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GLI APPALTI a Venezia

Il Pm ha chiesto la conferma delle misure

Il gip indica sette pentiti che dovranno essere sentiti

VENEZIA – Il Riesame lascia ai domiciliari Boscolo Anzoletti. Niente obblighi di dimora invece per due indagati chioggiotti

IL GOVERNATORE Zaia:«Massima trasparenza Se certe cose fossero vere, sarebbe molto imbarazzante»

IL SEGRETARIO – Il capo dei democratici veneziani Mognato: «È stata una sua iniziativa»  «Noi siamo estranei, auspichiamo la massima chiarezza su questa vicenda»

SOTTO TIRO – Giampiero Marchese, consigliere regionale del Pd che ieri si è autosospeso.

VENEZIA – Primi verdetti del Tribunale del riesame sull’inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova. Ieri i giudici hanno valutato la posizione di tre indagati che avevano l’obbligo di dimora e uno che è agli arresti domiciliari.
I giudici hanno confermato la detenzione a casa per Roberto Boscolo Anzoletti, 55 anni titolare della “Lavori marittimi e dragaggi” difeso dagli avvocati Bertocco e Rossato. Confermato l’obbligo di dimora per Luciano Boscolo Cucco, 52 anni titolare della ditta “Dragaggi srl” e difeso dall’avvocato Daniele Grasso. Il legale, però, è riuscito a farsi cancellare il divieto di uscire di casa dalle 8 alle 17 che aveva fortemente penalizzato l’attività del suo assistito. «Ora – ha spiegato l’avvocato Grasso – potrà tornare a lavorare». Revocati, inoltre, i due obblighi di dimora che erano stati inflitti a Juri Barbugian, 39 anni titolare della “Nautilus” difeso dall’avvocato Marco Vassallo e a Carlo Tiozzo Brasiola, 38 anni titolare della “Somit” che era difeso dall’avvocato Fogliata. In mattinata sia i difensori che la Procura avevano sostanzialmente ribadito ai giudici le rispettive posizioni. Gli avvocati, in pratica, hanno sostenuto che i loro assistiti, con le rispettive società, avevano piccolissime partecipazioni nell’associazione temporanea di impresa e che quindi non erano al corrente dell’eventuale turbativa d’asta ipotizzata dalla Guardia di finanza. «Un ottimo risultato – ha spiegato in serata l’avvocato Vassallo – il mio assistito ha avuto una quota molto piccola in quel raggruppamento e della turbativa d’asta davvero non sapeva nulla».
Di diverso parere il pubblico ministero Paola Tonini secondo la quale, invece, tutti i soggetti erano a conoscenza del sistema e per questo l’accusa aveva anche chiesto la conferma delle varie misure. La prossima settimana il Tribunale del riesame dovrebbe valutare i ricorsi formulati dagli indagati principali dell’inchiesta come l’ex presidente del Consorzio, Giovanni Mazzacurati, e il consigliere Pio Savioli.

Giampaolo Bonzio
Stop al Consorzio padrone. Venezia, azione in Parlamento

INCHIESTA CVN  «In Parlamento per dire basta al Consorzio»

Stop al Consorzio padrone Venezia, azione in Parlamento

Marcon (Sel): «Grandi opere? Consultazione obbligatoria»

