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Comunicato stampa No Inceneritore Fusina 17 giugno 2021

Attraversare i territori, unire le lotte: comitati e associazioni insieme ai Climate Riders per il Tour du PFAS sabato 19 giugno

Anche i comitati e le associazioni del coordinamento No Inceneritore Fusina partecipano alla pedalata promossa dall’associazione sportiva The Climate Riders per sabato 19 giugno, che ha già nel nome una connotazione molto chiara: Le Tour du PFAS.

Il bike tour partirà infatti dalla Miteni di Trissino, la fabbrica che per anni ha sversato impunemente enormi quantità di PFAS contaminando una delle falde acquifere più grandi d’Europa e il sangue di centinaia di migliaia di persone. I Climate Riders saranno accompagnati in questo primo tratto dai comitati vicentini come PFAS Land e Mamme NO PFAS e faranno tappa al Tribunale di Vicenza dove è in corso il processo penale contro i responsabili di questo grave disastro ambientale.

Proseguiranno poi verso Padova, dove, alle porte della Città, saranno pronti ad accoglierli i comitati che si battono contro il revamping dell’inceneritore di Hestambiente per attraversare insieme il centro cittadino fino al contestato impianto nei pressi di Camin, dove si svolgerà un presidio di protesta.

Infine saranno i Comitati contro l’inceneritore di Fusina ad accogliere i ciclo-attivisti già in Riviera del Brenta, per dirigersi poi verso il presidio di Piazza Municipio a Marghera, dove confluiranno associazioni e comitati veneziani, del miranese e da Mogliano.

La tappa finale sarà proprio Fusina con passaggio a Malcontenta, là dove si trova l’altro grande inceneritore di Ecoprogetto-Veritas, che insieme a quello di Padova andrà a bruciare non solo rifiuti, ma anche fanghi, percolati e altri residui della filiera dei processi di bonifica e depurazione dei PFAS. Un progetto regionale folle che andrà ad aggravare ancora di più l’impatto di questi impianti, la contaminazione ambientale e i rischi per la salute della popolazione.

Il Tour du PFAS sarà dunque un modo per riscoprire alcune delle bellezze regionali, ma anche per attraversare i luoghi dei disastri ambientali che minacciano il territorio, la salute e il paesaggio del Veneto, e per incontrare tante persone che amano la loro terra e la difendono.

Una iniziativa accolta e sostenuta con grande favore dai comitati del veneziano visto che si svolgerà alla vigilia dell’udienza del TAR Veneto (prevista per il 23 giugno) sul corposo ricorso presentato a fine 2020 per bloccare i piani di Veritas, dei suoi soci privati della Bioman (gruppo FINAM) e della Regione Veneto.

Per la zona del veneziano questi gli appuntamenti: ore 14.00 in centro a Dolo, ore 14.45 in Piazza Municipio a Mira, ore 15.30 in via Veronese (Graspo d’Uva) a Spinea, ore 16.00 presidio in Piazza Municipio a Marghera, ore 16.45 passaggio per Malcontenta, ore 17.15 arrivo nei pressi dell’inceneritore di Fusina.

La pedalata sarà aperta a tutti coloro che vogliono partecipare anche solo per un tratto, e si svolgerà ad andatura tranquilla, in piena sicurezza e nel rispetto delle norme anti-covid.

I comitati invitano alla massima partecipazione.

Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina dell’evento facebook sulla pagina No Inceneritore Fusina.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- PFAS-Land

 

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Comunicato stampa coordinamento No Inceneritore Fusina 20 marzo 2021

Biomonitoraggi: chi ha paura della verità?

Da mesi medici, pediatri, associazioni e comitati che si battono contro l’inceneritore di Fusina sostenuti da migliaia di cittadini chiedono con forza a Regione, ULSS e Comuni di impegnarsi concretamente per avviare una campagna di biomonitoraggio nel territorio metropolitano per valutare la presenza di diossine nel latte materno e di metalli pesanti nelle unghie dei bambini; due parametri importanti per determinare il livello di inquinamento di fondo da microinquinanti organici e inorganici nel nostro territorio. Ma ad oggi tutte le strade sembrano sbarrate.

Il 18 marzo durante il Consiglio Comunale di Spinea la maggioranza di centro-destra ha bocciato una mozione presentata dalle opposizioni che chiedeva all’amministrazione di attivarsi anche autonomamente per avviare i biomonitoraggi. Secondo la Sindaca Martina Vesnaver le emergenze sarebbero “ben altre” riferendosi a quella sanitaria causata dal Covid, evidentemente ignorando il fatto che inquinamento ambientale e salute sono strettamente correlati. Ma il rifiuto del Comune di Spinea è solo l’ultimo in ordine di tempo.

