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Nuova Venezia – Mantovani perde la gara per i guai di Baita

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

mag

2014

Aziende in guerra» il caso

Tolto all’azienda padovana l’appalto della piattaforma logistica del porto di Trieste: «Non ha più i requisiti di legge»

Dopo numerosi ricorsi e l’apertura di un fascicolo in procura, I lavori sono stati riappaltati alla cordata Icop composta da Parisi, Interporto di Bologna e Cosmo Ambiente di Noale

TRIESTE – Clamoroso ribaltamento della Piattaforma logistica, quella che dovrà sorgere nell’area tra la Ferriera di Servola e lo Scalo Legnami. I lavori che in via provvisoria erano stati assegnati alla cordata Mantovani, Samer e Venice green terminal, in via definitiva vengono invece appaltati all’unica cordata concorrente, quella composta da Icop, Parisi, Interporto Bologna e Cosmo Ambiente di Noale. Ne ha dato notizia ieri pomeriggio l’Autorità portuale in una nota in cui si rileva che «l’aggiudicazione in favore del raggruppamento Icop è stata formalizzata a seguito dell’esclusione, all’esito delle verifiche di legge effettuate sulle dichiarazioni sostitutive ex articolo 38 del decreto legislativo 163/2006, del raggruppamento temporaneo di imprese con capogruppo l’impresa di costruzioni Mantovani spa che era stato dichiarato aggiudicatario provvisorio». Da parte di Icop era ben presto partito un fuoco di fila di reclami fin da una prima richiesta di esclusione della cordata Mantovani avanzata il 27 novembre e culminati con un preannuncio di ricorso al Tar e la diffida a procedere nei confronti dell’Autorità portuale. Per la diffida l’Icop traeva spunto da un articolo in cui si riferiva come l’ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita avesse patteggiato una condanna a un anno e 10 mesi per associazione per delinquere finalizzata all’emissione di false fatture. Erano seguiti l’apertura di un fascicolo da parte del sostituto procuratore Federico Frezza e interrogazioni in Consiglio regionale. Il ribaltamento poteva già essere supposto dopo le dichiarazioni fatte in Comitato portuale l’11 aprile dal Responsabile unico del procedimento Eric Marcone: «Sulla Piattaforma logistica – aveva affermato – dopo le verifiche di legge ci sono delle sorprese. Saranno chiare quando adotteremo i provvedimenti necessari perché siamo giunti alle conclusioni che attendono ora solo la conferma da parte dell’Avvocatura dello Stato». E ieri si è pronunciata anche la presidente dell’Autorità portuale, Marina Monassi: «È con grande soddisfazione che possiamo annunciare questo risultato, frutto di un complesso e a tratti sofferto percorso, che da oggi però consentirà al nostro porto di svilupparsi ulteriormente con importanti ricadute anche sul piano occupazionale ». Monassi recentemente ha assicurato che nonostante il protrarsi della procedura, i 32 milioni alla fine stanziati dal Cipe non andranno perduti. Commenti soft da parte dei terminalisti triestini che facevano parte delle opposte cordate. «Sono a Londra e non sapevo di questa aggiudicazione definitiva a noi contraria – ha commentato Enrico Samer – è la Mantovani che ha guidato la cordata e ha seguito tutto l’iter. Per noi non è la fine del mondo, avevamo una partecipazione del 10% nell’associazione temporanea di imprese attraverso la Samer seaports& terminals che a propria volta è oggi controllata dal nostro partner turco. Quella sulla Piattaforma era un’operazione a lungo termine e questa decisione non crea gravi ripercussioni sulla mia società, la Samer& co. shipping». «Sono soddisfatto, è un progetto in cui crediamo molto altrimenti non avremmo partecipato – il commento invece di Francesco Parisi – ma potrò esprimermi meglio dopo aver valutato meglio questo risultato perché questo pomeriggio sono impegnato da un notaio fuori città». Ma il fatto che a vincere sia stato Parisi potrebbe ora cambiare addirittura il futuro sviluppo dell’intero porto di Trieste. «Noi in caso di successo – aveva dichiarato a novembre Francesco Parisi – pur non escludendo altre tipologie di traffico, punteremo forte sui container. Trieste non sarebbe né la prima né l’ultima città ad avere due terminal container. Tanto per restare qui vicino, è così anche a Venezia».

