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Comunicato Stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 12 gennaio 2023Inceneritore ENI: basta profitti sulla pelle della gente, daremo battaglia anche su questo fronte

E’ durissima la presa di posizione del Coordinamento No Inceneritore Fusina all’indomani della notizia sul progetto di un altro inceneritore, questa volta proposto da ENI Rewind a Porto Marghera per smaltire fino a 190.000 ton/anno di fanghi provenienti da tutto il Veneto:

“E’ ora di finirla con l’idea di fare affari sulla pelle della gente, l’aria che respiriamo a Marghera e in tutta la cintura metropolitana è una delle più inquinate d’Europa; a Malcontenta i dati recentissimi raccolti da uno dei nostri comitati dimostrano livelli altissimi di benzene addirittura presso una scuola primaria; i dati dell’ultimo rapporto SENTIERI ci dicono che in queste zone ci si ammala di più di patologie gravi come tumori e malattie respiratorie, eppure si continua con progetti nocivi, obsoleti e sbagliati. Questa è la realtà che viviamo quotidianamente, dunque rispediamo al mittente le dichiarazioni propagandistiche di Paolo Grossi, AD di Eni Rewind, circa il fatto che il loro inceneritore sarebbe talmente innocuo da poter stare vicino a una scuola come avviene a Zurigo. Ci rivolgiamo poi alla Giunta Zaia, e al Sindaco Brugnaro in quanto amministratori delle istituzioni cui compete l’approvazione del progetto dicendo loro che se hanno deciso di sacrificare la salute di centinaia di migliaia di persone per soddisfare gli appetiti delle varie lobby, noi non ci stiamo. Abbiamo una battaglia aperta contro Veritas, da oggi ne apriamo un’altra ancora più dura contro ENI, la Regione e il Comune perchè è ormai chiara a tutti l’intenzione di trasformare Porto Marghera nella centrale di smaltimento di tutte le porcherie più tossiche prodotte nel “mitico’ nord-est, altro che Venezia capitale della sostenibilità”.

Già nel 2019 il Coordinamento aveva svelato come il vero core business dell’inceneritore di Veritas non era lo smaltimento del CSS, quanto piuttosto lo smaltimento dei fanghi provenienti dai depuratori dell’intera Regione, contaminati da varie sostanze tossiche e soprattutto dai famigerati PFAS. Non si spiega altrimenti la proposta di costruire 3 nuove linee di incenerimento in grado di bruciare almeno 150.000 ton/anno di rifiuti. La strenua resistenza messa in campo dai comitati con ricorsi e mobilitazioni, per stessa ammissione di Veritas, ha portato la multiutility veneziana ad accumulare un enorme ritardo sulla tabella di marcia, tanto che ora è attivo solo un forno, un secondo è previsto per il 2025, e il terzo non è stato nemmeno autorizzato.

In questo ritardo si è inserita la multinazionale ENI, una delle società al mondo maggiormente responsabili dell’emissione di gas serra e di altri scempi ambientali, che sull’economia “fossile” continua a fare profitti da capogiro grazie anche agli andamenti speculativi dei prezzi dell’energia e dei carburanti (10,8 miliardi di euro di utili nei primi mesi del 2022). Solo qualche mese fa ENI, sempre molto abile nelle operazioni di greenwashing, annunciava in pompa magna la chiusura di Versalis e il progetto per due piccoli impianti cosiddetti “eco” (uno per la produzione di acido isopropilico e uno per il riciclo di plastiche) che avrebbero dovuto fare il paio con la raffineria convertita a olio vegetale e con due installazioni di pannelli fotovoltaici.

Ora finalmente ENI mostra anche qui il suo vero volto, quello “nero”, uscendo allo scoperto per soppiantare Veritas quale interlocutore di Viveracqua, e offrire al consorzio dei gestori del servizio idrico integrato la sua soluzione al problema fanghi. Fanghi che giustamente non sono più utilizzabili in agricoltura a causa dell’elevato contenuto di sostanze tossiche che nella maggior parte dei casi si riscontra, in particolare per quanto riguarda diossine, idrocarburi, PCB, metalli, pesticidi, medicinali, coloranti, e soprattutto PFAS.

Proprio le sostanze perfluoroalchiliche costituiscono uno dei maggiori problemi in Veneto: sono presenti in altissime concentrazioni nei suoli, nelle acque e quindi anche nei fanghi provenienti dalla “zona rossa” interessata dal disastro ambientale causato da Miteni e altri. Ma concentrazioni significative di questi composti sono state rilevate anche in fanghi provenienti da impianti situati in zone ufficialmente non contaminate, come per esempio nel caso del depuratore di Fusina. Un problema dovuto al fatto che la maggior parte dei depuratori non tratta solo le acque nere provenienti dalle abitazioni, ma anche i reflui provenienti da industrie e attività artigianali.

Sull’incenerimento dei rifiuti contenenti PFAS i comitati erano già intervenuti in fase di approvazione dell’inceneritore di Veritas e in sede di ricorso producendo diversi documenti scientifici, nei quali si parla dei pericoli cui si va incontro smaltendo i PFAS tramite incenerimento. Questi composti sono infatti difficilmente degradabili e molto resistenti alle alte temperature, per questo motivo vanno a finire nei fumi in uscita dai camini, tali e quali o come frammenti della molecola. A conferma di queste preoccupazioni sta la recente Ordinanza del Sindaco di Legnago con la quale è stato imposto lo stop all’incenerimento di rifiuti contenenti PFAS alla ditta Chemviron.