Infatti, lo scorso 4 dicembre nel corso di una manifestazione promossa da comitati alla sede della protezione civile a Marghera, gli assessori regionali alla sanità Manuela Lanzarini e all’ambiente Gianpaolo Bottacin avevano promesso un impegno concreto e a breve termine rispetto a questa richiesta; addirittura il Consiglio Regionale nella seduta del 17 dicembre 2020 aveva approvato una mozione che impegna la giunta regionale in tal senso. Promesse e impegni che per ora dalla Giunta Zaia sono rimasti inevasi. Silenzio anche dal Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 3 di Venezia, sollecitata dai comitati con una lettera ufficiale inviata a fine 2020.

L’amministrazione comunale capeggiata dal Sindaco Brugnaro sta facendo anche di peggio: dopo aver rinviato più volte la discussione in consiglio comunale, ora la mozione delle minoranze giace insabbiata nella commissione ambiente.

A Mira la mozione presentata da alcune forze di opposizione andrà in discussione nei prossimi mesi ma non sarà facile ottenere il benestare dalla maggioranza di centro-sinistra, che già si era espressa a favore dell’inceneritore.

“E’ inammissibile che sui biomonitoraggi le amministrazioni e gli enti pubblici continuino a fare orecchie da mercante – attaccano alcuni esponenti del fronte No Inceneritore Fusina – Non voler indagare il livello di accumulo di sostanze tossiche e persistenti come diossine, metalli e PFAS nella popolazione, e in particolare in quella infantile, costituisce un’omissione grave e colpevole. Una scelta chiaramente dettata dal timore di riscontrare livelli elevati di contaminazione che a quel punto metterebbero in discussione scelte pericolose e sbagliate come quella di aver dato il via libera al nuovo inceneritore di Veritas. Eppure amministratori e politicanti di ogni risma si sgolano ogni giorno a ripetere che la salute viene prima di tutto. Ma se la salute è una priorità questa vale sempre e non solo quando si parla di Covid, di vaccini e di norme restrittive. Ad oggi le uniche esperienze di biomonitraggio sono state promosse dal basso e di tasca propria da comitati e associazioni come a Forlì, a Torino, Monselice e Maniago; e tutte le volte i risultati delle analisi sul vivente hanno dimostrato come in realtà l’inquinamento ambientale sia ben più grave di quanto ci viene raccontato, soprattutto nei dintorni di impianti velenosi come gli inceneritori. Riteniamo che sia un dovere inderogabile delle istituzioni indagare lo stato di salute della popolazione e attuare scelte conseguenti a tutela delle persone. Ma se non vedremo fatti concreti a breve, siamo pronti a tornare in piazza e se serve ad attivarci autonomamente”.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia

 

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Comunicato stampa congiunto 15 gennaio 2021

Rifiuti: bollette più care per le scelte sbagliate di Veritas

Veritas accusa i comitati di essere responsabili dell’aumento delle bollette dei rifiuti a causa delle proteste contro il nuovo impianto di Fusina. Pronta la replica del fronte No Inceneritore: “Si tratta di dichiarazioni evidentemente risibili che denotano un certo nervosismo della dirigenza di Veritas dopo il deposito del nostro ricorso al TAR e dopo l’importante presa di posizione di Italia Nostra.

I veri motivi dell’aumento della TARI sono da ricercarsi nelle scelte industriali sbagliate e senza visione fatte in questi anni da Veritas su mandato dei Comuni soci, nella scarsa innovazione dei processi produttivi e probabilmente anche in una gestione poco attenta dei costi generali del servizio”.

Particolarmente grave per i comitati la decisione di puntare sulla produzione di CSS e in definitiva sull’incenerimento:

“La scelta strategica di produrre Combustibile Solido Secondario (CSS) dal rifiuto residuo per poi bruciarlo nella centrale a carbone di Enel era erronea già in partenza non solo per motivi ambientali, ma anche per ragioni economiche. L’accordo raggiunto con Enel nel 2007 e poi rinnovato nel 2013 stava in piedi solo grazie agli incentivi economici erogati dallo Stato (i cosiddetti “certificati verdi”), dunque in definitiva dai contribuenti. Quell’accordo inoltre non teneva in considerazione il già conclamato problema dei cambiamenti climatici che presto o tardi avrebbe potuto portare alla messa in discussione della produzione di energia da carbone. Ora, con la chiusura della centrale e il venir meno del “doping” dei certificati verdi il “castello” economico costruito intorno all’impianto di Ecoprogetto rischia di crollare. Del resto se il tanto decantato CSS fosse un combustibile così pregiato e conveniente, questo sarebbe sostenuto da una domanda di mercato che invece non c’è. Infatti ci troviamo nella situazione unica e paradossale in cui un produttore di “combustibile” per piazzare la sua merce è costretto a pagare gli acquirenti affinché lo ricevano e lo smaltiscano.

