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Gazzettino – Inchiesta Mose. Gli appalti a Venezia.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

lug

2013

L’ex presidente del Consorzio ha minimizzato le responsabilità

NUOVE IPOTESI – Nessuna contestazione su finanziamenti elettorali o tangenti

L’ACCUSA – Intendeva tacitare malumori per il monopolio sul Mose dei grandi costruttori veneti

Ci sono le prove, documenti e intercettazioni: Pio Savioli, consigliere del Consorzio Venezia Nuova, stando alle prove raccolte dalla Finanza, avrebbe consegnato una mazzetta da 50mila euro al consigliere del Pd veneto Marchese. Intanto, ieri pomeriggio Giovanni Mazzacurati ha risposto due ore alle domande del pm Paola Tonini. Sull’appalto finito sotto inchiesta, l’ex presidente di Cvn ha detto di essere intervenuto per ragioni di riequilibrio, «volevo soccorrere le imprese minori». E ha ammesso, «procedura poco ortodossa».

L’INTERROGATORIO – Mazzacurati risponde per due ore al Pm sulle irregolarità nell’appalto per il Porto

«Volevo soccorrere le imprese minori»

«Lo ammetto, una procedura poco ortodossa. Ma è l’unico episodio e non me n’è venuto in tasca nulla»

Ha risposto per due ore alle domande del pm Paola Tonini, precisando di essere intervenuto, nell’appalto finito sotto accusa, solo per ragioni di riequilibrio, di “soccorso” alle società minori che si erano lamentate per essere state escluse dalle opere di Salvaguardia in laguna. «È stato l’unico episodio e non me n’è venuto nulla in tasca», ha dichiarato l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, pur ammettendo di essersi reso conto che non è stata una procedura “ortodossa”.
Giovanni Mazzacurati, 81 anni, agli arresti domiciliari dallo scorso 12 luglio con l’accusa di turbativa d’asta in relazione ad un presunto appalto “pilotato” del 2011 per lavori portuali a Venezia, è stato ascoltato ieri pomeriggio nella sede della Polizia Tributaria di Corso del Popolo, a Mestre (dopo aver depistato la stampa, tutta in attesa all’esterno della Procura, a Venezia), da dove è uscito attorno alle 19, accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Alfredo Biagini e Giovanni Battista Muscari Tomaioli.
Mazzacurati, definito dal pm Paola Tonini il “Grande Burattinaio”, è accusato di aver avuto un ruolo di primo piano «nell’attività collusiva che porterà al turbamento delle gare… – scrive il magistrato nella richiesta di misura cautelare – Per tacitare pericolosi malumori da parte dell’imprenditoria veneta “minore” in ordine al “monopolio” delle cosiddette Grandi Imprese nell’esecuzione dell’Opera Mose, interviene direttamente, con disposizioni d’imperio, per creare un accordo spartitorio».
I tre stralci dei lavori furono aggiudicati con un ribasso di circa l’11 per cento e, secondo la Procura, in questo modo per la pubblica amministrazione vi sarebbe stato un grave danno economico: se il ribasso fosse stato del 17 per cento l’Autorità Portuale avrebbe risparmiato quasi 800mila euro, scrive il magistrato; risparmio lievitato a quasi 5 milioni se il ribasso fosse stato del 46 per cento, come in molte altre gare simili.
Nell’informativa conclusiva dell’inchiesta la Guardia di Finanza traccia un profilo dell’ex presidente del Consorzio ben più pesante rispetto al solo episodio del presunto appalto “pilotato”. Le Fiamme Gialle contestano «una gestione quasi “familiare” dell’impresa ad opera dei Mazzacurati» e scrivono che in laguna era attiva una vera e propria associazione per delinquere, di cui avrebbero fatto parte Mazzacurati (che i suoi collaboratori definivano “Re”, “Monarca Assoluto”, “Imperatore”, “Doge”), numerosi membri del Consiglio direttivo e dirigenti apicali del Consorzio, nonché amministratori di società consorziate e altri soggetti collegati: un’organizzazione che sarebbe stata dedita all’emissione e all’utilizzo di false fatture attraverso le quali realizzare “provviste” da utilizzare per «corrispondere tangenti ai pubblici ufficiali referenti del Consorzio Venezia Nuova, nonché per elargire finanziamenti illeciti ad esponenti politici locali». Su questo filone sono ancora in corso accertamenti e non è stata ancora formalizzata alcuna contestazione. E, nel corso dell’interrogatorio, di queste circostanze non si è parlato, hanno precisato i legali di Mazzacurati.
Da registrare la precisazione resa ieri dal senatore del PdL, l’ex ministro Altero Matteoli, che il Consorzio Venezia Nuova aveva indicato in un comunicato come destinatario di un contributo elettorale di 20mila euro: «Il contributo regolarmente elargito nel 2006 dal Consorzio Venezia Nuova a sostegno della mia campagna elettorale, quale candidato alle elezioni per il Senato della Repubblica, è stato interamente restituito non appena ricevuto a cura del mio mandatario – dichiara Matteoli – Quanto affermo è facilmente verificabile ed è stato riportato nelle dichiarazioni che i candidati devono depositare, a norma di legge, presso le Corti di Appello competenti (nella fattispecie quella di Firenze) e il Parlamento». Il Consorzio Venezia Nuova si è rammaricato dell’accaduto «e se ne scusa vivamente con il senatore Matteoli».

