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Roberto Defez del Cnr, a un convegno nella provincia delle semine ogm di Fidenato, accusa la polenta biologica di provocare cancro all’esofago. Grande amico degli ogm, Defez era però stato smentito già nel 2011 dal Consiglio Superiore di Sanità, insieme al suo collega Umberto Veronesi.

Veronesi docet. L’Umberto nazionale ha sempre detto che mangerebbe con piacere e tranquillità una mela ogm al giorno piuttosto che una biologica. Detto dal primo consulente della Genextra, società del biotech, fa un po’ sorridere. A seguirne le orme è il dottor Roberto Defez, ricercatore del Cnr e grande sostenitore dei benefici degli ogm, anche per risolvere il problema della fame in Africa. Defez in un convegno ha sostenuto come l’abitudine di mangiare polenta biologica sia, secondo lui, fattore di rischio per l’aumentata incidenza di tumore all’esofago riscontrata anche a Pordenone. E lo ha sostenuto citando uno studio europeo. Ha poi raccontato di un’analisi su 77 polente in commercio che ha trovato in quelle biologiche un elevato contenuto di fumonisine, sostanze che rappresenterebbero un fattore di rischio. Il quotidiano Messaggero Veneto ha sottolineato che “Defez ha poi ricordato studi pubblicati che indicano Pordenone, dove la polenta rientra nelle abitudini alimentari locali, come la terza città in Europa per alta correlazione di tumori all’esofago, ma gli autori degli studi indicano anche come fattori di rischio le grappe e il caffè”. Tali affermazioni hanno fatto il giro del web e lo slogan è diventato subito: la polenta causa il cancro, soprattutto se biologica.

Ma vediamo meglio gli studi esistenti. L’Istituto Superiore di Sanità, nel rapporto Istisan sulle micotossine nella filiera alimentare, afferma:

“Due studi hanno evidenziato una correlazione tra consumo di mais, in particolare polenta, e incidenza di tumori nella cavità orale, faringe ed esofago nel Veneto e Friuli-Venezia Giulia”.

Non si specifica affatto che la correlazione è tra cancro e polenta biologica. Lo studio prende in esame le micotossine e dice:

“Le micotossine che più frequentemente vengono riscontrate nel mais prodotto in Italia sono: fumonisine, deossinivalenolo, zearalenone e aflatossine”. “La temperatura ottimale per la produzione delle tossine è intorno a 30°C; questo spiega perché le aflatossine vengano più frequentemente rilevate in derrate provenienti da zone a clima caldo o su colture estive, come il mais”. E ancora: “La fumonisina B1 (FB1, la più abbondante) causa leucoencefalomalacia nel cavallo e edema polmonare nel suino; è dotata di attività cancerogena e si ritiene che possa causare il cancro dell’esofago nell’uomo (classe IARC 2B, possibilmente cancerogena per l’uomo); studi di correlazione effettuati in Sudafrica (Transkei) suggeriscono un legame tra esposizione alla FB1 nella dieta e cancro esofageo. Elevate incidenze di questo tumore sono state osservate in popolazioni (in regioni della Cina e dell’Iran) per le quali il mais è l’alimento base della dieta e alta è l’esposizione alla FB1, in quanto le condizioni ambientali ne favoriscono l’accumulo sul mais”.

Quindi il rischio è legato a tutto il mais del mondo, soprattutto quello prodotto e stoccato nei paesi caldi o nelle stagioni calde.

E lo studio continua affermando: “Livelli medi di AF e FB1 sono risultati superiori nei campioni di farine biologiche rispetto alle convenzionali, ad eccezione per la FB1 nel 2004, (Tabella 2),anche se non è stata riscontrata alcuna differenza statisticamente significativa, dato anche l’esiguo numero di farine biologiche disponibili.Per i campioni di farine convenzionali, i livelli di AFB1 relativi al 2003 sono risultati significativamente superiori (P<0,05) a quelli del 2004”.

Ecco le conclusioni del rapporto Istisan, che si riferisce al complesso delle farine analizzate: “Dall’indagine sulla presenza di aflatossine in farina per polenta, acquistata al dettaglio, è stato evidenziato un elevato livello di contaminazione per i campioni relativi al mais prodotto nell’annata 2003, caratterizzata da un clima particolarmente caldo e siccitoso. Una percentuale alta, pari al 25%, è infatti risultata avere una contaminazione da AFB1 superiore al limite di legge di 2 μg/kg. I campioni relativi alla successiva annata 2004, hanno invece mostrato una minore, anche se diffusa, presenza di aflatossine. La contaminazione da FB1 ha invece evidenziato un andamento simile nei due anni, con valori medi e di mediana sempre superiori a 1000 μg/kg, valore proposto dalla UE come futuro limite di legge a partire da ottobre 2007”.

Da queste conclusioni ad affermare che la polenta biologica favorisce l’insorgenza del cancro all’esofago ce ne passa…

Ma guarda caso l’annuncio choc è stato fatto proprio a un convegno a Pordenone, provincia d’elezione delle semine di mais ogm da parte di Giorgio Fidenato che ha seminato senza autorizzazione ettari di mais Monsanto a Vivaro, Comune della provincia di Pordenone.

E non è nemmeno la prima volta. Defez e Veronesi sono recidivi. Nel 2011 il Consiglio Superiore di Sanità li ha clamorosamente smentiti. La Fondazione Diritti Genetici aveva chiesto chiarimenti al CSS proprio dietro le continue insistenze di Veronesi e Defez che continuavano ad affermare come il mais, convenzionale e biologico, fosse cancerogeno e come invece fosse sicuro il mais ogm. Leggi qui il parere del CSS.

Peraltro una serie di studi citati dall’interessante articolo di Sayer Ji, membro della National Health Federation (che trovate qui), attestano come, tra l’altro, proprio l’erbicida glifosato, anche noto come Roundup, utilizzato massicciamente sugli ogm, abbia innescato nelle coltivazioni ogm un aumento della crescita dei funghi che producono aflatossine.

Per inciso: una review degli studi esistenti sul tumore all’esofago ha collegato questo tipo di cancro con le alte temperature di bevande o cibi ingeriti, ma non parla di alcun ruolo specifico della polenta biologica.

Alexis Myriel

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