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Convogli presi d’assalto, gli agenti bloccano chi vorrebbe salire ancora

Un’azienda: perse giornate di lavoro.Pioggia di segnalazioni a Trenitardo

Il nuovo orario cadenzato del Veneto e del Friuli è partito domenica sera e una pioggia di lamentele ha investito il sito “Trenitardo la banca del tempo perduto”, ideato e gestito dall’Associazione studenti universitari (Asu) e dal Sindacato degli studenti: più di 200 segnalazioni in due giorni con tanto di puntuali registrazioni dei ritardi. Tratte in crisi Le tratte più penalizzate dal nuovo orario, secondo i ragazzi, sono Belluno-Padova; Venezia-Verona e Bologna–Padova: la percentuale di treni con un ritardo superiore ai 5 minuti è stata del 34%; mentre un vero «delirio» si è registrato per i convogli provenienti da Mantova.

Giornata da dimenticare infine per i pendolari Belluno-Padova: «A Castelfranco, sul treno delle 7.10 (che arriva a Padova alle 8) è intervenuta la polizia per impedire alle persone di salire sui vagoni strapieni», racconta Davide Quagliotto, del Sindacato degli studenti, tra gli ideatori di Trenitardo. «Il treno è arrivato a Padova con 40 minuti di ritardo, ma c’era da aspettarselo visto che hanno accorpato i due treni del mattino, quello delle 6.42 e quello delle 7.24, destinati agli studenti delle scuole superiori e agli universitari che hanno lezione prima delle 9. Ora c’è solo un treno alle 7.10, altrimenti bisogna aspettare le 9.10 o alzarsi all’alba e prendere quello delle 6.10. Già il secondo treno (quello delle 7.24) aveva un ritardo cronico di 5 minuti, così non sappiamo cosa aspettarci».

I numeri non mentono. E infatti la statistica, che somma senza dare opinioni i ritardi segnalati su Trenitardo e verificati dal sito delle Ferrovie, racconta di un lunedì nero e di un martedì altrettanto cupo. «Si tratta», aggiunge Davide, «del grafico peggiore dell’ultimo mese monitorato. L’assessore regionale Renato Chisso e Trenitalia invitano ad attendere almeno due settimane prima di fare bilanci, noi un’idea ce la stiamo già facendo».

Così come il popolo di Twitter che segue in massa il sito dell’Asu e del Sindacato studenti. Dai cinguettii si scopre che anche numerosi lavoratori hanno condiviso le pene ferroviarie degli studenti: un’azienda del Padovano segnala che 8 dipendenti non si sono presentati ieri in ufficio causa treni; uno di loro è tornato a prendere l’auto alla vista di 55 minuti di ritardo sul suo binario. «La fusione di più treni in orari mattutini ha lasciato a terra molti clienti paganti», sottolineano gli studenti, «con biglietto acquistato ed obliterato. A questo si aggiunge il disagio dovuto ai tempi strettissimi per i cambi: i nuovi orari non lasciano tempo, specialmente in questo periodo di ghiaccio e nebbia, col rischio di lasciare passeggeri in stazioni diverse da quelle di arrivo per una coincidenza persa». «Al nuovo orario ci hanno lavorato per 2 anni», aggiunge Alessandro, studente di Agraria, «hanno dibatutto per 6 mesi senza ascoltare gli interessati , ma allora chi hanno consultato?».

La battaglia continua. Durante le vacanze la Banca del tempo perduto continuerà a funzionare normalmente registrando i ritardi automaticamente. Si viaggia sull’ordine di 150 segnalazioni al giorno, 20-30 mila persone che ogni giorno si collegano sulla pagina Facebook e centinaia su twitter. Intanto ieri una decina di studenti hanno volantinato in stazione per segnalare due appuntamenti informativi: oggi alle 17.30 in aula Cal2 a palazzo Maldura e domani alle 15.30 in aula A all’Interchimico di via Marzolo 1.

