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A Venezia anche il record di cause legali (800) per ottenere un indennizzo

Dal Borgo (Cgil): «Difficile ipotizzare che sia tutto a posto, l’eternit era ovunque»

Lo avevano chiamato eternit, con una lungimiranza pari allo zero. Eppure, anche se dal 1992 la lavorazione e la produzione è vietata, l’amianto continua a far ammalare i veneziani che ne sono entrati in contatto molti anni fa, con una subdola frequenza che non ha eguali in Veneto e in tutta Italia. Il dramma è contenuto nei dati Inail sulle malattie professionali e nelle cifre fornite dalla Cgil provinciale e relative ai servizi Inca (Istituto nazionale confederale di assistenza).

Tanto per cominciare, sono 90 nel 2012 (97 nel 2011) i casi di patologie derivanti da esposizione alle polveri dell’amianto denunciati all’Inail da lavoratori veneziani. Una cifra spropositata, rispetto ai 19 del Padovano, agli 11 della Marca, ai 9 del Vicentino e del Rodigino, agli 8 del Veronese e ai 7 del Bellunese. Di più. Mentre in Italia, sempre lo scorso anno, su 100 denunce di malattie professionali, 5 sono conseguenza delle polveri di eternit e in Veneto il rapporto sale a 7, nella nostra provincia la proporzione si impenna: 26 casi ogni 100.

Tutto ciò, come spiega Teresa Dal Borgo segretaria generale della Cgil veneziana, «dimostra che il nostro territorio sta ancora pagando a caro prezzo la massiccia presenza dell’amianto in moltissimi luoghi di lavoro, soprattutto a Porto Marghera. Gli effetti si fanno sentire dopo molti anni, circa una ventina, il problema è che qualche volta il lavoratore può ritrovarsi con una patologia fatale come il mesotelioma e a quel punto c’è ben poco da fare. Non dimentichiamoci che a causa dell’eternit da noi negli ultimi dieci anni sono morte circa 400 persone, lavoratori e spesso le loro mogli».

L’incredibile incidenza di malattie da asbesto trova conferma anche nei servizi proposti dall’Inca-Cgil. Fra questi esiste da un paio d’anni la sorveglianza sanitaria, tramite la quale si offre la possibilità di assistenza medica gratuita a chi ha lavorato a contatto con il micidiale metallo. Su 8mila lavoratori ospitati negli archivi del sindacato, ne sono stati contattati finora mille e fra questi 800 hanno intentato causa legale per ottenere un indennizzo dopo aver constato di essere malati.

«Purtroppo più di qualcuno preferisce rinunciare a questo servizio», continua Dal Borgo, «per paura della diagnosi». L’Inca offre anche l’assistenza legale gratuita e pure qui le richieste sono tante. «Fra le varie situazioni», continua la sindacalista, «ce n’è una particolarmente delicata che riguarda la moglie di un operaio deceduta per l’inalazione dell’amianto durante la pulizia della tuta del marito, il quale è perfettamente sano».

Di fronte a questo panorama allarmante, c’è dunque da chiedersi se ormai la situazione sia sotto controllo o meno. «In questi anni è stato fatto molto per bonificare il territorio», sottolinea ancora Teresa Dal Borgo. «È però difficile ipotizzare che sia tutto a posto perché l’eternit era ovunque, dalle scuole alla caserme, alle navi, alle fabbriche. Non è pensabile che sia stato eliminato ovunque. La cosa certa è che pure grazie all’intervento del sindacato, si è agito in modo concreto, anche se a tutti gli effetti manca una vera e propria mappatura delle zone a rischio. È però aumentata la consapevolezza da parte dei lavoratori i quali anche su questo fronte capiscono l’importanza dell’utilizzo delle protezioni individuali».

Gianluca Codognato

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