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Legge Monti e incompatibilità: regolare la posizione di Vernizzi

Silvano Vernizzi “salvo”. Da Bruxelles a Roma fino a Venezia, la posizione del segretario generale delle Infrastrutture della Regione Veneto, nonché amministratore delegato di Veneto strade, presidente delle commissioni regionali Via e Vas, commissario straordinario per la Pedemontana veneta, già commissario straordinario per il Passante di Mestre, è stata chiarita: tra le sue tante cariche non c’è incompatibilità di sorta. E, soprattutto, non c’è alcun problema con la legge anticorruzione varata lo scorso autunno dal governo Monti. Almeno per quanto l’articolo 12 del successivo decreto legislativo 39 del 2013. Perché un’altra norma – per la precisione l’articolo 11 – è in fase di studio e non riguarda solo Vernizzi: problemi potrebbero essercene per tutti i dirigenti. In Veneto come nel resto d’Italia.
Ma restiamo a Vernizzi. Tutto nasce dall’eurodeputato Andrea Zanoni (indipendente Idv), che lo scorso marzo denuncia il conflitto di interessi del manager regionale. Da Bruxelles la segnalazione passa all’Autorità nazionale italiana anticorruzione (Civit) che a sua volta gira il caso a Fabio Milocchi, responsabile della prevenzione della corruzione in Veneto, il quale contesta a Vernizzi le contestazioni della Civit. Val la pena ricordare che il decreto legislativo 39/2013, in attuazione della legge 190/2012, non solo fissa i casi di incompatibilità tra incarichi nelle pubbliche amministrazione, ma stabilisce anche le sanzioni. Ad esempio, “i componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli sono responsabili per le conseguenze economiche degli atti adottati”. Ossia: se viene accertato che un incarico non poteva essere conferito, a “pagare” sarà la giunta regionale – cioè i singoli assessori – responsabile dell’attribuzione dell’incarico. Ecco perché la denuncia di Zanoni, passando da Bruxelles a Roma fino a Venezia, non resta in un cassetto. Mentre Vernizzi risponde presentando un parere del proprio legale, la giunta regionale di Luca Zaia, nella seduta del 16 luglio (delibera pubblicata ieri sul Bur), nomina un esperto – compenso di 5mila euro lordi – per capire come muoversi. La consulenza viene affidata all’avvocato e docente universitario Bruno Barel che di lì a poco consegna il verdetto: nessuna incompatibilità tra gli incarichi contestati, Silvano Vernizzi è in regola. Il caso si chiude sia a Venezia che alla Civit.
Nel frattempo, però, scoppia – in Veneto come nel resto d’Italia – il problema di tutti i dirigenti della pubblica amministrazione. Il tema riguarda l’articolo 11 del decreto legislativo 39 sulla “incompatibilità tra incarichi amministrativi di vertice e cariche di componenti degli organi di indirizzo nelle amministrazioni statali, regionali e locali”. E anche in questo caso sono previste sanzioni a carico di chi ha attribuito gli incarichi (con alcune eccezioni: “sono esenti da responsabilità i componenti che erano assenti al momento della votazione, nonchè i dissenzienti e gli astenuti”). È così che la Regione Veneto sta passando ai raggi X tutti gli incarichi amministrativi di vertice per capire se ci sono incompatibilità. Ma siccome la vicenda riguarda tutta Italia, non è escluso che da Roma arrivi un “chiarimento”.

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