Restituire alla città la “sovranità” rispetto ai grandi temi. La legge speciale per Venezia deve essere modificata garantendo che la comunità locale possa decidere quali progetti devono mettere in sicurezza un territorio tanto delicato come quello lagunare. E impedendo che si ripeta quanto accaduto con la “concessione unica” al Consorzio Venezia Nuova per il Mose che ha, di fatto, esautorato sindaco e consiglio comunale da scelte strategiche e spianato la strada alle dighe mobili malgrado i dubbi fin da allora sulla loro efficacia.
Verso questa direzione, con proposte di disegni di legge in Parlamento, si muoveranno sia il senatore Felice Casson (Partito Democratico) che il deputato Giulio Marcon (Sel). Che fa un passo ulteriore: «Va creato un meccanismo – afferma Marcon – per cui, ogni volta che un territorio deve essere interessato da grandi opere, debba essere obbligatoria una consultazione popolare».
L’impegno dai parlamentari è stato assunto giovedì sera durante il dibattito sul come “Liberare la laguna di Venezia dalla palude degli affari”, promosso al Parco S. Giuliano durante il Venice Sherwood Festival. Dibattito moderato da Beppe Caccia (In Comune) e cominciato con una video intervista a Massimo Cacciari, per 12 anni sindaco di Venezia. È stato lui a stilare una cronistoria della vicenda finita, in queste settimane, tra le indagini della Magistratura, a partire dal 1988 e delle responsabilità sia del Governo Berlusconi che di quello di Prodi. «Passò l’idea che – afferma l’ex-Sindaco – la salvaguardia si giocava su un’opera di grandissimo contenuto tecnologico che avrebbe convogliato tutte le risorse. Ho contestato per anni, mai contraddetto, le criticità tecniche e l’illogicità del progetto».
La “madre” di tutte le responsabilità, in primis, politiche e trasversali è stata quella di prevedere, appunto, un “concessionario unico” per la realizzazione dell’opera: «È un sistema – afferma Casson – che l’Europa ha condannato perché favorisce l’illegalità. Su questo territorio comanda il privato e questo è inaccettabile. Il sindaco deve riaffermare il diritto-dovere di governare perché lo chiamiamo a rispondere di ciò che fa».
Cosa che non è avvenuta con le dighe mobili che rischiano di portare con sè un danno ulteriore. «A Venezia il cambiamento climatico e le sue conseguenze – afferma l’assessore all’Ecologia Gianfranco Bettin – non si contrastano con piccole opere. La legge speciale deve garantire risorse e non possono dirci che il Mose ha mangiato i soldi. Dopo il danno giungerebbe la beffa». Tommaso Cacciari chiede che si studi una moratoria per quei processi a carico dei cittadini che hanno lottato contro il Consorzio Venezia Nuova, mentre Armando Danella (No Mose) punta al «sequestro preventivo cautelativo di politici e tecnici che hanno approvato l’opera». Lui si domanda che senso abbia mettere in opera le paratoie «quando si sa che non funzionano».
Di diverso avviso, l’ex sindaco Cacciari: «Mi auguro che il Mose si concluda nei modi e nei tempi previsti. Se qualcuno ha mandato a remengo 6 miliardi di euro, beh, – afferma – 6mila scudisciate se le merita eccome».

Giacinta Gimma

 

LA LETTERA «Nessuna richiesta indebita da Thetis Spa»

Dalla società Thetis, tirata in ballo nell’inchiesta sugli appalti da intercettazioni della guardia di finanza, riceviamo e pubblichiamo. «Con riferimento alle notizie riportate dal Gazzettino del 26 luglio 2013 sotto il titolo “Nuove ombre su Thetis”, si rappresenta che la Societa TE.Ma. del sig. Castelli ha lavorato per Thetis con incarichi assegnati limitatamente al periodo 2002- 2010, prima dunque dell’attuale gestione. Per quanto di competenza si precisa che nessuna richiesta indebita è stata mai avanzata da Thetis e che la Società si riserva di tutelare in ogni forma e nelle sedi opportune la propria immagine. L’attuale gestione di Thetis ha adottato un’attenta politica di promozione e gestione delle professionalità presenti in azienda, contestualmente a una necessaria attivita di controllo e riduzione dei costi, anche a fronte del quadro generale di crisi del Paese e di un mercato sempre piu competitivo e ad alto contenuto tecnologico. La politica adottata ha permesso di mantenere, all’interno di un contesto difficile, una azienda solida e vitale con una struttura economicofinanziaria che la pone oggi tra le prime societa di ingegneria in Italia».

Thetis S.p.A

 

L’INCHIESTA – Dopo la notizia della mazzetta da 50mila euro che avrebbe ricevuto da Savioli, consigliere di Cvn

Mose, Marchese si sospende dal Pd

Il consigliere regionale veneto: ho agito nel rispetto delle leggi. Il partito: «Noi estranei alle indagini»