Silvio Maranzana

 

Damiano: «Decisione Incomprensibile. Ricorreremo al Tar»

«I vertici della nostra azienda sono stati totalmente rinnovati, ora possiamo agire con la testa alta»

TRIESTE Carmine Damiano, da oltre un anni presidente del consiglio d’amministrazione di Mantovani Spa, reagisce con stupore alla notizia dell’esclusione dai lavori del porto di Trieste. Già poliziotto e questore, non rinuncia alla frecciata polemica: «Apprendiamo la notizia dalle agenzie, nessuno l’ha comunicata formalmente al sottoscritto o all’azienda. Osservo che oltre due mesi fa, il Rup, cioè il responsabile unico del procedimento riguardante l’assegnazione dei lavori, che noi ci eravamo aggiudicati in via provvisoria, dichiarò testualmente“ Ne vedremo delle belle” al quotidiano di Trieste. Mi domando se un funzionario incaricato di una scelta così delicata possa anticipare dei giudizi alla stampa ». Pesa, evidentemente, la tempesta giudiziaria legata allo scandalo del Mose che ha travolto il suo predecessore Piergiorgio Baita… «Se fosse così, faccio notare che da un anno e tre mesi a questa parte, tutte le persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta sono state allontanate dalla Mantovani, il cui consiglio d’amministrazione è stato completamente rinnovato. Ma c’è di più. Secondo il Codice nazionale degli appalti, la verifica dei requisiti di legge riguarda il momento del bando di gara, in questo caso il 2012, quando anche i vecchi amministratori di Mantovani erano estranei alle indagini». Tant’è. Accetterete l’esclusione come ulteriore penitenza per i peccati compiuti da altri in passato? «Non credo proprio. La nuova Mantovani è un’impresa sana e capace, che dà lavoro a migliaia di persone e può girare a testa alta. Lo dimostra il lavoro che stiamo svolgendo all’Expo di Milano dove, in virtù della nostra professionalità, ci hanno affidato la realizzazione di un’opera di primo piano, che stiamo espletando dando prova di serietà e competenza ». Insomma, è prevedibile un ricorso al Tar contro la decisione triestina: «Direi che è assai probabile. Aspettiamo di conoscere le motivazioni di questa esclusione, li esamineremo con cura e poi agiremo con gli strumenti che la legge ci consente per esporre le nostre buoni ragioni». Aveva un qualche sentore dell’esclusione? «Assolutamente no e tuttora non ne comprendo il motivo».

 

«Revocate gli appalti alla Mantovani»

Mozione in consiglio comunale. Ancora in aula la delibera sul Parco della laguna

«Revocare ogni incarico alla Mantovani» Una mozione firmata da tutti i gruppi politici del Consiglio comunale, ad eccezione del Psi, chiede al sindaco di dare un segnale sulla trasparenza, togliendo – «dopo aver verificato che questo non comporti pregiudizio e danno per l’amministrazione» – ogni rapporto contrattuale, economico e di qualsiasi natura con la Mantovani spa e le sue collegate ». Iniziativa proposta dal consigliere del Gruppo misto Renato Boraso. Che ha chiesto di far luce su possibili irregolarità. Mantovani ha vinto l’appalto per la piastra dell’Expo di Milano, oggi sotto inchiesta, dice Boraso, la Corte dei conti sta indagando sul project financing dell’Ospedale all’Angelo di Mestre, affidato proprio a una società del gruppo. E indagini sono in corso sull’attività della società, primo azionista del Consorzio venezia Nuova, che hanno portato lo scorso anno agli arresti di manager della società e del presidente del Consorzio Venezia Nuova. Sulla Mantovani, conclude la mozione, è in corso anche un’indagine della commissione speciale del Comune. Dunque, meglio sospendere tutto. Nell’indagine sull’Expo è coinvolta anche l’impresa vicentina Maltauro, che ha in corso importanti lavori in città. Come la realizzazione del museo M9 a Mestre. La notizia dell’affidamento da parte di Polymnia srl, società della Fondazione Venezia, alla Maltauro spa di 30 milioni di lavori è stata pubblicata in questi giorni. «Ma non ci sono problemi, qui i lavori vanno avanti », hanno subito precisato alla società del Museo del Novecento. Di appalti e inchieste si è parlato ieri in Consiglio comunale, con la presentazione della mozione. Discussione fino a tarda sera sulla ormai famosa delibera per la costituzione del Parco della laguna Nord. Una valanga di emendamenti presentati dalle opposizioni, tempi lunghi e numero legale a rischio. Dopo tre rinvii, ieri sera sembrava la volta buona. «Il Parco non impone vincoli, ma offre prospettive di lavoro», ha ripetuto l’assessore Gianfranco Bettin. «Vogliamo garanzie sul Piano di gestione», replicano gli oppositori. Dibattito in corso fino a tarda ora.

(a.v.)

 

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