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LA PROTESTA – I comitati e la finanza di progetto «Anche noi nelle commissioni»

VENEZIA – Le commissioni d’inchiesta sugli appalti della Regione Veneto devono consentire la partecipazione pubblica. È la richiesta dei circa 200 comitati che ieri, rappresentati dai propri portavoce, hanno effettuato un sit-in a Palazzo Ferro Fini. Una domanda di trasparenza rinnovata poi al presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato in un incontro che ha visto la partecipazione di alcuni consiglieri. Sul piatto della discussione, il cosiddetto fallimento del sistema project financing («capace di creare apparati consociativi e ammazzare la piccola media impresa locale»). (t.c.)

 

APPALTI IN REGIONE. AMBIENTALISTI A PALAZZO FERRO FINI

«Le commissioni d’inchiesta devono essere pubbliche»

(t.c.) Partecipazione pubblica alle commissioni d’inchiesta sugli appalti della Regione. Questa la principale richiesta delle varie associazioni contro le grandi opere, espressa ieri al presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato. Una pressante domanda di trasparenza che un centinaio di portavoce dei circa 200 comitati veneti ha trasferito a palazzo Ferro Fini, presenti alcuni capogruppo. Come si ricorderà, la Regione ha posto in essere due gruppi d’inchiesta dopo l’affaire Mantovani: una straordinaria, l’altra affidata alla prima commissione. Se Ruffato ha parlato genericamente di audizioni, la partecipazione diretta delle associazioni è stata caldeggiata da Gennaro Marotta (Idv), Pierangelo Pettenò (Rifondazione), mentre Moreno Teso (Pdl) si è detto estremamente scettico sull’esito delle verifiche, dal momento che le commissioni «avranno in mano solo documenti ufficiali e già certificati». Sul piatto della discussione, il cosiddetto fallimento del sistema project financing («capace di creare apparati consociativi e ammazzare la piccola media impresa locale») e l’opportunità, caldeggiata da Luciano Mazzolin, di metter mano ai primi finanziamenti pubblici devoluti alla Mantovani proprio con il Mose. «I comitati chiedono trasparenza – ha detto Michele Boato – questo è un primo passo; novità è la partecipazione anche di aggregazioni No grandi opere dell’area veronese».

«Invece che alle grandi opere pensiamo a curare il territorio e al trasporto davvero «pubblico» – ha invitato Carlo Costantini, per «Altro Veneto» – certi accordi con i privati in regime di monopolio portano ad operazioni a zero rischio da parte dei primi e pericolo totale per i soldi pubblici, perché poi la Regione si trova magari a ripianare pedaggi autostradali non sufficienti secondo le iniziali previsioni».

 

REGIONE Tiozzo (Pd): rivedere la strategia. L’assessore Chisso: serve lungimiranza, l’economia è in ripresa

Grandi opere, il Veneto sfida la crisi

Scontro in consiglio, la maggioranza vara il piano da 2,5 miliardi: dalla Pedemontana alla Nogara-Mare, dai treni alle tangenziali

Approvato il Programma triennale degli interventi nel settore dei lavori Pubblici per circa 2,5 miliardi.

Materiale per ironizzare ce n’era fin troppo, a partire dal titolo all’ordine del giorno del consiglio regionale del Veneto: “Programma triennale 2012-2014 ed elenco annuale dei lavori pubblici di competenza regionale da realizzarsi nel 2012″. Da realizzarsi un anno fa e se ne parla quasi a metà 2013? Tant’è, arrivato in aula decisamente in ritardo, l’argomento delle grandi opere da realizzare in Veneto ha monopolizzato buona parte dei lavori di ieri a Palazzo Ferro Fini. Intrecciandosi, peraltro, con i dati diffusi dalla giunta regionale sul drammatico aumento di case vuote come certificato dall’ultimo censimento: tra invendute e sfitte si sfiorano le 390mila abitazioni disabitate, con percentuali in crescita rispetto al 2001 (+21,7%), soprattutto nelle province di Treviso, Padova e Rovigo. E allora: se a causa della recessione non si vende e non si compra un mattone che sia uno, ha senso progettare nuove grandi opere? Soprattutto, se la gente in auto corre sempre di meno perché la benzina costa e l’auto sta diventando un lusso, ha senso progettare nuove strade, peraltro per la maggior parte con quel meccanismo del project financing su cui lo stesso consiglio regionale ha deciso di “indagare” dopo lo scandalo della Mantovani istituendo un’apposita commissione? La risposta di Renato Chisso è stata cristallina: sì, ha senso. Ha senso – ha detto – il proseguimento dei lavori per la metropolitana di superficie (Sfmr) con 165 milioni di euro. E hanno senso la Pedemontana Veneta, la Nuova strada regionale Padana Inferiore, la Nogara-Mare, il nuovo sistema delle tangenziali venete Verona-Vicenza-Padova, tanto per citare alcuni degli interventi programmati. Così come hanno una ragione gli interventi nel settore della difesa del suolo (476,3 milioni di cui 37,1 di capitale privato) e, appunto, quelli su strade, autostrade e concessioni (1.852,4 milioni di cui 1.627,5 di capitale privato). E le critiche?
L’assessore alla Mobilità e alle Infrastrutture è rimasto ad ascoltare il dibattito in consiglio regionale dall’inizio alla fine. Concludendo con un invito: «Bisogna avere lungimiranza». Certo, la crisi c’è ed è chiaro che deve esserci una risposta da parte della politica: «Possiamo ipotizzare che si continui a ragionare di crisi per i prossimi vent’anni, ma la verità – ha avvertito Renato Chisso – è che se non ci sarà un cambio di marcia a livello centrale nel giro di sei mesi saremo spazzati via come classe politica dai cittadini».
Chisso ha contestato le obiezioni dell’opposizione che gli ha ricordato il drastico calo di traffico automobilistico: «Non si può ragionare – ha detto l’assessore – dicendo che il dato contingente è il calo del traffico. Autovie Venete, tra l’altro, presenta un inversione di tendenza, è il segnale di rimessa in moto dell’economia. Mi chiedete di mettere la parola fine alla grandi opere e di rivederci tra dieci anni? No. Possiamo fare delle correzioni, riaggiornare il Piano regionale dei trasporti, ma allo stop non ci sto. Serve lungimiranza».
Le obiezioni dell’opposizione sono rimaste agli atti Giampiero Marchese, Pd, ha tirato le orecchie alla maggioranza: «Il piano è del 2012, diteci cosa è stato fatto». Lucio Tiozzo, capogruppo dei democratici, ha chiesto una pausa di riflessione: «È il momento di rivedere tutta la strategia sulle infrastrutture viarie in Veneto, tenendo conto delle esigenze di rilancio economico, ma anche di quelle legate alla compatibilità ambientale».
Al voto il Piano – che prevede un impegno complessivo di circa 2,5 miliardi di euro – è passato con 26 voti favorevoli, 16 contrari e due astenuti. «Lega e Pdl – ha commentato Pietrangelo Pettenò, Sinistra – in spregio agli appelli lanciati qualche ora prima dagli ambientalisti, hanno anche bocciato la richiesta di correggere il provvedimento introducendo il divieto di ricorrere alla pratica dei progetti di finanza, veri e propri buchi neri per le risorse pubbliche».

 

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