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Nuova Venezia – Mantovani, Caccia agli informatori di Baita

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

24

mar

2013

Fondi neri Mantovani, filone d’inchiesta sulla fuga di notizie: l’ipotesi di reato è corruzione

VENEZIA – L’imprenditore di Polverara Mirco Voltazza avrebbe partecipato a incontri e riunioni, anche a Roma, quando Piergiorgio Baita e Nicolò Buson avrebbero incontrato pubblici ufficiali in grado di raccogliere informazioni sulle indagini che ormai erano in corso da alcuni mesi sul loro conto. E Voltazza ha raccontato tutto al pubblico ministero Stefano Ancillotto, il quale ha prodotto al Tribunale del riesame brevi stralci dei verbali d’interrogatorio. Dopo l’arresto per associazione a delinquere e frode fiscale sembra essere proprio questo l’indirizzo che stanno prendendo gli accertamenti: prima ancora di stabilire se i fondi neri che l’ex presidente della Mantovani siano stati utilizzati per ungere le ruote per ottenere gli appalti, gli investigatori vogliono scoprire se vi siano pubblici ufficiali che in cambio di denaro abbiano fornito la loro collaborazione, tradendo i colleghi che indagano e i magistrati. Nel mirino, grazie alle dichiarazioni di Voltazza, ci sono uomini vicini ai servizi segreti e un alto ufficiale della Guardia di finanza, tutti in servizio a Roma. L’ipotesi di reato è prima di tutto quella di corruzione, in particolare dopo che gli investigatori del Nucleo della Polizia tributaria di Venezia hanno trovato negli uffici e nelle abitazioni del direttore editoriale del giornale on line “Il Punto” Alessandro Cicero e del collaboratore ed ex carabiniere Enzo Manganaro la bozza dell’ordinanza di custodia cautelare che riguardava Baita, Buson, Claudia Minutillo e William Colombelli prima che fosse notificata agli interessati e appunti con informazioni sul conto del pm Ancilotto e del giudice che ha poi firmato l’ordinanza, Alberto Scaramuzza. Per ottenerle Baita avrebbe finanziato con 200 mila euro la società romana New Time Corporation srl, editrice de “Il Punto”, il giornale con sede a Roma in via Nazionale 75 e legato ai servizi segreti. Una parte di quel denaro l’avrebbe consegnata Buson. Voltazza avrebbe partecipato a incontri e riunioni per il fatto che si occupava dei servizi di security per la Mantovani, tanto da aver firmato una scrittura privata – trovata in casa di Baita – nella quale l’imprenditore di Polverara si impegnava ad «anticipare eventuali aggressioni da parte di forze dell’ordine e magistratura, concedendo all’azienda i tempi di attivazione dei diversi piani di gestione della crisi con conseguente attività di bonifica ambientale… con l’organizzazione e direzione di una piattaforma di intelligence capace di generare in sicurezza un flusso continuo di informazioni mirate al management e all’azionista». Tutto questo per un milione e 320 mila euro che Baita doveva pagare in tre rate. Ma non è solo a Roma che gli investigatori veneziani cercano le “talpe”. Baita, infatti, potrebbe aver avuto appoggi anche nel Centro del servizio segreto civile con sede a Padova, oltre a quello concesso da un vice questore in servizio alla Questura di Bologna. È finito nei guai Giovanni Preziosa, già assessore nella giunta di Bologna guidata da Guazzaloca. Il poliziotto su richiesta di Baita avrebbe compiuto degli accertamenti presso il terminale del ministero dell’Interno per verificare se erano aperte delle indagini nei suoi confronti. Preziosa ai finanzieri ha detto per giustificarsi: «Io faccio anche piccoli lavori di consulenza per la sicurezza di privati».

Giorgio Cecchetti

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