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Domani al voto in Consiglio la delibera che fissa nuove regole per i cambi d’uso

L’assessore Ferrazzi: «Con il testo regionale l’80 per cento degli edifici a rischio»

Un elenco annuale degli interventi autorizzati. E un limite ai nuovi volumi edificabili e agli ampliamenti, in base a una valutazione della loro sostenibilità. Il Comune corre ai ripari e prova a mettere una pezza alla legge regionale 32 del novembre scorso (il «Piano Casa»), istituendo limiti precisi ai nuovi interventi edilizi e riconsegnando la potestà decisoria all’ente locale. Va domani al voto in Consiglio comunale la delibera proposta dall’assessorato all’Urbanistica e già approvata dalla giunta che propone di modificare la legge approvata dalla Regione il 29 novembre. Iniziativa concordata con gli altri grandi comuni del Veneto per fermare quello che è stato definito un «provvedimento illegittimo». La novità è che oltre alla protesta l’amministrazione comunale ha individuato un percorso «parallelo». La delibera del Consiglio comunale sarà infatti presentata alla Regione come se fosse una nuova proposta di legge.

Cosa cambia? «Intanto che si mette un freno alla trasformazione selvaggia e alle modifiche d’uso che prima erano quasi liberalizzate», dice l’assessore all’Urbanistica, Andrea Ferrazzi. «Con il testo proposto dalla Regione era sufficiente abbattere una porta per poter avere il via libera alla realizzazione di nuove strutture. In sostanza, l’80 per cento del patrimonio edilizio del centro storico sarebbe stato a rischio di venire trasformato in strutture ricettive».

Adesso viene introdotto invece l’allegato A, articolo unico della nuova proposta che sostituisce l’articolo 8 della legge. In Regione l’obiettivo del provvedimento era stato quello di «sostenere e riqualificare il settore edilizio, modificando le legge regionali in materia urbanistica ed edilizia».

Una liberalizzazione che premia chi intenda realizzare nuovi ambienti. Norma pericolosissime nei centri storici, e in particolare a Venezia. Dove la struttura edilizia della città è già stata messa a dura prova dalle trasformazioni degli anni Duemila. Il calo degli abitanti e l’aumento dei turisti, i palazzi trasformati in hotel ma anche le case abitate dai veneziani diventate pensioni e affittacamere, appartamenti affittati ai turisti. Invece di mettere freni, la Regione ha approvato la terza legge sul Piano Casa che consente una notevole libertà di movimento a chi intenda costruire ex novo, o nella città d’acqua, modificare l’uso degli edifici. La svolta, dopo le proteste, è che adesso i Comuni vogliono decidere, come era stato per le prime due leggi sul Piano Casa (la 14 del 2009 e la 13 del 2011) in che limiti e modi applicare le misure previste, «adattandole alla propria realtà territoriale».

Il testo approvato da palazzo Balbi era stato giudicato «gravemente lesivo delle competenze dei Comuni» e della loro fondamentale competenza di regolazione urbanistica. Dunque, illegittimo oltre che pericoloso. Nella delibera che va domani al voto in Consiglio si ricorda che la legge regionale prevedeva la possibilità di rilasciare titoli edilizi in contrasto con gli strumenti urbanistici, oltre che «moltiplicare il numero di edifici con nuovi corpi separati», di aumentare i volumi e dunque di modificare in modo permanente il patrimonio dei centri storici.

Alberto Vitucci

 

in regione

Tre leggi in 5 anni per l’edilizia

Una legge regionale ideata per «rilanciare» le imprese dell’edilizia e l’economia. Che si è trasformata in una mina vagante per la tutela dei centri storici. È la numero 32 del 29 novembre 2013, meglio nota come «Piano Casa». L’intestazione parla di «Nuove disposizioni per il sostegno e la riqualificazione del settore edilizio e modifica delle leggi regionali in materia urbanistica ed edilizia». La sua approvazione ha provocato raffiche di proteste e ricorsi da parte dei comuni. È la terza legge sul Piano casa, dopo quelle del 2009 e del 2011.

(a.v.)

 

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