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Bettin lancia la proposta di una manifestazione per difendere il progetto del Vallone Moranzani

MARGHERA «Da Roma non ci ha ancora risposto nessuno: mi auguro che sia perché stanno studiando le carte, altrimenti sarà il caso di organizzare a settembre una manifestazione nella capitale». La vicenda del vallone Moranzani è finita nel freezer e l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin ha voglia di tirarla fuori il prima possibile per rimettere in marcia il progetto di bonifica dell’area compresa tra Marghera e Malcontenta, con scavo dei canali portuali, realizzazione di una viabilità a parte per i mezzi pesanti e, aspetto principale per i residenti, la realizzazione di un grande parco urbano. A mettere il bastone tra le ruote è stata la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha bloccato i lavori dell’elettrodotto Dolo-Camin che taglierà la Riviera del Brenta e del relativo interramento dell’elettrodotto della centrale di Fusina, parte integrante dell’accordo, motivandolo con un difetto di parere da parte del ministero dei Beni culturali. Per ripartire, quindi, i tecnici del ministero dei Beni culturali, dello Sviluppo economico e dell’Ambiente dovrebbe sedersi intorno a un tavolo per scrivere un po’ meglio il parere, dare il via libera, e poi trasmetterlo a Comune e Regione, che nei giorni scorsi li hanno sollecitati a darsi una mossa. «Nessuna risposta, nemmeno interlocutoria, è ancora giunta da Roma, dai ministeri coinvolti, e in generale un silenzio preoccupanti grava sull’intera, cruciale vicenda. È necessario invece» dice Bettin «rilanciarne l’urgenza e l’emergenza. Forse, perdurando il silenzio, sarebbe il caso che le istituzioni interessate promuovessero, a settembre, una grande manifestazione delle nostre popolazioni a Roma direttamente davanti ai Ministeri competenti o davanti a Palazzo Chigi. Magari, così, qualcuno capirebbe meglio». «Per chi non l’avesse già chiaro» si arrabbia Bettin «va ribadito che il Progetto Moranzani è una delle più grandi operazioni di risanamento e ripristino ambientale e idrogeologico del nostro paese e probabilmente d’Europa, concepita e approvata con la determinante partecipazione delle popolazioni coinvolte, in primis tra Malcontenta e Marghera, cioè quelle più duramente e tragicamente colpite nei decenni scorsi dalle distorsioni e dall’impatto ambientale dello sviluppo di Porto Marghera, zona la cui crescita, pagata soprattutto da lavoratori e comunità residenti, ha fatto e fa comodo a tutto il nordest e a tutto il paese». «Con il Progetto Moranzani» aggiunge Bettin «per la prima volta a Marghera un progetto di rilancio industriale e portuale viene virtuosamente connesso all’ambiente, recuperando un’area degradata che diventerà un enorme parco e un bosco, ricostruendo il devastato equilibrio idro-geologico, spostando una fabbrica ora a ridosso dell’abitato, interrando appunto l’elettrodotto, potenziando tutti gli impianti di smaltimento raggiungendo l’autosufficienza col massimo di qualità industriale e ambientale, ridisegnando completamente la viabilità».

Francesco Furlan

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L’ALTRO FRONTE – Sentenza festeggiata in Riviera

Se Venezia e Marghera piangono, la Riviera del Brenta ride per la decisione del Consiglio di Stato che ha bloccato la realizzazione dell’elettrodotto tra Dolo e Camin (Padova). Un intervento contro il quale i comitati della Zona si sono battuti a lungo, sostenendolo fortemente impattante per la Riviera del Brenta.

 

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