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EFFETTO CARDIN – Il venir meno dell’operazione per fare la torre a Marghera rende problematica la copertura dell’intervento, fondamentale una volta pronto il tram

C’è il rischio che si allunghino notevolmente i tempi per la realizzazione della passerella tra Mestre e Venezia

La prevista pista ciclabile a sbalzo sul Ponte della Libertà è a rischio per la mancanza di fondi

L’addio di Cardin “rallenta” la pista sul ponte della Libertà

Se le fermate del tram a San Giuliano piangono, la pista ciclabile sul ponte della Libertà non ride anche se gli assessori alla Mobilità e ai Lavori pubblici ci stanno lavorando sopra: la promessa di finirla entro febbraio prossimo, infatti, è legata alla necessità di dare un percorso sicuro alle biciclette che, altrimenti, con le rotaie del tram sono destinate a paurosi incidenti. Già le moto che hanno le ruote larghe, sul ponte sono infatti a rischio. Se sul lato San Giuliano la colpa delle fermate che non servono a nessuno è del mancato rispetto dell’Accordo di programma, sul versante Sud oltre all’Accordo di programma ci sono problemi tecnico-burocratici e pare che pure l’addio del Palais Lumière abbia lasciato qualche cassetto senza soldi.
L’accordo di programma, come abbiamo scritto ieri, è quello da 18 milioni e 600 mila euro che prevedeva, oltre al nuovo cavalcavia e al terminal dei Pili per auto e bus, ossia la nuova porta di Venezia che avrebbe fermato i turisti al di qua del Ponte, un sottopasso davanti al parco per far muovere sotto terra automobili e autobus e in superficie solo il tram, le bici e i pedoni: in tal modo il parco di San Giuliano e il Forte Marghera sarebbero diventati un tutt’uno.
La delibera per la pista ciclabile, che dovrebbe partire da via Torino, attraversare il sottopasso ferroviario di Marghera, il Vega e l’area dei Pili e arrivare in piazzale Roma con un percorso di 6 chilometri, è stata approvata dalla Giunta a fine maggio, un mese prima prima che lo stilista italo-francese rinunciasse al progetto. A fine 2012 il Comune assicurava che i soldi per l’opera, che comprende anche la nuova illuminazione del ponte della Libertà, ci sono: 3 milioni e 200 mila euro che arrivano parte da Avm (880 mila euro), parte da Pmv (279 mila euro di risparmi sull’illuminazione del Ponte), 1 milione e 300 mila dalle multe per infrazioni al Codice della strada girate da Veneto Strade al Comune e 500 mila euro da Luigi Brugnaro sui cui terreni ai Pili passerà un pezzo della pista in cambio della concessione per alcuni parcheggi (in proposito le parti stano ancora trattando).
Da febbraio 2014, però, i tempi sono slittati, se va bene ad aprile, se va male a luglio o agosto. Questo significa che, se i tempi del tram verranno rispettati, e cioè se per l’estate prossima arriverà a Venezia, si rischia che la pista ciclabile ancora non ci sarà e a quel punto, per la pubblica incolumità, forse sarebbe meglio vietare alle bici di passare sul Ponte dato che la rotaia è vicinissima al lato destro della carreggiata. Gli Amici della bicicletta recentemente hanno criticato l’assessore alla Mobilità perché molti progetti per piste ciclabili in città sono in super ritardo, e hanno pure espresso dubbi proprio sui tempi di quella sul Ponte della Libertà. Giampietro Francescon, ex componente della Municipalità di Mestre centro che ha denunciato l’abbandono dell’Accordo di programma su San Giuliano e sulla nuova porta per Venezia, ci aggiunge che, «venendo meno l’investimento del Palais Lumière, è ipotizzabile siano venute a mancare alcune finanze sulle quali il Comune contava. E nei corridoi si parla anche dei finanziamenti per la pista ciclabile, se non altro come voci di spesa da confermare o dirottare su altre emergenze».
Del resto se con l’Accordo di programma sono saltate le opere legate al nodo di San Giuliano, con il Palais Lumière sono sfumate la linea del tram su via Torino e Vega («ma i 200 mila euro costati per la progettazione qualcuno li dovrà pur pagare»), la piastra per connettere Marghera a Mestre sopra alla stazione, la piscina per Marghera e vari altri interventi viabilistici.

 

LO STILISTA – E intanto Cardin fa investimenti nel sud della Francia

E Pierre Cardin che fine ha fatto? I suoi collaboratori raccontano che è ancora molto amareggiato per la rinuncia al Palais Lumière ma che si è buttato anima e corpo in una nuova intrapresa nel sud della Francia, dove sta costruendo una clinica di lusso e dove ha già varie proprietà tra terreni ed edifici. Sul progetto del Palais vige la consegna del silenzio. Si sa solo che il gruppo Concept Creative non sta guardando ad altre città in giro per il mondo per costruire le tre torri da 255 metri di altezza, Cardin lo voleva a Porto Marghera per dare un segnale di riqualificazione di una zona industriale in declino. Al momento i collaboratori dello stilista e il nipote Rodrigo Basilicati sono alla finestra e attendono di capire che fine farà il ricorso che il Comune ha presentato contro il vincolo paesaggistico opposto dal Ministero e che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha convinto Cardin a rinunciare al progetto e a non mettere più piede in città, nonostante abbia una residenza nel centro storico. Chissà, forse se il Comune vincesse il ricorso le cose potrebbero cambiare, se non per il Palais, almeno per i rapporti tra lo stilista e la laguna. (e.t.)

 

  1. 1 Comment

    • Mauro says:

      settimana europea della mobilità sostenibile, che delusione sembra che questa fantomatica pista ciclabile tra mestre e venezia noi ciclisti non la vedremo mai, chissà magari ci troveremo un giorno anche un bel divieto per cicli visto che transito promiscuo tra tram auto e cicli è pericoloso, che beffa! Eppure mi sembra così strano che i soldini per devastare parte della nostra città per seminare il tram ci siano ma quelli per garantire la sicurezza dell’unica mobilità sostenibile appunto quella dei cicli non ci siano. Sono veramente amareggiato, almeno quanto Pierre Cardin.

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