A fronte di questa situazione, con il nuovo impianto, Veritas continua a puntare sul CSS aumentando la produzione, e sull’incenerimento finalizzato alla generazione di energia elettrica “incentivata”, invece che su riduzione dei rifiuti, riciclo e energie rinnovabili pulite. Una scelta evidentemente assurda, senza futuro ed estremamente pericolosa i cui costi economici, ambientali e sanitari vengono già oggi scaricati sui cittadini. D’altra parte è ormai chiaro che l’investimento di circa 100 milioni di euro necessari per la realizzazione degli interventi proposti e autorizzati non sarà coperto con anticipo di capitale proprio (di Veritas o dei soci privati), ma tramite finanziamenti bancari e comunque attraverso il rincaro delle bollette.

Per mesi abbiamo chiesto di fermare l’iter di approvazione dell’inceneritore per discutere in modo approfondito su come ridurre la produzione dei rifiuti, migliorare la raccolta differenziata a Venezia e in molti Comuni dell’area metropolitana, per ragionare sulle alternative tecnologiche che consentono il recupero di materia anche dalle frazioni di rifiuto più difficili, in modo da chiudere davvero il ciclo dei rifiuti. La stessa Comunità Europea, con le nuove Direttive in materia di economia circolare (di recente recepite a livello nazionale), impone ai Paesi membri di svoltare con decisione verso questo obiettivo escludendo dal concetto di recupero l’incenerimento, che viene invece equiparato allo smaltimento in discarica; e ciò indipendentemente dal fatto che il calore prodotto in fase di combustione sia utilizzato o meno per la produzione di energia.

Regione, Comuni e Veritas hanno scelto di andare nella direzione diametralmente opposta, ora ciascuno deve assumersi la propria responsabilità di fronte alla comunità. Per parte nostra continueremo ad esercitare i nostri diritti di liberi cittadini, a smascherare le fandonie, e a difenderci dalla minaccia di questo ecomostro con tutti i mezzi a disposizione”.

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Società della Cura Venezia, Casa del Popolo Cà Luisa, PFAS Land, Extiction Rebellion Venezia

 


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L’autorizzazione della Regione non ci ferma, la battaglia per bloccare l’inceneritore prosegue!!

Inoltriamo qui di seguito il comunicato stampa di oggi. Qui il link per vedere il servizio del TGR riguardante l’appello di oltre 60 medici e pediatri:

https://www.facebook.com/NoInceneritoreFusina/videos/939471219915438

E’ attiva la nuova pagina facebook: ogni giorno informazioni sulla vertenza, sul tema dei rifiuti del clima e della tutela dell’ambiente. Metti “mi piace” e aiutaci a diffondere i contenuti: https://www.facebook.com/NoInceneritoreFusina

 

 

Comunicato Stampa Congiunto 24 novembre 2020

Comitati denunciano: fanghi bruciati subito nell’inceneritore di Fusina

Fanghi contaminati da PFAS bruciati subito nell’inceneritore: 8000t nella linea L1, altrettanti nella linea L2

Si sgretolano fin da subito le promesse propagandistiche di Veritas, della Regione e dei Sindaci.

L’incenerimento dei fanghi è il vero business di questo impianto.

Comitati pronti a denunce e diffide per chi minaccia la salute dei cittadini.

“Fanghi contaminati da PFAS e da altre sostanze tossiche subito nel forno L1. Altro che principio di precauzione, qui si sperimenta sulla pelle delle persone. L’inceneritore di Fusina deve ancora partire ma il castello di fandonie costruito da Veritas e soci sull’assenza di rischi per la salute e sulla presunta eco-compatibilità dell’impianto si sta già sgretolando” questa la denuncia secca dei comitati e delle associazioni No Inceneritore a pochi giorni dalla pubblicazione dell’autorizzazione finale rilasciata dalla Regione Veneto.

Il Provvedimento autorizzativo unico regionale (PAUR), pubblicato nel bollettino ufficiale il 6 novembre scorso, parla infatti chiaro: oltre al CSS e ai rifiuti legnosi, nella linea L1 potranno essere bruciate 8000 ton/anno di fanghi di depurazione, e altrettanti nella linea L2 appena sarà pronta. Ma non basta, perché i fanghi, essendo rifiuti speciali, potranno arrivare anche da fuori Regione.

La decisione contenuta nel provvedimento smentisce nei fatti le promesse fatte dall’assessore regionale Gianpaolo Bottacin, il quale a luglio di quest’anno aveva dichiarato pubblicamente il blocco della linea L3 (in realtà solo posticipata), quella che da progetto sarebbe dedicata al trattamento ed essiccamento dei fanghi e dei percolati di discarica. La sospensione della Linea L3 era stata giustificata in pompa magna proprio per il fatto che l’incenerimento dei fanghi contenenti PFAS “è un’operazione che dovrà essere effettuata con tecnologie preventivamente validate dalla comunità scientifica nazionale” (comunicato nr. 1034/220 della Regione Veneto).

La questione era già stata posta dai comitati con le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale, evidenziando- documenti scientifici alla mano – come i famigerati PFAS siano sostanze molto pericolose per la salute e per l’ambiente, difficilmente scomponibili anche a temperature ben più elevate di quelle raggiunte negli inceneritori.

