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LA MOBILITÀ »NASCE LA CARTA DEL TRASPORTO PUBBLICO

Ieri prima assemblea pubblica nell’atrio della stazione delle associazioni che chiedono integrazione tra bus e ferrovia e potenziamento dei treni

BELLUNO – Inaugurato ieri ufficialmente, con un’assemblea pubblica, un nuovo percorso condiviso tra le varie anime della società civile che dovrebbe portare alla stesura di una Carta del trasporto pubblico sostenibile in montagna.

L’incontro si è svolto nella giornata nazionale contro le grandi opere, in particolar modo contro la Tav.

Sul piatto il mantenimento della ferrovia con il suo potenziamento e l’apertura verso nord (Dobbiaco), un’integrazione tra rotaia e gomma, un’aumento delle piste ciclabili e un no secco alle grandi opere come il prolungamento dell’A27. Un trasporto a 360 gradi usufruibile da tutti, e che coniughi anche l’aspetto turistico.

Questi i temi dibattuti nell’atrio della stazione ferroviaria di Belluno «uno spazio comune di cui dobbiamo riappropriarci», ha detto Valter Bonan, assessore all’ambiente e ai beni comuni di Feltre. Una ottantina di persone ha dato vita a questo confronto.

Il treno. «L’attuale mobilità nella nostra provincia non è più tollerabile», ha esordito Nico Paulon di Belluno Più (associazione che fa da coordinamento) soffermandosi sulla chiusura della linea Ponte nelle Alpi-Calalzo e sulla necessità di un potenziamento del trasporto ferroviario anche verso l’Alto Adige. «Vogliamo costruire l’anello delle Dolomiti».

Da Trenibelluno.it, associazione di pendolari e appassionati di treni, è venuto l’input al potenziamento delle corse con bici al seguito, «oggi completamente sparite in provincia di Belluno», hanno detto Alessandro De Nardi ed Enrico Caberlotto.

E parlando di treno, non si poteva non parlare della Regione Veneto «e del gioco delle tre carte che sta facendo con Trenitalia per cui, in questo rimpallo di responsabilità su ritardi e disservizi, alla fine nessuno paga», ha detto Bonan appoggiato anche da Gino Sperandio. Dal consigliere Sergio Reolon, infine, l’appello a «essere uniti a sostegno della ferrovia».

Dolomitibus. La Rete degli studenti ha evidenziato, inoltre, parlando di Dolomitibus, la necessità di istituire un abbonamento più equo e un servizio più vicino alle esigenze della popolazione «a cominciare dalle corse serali», ha detto Denis Donadel che ha aggiunto: «Abbiamo chiesto un incontro alla Provincia per sapere se c’è la possibilità di riunire tutti i vari contributi per il Tpl che arrivano dal Consorzio Bim e dai comuni per ottenere dei costi ridotti».

Si è parlato quindi della necessità di integrare i due servizi, quello su rotaia e quello su gomma «e su questo vorremo capire cosa ne pensano i nuovi acquirenti delle quote di Dolomitibus», ha detto Paulon.

Il prolungamento dell’A27. Un no secco è venuto però ai project financing per la continuazione dell’A27, come ha ribadito Giovanna Deppi del comitato “Per altre strade” la quale ha poi spiegato come il protocollo Trasporti della convenzione delle Alpi, che vieta ogni attraversamento delle Alpi, sia stato emendato dallo Stato italiano prevedendo il collegamento Italia-Austria attraverso il Cadore-Comelico.

«Attenzione perché anche il Bellunese ha la sua grande opera», ha detto Deppi, «un’opera inutile che va da Pian di Vedoia al Cadore-Comelico: un piano da 20 chilometri fermo oggi al Cipe, ma che ha già superato la Valutazione d’impatto ambientale. Dietro il progetto ci sarebbe la società Mantovani al centro di indagini per un giro di fondi neri.

C’è poi il progetto della superstrada a pagamento verso Lienz per 630 milioni di euro. Opere di cui nulla è stato chiesto ai cittadini.

Belluno, quindi, rischia di diventare utile per il traffico internazionale a supporto dell’aeroporto di Venezia e per lo sfruttamento idrico», ha concluso Deppi.

Anche il deputato del M5S Federico D’Incà si è detto contrario a questa grande opera, precisando la sua intenzione di opporsi ai project financing.

Da Max Fiabane (ambientalisti) una critica contro Massaro e l’idea della metropolitana di superficie «destinata a fallire e vecchia di 10 anni».

Il coordinamento di ieri darà l’avvio a una serie di mobilitazioni per il Tpl la cui formula sarà stabilita nella prossima assemblea.

Paola Dall’Anese

 

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