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IN CONSIGLIO – Il Comitato no ecomostro contro il piano di via Lovara

Continua lo scontro sull’area tra via Sile e via Lovara. Venerdì in consiglio comunale sono state prese in esame le osservazioni dei cittadini alla variante urbanistica che trasformerà in completamenti industriali i 120mila metri quadrati di superficie. Uno degli ultimi passaggi formali per completare l’iter per trasformare l’area e poi metterla all’asta. Ad inizio della seduta alcuni aderenti al Comitato No Ecomostro hanno esposto uno striscione di protesta in sala consigliare, poi è iniziata una discussione dai toni particolarmente accesi, con le minoranze che hanno ribadito in modo fermo la loro contrarietà al progetto. «Negli ultimi vent’anni si è cercato di smobilitare aree industriali in prossimità del centro – ha attaccato il capogruppo di Partito Democratico-Lista Sartor, Sebastiano Sartoretto – E ora si sta facendo l’esatto contrario, rendendo industriale lo spazio comunale più vicino al centro. È presente un’area lungo la circonvallazione che si presterebbe a questo, ma invece si vuole andare a tutti i costi contro la volontà di 3mila cittadini che hanno firmato la petizione contro il progetto. Tra due anni voi non ci sarete più e si pronuncerà la città. L’amministrazione che verrà sicuramente non consentirà che il progetto vada avanti: un imprenditore capirà al volo che non ci si può imbarcare in un’operazione come questa». Il sindaco Luciano Dussin ha ribadito ancora una volta come dal suo punto di vista questa sia una delle pochissime possibilità, se non l’unica, di attirare industrie a Castelfranco. «Le azioni di disturbo lanciate sui giornali dal gruppo Pd, quali esposti inviati alle varie istituzioni, restano ovviamente lettera morta, ma contribuiscono a loro volta a disincentivare le volontà dei pochi eroi che credono sia ancora possibile creare lavoro in questo Paese fallito – dichiara il primo cittadino, che poi si riferisce anche all’idea di fare un referendum per bloccare l’operazione – Da ultimo la trovata di attivare un referendum contro la variante al prg, peraltro vietato dagli statuti comunali di tutta Italia compreso il nostro, per evitare l’ingovernabilità del sistema. Ricordo per capire l’entità di cosa stiamo discutendo, che stiamo parlando di un’area già edificabile, otto volte più piccola di quella tanto discussa a Barcon che era agricola, e quattro volte più piccola di quella che abbiamo a nord di Salvatronda».

Matteo Ceron

 

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