Gli approfondimenti svolti dai comitati fanno emergere chiaramente come il vero core-business dell’impianto di Veritas sia proprio l’incenerimento dei fanghi contaminati dai PFAS, un problema particolarmente grave in Veneto a causa dell’inquinamento di acque e suoli nei territori del vicentino, del padovano e del veronese provocato dall’azienda Miteni. In effetti, questo proposito risulta evidente non solo dalla lettura approfondita della documentazione progettuale, ma anche da dichiarazioni ufficiali rilasciate sia dal Presidente che dal Direttore di Veritas. Del resto, è un fatto che Veritas fa parte integrante di Vivereacqua, il consorzio dei gestori idrici del Veneto, che, come il Commissario delegato per l’emergenza PFAS, ha già espresso l’intenzione di risolvere il problema dei fanghi inquinati tramite incenerimento.

A pochi giorni dall’appello a fermare l’inceneritore e ad avviare i biomonitoraggi inviata da oltre 60 medici e pediatri al Presidente Zaia, il suo silenzio è un segno inequivocabile del reale livello di attenzione per la salute dei cittadini da parte della Regione Veneto, della maggior parte dei Sindaci metropolitani, e dei proponenti.

Pronta la reazione del fronte No Inceneritore: “Diffidiamo pubblicamente la Regione, Ecoprogetto Venezia e i Sindaci metropolitani a non avviare l’impianto e a non bruciare i fanghi. Chiediamo al Ministro dell’Ambiente di intervenire immediatamente e di adottare gli opportuni provvedimenti mantenendo fede agli impegni presi proprio sul tema dell’incenerimento dei fanghi. Quanto al bando pubblicato da Veritas per la realizzazione della linea L2, avvisiamo le ditte intenzionate a partecipare che riterremo responsabile anche chi assumerà l’incarico di costruire il nuovo forno. Agiremo in tutte le sedi legali per tutelare la salute del cittadini”.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Valore Ambiente Mirano, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Casa del Popolo Cà Luisa, Eddyburg, Associazione nascere meglio Mestre

 

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SECONDO APPELLO DEI PEDIATRI

Tre mesi fa come pediatri di Venezia, Mestre e Comuni limitrofi abbiamo rivolto alle Autorità Competenti un appello perché fosse fermato l’iter di approvazione per la messa in funzione a Fusina di tre inceneritori, dotati di una capacità molto superiore alle esigenze del nostro territorio. E questo in un momento in cui tutte le Nazioni cercano ed utilizzano vie alternative per lo smaltimento dei rifiuti, proprio perché sono noti gli effetti inquinanti della combustione (vedi Direttive U.E. 2008). Il principio di PRECAUZIONE, presente nella Dichiarazione di Rio del 1992 e ratificato dall’Unione Europea, si applica fino a quando il rischio di effetti negativi su ambiente e salute non possa essere escluso con certezza scientifica. Al momento gli studi sugli inceneritori di nuova generazione sono insufficienti, e comunque evidenziano già che al fine di ridurre le emissioni, le temperature devono essere più elevate, liberando particelle più piccole e quindi più pericolose. E quello che sappiamo con certezza è che i POPS (inquinanti persistenti non biodegradabili) prodotti dall’incenerimento vengono trasportati nell’aria anche molto lontano, vengono introdotti nel corpo umano con il respiro, l’acqua e il cibo, e una volta entrati vengono smaltiti dopo anni, e a volte mai. L’assorbimento comincia per il bambino già nel ventre materno, e prosegue dopo la nascita ed oltre l’adolescenza, con effetti tanto più devastanti quanto più l’organismo è in via di sviluppo. Infatti tra i molti EFFETTI NOCIVI ci sono quelli sul sistema nervoso, sul sistema endocrino (agiscono come ormoni, ingannando gli organi), sull’albero respiratorio ancora in formazione e in generale su tutte le cellule, creando le condizioni per i tumori che si svilupperanno nell’età adulta. Si calcola che il 25% degli adulti e il 33% dei bambini sotto i 5 anni sia affetto da patologie riconducibili a fattori ambientali, mentre 1 decesso ogni 4 viene attribuito al vivere o lavorare in ambiente malsano (dati del G7 Ambiente del 2017). Sappiamo che un’associazione locale di genitori, sostenuta da oltre 1000 firme, da tempo chiede invano che vengano eseguiti due BIOMONITORAGGI di facile realizzazione e di basso costo, per i quali sono già disponibili sia i volontari sia i laboratori attrezzati per l’esecuzione. Si tratta di verificare la presenza di diossina nel latte materno e di metalli pesanti nelle unghie dei bambini (come fatto recentemente per l’inceneritore di Forlì).

Questi dati sono indici sensibili del livello di inquinamento di un territorio ed è imprescindibile conoscerli prima di affrontare un nuovo possibile impatto ambientale.

