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Gazzettino – Marghera, Rivoluzione verde per la Raffineria

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

lug

2013

LA RAFFINERIA DI MARGHERA – Gli impianti da trasformare e, a destra, Giacomo Rispoli vicepresidente esecutivo di Ricerca, Sviluppo Tecnologico e Progetti per Eni Refining & Marketing

IL PRESENTE – Quattrocento operai impegnati per tre mesi

IL FUTURO – Produrrà 500mila tonnellate di biodiesel

PORTO MARGHERA – Avviati i lavori di bonifica, a settembre si comincia con la conversione

Così Eni, sindacati e lavoratori battono la crisi dando una nuova vita al vecchio impianto

Mentre in Europa le nuvole nere della crisi più grossa dal 1929 hanno provocato la chiusura di 12 raffinerie, in Italia è successo un mezzo miracolo. Le pressioni di sindacati e lavoratori unite alla passione e alla capacità dei ricercatori Eni hanno prodotto il primo caso al mondo di trasformazione di una raffineria convenzionale in una bioraffineria. Giorni fa abbiamo annunciato che sono iniziati i lavori di bonifica degli impianti per poter, poi, a settembre partire con i cantieri di trasformazione.
«Abbiamo rispettato i tempi annunciati a settembre dell’anno scorso» commenta soddisfatto l’ingegner Giacomo Rispoli, vicepresidente esecutivo di Ricerca, Sviluppo Tecnologico e Progetti per Eni Refining & Marketing, in due parole il progettista dell’operazione: «È non è stato semplice visto che in questo settore ogni modifica di un impianto corrisponde ad una nuova parte da progettare e ordinare».
Per quella che diventerà la prima green refinery nata da una raffineria tradizionale sono state utilizzate solo aziende fornitrici italiane, «e utilizzeremo solo imprese italiane per eseguire i lavori sul posto, che vedranno occupati dai 300 ai 400 operai da settembre a dicembre».
A gennaio la raffineria sarà già stata trasformata e partirà con la nuova produzione, anche se sarà ancora nella prima fase, quella che utilizzerà idrogeno ricavato dalla virgin nafta.

La seconda fase sarà pronta per il 2015, «quando avremo a disposizione idrogeno ricavato da un impianto a gas che ci permetterà di saturare la capacità produttiva della nuova bioraffineria e arrivare effettivamente alle 500 mila tonnellate di green diesel prodotto ogni anno».
Se si considera che attualmente la raffineria veneziana lavora 4 milioni di tonnellate di greggio l’anno e ne ricava 3 milioni e mezzo di carburanti, può sembrare un taglio drastico alla produzione. In realtà il green diesel che uscirà dai cancelli di Marghera sarà come il succo concentrato di frutta che si usa per produrre bibite. Sarà un prodotto brevettato da Eni che, miscelato ai gasoli prodotti nelle altre raffinerie italiane, sarà in grado di offrire agli automobilisti un carburante di alta qualità sia dal punto di vista delle prestazioni e della protezione del motore, sia da quello della tutela dell’ambiente; in proposito per il 2015 gli impianti di Eni avranno bisogno, per legge, di un milione di gasoli verdi da aggiungere ai carburanti da distribuire, e metà saranno autoprodotti a Venezia.
«Gli oli vegetali idrogenati saranno privi di componenti aromatici e poliaromatici che sono responsabili della formazione di particolato, e quindi di inquinamento – spiega Rispoli -. Inoltre il numero di cetano è superiore: si tratta dell’indice della ignibilità del gasolio nella camera di combustione, e più è alto più è performante. Infine nel biodiesel convenzionale c’è ossigeno, e talvolta si può creare umidità e dare luogo alla formazione di batteri. Ebbene, il nostro gasolio bio non avrà presenza di ossigeno, quindi avrà un più elevato potere energetico, e il motore nel complesso performerà meglio che con i biocarburanti convenzionali».
Per partire manca solo un documento del ministero dello Sviluppo economico, che raccoglierà tutti i pareri già espressi dal ministero dell’Ambiente e dagli enti locali, atteso a giorni. Entro fine luglio si conclude l’aspetto convenzionale della raffineria di Venezia, e si parte per la nuova avventura. Un passaggio storico anche perché la trasformazione in atto a Marghera sarà un prototipo per moltissime altre raffinerie europee che, invece di chiudere, potrebbero convertirsi e tornare a vivere.

 

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