Elvira Scigliano

 

RAPPORTO TECNICO

Capitreno a Chisso «Troppe carrozze sovraffollate»

Per tutta la giornata i treni hanno viaggiato quasi tutti puntuali. Pochi ritardi registrati si sono attestati tra i cinque ed i dieci minuti. Ancora una volta, però, in base alle segnalazioni che i capitreno hanno trasmesso ai vertici di TrenItalia, che li hanno girati ai tecnici della Regione, non è stato eliminato del tutto il sovraffollamento su alcune linee regionali, specialmente a Padova. In base ad una nota trasmessa dallo stesso assessore Renato Chisso, i treni in cui i pendolari hanno viaggiato come sardine sono risultati cinque: Treviso-Padova, via Castelfranco, delle 8.09, che arriva alle 9.14; Padova-Treviso delle 7.17; Legnago-Padova delle 6.54 che arriva alle 8.02; Brescia-Venezia che parte dalla Lombardia alle 5.51 ed, infine, Bassano-Cittadella- Padova delle 7.40 che arriva alle 8.44.

«Ancora oggi, nonostante l’entrata in vigore dell’orario cadenzato, i treni sovramenzionati sono formati da carrozze Minuetto» spiega l’assessore Chisso, «Evidentemente se i pendolari hanno viaggiato in condizioni di disagio, è nostro dovere, con Trenitalia, fare il possibile per farli viaggiare su treni più capienti. Stiano tranquilli perché a gennaio metteremo su rotaia altre tre treni nuovi Stadler, fabbricati in Svizzera. Da oggi in poi il servizio regionale, che è nelle mani di TrenItalia, sarà sempre un sorvegliato speciale. Basta con le cancellazioni quotidiane ed i ritardi dei treni, specialmente al mattino quando c’è un po’ di freddo in più».

Intanto ieri si é verificato un episodio che non fa certo onore alle Ferrovie dello Stato. Una ragazza, che deve andare al Cà Foscari per un esame, fa il biglietto alla macchinetta automatica ( 3.55 euro ) per Venezia. Il regionale intorno alle 12.30 viene cancellato. Per essere puntuale, l’universitaria spende altri 16 euro per salire sul Freccia Argento. La beffa arriva quando, al ritorno con il treno locale delle 15.49, la ragazza viene multata di otto euro perché sul biglietto regionale, obliterato a Santa Lucia, c’era scritto Padova Venezia e non Venezia Padova. «Una storia tragicomica che si commenta da sola» chiosa lo zio, Gian Luca La Torre.

(f.pad.)

 

Bassa, la puntualità non è di casa

A Montagnana e Monselice si moltiplicano i disagi: saltano le coincidenze e fino a gennaio non cambierà nulla 