Il 26/5/2020 più di 350 Organizzazioni di 90 paesi, che rappresentano OLTRE 40 MILIONI DI SANITARI di tutto il mondo, hanno inviato un appello ai leaders del G20 (tra cui il nostro ministro Conte) chiedendo che medici e scienziati, come erano stati ascoltati per l’emergenza COVID, fossero ora seguiti per l’emergenza di clima e inquinamento. La lettera dice che abbiamo affrontato l’epidemia con corpi già indeboliti dall’inquinamento e invita i governi ad un drastico cambio di rotta, citando espressamente gli inceneritori come causa di morte e malattia. Questo appello mondiale è stato firmato anche dalla FNOMCeO, la federazione che rappresenta TUTTI i medici italiani.

Ma nonostante le preoccupazioni espresse a livello mondiale l’iter per gli inceneritori procede inesorabilmente, in pieno agosto, verso l’approvazione.

Quindi come pediatri e medici sentiamo che il nostro dovere deontologico è avvertire la popolazione di quanto sta accadendo, e invitarla a porsi le nostre DOMANDE :

Perché questa fretta?

Perché si ignora il principio che la salute deve essere la priorità di qualsiasi amministrazione?

Perché si progettano impianti super-potenti, se si afferma di non volerli utilizzare?

Perché non si ascoltano proposte alternative, già applicate nel resto d’Europa?

Perché non vengono fatti i semplici biomonitoraggi chiesti dalle famiglie?

Cosa si teme di scoprire?

Invitiamo nonni e genitori, mentre guardano i loro bambini correre felici e inconsapevoli, a decidere di difendere la loro salute, attuale e futura.

 

PEDIATRI CHE ADERISCONO ALL’APPELLO 

Angela Barachino
Francesca Beccaro
Marina Beneforti
Silvia Callegaro
Camilla Caprioglio
Cinzia Cecchinato
Loredana Cosmo
Sandra Cozzani
Mario Cutrone
Cinzia Dario
Dania El Mazloum
Enrico Ferrara
Silvia Girotto
Lucia Magagnato
Lidia Marchesini
Maria Gabriella Medico
Paolo Monetti
Giovanni Montesanto
Silvia Palatron
Maria Pellosio
Caterina Pelloso
Giovanni Battista Pozzan
Paolo Regini
Maria Scalzone
Andrea Schiavon
Flavio Semenzato
Annarosa Tessari
Vittorio Urbani
Francesco Vidal

 

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ANDRA’ TUTTO IN FUMO

IN AZIONE CONTRO L’INCENERITORE

Le procedure per l’autorizzazione dell’ecomostro di Veritas stanno andando avanti. La lotta per fermarlo anche!!! Ecco alcune azioni che ciascuno può fare per aiutare i comitati e le associazioni ambientaliste:

 

  1. PARTECIPA ALLA CAMPAGNA ANDRA’ TUTTO IN FUMO:  esponi dal tuo balcone un lenzuolo con la scritta “Andrà tutto in fumo – No Inceneritore Fusina”. Se preferisci puoi prenotarne uno scrivendo a noinceneritorefusina@gmail.com (con contributo di 5 euro alla consegna). Una volta esposto scatta una foto e inviala alla stessa mail, la pubblicheremo in facebook.
  2. SOSTIENI IL RICORSO AL TAR: le spese per presentare il ricorso sono ingenti. Puoi fare un bonifico su conto corrente intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 indicando come causale “ricorso TAR No Inceneritore Fusina”. Puoi anche raccogliere direttamente  dei contributi richiedendo dalla prossima settimana dei blocchetti per sottoscrizioni tra le persone che conosci. Se sei disponibili scrivi alla mail di cui sopra.
  3. FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE: la petizione è ancora attiva fino a fine agosto. Se non hai ancora firmato puoi farlo sulla piattaforma change.org (clicca qui). Oppure puoi scaricare il modulo cartaceo dal link http://www.opzionezero.org/wp-content/uploads/2020/05/MODULO_PETIZIONE_INCENERITORE_FUSINA.pdf. Una volta completato completato fai una scansione e inviala per mail all’indirizzo indicato prima oppure contatta i comitati del tuo territorio.

 

POSSIAMO VINCERE ANCHE QUESTA SFIDA DIFFICILE, MA C’E’ BISOGNO DELL’AIUTO E DELL’IMPEGNO  DI TUTT*. ENTRA IN AZIONE INSIEME A NOI!!

 

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Comunicato stampa congiunto 2 luglio 2020

Inceneritore: il problema non è solo la terza linea.

 

Comitati scettici sull’esito dell’incontro tra Costa e Bottacin.

La sospensione della linea fanghi non è sufficiente.

Il progetto è comunque sbagliato e pericoloso, deve essere ritirato.

Chiudere il ciclo dei rifiuti è possibile, necessario discutere con comitati, associazioni e comunità locali  sulle scelte strategiche

In cantiere grande manifestazione prima delle elezioni e ricorso al TAR.

