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Ateneo veneto

«Bisogna essere cauti a parlare di beni comuni, ma certamente la Laguna di Venezia lo è».

L’ex candidato alla presidenza della Repubblica, Stefano Rodotà, è stato accolto ieri da una folla calorosa all’Ateneo Veneto, dove ha presentato la sua ultima fatica “Il diritto di avere diritti”(Laterza).

«Venezia è sicuramente un bene straordinario che ha il diritto di essere tutelata»,

ha detto il costituzionalista, senza tirarsi indietro sulla polemica della grandi navi che continuano ad attraversare il centro storico della città a pochi giorni dalla tragedia di Genova. Ma ha ricordato anche il Petrolchimico di Porto Marghera, e lo ha paragonato all’Ilva di Taranto,

«che è un esempio della negazione del diritto al lavoro»,

ha chiosato l’ex candidato alla presidenza della Repubblica. La discussione, moderata da Michele Gottardi, presidente dell’Ateneo, durata ben quattro ore è stata un’occasione per affrontare il delicato tema dei diritti in una società in forte trasformazione, e soprattutto di fronte alle nuove tecnologie, quali la Rete, che ci pongono al cospetto da una revisione di cosa sono i diritti. Al centro della riflessione di Rodotà non c’è più il soggetto giuridico, bensì «

la persona e la sua umanità».

Da qui ha spiegato il giurista in che senso vada letto il titolo del suo libro che è una frase tratta da Hanna Arendt: perché ha sottolineato il giurista,

«i diritti non sono acquisti mai una volta per tutti».

Infine non è mancata una battuta sulla bocciatura da parte della Corte suprema sull’attuale legge elettorale e sulla reazione del Pdl che ieri l’ha accolta come una buona notizia: «È singolare», ha commentato il giurista, «che chi è responsabile di questa situazione adesso ne applaude la bocciatura».

Marco Petricca

 

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