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L’ALLARME»DENUNCIA DEL “WORLD MONUMENTS FUND”

Per l’impatto del turismo e delle grandi navi la città è un “drammatico esempio”: patrimonio artistico e culturale in pericolo

Venezia – schiacciata tra un turismo incontrollato e in costante aumento e la proliferazione delle grandi navi in Bacino San Marco che ne sono l’altra faccia – è ormai un patrimonio culturale e artistico a rischio per il mondo intero.

Lo certifica il clamoroso inserimento dal prossimo anno della nostra città da parte del World Monuments Fund (Wmf) nell’elenco dei 67 siti storici e archeologici di rilevanza mondiale più a rischio.

Venezia – come ha spiegato due giorni fa a New York il presidente del World Monuments Fund Bonnie Burham, presentando la nuova lista di siti in pericolo, riferita a 41 Paesi – è stata inserita come «drammatico esempio» di un modello economico di sviluppo legato appunto al turismo che rischia di distruggere la città, cercando così di invitare gli enti pubblici interessati – a cominciare evidentemente dal Comune – a riconsiderare le proprie politiche che stanno avendo un impatto negativo molto forte su di essa.

«Molti esperti di beni culturali» ha dichiarato il presidente del Wmf «credono che l’avvento negli ultimi dieci anni del turismo crocieristico delle grandi navi stia spingendo Venezia a un punto critico dal punto di vista ambientale, danneggiando la qualità della vita dei suoi cittadini.

Questo genere di turismo è cresciuto in città del 400 per cento negli ultimi cinque anni, con circa 20 mila visitatori al giorno durante i picchi stagionali.

Venezia è stata inclusa nella lista del 2014 dei siti a rischio nella speranza di ispirare un’analisi più penetrante della valutazione economica dell’industria crocieristica delle grandi navi per la comunità veneziana, in relazione all’impatto negativo che queste imbarcazioni che arrivano da fuori stanno avendo sull’ambiente della città».

Nel dossier su Venezia si ricorda ancora che il passaggio delle grandi navi ha impatti importanti anche sul moto ondoso e che la crescita incessante del numero dei turisti sta avendo effetti negativi sulla qualità della vita dei residenti contribuendo al 50 per cento dell’esodo della popolazione negli ultimi dieci anni.

Si ricorda anche che i residenti hanno formato gruppi di protesta e che il Comune sta riconsiderando lo spostamento delle grandi navi dal Bacino di San Marco. Venezia condivide questo triste inserimento in graduatoria nei siti mondiali più a rischio con altre tre località italiane: si tratta del centro storico dell’Aquila, ancora alle prese con la difficile ricostruzione dopo il terremoto; delle uccelliere Farnese sul colle Palatino a Roma; del sito archeologico del Muro dei Francesi vicino Ciampino.

L’allarme rosso lanciato a livello mondiale su Venezia arriva a pochi giorni dalla calata in laguna di quasi tutti i ministri competenti sul problema, per le prove di sollevamento delle prime paratoie del Mose. Una spinta in più ad arrivare a una decisione rapida sull’estromissione delle grandi navi dal Bacino di San Marco, perché ormai a chiederlo non è più solo la comunità veneziana, ma quella mondiale.

Enrico Tantucci

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LE reazioni In città – Fai e Italia Nostra applaudono «Anche il mondo è con noi»

Plaudono alla decisione del World Monuments Fund di inserire Venezia tra i siti mondiali a rischio per gli effetti negativi del turismo e delle grandi navi sulla città le associazioni veneziane di tutela, che più si sono battute – anche con lettere aperte al ministro dei Beni Culturali Massimo Bray – su questo terreno.

«È una notizia magnifica – commenta il presidente della sezione veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch – perché significa che ormai il problema degli effetti del turismo e delle grandi navi su una città fragile come Venezia è considerata un’emergenza mondiale, mentre qui si continua a fare finta di niente e il sindaco parla addirittura di allargare il Canale dei Petroli. Abbia scritto più volte anche all’Unesco di inserire Venezia tra i siti a rischio, proprio per le trasformazioni che sta subendo per effetto del turismo. Mi sembra più che giusto inoltre che il World Monuments Fund abbia inserito Venezia accanto a l’Aquila tra i siti italiani a rischio. A l’Aquila c’è un centro storico distrutto che non viene ricostruito, a Venezia c’è n’è uno che invece rischia di essere distrutto».

Sulla stessa linea anche il presidente veneziano del Fai, il Fondo per l’Ambiente Italiano, Maria Camilla Bianchini d’Alberigo: «Siamo perfettamente d’accordo con la decisione del World Monuments Fund, diciamo da tempo che la città soffre solo per i guasti prodotti da questo turismo selvaggio e incontrollato senza ricavarne alcun vantaggio per i suoi cittadini che lo giustifichi. Anche sulle grandi navi siano sulla stessa linea, ed è importante che anche l’opinione pubblica mondiale ora si schieri per difendere questa città».

Poche settimane fa, del resto anche il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni aveva ricordato «la brutta figura a livello internazionale che l’Italia sta facendo sulla vicenda delle grandi navi», chiedendone lo stop immediato ed evocando anche l’istituzione di un ticket d’ingresso in città per limitare gli accessi».

(e.t.)

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LA MANIFESTAZIONE E I NUOTATORI DENUNCIATI

«Le multe? Le paghi il Comune»

Consumatori e Sinistra chiedono l’intervento del sindaco Orsoni 

«Le multe ai nuotatori? Le paghi il Comune». Associazione consumatori a fianco dei manifestanti contro le Grandi Navi.

Il presidente nazionale Lorenzo Miozzi ha chiesto ieri al sindaco di farsi carico delle multe da 2 mila euro inflitte dalla Questura ai 33 manifestanti del 21 settembre per aver contravvenuto al «divieto di balneazione».

«Non hanno commesso reati», dice Miozzi, «anzi hanno portato all’attenzione del mondo un problema reale, cioè le navi troppo grande che entrano nel cuore della città. Andrebbero premiati e non multati».

Una richiesta formale al sindaco di annullare le multe viene da Sebastiano Bonzio, capogruppo della Sinistra in Consiglio comunale. «Il nuoto fa bene alla salute», scrive, «e la libertà di manifestare in modo pacifico in difesa della città va difeso».

La manifestazione è quella del 21 settembre, quando la presenza record di navi in Marittima (12 in un solo giorno, tra cui i giganti da 140 mila tonnellate di stazza) aveva scatenato la protesta. Manifestazione che aveva avuto un grande successo, con televisioni e giornalisti da tutto il mondo. Il colpo di scena finale, il lancio in canale della Giudecca dei 33 nuotatori. Ma la Polizia aveva inviato a tutti le contravvenzioni per non aver rispettato le direttive del Questore. Anche questa iniziativa contestata. perché nell’ordinanza c’era il divieto di portare a bordo qualunque cosa «a parte le dotazioni di sicurezza».

Intanto il comitato No grandi navi smentisce di aver mai pensato a un referendum. «Abbiamo appoggiato quello di Key West», dicono, nient’altro».

(a.v.)

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