Un treno cancellato e ancora ritardi. I pendolari della linea Mantova-Monselice fanno il bis. Tutt’altro che felici delle novità introdotte dall’orario cadenzato. Dopo la giornata nera di lunedì, sono stati costretti anche ieri a nuovi disagi. In particolare, lungo la tratta della Bassa padovana è stato cancellato il treno regionale numero 20455 in partenza alle 7.16 dalla stazione di Montagnana. La cancellazione è dovuta ad un generico guasto tecnico, su cui Ferrovie dello Stato non ha voluto specificare. I viaggiatori hanno quindi dovuto utilizzare il treno numero 20453, che di fatto ha circolato sull’orario del 20455 (partono a distanza di venti minuti uno dall’altro): il regionale, la cui partenza era prevista alle 6.49 da Montagnana, ha infatti accumulato 25 minuti di ritardo. In sostanza, chi era arrivato in stazione alle 7.16 non ha avuto particolari disagi, mentre chi era al binario ad attendere da quasi mezzora è rimasto al freddo e al gelo. Inevitabilmente, poi, il convoglio ha caricato l’utenza di entrambe le corse: i pendolari sono arrivati a Padova schiacciati come sardine e con mezzora di ritardo rispetto al previsto. Sempre facendo riferimento alla stazione montagnanese, il regionale numero 20459 delle 7.49 è partito con qualche minuto di ritardo. Nulla di clamoroso, non fosse che i viaggiatori hanno corso il rischio di perdere la coincidenza alla stazione di Monselice con il treno in arrivo da Bologna. Anche questo convoglio era tuttavia in ritardo e ha scongiurato la beffa. A Monselice, infine, il treno delle 6.31 per Bologna è arrivato in ritardo di 10 minuti, senza che l’attesa imposta fosse segnalata dai tabelloni. Anche il treno delle 6.39 per Padova è partito in ritardo, alle 6.45. e anche in questo caso la “variazione” non era stata segnalata agli utenti. Ritardi si sono registrati anche più avanti nella mattinata: il regionale numero 2229 delle 9.31 per Bologna era in ritardo a Monselice di 13 minuti; quello numero 20465 delle 9.38 per Legnago di 10 minuti. L’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, ha annunciato di voler intervenire per migliorare il servizio del regionale numero 20455, lo stesso cancellato ieri mattina: attualmente la corsa è effettuata con Minuetto e il problema sarà “risolto” con l’immissione in servizio di altri tre Stadler, prevista a gennaio. Difficilmente, però, basterà questa iniziativa per dare una risposta completa ai disagi dei pendolari della Bassa padovana. Oggi si… riparte: sarà un’altra giornata di passione per chi viaggia in treno?

Nicola Cesaro

 

Dimezzate le corse A Campodarsego si resta a terra 

Da Camposampiero la protesta per l’inadeguatezza del nuovo orario ferroviario si estende a Campodarsego. Anche ieri mattina, per il secondo giorno consecutivo dopo l’introduzione del cadenzato, il treno delle 7.30 per Padova ha lasciato a terra una trentina di lavoratori e studenti perché giunto già pieno. Già a Camposampiero, infatti, si riusciva a salire sul convoglio a malapena, facendo poi l’intero viaggio stretti come sardine in scatola. «Prima nella fascia oraria dalle 7 alle 8 a Campodarsego fermavano quattro treni con destinazione Padova» protesta Claudio Dalle Fratte, due figli studenti che ogni mattina devono raggiungere la città, «Ora ne sono previsti soltanto due». Già questo porta a una prima considerazione: di fatto, il servizio è stato dimezzato. Per di più, proprio negli orari in cui serve maggiormente il collegamento con Padova. «Conseguenza è che se un servizio viene dimezzato è come se il suo costo venisse raddoppiato: a parità di costo dell’abbonamento ho metà servizio» dichiara Dalle Fratte, «Se non è una presa in giro affermare che le tariffe non sono aumentate, la drastica riduzione del servizio cos’è se non un aumento del 100%?» domanda infuriato. E proprio ieri ha inviato una formale protesta al sindaco Mirko Patron e ai referenti delle Ferrovie: nuovorariocadenzato@venetotreni.it e inframob@regione.veneto.it. Ma c’è di più: la riduzione della frequenza delle fermate è accompagnata dalla notevole riduzione del numero delle carrozze. In buona sostanza, i treni viaggiano con una capienza ridotta rispetto a prima. «Ma non dovrebbe avvenire il contrario?» si chiedono gli utenti dell’Alta padovana. E Dalle Fratte rincara la dose: «Chi fa impresa pubblica (e chi ha il compito di controllo) dovrebbe rispettare un parametro di efficienza che gli consenta di mantenere il suo ruolo, se no cambi mestiere! Il nuovo orario cadenzato è stata una scelta aziendale, politica, aziendale-politica? Cioè: chi ha deciso cosa? Chi doveva darvi attuazione? Chi paga in caso di insuccesso?».

Giusy Andreoli

 

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