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VENEZIA – Le nuove schede regionali, licenziate ieri dalla Giunta, tagliano i posti letto dell’Ulss 12 destinati a passare da 1.547 a 1.389. I più penalizzati l’ospedale Civile (da 389 a 310) e il Policlinico San Marco (da 150 e 190). Aumentano, però, i primari: da 43 a 56.

LE ALTRE ULSS – In provincia si punta sulla razionalizzazione delle competenze. Jesolo sarà polo riabilitativo, San Donà medico e Portogruaro chirurgico. Divisione di specialità e aumento dei letti a Dolo e Mirano. Soddisfazione a Chioggia: più letti e più primari.

SANITA’ – Nel Veneto Orientale avanti con la razionalizzazione. Qualche perplessità nell’azienda di Dolo-Mirano

Ospedali, i tagli non fanno male

L’Ulss 12 di Venezia perde 162 posti letto ma incassa ben 13 primariati in più. Soddisfazione a Chioggia

IL FUTURO DELLA SANITÀ

IL PIANO – La Regione ha definito gli obiettivi per il 2015

 

 

MIRANESE-RIVIERA – Tra Dolo e Mirano divisione di competenze

NOALE – Sarà destinato ai malati non acuti

MIRANO – Netta divisione delle specialità tra Mirano e Dolo, aumento dei posti letto complessivi: sono questi i due aspetti principali che emergono dalla scheda ospedaliera relativa all’Ulss 13. Ma i dettagli sono pochi e tutti da approfondire. Partiamo proprio da quella che la Regione definisce «razionalizzazione degli ospedali»: Dolo diventerà polo medico, mentre Mirano sarà il punto di riferimento chirurgico. Alcune specialità potrebbero dunque essere trasferite da una struttura all’altra, se ne saprà di più nelle prossime settimane. E Noale? Il Pier Fortunato Calvi non viene citato ma appare il principale designato per ospitare l’ospedale di Comunità, ovvero quella struttura intermedia tra l’ospedale per acuti e la degenza a domicilio. Nella scheda sono specificati 111 posti-letto da attivare per ospedale di Comunità, il come e il quando resta ancora da decifrare. Nel complesso i posti-letto saranno 91 in più, visto che entro il 2015 ne saranno tagliati 20 tra quelli destinati agli acuti. I primariati passeranno invece da 29 a 26. «Queste schede rappresentano una svolta importante e sono mirate a creare una nuova organizzazione sanitaria moderna ed efficiente – commenta il direttore dell’Ulss 13 Gino Gumirato. È rilevante il rafforzamento della sanità territoriale con i posti-letto di comunità, per garantire ai pazienti che non necessitano dell’ospedale per acuti un’assistenza continua nell’arco dell’intera giornata». Una struttura che il sindaco di Noale Michele Celeghin invoca da tempo. Gli altri sindaci prima di commentare attendono di capire dove saranno i tagli e cosa cambierà concretamente. Intanto il Pd continua la propria campagna sulla tutela dei tre poli ospedalieri: per domani mattina sono previsti nella fascia oraria 7.30-9.30 tre grandi presidi davanti alle strutture di Dolo, Mirano e Noale.

Gabriele Pipia

 

 

L’ospedale di Venezia scende da 398 a 310 posti, ma avrà dirigenti in tutti i reparti. Il San Marco passa da 190 a 150

