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In Consiglio regionale le società di gestione hanno anticipato il parere favorevole alle richieste del ministro Lupi: riduzioni per i pendolari e concessioni prolungate

VENEZIA – Dopo i rincari e le proteste, è il giorno della verità sul fronte dei pedaggi autostradali. Oggi le concessionarie aderenti ad Aiscat incontrano il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, per definire i termini di un’intesa che garantisca gli sconti per i pendolari della rete italiana. L’orientamento è favorevole ad accogliere le richieste di da Lupi – abbonamenti con riduzioni del 20% a chi compia almeno 20 percorsi mensili di andata e ritorno su un tragitto definito per un massima di 50 km – ma il sì sarà condizionato ad alcune garanzie. L’annuncio è arrivato dai rappresentanti delle cinque società venete (Brescia-Padova, Autostrade per l’Italia, Autovie Venete, Brennero e Cav) intervenuti alle audizioni della seconda commissione del Consiglio regionale, presieduta dal leghista Andrea Bassi.

La media degli aumenti, autorizzati dal Governo e scattati il primo gennaio, si aggira sul 4% ma procede a macchia di leopardo: più elevato in alcune tratte (è il caso di Mirano-Mestre, gestito da Cav e balzato da 0,80 a 2,80 euro) contenuto invece in altre (+1,63% nell’AutoBrennero).

Le concessionarie suggeriscono una formula che, nel rispetto dei piani finanziari delle singole società, riconosca un beneficio agli utenti pendolari ma non cancelli gli effetti degli aumenti, giudicati «necessari» per mantenere i bilanci in equilibrio.

«La tariffa», sostengono le concessionarie «non è il corrispettivo di un servizio ma l’importo ritenuto adeguato a consentire il rientro degli investimenti effettuati».

In proposito è stato ricordato che alcune società venete applicano già un modello di scontistica: la Brescia-Padova dal 1997 ha introdotto un abbonamento forfettario riconoscendo una riduzione del 10% ai pendolari e combinazioni simili sono state adottate anche da AutoBrennero e Cav.

Unanime la richiesta al ministero di un allungamento dei tempi di concessione (così da spalmare gli oneri finanziari assunti per realizzare le opere) accompagnato da un’omogeneità di trattamento che eviti “scorciatoie” da un punto all’altro della rete.

Del tutto contrario a prolungare le concessioni si è dichiarato Diego Bottacin (Gruppo Misto):

«È la classica porcata all’italiana, perché scarica i costi dei mini sconti applicati oggi sugli utenti di domani, che pagheranno un prezzo ben superiore.

E poi è vergognoso che le società nate recentemente e assoggettate ad un ferreo regime di controllo dal ministero, siano trattate allo stesso modo di quelle collaudate che hanno accumulato negli anni utili strepitosi».

«Un concessionario unico, a fronte dei cinque attuali, consentirebbe di gestire meglio la rete», il commento di Lucio Tiozzo, il capogruppo del Pd «è un tema che deve essere affrontato in Giunta e in Consiglio con l’obiettivo di una cabina di regia diversa». Opinione condivisa dal democratico Bruno Pigozzo.

Di un cortocircuito politico e tecnico parla Stefano Peraro dell’Udc: «Il governatore Zaia critica i presidenti delle concessionarie da lui nominati o appartenenti al suo stesso partito e intanto gli aumenti riducono i flussi di traffico lungo le autostrade, che si riversano o nella viabilità ordinaria o nel trasporto pubblico locale, settori che non se la passano bene nella nostra regione».

Filippo Tosatto

 

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