di vigilanza privata di proprietà del ragionier Mirco Voltazza che, per un compenso concordato di un milione e 320mila euro, si sarebbe occupata di attività di «organizzazione e direzione di una piattaforma di intelligence capace di generare in sicurezza un flusso continuo di informazioni mirate al management e all’azionista… per anticipare eventuali aggressioni da parte di forze dell’ordine e magistratura, concedendo all’azienda i tempi di attivazione dei diversi “piani di gestione della crisi” con conseguente attività di bonifica fiscale».
Voltazza, costituitosi la scorsa settimana alla Finanza, ha fornito ulteriori conferme agli investigatori, parlando anche dell’esistenza di altre false fatture. Il ragioniere «ha riferito di avere negli ultimi due anni ricevuto circa due milioni di euro da tale Marazzi, pagati dalla Mantovani al Marazzi per far fronte a fatture per operazioni inesistenti emesse dalle società riconducibili a quest’ultimo: Eracle, Ecg e Linktobe – si legge nel provvedimento del Riesame – Tali liquidità sono state consegnate da Voltazza a Nicolò Buson, responsabile amministrativo della Mantovani il quale li ha utilizzati – verosimilmente – su indicazioni dello stesso Baita».

Gianluca Amadori

Commissione d’inchiesta sui rapporti con il gruppo

Dopo il ponte di Calatrava, il Consiglio comunale sta per istituire un’altra commissione speciale d’inchiesta. Le sue sedute saranno aperte perché è concepita come un omaggio alla trasparenza che all’interno di Ca’ Farsetti si intende fare a proposito dei rapporti che hanno legato e legano il territorio con il gruppo Mantovani e sul ruolo del gruppo “del Consorzio Venezia Nuova e delle società da essi controllate nella vita economica e politica di Venezia”. A chiederla a gran voce sono tutti i rappresentanti della maggioranza più il Movimento Cinquestelle ai quali si è unito poco dopo anche Fratelli d’Italia.
«Non vogliamo ovviamente sostituirci all’inchiesta penale in corso – ha detto Beppe Caccia (lista In Comune), perché lo spirito dell’iniziativa è capire come in 20 anni abbia potuto consolidarsi un vero e proprio sistema che ha consentito ad un soggetto di esercitare un monopolio di fatto sulle opere pubbliche di Venezia e di gran parte del Veneto».
Il primo degli scopi sarà quindi fare la massima chiarezza sui rapporti in essere tra l’amministrazione comunale e la Mantovani. Il secondo è quello di non demonizzare la società, che continua a dare lavoro a centinaia, se non migliaia di persone. Gente cui non può essere addebitato nulla di quanto contestato in questi giorni dalla Procura a singole persone. Portavoce di questa esigenza è stato il capogruppo del Pd, Claudio Borghello.
«È importante chiarire – ha detto – come sono stati assegnati gli appalti, ma è altrettanto importante che non si fermino cantieri che danno lavoro a tanta gente, che non ha nessuna colpa di quanto sta accadendo».
Il termine ultimo per la conclusione dei lavori di questa commissione è di 18 nesi, coincidente con la fine del mandato di questa amministrazione. «Pensiamo – ha aggiunto Sebastiano Bonzio (Fds) – che il Comune dovrebbe costituirsi parte civile se ci sarà un processo».
Tra i firmatari anche Luigi Giordani (Psi), Giacomo Guzzo (Idv), Camilla Seibezzi (In Comune) e Simone Venturini (Udc).
«Approviamo fin dall’inizio questa operazione – ha detto Gian Luigi Placella, 5 stelle – anche perché avevo fatto un’interpellanza per chiedere esattamente le stesse cose».
Sebastiano Costalonga, di Fratelli d’Italia ha aderito immediatamente e per quanto riguarda Lega, Pdl e Impegno, le altre liste di centrodestra, l’auspicio della maggioranza è che la richiesta di istituire la commissione trovi il voto unanime del Consiglio comunale alla prima seduta utile.
In Provincia, intanto, anche il consigliere Pietro Bortoluzi (Fratelli d’Italia) invita l’ente a costituirsi parte civile in un eventuale processo nel caso in cui emergesse un danno per la Provincia.

VENEZIA – Una commissione comunale indagherà su tutti gli appalti

VENEZIA – Una commissione d’inchiesta per far luce sul ruolo dell’impresa Mantovani e delle sue partecipate sulla vita economico-amministrativa della città di Venezia. Lo chiedono la maggioranza e parte dell’opposizione in Consiglio comunale, che ieri hanno presentato la bozza di delibera che sarà discussa nel primo Consiglio utile. «Lo scopo – ha detto il consigliere Beppe Caccia, ambientalista – è capire come in 20 anni si sia consolidato un vero e proprio sistema che ha consentito a questa società di esercitare una sorta di monopolio sulle opere pubbliche più importanti del territorio. Il peccato originale è il concessionario unico dei lavori per il Magistrato alle Acque, il Consorzio Venezia Nuova».
Per l’occasione, oltre ai partiti di maggioranza ha firmato anche il Movimento cinquestelle e poi si è aggiunto il gruppo da poco formato di Fratelli d’Italia.
Lo scopo è “l’acquisizione di tutte le informazioni utili, anche nella prospettiva della costituzione del Comune come parte civile in sede processuale, su come e quanto il sistema illecito che dovesse emergere abbia danneggiato l’amministrazione e il territorio nel suo complesso”.
Il punto di partenza è un dossier inviato in Procura dal sindaco Giorgio Orsoni, che contiene tutti i rapporti intrattenuti dal Comune con la Mantovani Spa e le società da essa partecipate.
«Attenzione però – ha osservato il capogruppo del Pd, Claudio Borghello – che non vogliamo criminalizzare la società se alcuni suoi esponenti possono aver avuto delle colpe. È importante precisare che vogliamo che i cantieri non si fermino e che il lavoro sia salvaguardato».
Michele Fullin

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