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L’imprenditore di Polverara: «Nicolò Buson andò a Roma nella sede de Il Punto per tentare di fermare l’inchiesta»

VENEZIA «Ricordo che successivamente Nicolò Buson andò a Roma da Enzo Manganaro, il quale gli disse, dopo averlo portato nella sede della rivista “Il Punto” in via Nazionale, che avrebbero potuto risolvere i problemi con la magistratura e la Guardia di finanza con il pagamento di 200 mila euro». Questo uno dei passaggi centrali del verbale d’interrogatorio dell’imprenditore di Polverara Mirco Voltazza, braccio destro di Piergiorgio Baita nella vicenda delle fatture fasulle. Le frasi sono riportate nelle pagine della motivazione firmata dal giudice veneziano Angelo Risi per spiegare perché il Tribunale del riesame ha respinto il ricorso di Buson, ragioniere della «Mantovani spa», e lo ha tenuto in carcere. «Alessandro Cicero, direttore editoriale del settimanale romano, rivelava a Voltazza», si legge ancora nel documento depositato ieri nella cancelleria, «che “Il Punto” oltre ad essere un giornale era un’agenzia dei servizi segreti, che a loro volta finanziavano il giornale in caso di difficoltà. In questo contesto Cicero presentò a Voltazza tale Enzo Manganaro, a suo dire collegato con i servizi». Naturalmente il magistrato veneziano si pone il problema della verifica delle affermazioni dell’imprenditore di Polverara e scrive: «Non si tratta di mere vanterie perché sono stati rinvenuti nelle perquisizioni della Guardia di finanza (fatte a Cicero e a Manganaro: ndr) i decreti di perquisizione firmati dal pubblico ministero Stefano Ancilotto, la bozza di lavoro non firmata dell’ordinanza di custodia cautelare e dati relativi ai magistrati procedenti». Inoltre, Voltazza ha rivelato che «Buson possedeva delle chiavette con tutti i verbali della Guardia di finanza di Venezia e Padova». Buson, dunque, non era solo «l’ufficiale pagatore» o «il semplice contabile», ma il responsabile amministrativo della «Mantovani»), con «un ruolo di essenzialità nel programma criminoso», «la longa manus di Baita». A parlare del ragioniere c’è anche Claudia Minutillo e ammette: «Tutta la contabilità di Adria Infrastrutture e di Mantovani era seguita da Buson». E ancora Voltazza racconta per quanto riguarda i soldi delle fatture false: «Le somme venivano portate da Marazzi in contanti, dopo averle fatte rientrare dalla Croazia… Poi le consegnavo a Buson. Ho fatto questo per Baita setto-otto volte». Per tutto questo, il Tribunale del riesame ritiene che Buson «gestiva in prima persona tutti i pagamenti delle false fatture, ben conscio che si trattava di incarichi già svolti da altre società» e che la «Bmc Broker» di William Colombelli a San Marino non poteva svolgere. Inoltre, il ragioniere della Mantovani, stando alle prove raccolte, avrebbe partecipato attivamente anche all’opera di depistaggio e di inquinamento delle prove. E, così, si trova ancora nel carcere di Treviso. Intanto, il pubblico ministero sta valutando di chiedere nuovamente il sequestro dei conti correnti e dei cinque appartamenti di Baita. Il 5 per cento delle azioni Mantovani, per il valore di 2 milioni e mezzo, è ancora sotto sequestro.

Giorgio Cecchetti

 

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