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Annuncio in giunta, tagli e fusioni ospedaliere dopo i ballottaggi del 9-10 giugno

In Consiglio regionale le lobby territoriali affilano le armi: si annuncia battaglia

VENEZIA – Le schede di programmazione territoriale allegate al Piano socio-sanitario, cioè la “road map” destinata a trasformare la rete ospedaliera e assistenziale del Veneto, usciranno dal cassetto della Regione all’indomani dei ballottaggi elettorali del 9-10 giugno: l’ha comunicato il governatore Luca Zaia alla giunta, d’intesa con l’assessore competente Luca Coletto, dopo un anno di sussurri e grida scanditi da indiscrezioni e commenti sui tagli che la manovra comporterà sui reparti e i posti letto. In verità, ormai si tratta del segreto di Pulcinella; l’operazione (concepita su un arco pluriennale) prevede una sensibile riduzione delle degenze tradizionali, in linea con il dettato di legge: a fronte di un totale di 17 mila posti letto ospedalieri, 400 saranno eliminati e 1200 saranno riconvertiti nel passaggio agli ospedali di comunità. Ancora, la gerarchia dei presidi di cura sarà riformata prevedendo degli “hub” nei capoluoghi destinati alle cure d’eccellenza e al ricovero degli acuti ( Padova e Verona in primis) e una serie di ospedali “filtro” sul territorio, cui affidare le cure generiche e la prima accoglienza. Ancora, ragioni di bilancio – nel prossimo triennio lo Stato taglierà un miliardo al budget assegnato alla sanità Veneto – impongono la soppressione dei “doppioni”, leggi fusione in un’unica struttura dei reparti più onerosi nei poli ospedalieri limitrofi. Tutto ciò non sarà indolore, anzi, susciterà le inevitabili battaglie di campanile, paventate dal governo regionale al punto da “congelare” le fatidiche schede, nonostante le sollecitazioni giunte da esponenti di primo piano del Pdl, a cominciare da Leonardo Padrin, il presidente della commissione sanità di Palazzo Ferro-Fini, che teme un collasso finanziario del welfare in assenza dei correttivi anti-sprechi previsti dal Piano. Tant’è, a metà giugno il documento dovrebbe ricevere il sospirato via libera dell’esecutivo per affrontare l’esame dell’assemblea, dove, c’è da giurarci, la pressione di comunità locali e lobby d’interesse spingerà i consiglieri a modificare il testo originale. La sanità, con i suoi 14 miliardi annuali a bilancio, assorbe quasi il 75% della spesa regionale: nessun partito si asterrà dal metterci lo zampino. Ad aggrovigliare la partita, le cordate politiche trasversali che si fronteggiano. Perché in casa leghista Zaia ha un occhio di riguardo alle sensibilità trevigiane ma intende farsi garante dell’intera utenza veneta e mantenere sotto controllo i conti senza sacrificare la qualità dei servizi; mentre Coletto, fedelissimo di Flavio Tosi, si barcamena tra mille pressioni ma non può scontentare la potente sanità veronese che recalcitra alla prospettiva di ulteriori tagli. E poi i pidiellini, con il capogruppo Dario Bond che difende con le unghie i poli sanitari bellunesi e l’astuto Padrin che dialoga con l’opposizione e si erge a paladino di Padova, magari punzecchiando l’assessore d’intesa con il democratico Claudio Sinigaglia. Sullo sfondo, ma neanche tanto, i portatori di interessi: associazioni di medici e infermieri, manager del settore, aziende farmaceutiche, imprese che forniscono i servizi, medicina privata, amministratori. Avvezzi da decenni ad assaltare la diligenza racimolando un pingue bottino, non si accontenteranno delle briciole.

Filippo Tosatto

 

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