 

Per un errore nell’edizione del 25 luglio, a proposito dell’indagine della Guardia di Finanza sui lavori del Consorzio Venezia Nuova, è stato pubblicato tra gli indagati in un richiamo il nome di Ferruccio Falconi, noto esponente culturale dell’isola, che non c’entra nulla con la vicenda, anzichè Nicola Falconi, presidente dell’Ente gondola.
Ce ne scusiamo con gli interessati.

CORRUZIONE – Indagato Falconi (Ente gondola)

Il presidente dell’Ente gondola, Nicola Falconi, risulta indagato per corruzione in relazione a un episodio legato alla sua attività imprenditoriale nel campo dei lavori subaquei. Il nome di Falconi (che con l’appalto “pilotato” del Porto non c’entra) è emerso nel corso di alcune intercettazioni telefoniche effettuate tra il 2010 e il 2011 dalla Guardia di Finanza che, in quel periodo, stava ascoltando i colloqui del consigliere del Consorzio Pio Savioli. Gran parte del capitolo in cui si parla di Falconi è coperto da omissis, segno che gli inquirenti stanno ancora lavorando: di conseguenza non è possibile sapere in relazione a quale appalto Falconi sia finito sotto inchiesta. La sua iscrizione sul registro degli indagati risale a più di due anni fa e da allora non ha avuto alcuna notizia sullo stato delle indagini.
Falconi ha dichiarato di avere rispetto per il lavoro della Finanza e ha spiegato di non ricordare il colloquio intercettato, ipotizzando che si trattasse di una generica lamentela.

 

VENEZIA – Aperti due fascicoli per verificare eventuali sprechi nella realizzazione del Mose e di altre opere

Scende in campo la Corte dei conti

VENEZIA – (gla) Anche la Procura regionale della Corte dei conti sta indagando sui lavori della Salvaguardia della laguna di Venezia.
I fascicoli aperti attualmente sono due: il procuratore Carmine Scarano li ha assegnati ai viceprocuratori Giancarlo Di Maio e Alberto Mingarelli i quali stanno raccogliendo materiale per verificare la sussistenza di un eventuale danno erariale e, in caso affermativo, per individuare i responsabili a cui chiedere di risarcire lo Stato di tasca propria.
Le due inchieste sono nelle fasi preliminari e, con molte probabilità, sono destinate a procedere di pari passo con le indagini penali in quanto in quella sede la magistratura ha maggiori strumenti a disposizione, in particolare per quanto riguarda la raccolta di testimonianze o deposizioni.
Uno dei due fascicoli riguarda alcuni interventi del Mose, il secondo specifici appalti per opere alla bocca di porto di Chioggia. Dalla Procura della Corte dei conti nessun commento o dichiarazione in relazione ai due delicati fascicoli.
Nei procedimenti per responsabilità erariale, la Corte dei conti prende in esame i comportamenti di pubblici dipendenti o di privati che utilizzano fondi pubblici. Sono perseguibili, ad esempio, comportamenti penalmente rilevanti come appropriazioni indebite, truffe o atti di corruzione: i pubblici ufficiali possono essere chiamati a restituire le somme distratte, ma anche a risarcire il danno provocato all’immagine della pubblica amministrazione. E possono essere contestati anche comportamenti dovuti a colpa grave, ovvero danni erariali provocati da mancati controlli o errori macroscopici commessi da pubblici dipendenti.
Preliminarmente la Procura ha il compito di accertare la sussistenza di un danno erariale: spese eccessive rispetto ai prezzi di mercato o costi supplementari sopportati dall’ente pubblico a causa di lavori mal fatti, ad esempio. Oppure “tangenti” che possono aver fatto lievitare i costi di un’opera.

