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Tribuna di Treviso – Paolini & Brunello, scusate il ritardo.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

set

2013

 

IL RITORNO»PIAZZA DEI SIGNORI

Spettacolo in città a 14 anni dalla protesta in mutande contro Gentilini e De Poli. Manildo: cultura protagonista

Il primo ottobre torneranno sul luogo del “delitto”. Piazza dei Signori. Torneranno lì dove, 14 anni fa, si sono tolti i pantaloni e, in mutande, hanno celebrato il funerale della cultura a Treviso, «uccisa dalla politica». L’attore Marco Paolini e il violoncellista Mario Brunello, invitati dalla giunta del sindaco Giovanni Manildo, torneranno per dire che l’aria in città è cambiata, con il cambio degli inquilini di Ca’ Sugana, che il ventennio gentiliniano è ormai un ricordo, che la cultura è tornata ad avere, a Treviso, la cittadinanza che le era stata scippata.

«Scusate il ritardo», ricordando il grande Massimo Troisi, è il titolo dello spettacolo (inizio 20.30) che rivedrà Paolini e Brunello ancora una volta insieme su un palco, ma stavolta in piazza dei Signori, dopo la cacciata da parte di Gentilini & Co. Si esibiranno senza ricevere alcun cachet. A quattordici anni dall’ultima apparizione pubblica in città, il trevigiano d’adozione Paolini vuole anche capire, sondando sguardi e sorrisi, che aria tira, se la nottata è davvero passata. E la piazza diventerà un’arena: 700 posti a sedere, molti altri in piedi, e un ingresso “responsabile”: ognuno potrà fare una offerta libera per assistere allo spettacolo. I soldi raccolti andranno a “La prima scuola”, onlus che porta cinema e teatro nelle scuole elementari.

Manildo ieri in conferenza stampa l’ha definita «una festa di ricongiungimento, un ritorno festoso a Treviso». «Non vogliamo polemizzare con i nostri predecessori», ha detto Manildo, «ma per noi è normale che in città la cultura, in tutte le sue forme, abbia spazi. Niente di meglio, per celebrare il suo ritorno in città, che avere due grandi artisti trevigiani in piazza dei Signori. Un luogo per noi talmente simbolico che lo spettacolo si farà comunque in piazza, anche se dovesse piovere. E infatti nel manifesto invitiamo a portare l’ombrello».

Perché “Scusate il ritardo”? Perché per un lungo periodo la cultura è appunto venuta a mancare, a Treviso, come attore principale: la giunta Manildo lo ha sottolineato chiaramente, presenti ieri alla conferenza anche l’assessore alla Cultura Luciano Franchin, il vicesindaco Roberto Grigoletto e il presidente del consiglio comunale Franco Rosi: «Scusate il ritardo perché sarebbe normale che gente come Paolini e Brunello avesse sempre ospitalità in città».

Manildo ricorda: «Alla chiusura della campagna elettorale abbiamo fatto il grande concerto all’Appiani, poi il 27 giugno il concerto di inaugurazione del primo consiglio comunale» dell’era Manildo, con il maestro Stefano Mazzoleni, che ha diretto per l’occasione un gruppo di musicisti composto da componenti dell’orchestra Filarmonia Veneta, docenti e allievi del Manzato e del Conservatorio di Castelfranco, musicisti della Banda Visentin, coristi del Sante Zanon ma anche artisti del calibro di Tolo Marton. E ora tocca al grande ritorno di Paolini e Brunello, un’ora di recital a sorpresa, sicuramente non privo di riferimento al «ventennio».

Ma l’ex sindaco Gobbo si dissocia: «L’Estate trevigiana e iniziative simili dimostrano che la cultura ha sempre avuto, anche con la Lega, cittadinanza a Treviso. Manildo & Co. hanno però tanta voglia di dire, a ogni occasione, che sono meglio di noi. Vediamoli alla prova, ma non bastano i primi 100 giorni di governo».

Alessandro Zago

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L’ATTORE  «Portate un fiore o un mazzo d’erba: faremo un prato»

«Portate tutti in piazza dei Signori un fiore, meglio se di campo, ma anche mazzi di erba, panocie… e allora la piazza sarà un prato». Marco Paolini scalda i muscoli per la grande serata del primo ottobre, e lancia subito una proposta originale: trasformare il salotto “buono” di Treviso in un bel campo, per uno spettacolo che promette di non farsi dimenticare facilmente.

«Adesso tocca anche fare notizia, facciamola dunque», dice Paolini raggiunto al telefono, «Lo ammetto, essere invitato in piazza dei Signori col mio amico Mario Brunello, dopo così tanti anni, fa un po’ impressione, ci si sente foresti, ci riconosceremo ancora con la città? Dopo tante stagioni chiusi fuori forse siamo stagionati anche noi. E se non ci riconoscessimo?». Meglio, dunque, essere prudenti: «Cara Treviso», continua l’attore del Vajont, «noi porteremo un violoncello, un libro di Calzavara e una maglia della Tarvisium n. 19 come segno di riconoscimento, tu invece portati un fiore. Chi viene dovrà avere un fiore (meglio se di campo), ma anche mazzi di erba, panocie …. e allora la piazza sarà un prato». (a.z.)

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NEL 1999 – Si spogliarono con i musicisti per difendere il Comunale

Nel gennaio 1999 chiudeva per restauro il Teatro Comunale. I lavori sarebbero durati quattro anni. Ma quella chiusura, a detta di molti, scavò un solco tra le amministrazioni leghiste di Ca’ Sugana e il mondo della cultura.

Da Pavarotti a Fo, molti grandi artisti si indignarono per la chiusura del comunale ma anche per il fatto che il Carroccio prese a pretesto il cantiere per tagliare i finanziamenti all’orchesta Filarmonia, che era l’anima del teatro. Anche la Lega che governava la Provincia (presidente era Zaia, che poi però rimedierà) ritirò dal bilancio il miliardo e mezzo di lire che dovevano finanziarlo. Una situazione senza vie d’uscita, che culminerà il 13 aprile del 1999 con gli orchestrali del comunale in piazza dei Signori insieme a Marco Paolini e Mario Brunello per mettere in scena una protesta clamorosa: sulle note dell’Ave Verum Corpus di Mozart, si tolsero pantaloni e gonne. E restando in mutande dissero:

«Signori politici, ci volevate così. Eccoci in mutande, e con noi è in mutande la città che chiude il teatro e rinuncia alla cultura».

Paolini, tra le lacrime, gridò: «Qualcuno vi ha detto: siete delle merde. Adesso vi sentite in mutande, ma guardate me: ero in mutande, allora, ma sono ancora qui. Questa città non vi vuole, adesso vi pare che l’orizzonte sia soffocante, ma altre città vi vorranno. E quel che è successo oggi resterà una lezione per tutti».

La piazza si sciolse in un applauso, mentre il presidente di Fondazione Cassamarca Dino De Poli, il “padrone” del Comunale, dal Tg regionale replicava serafico: «Per ogni cosa, ormai, in città si fa chiasso». Seguirono settimane convulse, poi l’allora sindaco Gentilini firmò la carta che licenziava tutto il personale dell’ente, nonostante in città fossero state raccolte 13.000 firme a difesa di quei posti di lavoro. Dopo quattro anni il Comunale riaprì, prima ancora l’orchestra rinacque, ma la frattura tra Ca’ Sugana e la cultura, a detta di molti, non si rimarginò.

(a.z.)

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