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Fondi neri della Mantovani, le motivazioni del Riesame

Il ruolo di Colombelli: «Contratti fasulli a partire dal 2005»

VENEZIA – Per il Tribunale del riesame di Venezia, Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani spa, deve restare in carcere perché ha posto in essere «una rilevante attività di depistaggio delle indagini e di inquinamento probatorio», scrive nelle motivazioni della decisione il presidente Angelo Risi. Le 46 pagine del documento, depositato ieri in cancelleria, sottolineano l’«esistenza di un vero e proprio accordo contrattuale tra Baita e la ditta “Italia Service srl” di Mirco Voltazza. Con tale accordo la ditta di Montegrotto si impegnava a far data dal 27 agosto 2012 (e quindi nel pieno corso delle indagini) ad “anticipare eventuali aggressioni da parte di forze dell’ordine e magistratura, concedendo all’azienda i tempi di attivazione dei diversi piani di gestione della crisi con conseguente attività di bonifica ambientale… con l’organizzazione e direzione di una piattaforma di intelligence capace di generare in sicurezza un flusso continuo di informazioni mirate al management e all’azionista”». «Tale accordo», prosegue il giudice veneziano, «prevedeva un compenso globale di un milione e 320 mila euro. Può affermarsi che le esigenze di tutela del processo di formazione della prova sono concrete e attuali». Anche l’amministratore della sanmarinese «Bmc Broker» William Colombelli «ha posto in essere l’attività di inquinamento probatorio sia attraverso l’atteggiamento intimidatorio assunto nei confronti della sua impiegata sia quello di distruzione della documentazione contabile ed informatica esistente preso la sua società». Colombelli, però, dopo l’arresto ha scelto di raccontare quello che sa, almeno in parte, e nel documento depositato ieri sono riportate alcune delle sue dichiarazioni al pubblico ministero Stefano Ancilotto. «Ho conosciuto, tramite Giancarlo Galan, Claudia Minutillo la quale successivamente mi presentò Baita», ha raccontato il console onorario della Repubblica del Titano. «Iniziarono nel 2005 ad arrivare dalla Mantovani, via fax, contratti relativi agli oggetti più svariati: dalla ricerca di partners commerciali, alle consulenze in materia di progettazione. Immediatamente dopo l’invio dei contratti venivano accreditate nei conti correnti della Bmc le somme di denaro indicate nei contratti. Io trattenevo una percentuale oscillante dal 22 al 24 per cento e restituivo la restante parte della somma alla Mantovani o consegnandola alla Minutillo o portandola io direttamente in Italia e consegnandola alla Minutillo che la dava poi a Baita. La riconsegna della somma avveniva normalmente nell’arco di 6-7 giorni dal bonifico della Mantovani». Il presidente Risi, inoltre, riporta stralci dell’interrogatorio reso dall’imprenditore Mirco Voltazza, il quale ha riferito «di avere negli ultimi due anni ricevuto circa 2 milioni di euro da tale Marazzi, pagati dalla Mantovani a Marazzi per far fronte a fatture per operazioni inesistenti emesse dalle società riconducibili a quest’ultimo: Eracle, Ecg e Linktobe. Tale liquidità sono state consegnate da Voltazza a Nicolò Buson, responsabile amministrativo della Mantovani, il quale li ha utilizzati verosimilmente su indicazioni di Baita». Quest’ultimo, dunque, oltre a quelle della Bmc Broker utilizzava fatture fasulle anche di altre ditte. Per conoscere le motivazioni che hanno spinto il Tribunale del riesame a dissequestrare i 5 appartamenti e i due conti correnti di Baita, come richiesto dall’avvocato Paola Rubini, sarà necessario attendere alcuni giorni. È, comunque, probabile che la decisione sia stata presa perché nel decreto di sequestro del giudice Alberto Scaramuzza non sarebbe stato riportato il valore degli immobili sotto sequestro.

COMMISSIONE STRAORDINARIA a venezia
 
Anche il Comune avvia un’inchiesta

VENEZIA – Da anni, opera pubblica a Venezia ha fatto rima (indissolubilmente) con Mantovani spa: dai quasi 5 miliardi di euro del Mose al project financing dell’ospedale all’Angelo. Ora una commissione consiliare straordinaria indagherà «sul ruolo della Mantovani Spa, del Consorzio Venezia Nuova e delle società da essi controllate nella vita economica e politico-amministrativa della città di Venezia». A firmare la delibera , i partiti di maggioranza a Venezia (Pd, Udc, In Comune, Idv,Psi, Federazione della sinistra) e Movimento 5 stelle. «Le indagini penali le deve ovviamente fare la magistratura e se è come già appare, il Comune dovrà costituirsi parte civile», commentano il consigliere Beppe Caccia e Camilla Seibezzi, In Comune, «questa commissione serve a capire come si sia determinato un sistema di potere consolidato di monopolio della Mantovani. Il Comune deve riappropriarsi della programmazione del territorio, della quale era stato espropriato da questo sistema». «A Venezia non c’è mai stata libera concorrenza», commenta Giacomo Guzzo, Idv, «bisogna capire perché vincevano sempre gli stessi». «La commissione si è data un tempo massimo di 18 mesi sentiremo tutte le parti coinvolte, dagli uffici pubblici alle imprese», spiega Sebastiano Bonzio, Federazione della sinistra. «Abbiamo chiesto una commissione a porte aperte, perché tutti i cittadini possano parteciparvi: per fare chiarezza serve trasparenza», commenta il capogruppo pd Claudio Borghello, «la nostra preoccupazione sarà comunque anche quella di salvaguardare al massimo un’importante realtà occupazionale, perché i lavoratori non debbano pagare questa indagine». «Un metodo che va esteso su tutti i grandi interventi del Comune», chiude Luigi Giordani, Psi. E il consigliere 5 stelle, Gianluigi Pacella: «Siamo contenti di questa iniziativa di chiarezza della maggioranza, è nel nostro spirito. Bisogna puntare l’obiettivo sui project financing: interventi come quelli per l’ospedale di Mestre, decisi dalla Regione, vengono poi pagati dai cittadini veneziani in servizi».

La commissione partirà dal dossier che il sindaco Orsoni ha consegnato al pm Ancillotto, sui rapporti in corso tra Comune e Mantovani, come la vendita per 61 milioni del complesso dell’ex ospedale al Mare a Est Capital, attraverso il fondo Real Venice II detenuto al 19% dalla società. Al gruppo il Comune ha venduto anche le sue azioni delle Autostrade Serenissima (per 1,8 milioni) e A4 (per 1,13 milioni). Poi c’è l’accordo tra Comune e Venice Campus (acquistata nel 2010 da Mantovani) per la vendita alla società dell’area del mercato ortofrutticolo in via Torino, a Mestre, per 46 milioni. Mantovani è inoltre nell’Ati che sta realizzando il tram Mestre-Venezia (164 milioni); ha finanziato la tappa di Coppa America attraverso Thetis (società che partecipa all’8,33%). Mantovani è socia al 47% di Veritas in Sifa, società finalizzata agli interventi in finanza di progetto nell’area terminal di Fusina e, attraverso Alles, in Sifagest, per la gestione di impianti di trattamento acque reflue anche industriali.

Roberta De Rossi

 

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