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WELFARE VENETO »le schede ospedaliere

Taglio delle capienze per acuti e nuove aperture territoriali saranno contestuali

La nomina dei primari universitari sarà concordata tra Zaia e i rettori degli atenei

VENEZIA – Nel prossimo triennio la sanità del Veneto subirà una riduzione di risorse statali stimata intorno al miliardo. Il “sistema della salute” attuale (fondato com’è su una fitta rete ospedaliera generalista non immune da sprechi e duplicati) non è in grado di reggere questa mazzata, pena compromettere la qualità delle prestazioni erogate. Urge invertire la rotta, alleggerendo la pressione sugli ospedali attraverso una redistribuzione della medicina sul territorio: ricoveri ridotti al minimo nei poli tradizionali; cure moltiplicate in hospice, ospedali di comunità, centri riabilitativi e residenze temporanee. Il vantaggio – sulla carta, almeno – è duplice; abbattimento dei costi, perché la degenza in reparto costa 6-700 euro al giorno mentre quella “territoriale” flette a 150; e riduzione del disagio per il paziente, che ha l’opportunità di essere dimesso in tempi brevi ricevendo le terapie necessarie a breve distanza da casa o addirittura a domicilio. È questa la ratio che ispira le schede di programmazione del Piano socio-sanitario approvate ieri, in via definitiva, dalla giunta di Palazzo Balbi.

Le osservazioni del Consiglio regionale – che aveva radiografato e integrato il documento in commissione sanità, sotto la spinta riformista del presidente Leonardo Padrin – sono state accolte pressoché integralmente, soprattutto per quanto i riguarda i “saldi” nei posti letto e gli interventi di razionalizzazione dei reparti.

Con due novità significative rispetto alla formulazione originale. L’abbandono della logica dei due tempi (prima le chiusura, poi le nuove attivazioni in un rapporto di 1775 a 1027) fortemente contestata dall’opposizione: «L’attivazione delle strutture di ricovero intermedio dev’essere contestuale alla riduzione dei posti letti ospedaliero», afferma la delibera, specificando che – in via prioritaria, entro il 2015 – i presidi di medicina territoriale dovranno essere istituiti in sedi distrettuali e ospedali parzialmente o totalmente dismessi.

L’altra variazione (il diavolo si nasconde nei dettagli, già) riguarda la nomina dei primari delle cliniche universitarie; il Consiglio aveva rivendicato una voce – consultiva – in capitolo ma il governatore Luca Zaia è stato di parere diverso: a indicare i destinatari delle ambite poltrone sarà lui stesso d’intesa con i rettori degli atenei di Padova e Verona. Ce n’è abbastanza per indurre Zaia al colpo di grancassa: «Adesso il Veneto dispone di un “piano industriale” vero e proprio e di una vera programmazione in materia sanitaria, che il cittadino avrà la certezza di vedere governata al cento per cento».

«Abbiamo ricucito su misura l’abito della nostra sanità», fa eco l’assessore Luca Coletto «e l’opera di ammodernamento non avverrà a suon di tagli lineari, come quelli imposti sistematicamente da Roma, ma attraverso il buon senso. La razionalizzazione dei posti letto, per citare il punto più importante, ha portato sì a tagliare circa 1.200 posti per acuti, ma riversandoli sul territorio, visto che abbiamo ottenuto addirittura una trentina di posti in più tra posti a bassa-media intensità e posti di cura nei cosiddetti ospedali di comunità, con forti risparmi che tuttavia non incideranno sull’eccellenza delle prestazioni mediche fornite».

Chi non condivide tanto entusiasmo è Claudio Sinigaglia, l’esperto del Pd in materia di welfare: «Basta chiedere agli addetti ospedalieri e ai cittadini di realtà come Dolo, Belluno, Asiago, Rovigo, Adria, Castelfranco, San Donà, Verona o Padova per capire che le schede presentano molte scelte sbagliate», commenta il consigliere «che si tratti solo si tagli è confermato dal fatto che mancano risorse certe per realizzare le promesse, facile prevedere che non saranno mantenute».

Nota a margine, ma neanche tanto. Caposaldo della rete oncologica preventiva e curativa è senz’altro l’Iov, il cui direttore generale Pier Carlo Muzzio lascerà l’incarico a fine anno. Un’eredità importante che richiede un successore all’altezza.

«Non escludo di nominarlo utilizzando il bando in atto 270 candidati che sono stati già vagliati», fa sapere Zaia, definendo l’Istituto di Padova «un pilastro strategico» meritevole di di dotazioni tecnologiche di livello: «Il nuovo acceleratore lineare è solo l’inizio, abbiamo dato disposizione di acquistare quella tomografia che ci permetterà di entrare nel clan della grande oncologia mondiale».

Filippo Tosatto

 

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