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MANTOVANI Una società del centro Italia senza dipendenti

Baita, la guardia di finanza scopre una nuova “cartiera”

Si apre un nuovo fronte nelle indagini sulle false fatture della Mantovani. La Guardia di finanza ha scoperto un’altra sospetta “cartiera”: una società del centro Italia che non risulta avere dipendenti ma soltanto un titolare (il quale non è indagato). Anche questa società avrebbe fatturato ingenti somme come corrispettivo per consulenze alla Mantovani o ad altre imprese del gruppo.

CASO MANTOVANI – Sviluppi in Centro Italia dell’inchiesta per frode fiscale nel mondo degli appalti

Fatture ingenti portano a una società sospetta dove lavora soltanto il titolare (che non è indagato)

L’inchiesta sulla società di costruzioni Mantovani si arricchisce di un nuovo filone, pare indipendente dai precedenti. Una nuova “cartiera” (una società il cui unico scopo è quello di rilasciare false fatture) è stata rintracciata in centro Italia dal sostituto procuratore di Venezia, Stefano Ancilotto. Questa società avrebbe fatturato qualche milione di euro alla Mantovani o ad altre società del gruppo, rafforzando così l’ipotesi che il sistema fosse molto più esteso di quanto si immaginasse all’inizio, quando alla ribalta era balzata la sanmarinese Bmc Broker di William Colombelli. Il magistrato e i suoi collaboratori si sono imbattuti in questa scoperta studiando le carte acquisite con i sequestri del 28 febbraio. Dagli atti era emersa una società di servizi che aveva fatturato importi notevoli, così aveva inviato alcuni finanzieri all’indirizzo indicato nei documenti contabili, ma questi non avrebbero trovato nulla se non una sede formale, senza una struttura aziendale come strumenti o personale dipendente o di supporto. Anzi, il titolare dell’azienda avrebbe precisato di lavorare da solo nella fornitura di consulenze specialistiche, pur non risultando iscritto ad alcun albo professionale. Logico che gli inquirenti abbiano sentito puzza di bruciato e abbiano iniziato ad approfondire. Al momento il titolare dell’azienda è stato sentito solo come persona informata dei fatti, ma non è escluso che possa essere successivamente indagato nell’ambito della medesima inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale. Inchiesta che finora ha scoperto un presunto imponibile sottratto per circa 8 milioni stando agli atti che hanno portato alle manette per l’ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita (si è dimesso all’indomani del fatto), del responsabile amministrativo Nicolò Buson (la cui posizione sarà discussa oggi in sede di Riesame), del consulente William Colombelli e dell’amministratore delegato di Adria Infrastrutture Claudia Minutillo. Questi ultimi due si trovano agli arresti domiciliari, i primi due sono invece ancora in carcere.
Il Tribunale del Riesame (Risi, Bartolini, Teatini) ha depositato ieri la sentenza in cui accoglie il ricorso dei difensori di Baita annullando il decreto di sequestro preventivo dei beni del manager. Il Riesame ha anche riaffermato – ed è la seconda volta – la competenza territoriale di Venezia su tutta la vicenda, sostenendo l’irrilevanza di quanto sostenuto dalla difesa, che aveva indicato nella sede di Padova dell’azienda il luogo in cui si sarebbe estrinsecata l’eventuale attività illecita.
Per quanto riguarda il sequestro dei beni di Baita, il Tribunale ha sostenuto la “non condivisibilità” del calcolo effettuato dal giudice per le indagini preliminari nella quantificazione del presunto profitto derivante dall’attività posta in essere dagli indagati. Inoltre è stata affermata l’inesistenza di una valutazione dei beni sequestrati, proprio a garanzia che il provvedimento cautelare serva a coprire l’eventuale debito nei confronti della giustizia e non sia invece eccedente. Nel caso in questione, il Gip aveva fatto il calcolo del profitto del reato sommando l’importo delle singole fatture, mentre a parere del Tribunale, avrebbe dovuto prendere in considerazione l’imposta evasa attraverso il “nero”.
Infine, il Riesame precisa che l’annullamento è basato solo su carenze formali “e non sull’insussistenza del fumus delicti”. Pertanto, è possibile una nuova richiesta meglio motivata. Ed è quanto il pubblico ministero è intenzionato a fare.

 

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