 

Mose, mazzetta da 50mila euro al tesoriere del Pd

Il consigliere Savioli intercettato e fotografato dalla Finanza mentre consegna il denaro a Marchese, esponente dei democratici. Mazzacurati ammette: pratiche poco ortodosse per aiutare piccole imprese

L’EPISODIO – Pagamento in occasione della campagna elettorale del 2012

«Savioli ha dato 50 mila euro al “tesoriere” del Pd»

I RISCONTRI – Foto, intercettazioni e documenti contro il membro del Consorzio

Una “mazzetta” da 50mila euro. A consegnarla in contanti in occasione della campagna elettorale del 2010, il “solito” Pio Savioli, sorta di uomo-bancomat dei fondi neri. Ci sono le prove: documenti e intercettazioni. Tutto nel maxi-fascicolo, disseminato da parecchi omissis, dell’inchiesta lagunare, che ha travolto il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per la realizzazione del Mose. È uno degli episodi che chiamano in causa Giampietro Marchese, esponente di spicco del Pd veneto, consigliere regionale ripescato di recente a Palazzo Ferro Fini primo fra i non eletti, presidente di Ames, la società che raggruppa le farmacie comunali di Venezia, ed ex segretario organizzativo del partito, nonché responsabile della Fondazione Rinascita, proprietaria di tutte le sedi del vecchio Pci-Pds-Ds-Pd per un patrimonio calcolato in quasi tre milioni di euro.
E non sarebbero gli unici soldi che Marchese avrebbe incassato nell’ambito dei finanziamenti illeciti di cui è costellata la dettagliata informativa firmata dal colonnello Renzo Nisi, comandante del Nucleo di Polizia tributaria delle Fiamme gialle di Venezia.
I quattrini da dispensare, a destra e a manca, arrivano dalle consorziate del Cvn, anche quelli per Marchese. E una delle più attive sul fronte risulta essere la Cooperativa San Martino di Chioggia, vera e propria banca parallela per Savioli e compagni al quale vengono consegnati almeno 600mila euro nel solo biennio 2005-2006: e guarda caso è dalla verifica fiscale alla San Martino che scoppia lo scandalo Cvn. Il nome di Marchese spunta anche nella trascrizione di quanto registrato dalla microspia installata dai finanzieri nell’ufficio di presidenza del Coveco uno dei soci pesanti di Cvn. È l’8 giugno del 2011 e il dialogo riportato è fra Franco Morbiolo, capo del Coveco, e Marchese. Il tema affrontato è l’appalto “pilotato”, quello che di fatto ha portato all’arresto con l’accusa di turbativa d’asta, fra gli altri del “monarca assoluto” del Cvn, Giovanni Mazzacurati, e anche di Savioli, componente del cda di Cvn e collaboratore di Coveco. Una gara indetta in tre stralci dall’Autorità portuale di Venezia per lo scavo di canali di navigazione con importo totale 12 milioni e mezzo di euro. Una gara che, su disposizione di Mazzacurati, deve essere vinta dalle piccole imprese con un ribasso molto al di sotto del 50-54% mediamente applicato, e da cui le grandi imprese impegnate nel Mose devono astenersi, compresa la Mantovani di Piergiorgio Baita, finito in carcere lo scorso 28 febbraio per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale.
Ma Morbiolo ha disubbidito agli ordini, partecipando al secondo stralcio e scatenando le ire di Mazzacurati che è “arrabbiatissimo” e minaccia ritorsioni. Di questo parlano i due, l’imprenditore e e il politico. Con Marchese, quindi a conoscenza della combine, che concorda sul fatto che “Mazzacurati pensa di essere onnipotente e pensa di fare tutto”. Mazzacurati che ieri per due ore è stato a colloquio con il sostituto procuratore Paola Tonini, titolare dell’inchiesta, e che a quanto pare avrebbe deciso di collaborare, lui che viene definito dalla stessa pm “il grande burattinaio”. E non solo del Cvn che gestisce un’opera faraonica dal costo finale stimato in sei miliardi e mezzo di euro, bensì dello scenario politico ed economico della regione.
Fra i suoi fedelissimi Savioli, impegnato a ritirare e recapitare i soldi per creare il consenso generalizzato necessario a non disturbare il manovratore: nella foto della Finanza del maggio 2011 che pubblichiamo in prima pagina, sta scendendo dall’Audi A5 di Stefano Tomarelli (altro consigliere Cvn) e tiene stretta la borsa nera da cui non si separa mai.