Civile, meno letti ma più primari. Tagli al Policlinico

Una sforbiciata pesante di posti letto per il Civile, che passeranno da 398 a 310. Ma un contemporaneo aumento dei primari che dovranno gestire questi reparti formato mignon: ben 18, praticamente per tutte le attuali specialità dell’ospedale veneziano, senza quegli incarichi “a scavalco” con Mestre che ormai da anni caratterizzavano la sanità lagunare. Eccola – dopo tanta attesa, tante preoccupazioni e tante proteste – la soluzione partorita dalla Giunta regionale per Venezia, con la sua realtà così particolare.
Le schede sono state licenziate ieri e di certo faranno discutere. I numeri dei posti letto sono decisamente crudi per tutta la sanità veneziana. In termini assoluti, l’Ulss 12 è quella che ne perde di più: 162 (142 se si considerano i 20 posti assegnati per i ricoveri da fuori regione) passando dagli attuali 1.547 ai 1.385 previsti per il 2015. Oltre al Civile, con i suoi 88 posti in meno, l’altra realtà fortemente penalizzata è il Policlinico San Marco che passa da 190 a 150 letti, anche se gli vengono concessi i 25 posti di hospice. Per le altre strutture private convenzionate i tagli sono, invece, solo sforbiciate: il San Camillo passa da 100 a 97, il Fatebenefratelli da 80 a 78, Villa Salus da 80 a 182. L’ipotizzato sacrificio del privato-convenzionato per salvare il pubblico, dunque, non c’è stato. E la cura dimagrante riguarderà anche il pubblico, o meglio il solo Civile, di cui comunque di assicura la “conferma e valorizzazione”: recitano le schede. Mentre per l’Angelo si prevede “definizione, sviluppo e potenziamento con hub provinciale”.
Il taglio servirà ad assestare Venezia su un rapporto posti letto ogni 1.000 abitanti di 4, inferiore all’attuale, ma comunque tra i più alti del Veneto, con Treviso, Bussolengo e Feltre. L’Ulss 12 non avrà nemmeno, unico caso in regione, quell’attivazione di posti letto di comunità come compensazione di quelli ospedalieri tagliati. «Perché qui c’è già una discreta rete territoriale – ha spiegato il segretario Domenico Mantoan – tenendo conto anche del privato convenzionato». Resta allora, ad addolcire il quadro, solo la moltiplicazione dei primari che passano da 43 a 56, con 18 apicalità solo per il Civile. Un’anomalia per rispondere al pressing della città – dai comitati, ai consiglieri regionali, al sindaco Orsoni – che aveva già ottenuto il mantenimento del Civile come ospedale di rete.
Ora c’è da chiedersi se un ospedale con pochi letti e tanti primari saprà offrire davvero una sanità di qualità. Molto dipenderà anche dalle alternative sul territorio, dove la Regione immagina servizi attivi 24 ore su 24, ma che è ancora molto lontano da quell’obiettivo. Chi dovrà gestire questo passaggio si dice fiducioso. «Guardiamo con serenità alle schede regionali – commenta il direttore generale dell’Ulss, Giuseppe Dal Ben – Al di là dei numeri assoluti, vi troviamo una conferma del ruolo di Venezia come ospedale di rete e di Mestre come hub. Abbiamo un aumento del numero dei primari e un rapporto posti letto/abitanti tra i più alti della regione. Ci sono anche stati riconosciuti 10 letti in più di hospice. Contiamo di conservare la qualità della nostra offerta sanitaria puntando sul potenziamento delle strutture territoriali».

 

 

IL DG BRAMEZZA  «Lavoro teso alla creazione di un servizio più efficiente»

Chioggia “guadagna” tre nuovi primari – Il dg: «Un ospedale all’altezza della città»

CHIOGGIA – L’ospedale di Chioggia aumenta notevolmente i posti letto, che passano da 220 a 238 per quello che riguarda l’ospedale, ed aumentano di 33 unità i posti letto nella comunità, per un totale di 51 posti letto in più. Le buone notizie non finiscono qui. Aumentano anche i primariati, che passano dagli attuali 14 a 17. Non è ancora stato deciso nello specifico di quali primariati si tratterà, ma il direttore generale dell’Asl 14, Giuseppe Dal Ben, ha assicurato che saranno resi noti nei prossimi giorni. «L’approvazione delle schede ospedaliere è un passaggio fondamentale verso la sanità del futuro e per questo esprimiamo la nostra soddisfazione – ha spiegato il direttore Dal Ben – futuro verso il quale ci stiamo già muovendo, e che trova nelle schede una direzione precisa e definita, da perseguire con impegno». «Siamo grati alla Giunta di essere riuscita, ad un anno dall’approvazione del Piano Socio Sanitario – continua Dal Ben – a produrre un piano così dettagliato e competitivo. Per quanto riguarda, in particolare, l’Asl 14 di Chioggia, non possiamo che apprezzare il riconoscimento per i grandi passi avanti compiuti, dal punto di vista dei servizi e delle strutture, dall’ospedale Madonna della Navicella. Chioggia è la sesta città del Veneto, e merita un ospedale di qualità, per i suoi abitanti e per i turisti che durante l’estate affollano le nostre località turistiche». «Fa molto piacere che la Regione non si dimentichi del nostro territorio – ha invece commentato il sindaco di Chioggia, Giuseppe Casson – negli ultimi tempi è in atto un grande miglioramento del servizio ospedaliero di Chioggia, che ricordo svantaggiato rispetto alle altre realtà locali venete essendo distante dai grandi centri ospedalieri di Padova e Mestre. Quando a migliorare è la Sanità è un bene per tutti ed il fatto che la Regione ci tenga in considerazione non può che rallegrarci.»

