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Il Porto: «A decidere Autorità Marittima e Capitaneria». Venerdì manifestazione di Cruise Venice pro crociere. Il Fai: «Vietare la laguna». Due ddl in Senato, Cgil critica.

Grandi navi, ultimi giorni di muro-contro-muro in vista delle decisioni che il premier Letta ha annunciato di voler prendere, convocando le parti per l’1 ottobre, dopo che hanno fatto il giro del mondo le immagini dei manifestanti “NoNav”con le paperelle-salvagenti a fare un “blocco navale” in Canale della Giudecca.

Mentre l’ago della bilancia sembra ora pendere verso la soluzione Porto Marghera caldeggiata dal Comune – dopo le dichiarazioni in tal senso del ministro per l’Ambiente Orlando – il Comitato Cruise Venice replica annunciando per venerdì 27 alle 11, davanti a Ca’ Farsetti, una mobilitazione «pacifica, ma pleteale». Obiettivo: «Dare voce a chiunque comprenda l’importanza delle Grandi Navi a Venezia: non solo operatori portuali, ma anche tante attività imprenditoriali della nostra città il cui reddito è di fatto da tempo collegato a questa tipologia di turismo». Il fronte del “Sì grandi navi in Marittima” serra le fila, con un tam tam. «É scaduto il tempo delle idee fantasiose e dei gesti plateali, come i tuffi in canale della Giudecca o gli atti vandalici compiuti contro il ricevimento crocieristi all’aeroporto Marco Polo», si legge in una nota dell’Autorità portuale, che vorrebbe scavare il canale Contorta dell’Angelo per un accesso alternativo delle navi in Marittima. «Giusto ascoltare tutti, ma bisogna che a decidere sia chi ne ha la facoltà per legge», prosegue la nota, tagliando fuori il Comune, ovvero, «Autorità marittima e Capitaneria di Porto, con proprio provvedimento. Ogni temporeggiamento, chiacchiera, difesa di interessi di parte, soluzione temporanea e non risolutiva (o peggio), che non preveda una misura definitiva di lungo termine, di non far raggiungere l’obiettivo primario voluto da tutti: togliere le navi da San Marco». Adombra possibili «cose non molto chiare», il segretario regionale Uil Gerardo Colamarco: «Bisogna stare molto attenti, capisco la necessità di non far transitare le navi in bacino, ma non bisogna compromettere milioni di euro investiti sulla Marittima». «Sulle grandi navi a Venezia la nostra posizione è chiara», dice il presidente della Regione, Luca Zaia, «le navi sopra le 40 mila tonnellate o di grande stazza devono stare fuori dal Bacino di San Marco. Però siamo per il mantenimento del settore della crocieristica a Venezia. Abbandonarla significherebbe mettere a repentaglio 4500 posti di lavoro e 450 milioni di euro di fatturato».

«Finalmente il governo affronta l’emergenza di questi giganti del mare che rischiano di alterare il volto di una città dalla splendida e delicata natura», interviene dal fronte opposto Andrea Carandini, presidente Fai-Fondo ambiente italiano, «una sacrosanta decisione seppur tardiva. Primo passo decisivo che speriamo porti a un definitivo divieto dell’ingresso in Laguna».

Intanto, due disegni di legge sulla Laguna di Venezia sono all’esame del Senato, in commissione Ambiente: per una nuova organizzazione speciale per Venezia e per la delega al governo per una disciplina dell’ingresso delle grandi navi in laguna. Dai due decreti, comunque, si dovrebbe poi finire a redigere un unico testo mantenendo l’indicazione di un Comitato unico che si occupi della gestione del delicato ecosistema lagunare.

«Non può passare in secondo piano. Venezia», dice Laura Puppato, senatrice del Pd, relatrice di uno dei 2 ddl, «è un gioiello che va tutelato. I flussi delle grandi navi non possono essere come quelli a cui siamo abituati oggi. Si tracci una linea che metta al riparo Venezia e la sua delicatezza».

Nel ddl presentato dal senatore De Poli, spiega Gianpiero Dalla Zuanna, senatore di Scelta civica, «c’è la possibilità di attuare un lavoro rapido di dragaggio che consentirebbe alle navi di aggirare San Marco». Una decisione sarà presa. »Serve una soluzione che sia rispettosa delle esigenze delle categorie economiche, che non penalizzi il turismo ma che sia anche in grado di tutelare la città di Venezia dai possibili rischi ambientali e relativi alla sicurezza. Ma è arrivato il momento di decidere»: a dirlo Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’economia e finanze. Sulla vicenda grandi navi ha preso posizione anche la Cgil, che fa un distinguo: «La Cgil è pienamente convinta della necessità di bloccare il transito delle grandi navi dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca, ma è altrettanto certa che la soluzione non può assolutamente mettere in discussione l’attività portuale e industriale di Marghera. Per questo fa presente al sindaco Orsoni, al governatore Zaia e ai parlamentari veneti e veneziani, oltre al Governo, la forte preoccupazione dei 5.500 lavoratori portuali, pronti a mobilitarsi contro ipotesi che soffocherebbero il Porto Commerciale e le sue potenzialità di sviluppo, decretandone il declino. Chiediamo se si è valutato quanto lo spostamento delle grandi navi a Marghera impatti sulle attività del porto».

Roberta De Rossi

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Tour de force in tv di Orsoni per Marghera

Tour de force televisivo sulla questione “ grandi navi” per il sindaco Giorgio Orsoni, lunedì sera in collegamento con Rai News24 e ieri mattina alle 7.30 già in studio a palazzo Labia per Tg Regione. «Il Comune è per l’immediata applicazione del decreto Clini-Passera e lo stop al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco», ha detto Orsoni, ribadendo la necessità di un trasferimento dello scalo a Porto Marghera, «il Comune dice no a progetti più o meno fantasiosi che prevedono lo scavo di nuovi canali o addirittura di realizzare un nuovo porto in mare: richiederebbero almeno 4-5 anni, invece vogliamo da subito lo stop a un passaggio impattante dal punto di vista visivo e non escluso fisico, per lo spostamento dell’acqua e i danni possibili sulle rive». A Vtp che difende i centinaia di milioni investiti in Marittima replica: «Nessuno vuole chiudere la Marittima che può funzionare per le navi più piccole e non sono poche: vogliamo che il porto si estenda a Marghera per le grandi navi» . Danni all’economia? «La croceristica ha una ricaduta minima su Venezia in termini di lavoro per ristoranti e alberghi, mentre così si salvaguarda l’attività degli operatori del porto».

 

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