Monica Andolfatto

 

INCHIESTA CVN . GLI SVILUPPI

Tra gli indagati spunta il nome di Ferruccio Falconi, imprenditore lidense e presidente dell’Ente gondola. L’accusa è di corruzione: molti gli omissis nelle intercettazioni con Savioli, in attesa di approfondimenti. Ombre su Thetis che avrebbe trattenuto il 5 %.

Inchiesta Cvn, indagato Falconi

L’imprenditore è anche presidente dell’Ente gondola. Nuove ombre su Thetis

Il presidente dell’Ente gondola accusato di corruzione nell’ambito della sua attività di imprenditore «Il colloquio con Savioli? Forse una lamentela, per le piccole aziende è difficile sbarcare il lunario»

Quelle strane telefonate . Indagato anche Falconi

Il presidente dell’Ente gondola, Nicola Falconi, risulta indagato per corruzione in relazione ad un episodio legato alla sua attività imprenditoriale nel campo dei lavori subaquei. La notizia emerge dagli atti dell’inchiesta sul presunto appalto pilotato per lavori al Porto di Venezia che, un paio di settimane fa, hanno portato all’emissione di 14 misure cautelari, di cui 7 agli arresti domiciliari per turbativa d’asta, tra cui spicca quella emessa a carico dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova.
Il nome di Falconi (che con l’appalto “pilotato” del Porto non c’entra) è emerso nel corso di alcune intercettazioni telefoniche effettuate tra il 2010 e il 2011 dalla Guardia di Finanza che, in quel periodo, stava ascoltando i colloqui del consigliere del Consorzio Pio Savioli. Nell’informativa conclusiva, gran parte del capitolo in cui si parla di Falconi è coperto da omissis, segno che le Fiamme Gialle stanno ancora lavorando su questo filone. Di conseguenza non è possibile sapere in relazione a quale appalto Falconi sia finito sotto inchiesta per corruzione, né a quali somme di denaro illecite si riferiscano le ipotesi della Finanza. La sua iscrizione sul registro degli indagati risale a più di due anni fa e da allora non ha avuto alcuna notizia sullo stato dell’inchiesta.
Di sicuro le Fiamme gialle si sono insospettite di fronte ad alcuni passaggi dei colloqui telefonici nei quali Falconi «evidenzia come i lavori effettuati da alcune consorziate al Consorzio Venezia Nuova, siano risultati notevolmente superiori agli importi di riferimento in possesso al Magistrato alle acque».
Falconi, dirigente della Sitmar Sub, discute a lungo con Savioli nel dicembre del 2010, prima dell’apertura delle buste per una gara che sarebbe stata poi vinta dalla sua società. «Ci siamo.. giustamente fatto volentieri umiliati come se fossimo una ditta calabrese che veniva a cercare lavoro… – spiega Falconi – Sono dovuto andare lì me li sono dovuti subire e chiedere e questo.. voglio questo… voglio quell’altro cioè nel senso sono uscito pulito come sai un pollo spennato…»
A cosa fa riferimento l’imprenditore? Più chiaro l’accenno ai prezzi: «Io lavoro a 0,31… sai a quanto lavorano loro?… le imprese extra Consorzio eh? A un euro e cinquanta il metro quadro!»
Savioli non pare sorpreso: «Capito, ma che novità. Lo so io… sennò non sarebbero scheletri, Nicola… Nelle pieghe del Consorzio si imparano sempre cose nuove… Tu hai fatto il liceo classico o sbaglio? ecco allora dovresti ricordarti la fine dell’impero Romano… le solite robe tutte le pieghe la gente di infila…»
La Guardia di Finanza conclude: «qualora i fatti fossero effettivamente accertati ne conseguirebbero responsabilità penalmente rilevanti attesa la natura “pubblica” dei fondi utilizzati per effettuare tali lavori».
«Quello che so, l’ho letto sui giornali – risponde Falconi, dichiarando di voler leggere direttamente il fascicolo che lo riguarda prima di commentare – Ho il massimo rispetto per l’inchiesta della Finanza, che tra questa miriade di persone dovrà ricostruire il peso e le responsabilità di ciascuno. Ma faccio fatica a ricostruire quel colloquio, a distanza di tre anni. Di telefonate se ne fanno tante per ottenere un lavoro, tanti sono gli incontri, le cene, soprattutto per le aziende piccole che devono sbarcare il lunario ogni giorno».
Secondo Falconi quella conversazione con Savioli si potrebbe inquadrare in una generica lamentela. «Del resto noi con il Consorzio avevamo dei rapporti abbastanza limitati, trasmettevamo via fax le nostre richieste. Ovvio che in un sistema di intercettazioni a così ampio raggio oltre alle conversazioni private sono state registrate tutte quelle telefonate che facevano “rizzare le antenne” per l’argomento di cui si trattava. Ma va tutto contestualizzato».