Mattia Da Re

 

 

VENETO ORIENTALE – Jesolo sarà polo riabilitativo, San Donà medico e Portogruaro chirurgico

Tre sedi, più specializzazione

L’intervento della Regione mantiene di fatto l’esistente

SAN DONÀ DI PIAVE – «Razionalizzazione dell’offerta ospedaliera con definizione del polo riabilitativo a Jesolo. Polo medico per l’ospedale di San Donà e polo chirurgico per l’ospedale di Portogruaro con relativo potenziamento strumentale». Sintesi della riorganizzazione della sanità nel Veneto Orientale, secondo le schede che sono state deliberate ieri dalla Giunta della regione Veneto. Un intervento che, di fatto, ha mantenuto e valorizzato l’esistente, casa di cura convenzionata compresa. Il direttore generale dell’Asl 10, Carlo Bramezza, appena comunicatogli che la Giunta Regionale ha deliberato l’approvazione delle nuove schede di dotazione ospedaliera e territoriali, ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto, teso alla creazione di una nuova sanità, più efficiente e in grado di rispondere in modo appropriato e sostenibile ai mutati bisogni di salute e di prestazioni dei cittadini. Esprime inoltre piena soddisfazione per il mantenimento dei tre presidi ospedalieri, di San Donà di Piave, di Portogruaro e di Jesolo, in un’ottica di complementarietà e specializzazione. Ulteriore soddisfazione viene dichiarata in merito alla proposta di organizzazione dell’assistenza territoriale in un’ottica di integrazione tra ospedale e territorio, in grado di garantire la continuità assistenziale. Nei numeri va ricordato che ci sarà un unico taglio di 25 posti letto per acuti. Per il 2015, nella visione complessiva delle schede, i posti letto per l’Asl 10 saranno 617, pari a 2,8 per mille abitanti (che sono 218.323). Per quanto riguarda la «Rizzola», i posti convenzionati passeranno da 105 a 103, con un mini taglio di due posti letto.
«Ringrazio la Regione per aver tenuto conto delle indicazioni da noi suggerite per il riconoscimento della specificità della nostra azienda per l’assistenza ai turisti – commenta ancora Bramezza – . Provvederò da subito a convocare il collegio di direzione dell’azienda, la Conferenza dei sindaci e le principali organizzazioni di rappresentanza del territorio, per presentare la nuova organizzazione dei servizi socio sanitari del Veneto orientale e per valutare assieme eventuali osservazioni migliorative da presentare alla quinta commissione regionale. Si inizia finalmente a lavorare per costruire assieme la sanità di domani».

Fabrizio Cibin

 

 

I COMMENTI – Sinigaglia: Zaia bara sui numeri. Padrin: territorio rispettato

C’è chi plaude e chi s’indigna. Dario Bond, capogruppo del Pdl in Consiglio regionale sottolinea che “Per la provincia di Belluno il saldo è ampiamente positivo. La specificità della nostra sanità è stata applicata in maniera fedele e rispettosa del piano socio-sanitario”.
Perplesso Claudio Sinigaglia (Pd), vice presidente della V commissione che accusa Zaia di giocare con i numeri: «La riduzione dei posti letto ospedalieri è di circa il 7%. Infatti la sottrazione deve partire dai 19.020 posti letto esistenti, quelli presenti nelle schede in vigore fino ad oggi, che equivale ad un taglio netto di 1580 unità». Mentre Sergio Reolon (Pd), sottolinea il ritardo con cui arriva il provvedimento. E di rispetto per il territorio parla il presidente della V. Commissione Leonardo Padrin che aggiunge che ora si deve “rispondere in termini qualitativi”. Pesante il commento del Antonio De Poli, senatore Udc: «La montagna ha partorito il topolino».

