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VENEZIA – Secondo incontro, ieri a Bologna, per decidere anche il futuro dei 221 dipendenti veneti del Mercatone, con punti vendita a Noventa( 57), Curtarolo ( 43), Tribano ( 41 ), Castelfranco ( 41 ) ed Occhiobello ( 57 ), futuro appeso a un filo.

I rappresentanti delle famiglie Cenni e Valentini, i titolari emiliani di tutti i 79 punti vendita, sparsi per la penisola, dove sono occupati 3500 lavoratori, hanno ribadito che, quasi certamente, sarà chiuso il 50% dei supermercati e che i debiti accumulati assommano a 400 milioni. Hanno anche confermato che è stata presentata istanza di concordato preventivo e che, a ieri, sarebbero 15 i gruppi imprenditoriali interessati a tutti o a una parte dei punti vendita.

Nel frattempo le preoccupazioni dei dipendenti veneti diventano sempre più pesanti anche perché, a gennaio, hanno ricevuto solo la metà dello stipendio.

Presenti ieri all’incontro i sindacalisti veneti Christian Vicoletti (Filcams), Giancarlo Pegoraro ( Fisascat) e Fabio Paternicò (Uiltucs), mentre per la controparte non c’era l’ad Pier Luigi Bernasconi, ex manager di Media World.

«Ancora una volta i rappresentanti della proprietà sono rimasti molto abbottonati», sottolinea Paternicò «Ci hanno solo comunicato che alcune società al gruppo emiliano, come Tre Stelle, M73 e m75, non presenti nel Veneto, hanno già presentato i libri in tribunale. Silenzio sulla sorte dei punti vendita veneti e anche sui nomi degli imprenditori, che avrebbero manifestato interesse per acquisire le diverse filiali

( f.pad.)

 

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