 

«Tutto regolare finché ci sono stato io»

Antonio Paruzzolo difende gli anni della sua gestione in Thetis: «Assunzioni solo in base alle competenze»

«Sono indignato e incazzato come una bestia per come si stia buttando al macero una storia di successi lunga 20 anni».
L’ex assessore alle Attività produttive del Comune, Antonio Paruzzolo, è un fiume in piena. Non sopporta il fatto che la Thetis che lui ha gestito da amministratore delegato fino al marzo 2010 possa essere stata considerata un “baraccone” o un luogo dove assumere amici e parenti degli amici. O, peggio, come si legge nella pagina accanto, un luogo dove venivano chieste “percentuali” per poter lavorare.
«Lo ripeterò all’infinito – spiega – fino a quando ci sono stato io neanche una lira è stata chiesta a chicchessia. Anzi, al solo pensiero che qualche personaggio avesse potuto usare il nome di Thetis per chiedere qualcosa avrei fatto la rivoluzione. Io sono fatto così, in azienda controllavo perfino la qualità del caffè che veniva servito nelle riunioni. Perciò posso dire che per tutto il periodo in cui ci sono stato io non è mai successo nulla di ciò che si legge. Se solo mi fosse stata presentata lontanamente un’idea del genere, mi sarei dimesso nel giro di due minuti. Sul dopo, non sono in grado di dire nulla».
Ciò che è stato pubblicato su Thetis deriva dalle intercettazioni, in particolare quelle di Pio Savioli.
«Io mi ricordo un Savioli prodigo di complimenti per l’azienda e per il sottoscritto. Era in cda ma non ho mai capito cosa ci stesse a fare. In 13 anni non ha avuto mai nulla da ridire».
Fino a quando è rimasto a Thetis?
«Nominato assessore nel marzo 2010 smisi di occuparmi di tutti i progetti relativi alla salvaguardia, tenendomi solo quelli extra consorzio e comunque lontani da Venezia. Poi, ho preso atto che le cose erano cambiate in maniera molto rapida nella società e ho mollato tutto nel gennaio 2011».
Thetis è “accusata” di essere stata il collocamento per molti “amici”.
«Le assunzioni, fino a quando ci sono stato io, sono state fatte solo dopo sulla base dei curricula e delle competenze e dopo un rigoroso colloquio che mostrasse come quella persona fosse la più adatta a ricoprire quel posto. E basta».
Intanto, in relazione all’articolo apparso ieri sul Gazzettino contenente la frase attribuita a Pio Savioli «Thetis è un baraccone spaventoso», le Segreterie Territoriali Filctem e Femca e le Rsu di Thetis, hanno emesso una nota nella quale «pur non entrando nel merito delle indagini in corso, ritengono inaccettabile e offensiva tale affermazione nei riguardi di tutti i dipendenti che ogni giorno si dedicano con professionalità al proprio lavoro. Auspichiamo che al più presto la magistratura faccia chiarezza, considerando la già pesante situazione di crisi economica del territorio e più in generale del Paese».

 

LA RELAZIONE GDF- Il suo nome è emerso da alcune intercettazioni svolte tra 2010 e 2011

SOSPETTI – Alcuni lavori effettuati da ditte del Cvn sono molto superiori agli importi di riferimento

Tra i concussi anche il veneziano Tramontin, titolare della Geosigma

A Savioli una busta con una tangente consegnata da Castelli di Te.ma

LA FRASE  «Io lavoro a 0,31 euro al mq, loro a 1,5 euro!». Ma gran parte dei colloqui sono coperti da omissis

LE INTERCETTAZIONI – Nuove ombre su Thetis

«Mi chiedevano il 5%»

Seguendo le mosse di Pio Savioli, immortalato in almeno tre occasioni mentre incassa mazzette, la Gdf “ascolta” le proteste di un imprenditore