 

La notizia del probabile rinvio della Conferenza dei servizi prevista per il 9 luglio a seguito dell’incontro di ieri tra Ministro dell’Ambiente e assessore regionale Bottacin è accolta con scetticismo dai comitati e dalle associazioni ambientaliste: “L’intervento del Ministro Costa, seppure tardivo, può essere l’occasione per riaprire la discussione sul progetto di nuovo inceneritore a Fusina, ma non vorremmo che tutto si risolvesse in una bolla di sapone. Il problema non è solo la “linea fanghi” ma tutto l’impianto. Tra l’altro proprio l’eventuale scelta di sospendere l’autorizzazione per il terzo forno permetterebbe a Veritas di aggirare il problema del superamento della soglia dei 50 Mwt (le tre linee sommano 67,9 MWt), che in base alla normativa richiederebbe una valutazione di impatto ambientale a livello nazionale.  Poi in un secondo  momento, contando su un parere VIA già favorevole sull’intero progetto e con lo stratagemma delle cosiddette “varianti non sostanziali”, sarà sufficiente un semplice decreto regionale per completare l’opera senza dover rifare tutta la procedura e senza la possibilità per il pubblico di intervenire.” – aggiungono inoltre – “Purtroppo prendiamo atto che ancora una volta l’incontro di ieri risponde alla solita logica di non coinvolgere nella discussione comitati, associazioni e comunità locali da subito mobilitatesi contro il nuovo inceneritore”.

Secondo i comitati l’incontro tra Ministro e Regione conferma di fatto che le critiche sollevate con le corpose osservazioni non sono affatto pretestuose come sostiene Veritas, anzi mettono in luce gravi carenze e pericolose ambiguità che al di là del problema fanghi rimangono tutte sul tavolo .

“Non ci fermeremo fino a quando il progetto non sarà definitivamente ritirato – ribadiscono dal fronte ambientalista – le linee L1 e L2 vanno a costituire comunque un grande inceneritore, sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio, che andrà a bruciare tra gli altri rifiuti perfettamente riciclabili, che emetterà comunque elevatissime quantità di fumi nocivi, producendo scorie e ceneri da inviare a discariche speciali, nonché centinaia di migliaia di metri cubi di acqua contaminata. La scelta dell’incenerimento è sbagliata, contraria alla direzione di marcia indicata dalla Comunità Europea in tema di economia circolare e di politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. Ed è assurdo che si scelga questa strada proprio in Veneto dove, con qualche sforzo in più, si potrebbe davvero arrivare alla chiusura  del ciclo dei rifiuti. Esistono in Italia e in Europa esperienze che dimostrano come le stesse tecnologie utilizzate per produrre il CSS finalizzato alla combustione, possono essere implementate per recuperare la materia invece di bruciarla con enormi vantaggi per l’ambiente, per la salute, per le tasche dei cittadini e per l’occupazione. Non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta alla richiesta di incontro  inviata al Ministro Costa lo scorso 29 aprile, ma ribadiamo che un confronto tecnico e politico su questa vicenda deve essere aperto alla partecipazione di chi ha fatto emergere il problema.  Conosciamo bene il progetto e abbiamo proposte alternative concrete che pretendiamo siano prese in considerazione. E’ solo grazie alle mobilitazioni costruite in questi mesi da comitati ed associazioni se l’iter autorizzativo ha subito una battuta d’arresto”.

In attesa di valutare le decisioni che saranno prese, le organizzazioni contrarie all’inceneritore confermano comunque il loro impegno per ottenere il ritiro del progetto, e oltre a proseguire il lavoro di approfondimento per il ricorso al TAR, si preparano a nuove iniziative tra cui una grande manifestazione a settembre, prima delle elezioni.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre

 

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Comunicato stampa 24 giugno 2020

Veneto City: un’altra importante vittoria dei comitati

 

Grande soddisfazione di Opzione Zero, in Riviera vinte tante battaglie grazie ai comitati.

Veneto City era un pezzo di un disegno più ampio che avrebbe sfigurato il territorio.

Sconfitta la pianificazione basata sulla speculazione, figlia dell’ era Galan-Chisso e proseguita da Zaia.

Bene decisione dell’amministrazione dolese, ma si poteva fare prima.

Ora stop all’inceneritore e via alla riconversione ecologica dei territori. A Roncoduro proposta per un grande Bosco di Pianura.

