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Discussione in commissione consiliare, presente l’avvocato di Rodrigo Basilicati «Impossibile andare avanti con il progetto». Il sospetto che non ci fossero i soldi

L’addio di Pierre Cardin al Palais Lumière, tra intoppi procedurali e il sospetto – avanzato tra le righe dal Comune – che lo stilista francese non disponesse delle risorse sufficienti per gettarsi in quest’avventura miliardaria, dall’esito incerto. Se n’è discusso ieri in Commissione consiliare Attività Produttive, dove i rappresentanti di Giunta si sono ben guardati dal farsi vedere in una vicenda diventata imbarazzante (non c’era l’assessore alle Attività Produttive Alfiero Farinea) e dove anche il nipote dello stilista, Rodrigo Basilicati, non ha accettato di presentarsi. Il suo avvocato Sandro De Nardi – che minaccia querele per «affermazioni false e denigratorie che, nell’immediatezza, sono state rese da alcune persone», sottolinea anche «l’inopportunità di continuare a contattare la famiglia dell’ingegner Basilicati. E tuttavia ieri, nella Commissione presieduta dal consigliere Ennio Fortuna, è stata diffusa la lettera di recesso che Basilicati ha inviato a Regione, Provincia, Comune e Autorità Portuale il 28 giugno. «Siamo giunti a questa determinazione – si legge – dopo avere constatato che neppure alla scadenza del primo semestre 2013 è stato possibile concludere la procedura amministrativa e ottenere una formale e condivisa approvazione della nostra proposta, né ad oggi è possibile fare alcuna attendibile previsione per il futuro, essendo anzi emersi ulteriori ostacoli procedurali non precedentemente segnalati. Fra l’altro, ci è stato comunicato che – secondo una recente presa di posizione del Ministero dei Beni Culturali – l’area del progetto sarebbe soggetta a vincolo paesaggistico, contrariamente a quanto ritenuto fino ad oggi da tutti gli enti pubblici interessati e dagli stessi privati che hanno ottenuto titoli edilizi nella zona. Nel frattempo, sono scaduti i termini massimi di efficacia dei contratti da noi conclusi per avere la disponibilità di aree sufficienti per concretizzare l’iniziativa. Abbiamo già investito nel territorio somme ingentissime per realizzare un sogno e contribuire alla rigenerazione di Marghera: auguriamo alle amministrazioni locali e ai proprietari delle aree di riuscire presto nell’intento, anche senza il nostro entusiasmo». Ieri, in Commissione, a difendere le ragioni del Comune c’era solo il vicedirettore generale Luigi Bassetto, un tecnico, che ha provato a ricostruire la storia. «Fino al momento della comunicazione di Basilicati – ha detto – non c’erano motivi per pensare a un disimpegno di Pierre Cardin, né ci erano state espresse nuove perplessità. Il Comune ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per il buon esito dell’operazione e la valutazione di 40 milioni di euro per la vendita dei terreni comunali – concordata e iscritta nel bilancio 2013 – era stata fatta tenendo conto anche del costo delle bonifiche. Il 30 giugno era una data cruciale, perché entro quella data la società di Cardin avrebbe dovuto stipulare i preliminari con i privati per l’acquisto delle aree. Quella scadenza dunque ci avrebbe detto se c’era la reale volontà dello stilista di andare avanti con l’operazione Palais Lumiére, o se avrebbe scelto di fermarsi, come è avvenuto». Da più parti ieri – Campa, Boraso, Giordani, Scarpa, Rosteghin, Capogrosso tra gli intervenuti – la richiesta di capire se il Comune nell’affare Palais Lumiére sia stato preso in giro – comportandosi, nel caso, di conseguenza – oppure ha sbagliato. Ma non c’era nessuno a rispondere.

Enrico Tantucci

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