(gla) «È il grande protagonista dell’attività investigativa». Così i finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria di Venezia descrivono Pio Savioli, il 69enne di Villorba, in provincia di Treviso, consigliere del Consorzio Venezia Nuova (nonché amministratore di Clodia e consulente del consorzio Coveco), finito agli arresti domiciliari in relazione ad un presunto appalto “pilotato” per lavori portuali a Venezia. La turbativa d’asta che gli viene contestata dal gip Alberto Scaramuzza appare ben poca cosa rispetto alle pesanti accuse che vengono formulate nei suoi confronti dai finanzieri, secondo i quali Savioli «risulta beneficiario di ingenti somme corrisposte a titolo di “tangenti” a partire dall’anno del 2005».
Il nome di Savioli è emerso per la prima volta nel corso di una verifica fiscale che portò alla scoperta della contabilità in “nero” della cooperativa San Martino di Chioggia, impegnata in alcune opere di salvaguardia della laguna. Dalla documentazione acquisita dalle Fiamme gialle risultò che Savioli avrebbe ricevuto ingenti somme di denaro, quantificate in 600mila euro tra il 2005 e il 2006. Ma non solo: tra il 2010 e il 2011 le Fiamme Gialle hanno documentato con appostamenti, fotografie e video «alcuni incontri finalizzati allo scambio di denaro (rappresentante il “compenso”) tra le imprese esecutrici di alcuni lavori, San Martino sc e Clea Sc e gli amministratori del Consorzio Venezia Nuova».
Savioli, infine, viene indicato come il «promotore ed esecutore dell’illecito finanziamento ad esponenti politici effettuati dal CVN mediante un “giro” di fatture per operazioni inesistenti».
Al nome del manager trevigiano Savioli viene affiancato quello di Stefano Tomarelli, amministratore del CVN, della società romana Condotte e del consorzio Clodia: anche quest’ultimo, secondo la Finanza, sarebbe stato beneficiario di somme di denaro contante di provenienza illecita.
COOP SAN MARTINO – I 600mila euro incassati da Savioli sarebbero delle vere e proprie “tangenti” finalizzate ad agevolare la cooperativa di Chioggia nelle assegnazioni dei lavori di Salvaguardia della laguna. In particolare i lavori da effettuarsi alla bocca di porto di Chioggia, assegnati dal CVN alla società consortile Clodia, (composta da Condotte spa, San Martino e Coveco). Concussi sarebbero Mario e Stefano Boscolo Bacheto e Antonio Boscolo Cucco. La Finanza scrive che non è certo se Savioli sia l’effettivo beneficiario delle somme o se le abbia poi consegnate ad altri.
SOCIETÀ TE.MA – Vittima della seconda presunta concussione è Gian Franco Castelli della Te.ma snc. Fotografie scattate dai finanzieri documentano, nel dicembre del 2010, la consegna a Savioli di una busta, avvenuta all’interno di un’auto, nel piazzale del motel che si trova alla rotatoria di Marghera.
Dalle intercettazioni emerge che, in precedenza, a Castelli sarebbero state chieste somme indebite anche da Thetis: una percentuale in relazione ai lavori svolti. «Ce ne sono 140 che ci han trattenuto… rispetto a quello che prendevamo prima, il 5 per cento la Thetis», spiega Castelli al telefono. E sempre riferendosi alla Thetis: «ci hanno massacrato ultimamente…». Savioli conferma: «Lo so, massacra tutti Thetis, non è una novità…» Per la Finanza è la conferma che Thetis, sui lavori assegnati dal CVN alle imprese, trattiene una percentuale del 5 per cento».
GEOSIGMA – Vittima della terza presunta concussione è Diego Tramontin, veneziano, titolare della Geosigma di Pordenone, il quale sarebbe stato costretto a versare 1500 euro giustificati da una fattura emessa dal Coveco per operazioni che la Finanza definisce inesistenti. Il versamento sarebbe avvenuto sempre nel dicembre del 2010, vicino al casello autostradale di Conegliano. I due si incontrarono in un bar di San Vendemiano, come documentano intercettazioni e fotografie. All’uscita, a fianco della vettura di savioli, Tramontin «ha aperto la borsa che aveva con sè, si è accostato in maniera circospetta al Savioli e facendo scudo con il corpo ha prelevato qualcosa all’interno della borsa e lo ha consegnato rapidamente al Savioli». Su questi episodi non è stata disposta alcuna misura cautelare: le indagini sono ancora in corso e potrebbero condurre a breve a ulteriori novità.

Gianluca Amadori e Raffaella Vittadello

 

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