 

La notizia della fine di Veneto City è accolta con grande soddisfazione da Opzione Zero che rivendica il merito dei comitati in questa e in altre vicende: “A 8 anni dalla sua approvazione firmato da Zaia, l’archiviazione di Veneto City dimostra una volta di più la natura tutta speculativa di un progetto che fin dall’inizio abbiamo denunciato e contrastato duramente. La retorica e i falsi propositi dei proponenti e di tanta parte della politica alla fine si sono sciolti come neve al Sole. Avevamo già vinto sulla camionabile, sull’interramento dell’elettrodotto Terna, su Città della Moda, sul Polo Logistico di Dogaletto e il centro commerciale di Calcroci; attendavamo  il turno di Veneto City, come attendiamo la cancellazione definitiva della Romea Commerciale, ma ora tiriamo un bel sospiro di sollievo e festeggiamo. In tutte queste vicende certamente le inchieste giudiziarie e la crisi economica seguita al crack finanziario del 2008 hanno avuto il loro peso. Ma va riconosciuto che tutto ciò non sarebbe stato possibile se allora, ormai 13 anni fa, non si fosse prontamente messo di traverso un movimento largo, popolare, unitario fatto da tante persone determinate e organizzate in comitati e associazioni, che erano riunite sotto la sigla CAT (Comitati Ambiente e Territorio) e di cui parte integrante era anche Opzione Zero. E’ stato grazie alle tante mobilitazioni, all’opera incessante di controinformazione, di pressione politica, di approfondimento e inchiesta, ai ricorsi messi in campo da questo schieramento se siamo arrivati a questi risultati e se la Riviera del Brenta si è salvata da una colata di cemento e asfalto che l’avrebbe definitivamente sfigurata, generando impatti incalcolabili sull’ambiente e sulla salute dei suoi abitanti”.

Opzione Zero sottolinea come Veneto City fosse un perno del “Bilanciere Veneto”, uno dei progetti strategici inseriti nel PTRC (Piano Territoriale di Coordinamento regionale) partorito nell’epoca d’oro di Galan e Chisso, e in fase di approvazione proprio in questi giorni nel Consiglio Regionale capeggiato dalla Lega di Luca Zaia, da sempre artefice insieme ai primi due di tutte le grandi opere inutili e distruttive in Veneto. Di quell’idea perversa rimangono il Passante di Mestre, e l’idea della famigerata Romea Commerciale che avrebbe dovuto congiungersi al by-pass di Mestre a Roncoduro, esattamente dove era previsto il “Polo del terziario avanzato”, la distesa di 1,2 milioni di metri quadri di cemento ideata dal defunto Luigi Endrizzi e progettato dall’architetto Cocinella.

“Bene ha fatto l’amministrazione di Dolo a deliberare per la rescissione dell’accordo di programma – proseguono dal comitato – anche se con un po’ di coraggio in più questa scelta si sarebbe potuta fare 5 anni prima. Infatti poco dopo l’insediamento della Giunta Polo avevamo ottenuto un incontro con Sindaco e assessori competenti per illustrare come l’accordo fosse già allora annullabile a causa del non rispetto delle clausole da parte del proponente; ad esempio per quanto riguarda l’incompletezza della documentazione progettuale, la mancata realizzazione delle opere pubbliche, il mancato versamento di parte degli oneri pattuiti. Comunque meglio tardi che mai. Ora attendiamo di verificare bene tutti i passaggi formali, e poi valuteremo quale decisione prendere in merito al ricorso al TAR. Il dibattimento è previsto nei prossimi mesi, e per ora lo manteniamo attivo”.

L’epilogo di Veneto City insegna quanto importante sia la partecipazione attiva dei cittadini per la vita democratica del Paese.  Ora si apre la possibilità di ripensare ad un altro modello di pianificazione che metta davvero fine al consumo di suolo, alla devastazione ambientale, agli impianti nocivi: “Dobbiamo ripartire dalla riconversione ecologica delle produzioni e dei territori, la crisi climatica e ambientale ce lo impongono – concludono gli esponenti del comitato – Quella vasta zona della Riviera del Brenta potrebbe diventare per esempio un grande bosco di pianura a compensazione della cementificazione e del disordine urbanistico operati in questi anni. Ma nelle aree già compromesse o abbandonate potrebbero trovare spazio anche filiere di recupero dei rifiuti, la vera alternativa all’inceneritore di Veritas, un ecomostro pericolosissimo figlio della stessa logica di Veneto City. Ora siamo ancora più determinati e vinceremo anche questa battaglia”.

 

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Comunicato stampa congiunto 16 giugno 2020

Inceneritore: ritirare il progetto per riaprire il confronto

Non si placano le contestazioni dei comitati e delle associazioni contrarie al nuovo inceneritore di Fusina proposto da Ecoprogetto (gruppo Veritas), che potrebbe essere definitivamente autorizzato il prossimo 18 giugno. Alle dichiarazioni dell’assessore della Lega Bottaccin, così come quelle dei consiglieri regionali del PD, circa l’intenzione di riaprire un confronto sul progetto per il momento non sembrano seguire i fatti.