Sanità, rivoluzione alla veneta

Si tagliano 1227 posti per acuti, ma il saldo alla fine è di 349 letti in più

Salvate le specificità: Belluno e Rovigo tirano un sospiro. Potenziata Venezia

17 ANNI Dopo la precedente riforma adesso arriva quella che ammoderna la sanità del Veneto. Più attenzione ai territori, specialità e servizi

Quasi una Finanziaria, anzi peggio. Il varo delle “Schede” che accompagnano il Piano socio sanitario del Veneto è stato un parto lungo e complesso che si è concluso ieri, con il benestare della Giunta regionale, ad un anno dall’approvazione del Piano stesso. E ora la rivoluzione che il presidente Luca Zaia vede indispensabile per continuare ad avere i conti in ordine senza dover tagliare servizi, potrà compiersi. L’obiettivo era senza dubbio quello di riorganizzare al meglio la sanità, ma anche di risparmiare: i soldi che dovrebbero rimanere nelle casse sono, a regime, circa 100 milioni. Quelli che servono per portare a compimento il bilancio senza patemi d’animo. Questi i numeri chiave della riforma: 17.440 posti letto complessivi (36 in più se si calcola che verranno attivati posti letto di comunità). Aumento anche del numero dei primariati, che passano da 727 a 754, e introduzione dei posti letto “extraregione” (313), quelli che vengono attribuiti per i pazienti che arrivano da fuori Veneto. Insomma, se da una parte si taglia dall’altra si aumenta e il saldo non cambia. Scelte pesate con il bilancino, dove la politica ha fatto opera di mediazione per tutelare i territori (le proteste “di piazza” che hanno accompagnato gli ultimi mesi di lavoro hanno pesato): le specificità alla fine sono state salvate, ne è prova il sospiro di sollievo che ieri ha tirato il Rodigino che già si vedeva un ospedale declassato e Trecenta senza punto nascita (timori scongiurati). Attenzione (forse eccessiva) a Venezia-centro, che si attesta su 310 posti letto e 18 primariati e guadagna pure 25 posti letto di hospice; alla montagna (a Pieve di Cadore viene istituita una terapia intensiva con due posti letto); e Asiago mantiene il punto nascita. Potenziamento dell’Istituto oncologico veneto che guadagna 8 primariati. Insomma, i tagli ci sono, ma abilmente mimetizzati nelle pieghe di una sanità che alla fine riesce a portare il rapporto posti letto acuti per mille abitanti sotto la fatidica soglia dal 4.
Schede “sudate” (la consultazione elettorale di mezzo non ha facilitato il lavoro) e il presidente Zaia non lo nega rimarcando quei 17 anni che separano questa rivoluzione dalla precedente e ringraziando per l’impegno gli assessori Luca Coletto (che parla di lavoro “lungimirante” e Remo Sernagiotto (che plaude all’ospedale di comunità) e per il certosino lavoro il segretario Domenico Mantoan e il suo gruppo. Lavoro non ancora concluso: ora si tratta di applicare punto per punto.
Zaia parla di scelte di civiltà: il rafforzamento dell’urgenza-emergenza, la nascita di “breast unit (senologie) per ogni provincia, la creazione di un ospedale traumatologico a Camposampiero (Padova) la genomica a Verona, la scelta strategica degli ospedali di comunità per chi non si trova in fase acuta, gli hospice per i malati terminali, le medicine di gruppo (grazie all’accordo recentemente siglato con i medici di medicina generale) che porterà l’assistenza territoriale 24 ore su 24 per 7 giorni la settimana; l’organizzazione della rete secondo il sistema “Hub” (fulcro), cioè ospedali centrali di riferimento europeo e “spoke”, quelli più periferici. Potenziamento anche per la rete dell’urgenza-emergenza: i coordinamento regionale, 7 centrali operative, 44 unità di Pronto soccorso, 4 punti di primo intervento, 4 servizi di elisoccorso, 46 auto medici, 100 ambulanze. Alla fine il territorio tira un sospiro di sollievo, buona parte dei paventati tagli sono stati annullati da un’applicazione più morbida. Del resto la Regione si trovava a dover fare i conti con un “decreto Balduzzi” (l’ex ministro della sanità) che imponeva maglie strette e l’esigenza di abbassare il numero dei posti letto per acuti per abitanti. Si è scelta la strada del rigore e dell’ascolto. Certo, qualche scontento c’è: forse il Veronese, che è quello che razionalizza di più, o Venezia terraferma che gode di un trattamento un po’ diverso dal centro storico. A questo punto la parola passa ai direttori generali.

Daniela Boresi

 

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