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Il reparto è classificato “attività a esaurimento”, personale preoccupato

Il primario Giacomin: «Una soluzione? Stabilire una joint-venture con Mestre»

MIRANO – Una joint-venture per Cardiochirurgia. Potrebbe essere la soluzione alla paventata chiusura del reparto miranese, proposta da medici e associazioni. Si è parlato anche di questo ieri a Mirano, durante la quindicesima Giornata di cardiologia interventistica miranese al Teatro di Mirano. Per la prima volta in platea siede anche un assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto. Sul tavolo traguardi raggiunti e obiettivi futuri del reparto d’eccellenza dell’ospedale di Mirano, ma risulta difficile guardare al domani con il destino appeso a un filo: Cardiochirurgia a Mirano per ora è salva, ma per quanto tempo? Per stessa ammissione dei medici che vi operano, il futuro non è per nulla certo. Tutto ruota attorno all’interpretazione di “attività in esaurimento”.

«È la politica a dover spiegare cosa significa e che ne sarà di questo reparto», spiega il primario Alessandro Giacomin, «può voler dire che Mestre riuscirà ad assorbirci, oppure che dipenderà dal fatto che Mirano riesca a dare una mano a Mestre. In entrambi i casi non capiamo i motivi di questa proroga a tempo, perché il concetto è essenzialmente uno: anche se territorialmente divisi, i due reparti di Mirano e Mestre collaborano da tempo tra loro, non sono affatto l’uno un doppione dell’altro, basti pensare alle reperibilità o alle ferie del personale, che si integrano».

La ricetta di Giacomin per scongiurare la chiusura è dunque una: «Mirano può anche essere una succursale di Mestre, non è un problema. Tra i due reparti si può istituire una sorta di joint-venture, un accordo di collaborazione, che consenta a entrambi di operare. Chiaramente dev’esserci la volontà politica e questo noi non lo possiamo sapere».

Per ora i cardiochirurghi miranesi non riescono a essere ottimisti: colgono l’aria di disimpegno su Mirano, notano i primi disinvestimenti nel reparto, come un’azienda che sembra avere i mesi o gli anni contati.

«Ci piacerebbe lavorare più tranquillamente», ammette Giacomin, «da 17 anni questo reparto è una realtà importante che ha acquisto esperienza e un bagaglio di conoscenze noto anche fuori Regione e all’estero. La stessa Regione ha voluto far diventare “hub”, cioè specializzata, l’Emodinamica miranese, ma per questo bisogno mantenere Cardiochirurgia».

Dal luglio 1996, quando fu aperta, Cardiochirurgia ha svolto oltre 4 mila interventi. Oggi vi operano tre cardiochirurghi, un quarto è in arrivo, con circa 80 interventi per ogni primo operatore, 160 a cardiochirurgo.

Filippo De Gaspari

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