I comitati e le associazioni che da mesi si battono contro l’ecomostro hanno più volte sollecitato sia la Regione che il Ministro Sergio Costa affinché fermassero l’iter autorizzativo, senza mai ricevere alcuna risposta. A marzo in pieno lockdown è stata inviata una lettera di richiesta di moratoria fino a fine anno per consentire di avviare un dibattito pubblico esteso fuori dalle restrizioni antivirus;  ma la Commissione VIA, dopo una breve sospensione, è andata avanti con i lavori fino ad esprimere lo scorso 20 maggio il proprio parere favorevole. A fine aprile è stata inviata una lettera direttamente al Ministro Sergio Costa per chiedere un incontro, e nessun cenno di riscontro è mai stato dato. Silenzio anche da parte del Presidente leghista Luca Zaia di fronte ai tantissimi cittadini che hanno partecipato al mailbombing per chiedere al Governatore di intervenire in prima persona. Infine muro di gomma anche da parte della Conferenza dei Servizi di fronte alla legittima richiesta di comitati e associazioni di poter partecipare alla prossima seduta decisoria prevista per il 18 giugno in qualità di portatori di interessi diffusi, così come previsto dalla legge 241/90. Le uniche risposte certe sono arrivate da quelle amministrazioni comunali governate da centro-destra e centro-sinistra che, sollecitate in sede istituzionale, si sono apertamente schierate a favore dell’inceneritore confermando la loro posizione anche nei Consigli di Bacino; è il caso per esempio di Venezia, Mira, Dolo, Mirano, Spinea, e da ultimo Mogliano con la “pilatesca” e ipocrita presa di posizione del Sindaco Davide Bortolato. Solo Chioggia,  Vigonovo, Portogruaro e la Municipalità di Marghera hanno avuto il coraggio di dire “no” all’inceneritore. 

“Non vorremmo che le recenti “aperture” di esponenti della Lega e del PD fossero solo un modo di prendere tempo di fronte al dilagare della protesta in tutto il territorio metropolitano. – affermano alcuni esponenti del fronte ambientalista – Se qualcuno pensa di rabbonirci con qualche dichiarazione per superare indenne la campagna elettorale delle regionali o delle comunali, forse non ha capito che su questa storia noi andremo fino in fondo senza lasciare nulla di intentato, e soprattutto inchiodando tutte le forze politiche alle loro responsabilità. Qui si sta discutendo di un impianto che mina la salute di centinaia di migliaia di persone, e che andrà a compromettere definitivamente un territorio già fortemente inquinato e cementificato. Se davvero si vuole aprire un confronto con i comitati e le associazioni che hanno prodotto decine di osservazioni svelando tutti i limiti e i rischi del nuovo inceneritore, allora si abbia il coraggio di ritirare il progetto, di aprire finalmente un tavolo con tutte le parti sociali e politiche, di avviare un processo partecipativo vero con la popolazione. Noi le alternative le abbiamo: costano meno, creano più occupazione, e soprattutto sono  sostenibili dal punto di vista ambientale”.

La protesta dunque continua, così come continua il lavoro di studio per il ricorso e l’azione di sensibilizzazione della popolazione. Meteo permettendo, per il weekend rimangono confermati diversi gazebo in tutta l’area metropolitana per distribuire materiale informativo, raccogliere fondi per il ricorso al TAR, e rilanciare la petizione.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, cà Luisa casa del Popolo Venezia, Associazione APIO

 

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INCENERITORE FUSINA

La mobilitazione continua

TUTTI A VENEZIA SABATO 13 GIUGNO – ORE 17-19

Sabato 13 giugno il Comitato No Grandi Navi ha indetto una importante mobilitazione con l’intento di costruire una lunga catena umana da San Basilio a Punta della Dogana. Obiettivo è riaffermare ancora una volta che l’unico futuro possibile e necessario per Venezia, per il territorio metropolitano e regionale è quello che guarda alla riconversione ecologica, al lavoro degno, alla giustizia sociale, alle relazioni solidali.

Il MOSE, le Grandi Navi, l’Inceneritore, la cementificazione, la Pedemontana, le produzioni nocive e fossili rappresentano nel nostro territorio quel sistema estrattivista e predatorio finalizzato ad alimentare e consolidare un blocco di potere politico, economico, finanziario marcio e senza scrupoli. E’ un sistema che privilegia il profitto di pochi, che distrugge l’ambiente e la vita delle persone, che a livello globale minaccia pericolosamente l’intero Pianeta con i cambiamenti climatici e la devastazione degli ecosistemi.

L’inceneritore che la Giunta del Veneto guidata da Zaia sta per approvare con l’avvallo del Partito Democratico, rappresenta in modo emblematico questa logica, e anzi costituisce un anello fondamentale delle catene produttive consumiste votate allo sviluppo infinito.

Per questo come comitati e associazioni impegnati a contrastare l’ecomostro di Fusina invitiamo tutti a partecipare numerosi alla manifestazione di sabato e a costruire insieme a noi un pezzo significativo di questa grande catena umana per portare in evidenza questa importante vertenza.

Partenza dalla Riviera ore 16 – per maggiori info scrivi a info@opzionezero.org

 

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