Giampiero Marchese, personaggio di spicco del Pd veneziano e veneto, consigliere regionale, ad di Ames, la municipalizzata delle mense e delle farmacie comunali di Venezia ed ex presidente della Fondazione che controlla il “tesoro” immobiliare ex Ds, ha preso due iniziative ufficiali ieri: dopo la notizia che Pio Savioli, uomo chiave del Consorzio Venezia Nuova, gli avrebbe consegnato una mazzetta di 50mila euro, Marchese ha scritto ai giornali per dire che ogni suo atto è trasparente e poi al vertice del Pd per annunciare la sua auto sospensione. E il segretario provinciale del Pd veneziano Mognato lo ha definito «un atto opportuno perché volto ad evitare strumentalizzazioni politiche, anche se non previsto dallo statuto del Partito». Mognato ha aggiunto: «Il Pd è estraneo ai fatti oggetto d’indagine ed è evidente che auspichiamo la massima chiarezza, ribadendo la nostra fiducia nel lavoro della magistratura».
Fiducia e rispetto che lo stesso governatore del Veneto Luca Zaia ieri mattina ha ribadito nei confronti degli investigatori: «Ho l’impressione che sull’inchiesta relativa al Consorzio Venezia Nuova si stia scrivendo una Treccani. L’unica cosa che chiedo è di avere trasparenza massima. È fondamentale, perché alcune cose che si leggono, se fossero vere, sarebbero assolutamente imbarazzanti».
Giampiero Marchese, nelle sue poche righe ai giornali, non sembrava per niente imbarazzato anche se poi non ha più risposto al telefono. Il Partito non gli ha chiesto di fare un passo indietro?
«No, è stata una iniziativa sua», risponde Mognato.« Lo ha fatto per evitare che la vicenda si trasformi in non so che. E devo dire che mi sembra la scelta di una persona che sa cosa vuol dire quando si è avuto un ruolo di dirigente del partito. Ad ogni modo mi auguro che, se ci sarà seguito, dimostri tutta la sua estraneità».
Vi siete sentiti o visti da quando sono uscite le prime notizie sull’inchiesta relativa al Consorzio Venezia Nuova, a Baita e via di seguito?
«Sì e mi sembrava assolutamente tranquillo e sereno».
La Guardia di Finanza sostiene che ha incassato una “mazzetta” da 50 mila euro.
«Ripeto, sono questioni sempre delicate e non sono in grado di giudicare dalla semplice lettura dei giornali. Spero si chiarisca tutto al più presto».
Anche Michele Zuin, consigliere comunale del Pdl veneziano, auspica un chiarimento rapido: «Io sono sempre garantista al massimo, e finché sono cose così e non c’è nulla di ufficialmente provato noi non ci esprimiamo». Renato Boraso ieri sera in consiglio comunale ha chiesto le dimissioni di Marchese da Ames. Tutti, indistintamente, sperano che l’inchiesta finisca presto: «Ci auguriamo che si faccia chiarezza velocemente e che ogni omissis venga scoperto, per il bene di tutti» dice Pietrangelo Pettenò di Rifondazione comunista Fds che siede sui banchi del Consiglio regionale come Marchese per il Pd.
Anche il capogruppo del Pd nel Consiglio comunale veneziano ritiene che la scelta di Marchese di autosospendersi sia stata opportuna, «anche se non mi risulta che in questo momento sia indagato, ma non so niente di più di ciò che leggo sui giornali», commenta Claudio Borghello. «Speriamo che tutto venga chiarito al più presto e perciò è opportuno che si concentri su questa storia. Lui sa più di altri che occorre che la sua vicenda non sia di intralcio alle funzioni del partito e alle altre responsabilità che assolve».

 

LA LETTERA  «Tutti finanziamenti dichiarati»

VENEZIA – Prima dell’autosospensione una breve lettera inviata ai giornali. Giampietro Marchese del Pd ha preso carta e penna per formulare tre precisazioni.
Prima. «I finanziamenti da me ricevuti nella campagna elettorale 2010 sono stati tutti da me dichiarati nel pieno rispetto di quanto previsto dalla vigente normativa».
Seconda. «Quanto alle contestazioni che ho letto sui giornali, mi attenderei che gli organi di stampa riportassero riscontri ufficiali e non ipotesi contro le quali è difficile anche replicare».
Terza puntualizzazione. «Non sono mai stato responsanbile organizzativo provinciale del Pd di Venezia, nè tesoriere».
Dopo aver firmato, chiedendo la pubblicazione, ha maturato la decisione di autospendersi. E il partito democratico sembra aver gradito.

 

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