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MANTOVANI – Il ruolo di Buson nelle operazioni di riciclaggio

Baita, tutti i verbali della Finanza nelle mani della cricca degli appalti

L’ex direttore amministrativo della Mantovani, il ragioniere padovano Nicolò Buson, non era un semplice “ufficiale pagatore” e il suo ruolo nella vicenda delle false fatture milionarie è ben più rilevante rispetto a quanto sostiene la difesa. Lo scrive il Tribunale del riesame di Venezia nelle motivazioni al provvedimento con cui, venerdì scorso, ha confermato per lui il carcere. Nelle 17 pagine depositate ieri, il presidente Angelo Risi fa riferimento a «un’attività di inquinamento probatorio» direttamente riferibile a Buson, attività che si sarebbe affiancata a quella contestata al presidente Piergiorgio Baita (dimessosi dopo l’arresto), il quale avrebbe messo a disposizione più di un milione e 300mila euro alla società Italia Service di Mirco Voltazza per «anticipare eventuali aggressioni da parte di forze dell’ordine e magistratura», e ulteriori consistenti somme di denaro alla rivista romana “Il Punto” che, secondo lo stesso Voltazza, «oltre a essere un giornale era un’agenzia dei servizi segreti». A svelargli tale circostanza sarebbe stato lo stesso direttore editoriale della rivista, Alessandro Cicero, nel presentargli un collaboratore ex carabiniere, Enzo Manganaro. É stato lo stesso Voltazza, dopo essere rientrato dalla latitanza in Croazia, a riferire agli inquirenti che «Nicolò Buson andò a Roma dal Manganaro, il quale gli disse, dopo averlo portato presso la sede della rivista in via Nazionale, che avrebbero potuto risolvere i problemi con la Magistratura e la Guardia di Finanza con il pagamento di 200.000 euro in luogo del 100.000 pagati fin allora perché altrimenti “sarebbe stata la fine”».
Voltazza ha spiegato che è stato lo stesso Buson a informarlo del pagamento da parte della Mantovani di importanti somme di denaro al Manganaro «per sistemare le cose». E, sempre Buson avrebbe dato a Voltazza «delle chiavette con tutti i verbali fatti dalla Guardia di Finanza di Padova e Venezia» che sarebbero poi stati consegnati ad un tale Marazzi «in quanto anche quest’ultimo aveva possibili agganci all’interno della Guardia di Finanza o di persone altolocate che sarebbero potuti intervenire in favore del gruppo Mantovani». Sul ruolo di Busan nelle false fatturazioni, il Riesame scrive che la frode era di tale entità da non poter «passare inosservata ad un qualunque soggetto che si occupi di contabilità». Ma ci sono anche «plurime e convergenti chiamate in correità provenienti da altri coindagati». Claudia Minutillo, amministratrice di Adria Infrastrutture (ed ex segretaria del presidente della Regione, Giancarlo Galan) ha parlato in capo a Buson di «piena consapevolezza della complessiva illiceità di tutte le operazioni contabili».
Voltazza ha invece rivelato che Buson avrebbe avuto un ruolo ben preciso anche «in riferimento ad altri e ulteriori episodi di riciclaggio di somme provenienti dalla fatturazione per operazioni inesisenti», diversi da quelli realizzati con la Bmc Broker di William Alfonso Colombelli. «Il sistema era il seguente: – ha raccontato Voltazza – le somme venivano portate da Marazzi in contanti, dopo averle fatte rientrare dalla Croazia… I soldi erano messi in buste aperte e fuori dalle stesse per controllare che la somma contenuta corrispondesse a quella indicata e che io avrei dovuto restituire al Buson. Poi consegnavo le somme al Buson. Ho fatto questo tipo di lavori per il Baita 7, 8 volte…» Buson, insomma, non si sarebbe limitato a pagare le false fatture, ricevendo «direttamente le liquidità di provenienza illecita gestendole in nome e per conto degli organizzatori dell’associazione per delinquere».

 

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