Ad aggravare la situazione il fatto che la normativa ambientale non prevede alcun limite di concentrazione per le emissioni gassose di PFAS. Dunque è evidente che qualcuno pensa di risolvere il problema dell’inquinamento da PFAS disperdendoli in atmosfera con gli inceneritori, quello proposto da ENI, ma anche quelli per rifiuti urbani di Fusina, Padova e Schio. È come se si volessero bruciare le scorie radioattive delle centrali nucleari per farle sparire.

Per quanto riguarda il merito del progetto, i comitati del Coordinamento hanno già avviato l’istruttoria e subito emergono le prime incongruenze: “Tanto per cominciare questo nuovo impianto spunta dal nulla, visto che il nuovo piano regionale dei rifiuti appena approvato non lo prevede affatto. Inoltre il sito individuato da ENI non è compatibile dal punto di vista urbanistico, sarà necessaria l’approvazione di una variante urbanistica da parte del Comune di Venezia. C’è poi tutto il tema degli impatti sui siti SIC-ZPS (la Laguna di Venezia) e su altre aree di interesse naturalistico che richiede necessariamente l’avvio della Valutazione di Incidenza Ambientale. Se ENI si aspetta di avere la strada spianata si sbaglia di grosso, siamo pronti ad impantanare il suo progetto” .

Il Coordinamento infine lancia un appello alle grandi associazioni ambientaliste: “Sull’inceneritore di Veritas e sull’ampliamento di quello di Padova comitati e associazioni locali hanno dovuto fare da soli, ci auguriamo che almeno questa volta le grandi associazioni ambientaliste battano un colpo, mettendo a disposizione risorse e competenze. Il degrado ambientale in cui versa il nostro territorio e il pericolo derivante da nuove e vecchie opere richiedono una risposta forte e tempestiva anche in termini di mobilitazione di piazza”.

Di questo e di altro si parlerà all’assemblea di venerdì 13 gennaio alle ore 18.30 presso il Centro Sociale Rivolta a Marghera, a cui seguirà la cena vegana di autofinanziamento.

Altro importante appuntamento è organizzato a Malcontenta dal Comitato Tutela Salute e Ambiente il giorno 19 gennaio alle ore 18 presso l’ex cinema parrocchiale per parlare della questione benzene e più in generale della situazione ambientale e sanitaria.

Coordinamento No Inceneritore Fusina: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land

 

giustizia

 

Comunicato Stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 06 gennaio 2023

Inceneritore Veritas: accolto il ricorso dei comitati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)

 

La battaglia contro l’inceneritore di Fusina va avanti anche sul piano legale: nei giorni scorsi è
infatti arrivata l’attesa notizia che il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti
dell’Uomo (CEDU) è stato finalmente registrato dalla cancelleria della Corte; dunque, dopo
questo primo difficile vaglio, la causa sarà effettivamente sottoposta all’esame del Giudici di
Strasburgo che valuteranno il merito delle contestazioni sollevate.

Il Coordinamento No Inceneritore Fusina esprime grande soddisfazione per questo primo
risultato: “Lo avevamo promesso già all’indomani delle sentenze negative del TAR e del
Consiglio di Stato che non ci saremmo fermati nemmeno sul piano legale. La promessa è stata
mantenuta, e visto che non abbiamo trovato giustizia davanti alle giurisdizioni amministrative
italiane, ora possiamo annunciare che la vertenza contro l’inceneritore di Fusina è formalmente
approdata alla CEDU. Siamo molto contenti per questo risultato non scontato, che arriva dopo
lunghe discussioni, faticosi approfondimenti, e dopo lo straordinario lavoro svolto dalle Avvocate
Antonella Mascia e Ilaria Aquironi esperte in diritto internazionale e che ringraziamo
pubblicamente. Il fatto che il TAR e il Consiglio di Stato non siano entrati nel merito delle nostre
contestazioni, e che abbiano liquidato i nostri ricorsi affermando pretestuosamente che né le
associazioni, né le persone che abitano vicino all’impianto sarebbero legittimate a ricorrere,
rappresenta un fatto grave non solo per noi e per la vicenda in sé, ma anche perché costituisce
un pericoloso “vulnus democratico” che non può e non deve essere sdoganato. Certamente c’è
stata un po’ di preoccupazione per l’ulteriore sforzo economico da sostenere, soprattutto a
causa delle decine di migliaia di euro di spese legali che siamo stati condannati a pagare dai
giudici italiani; ma lo straordinario sostegno ricevuto in poco tempo da tantissimi cittadini,
comitati e associazioni ci ha convinto che era giusto e sacrosanto non darsi per vinti”.

La nuova causa alza il tiro perchè pone il problema proprio sul piano del Diritto, e in
particolare dei Diritti Umani, sui quali ha diretta competenza la CEDU. Ad essere chiamato
direttamente in causa questa volta è lo Stato italiano, in quanto tramite le sue articolazioni
istituzionali e giudiziarie, avrebbe negato diritti fondamentali ai ricorrenti.

Articolate e molteplici le contestazioni mosse nel ricorso in relazione alla Convenzione Europea
dei Diritti dell’Uomo. In primo luogo è stata richiamata la violazione dell’art. 6 della Convenzione
perché i respingimenti dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato si sono basati sul vizio di
legittimazione dei ricorrenti senza entrare nel merito dei rilievi posti dagli stessi, e ciò
rappresenta di fatto un problema di accesso a un tribunale.

Importante poi la possibile violazione dell’art. 10 della Convenzione riguardo all’accesso pieno e
tempestivo a tutte le informazioni tecniche e ambientali attinenti al progetto, visto che l’iter di
approvazione è stato caratterizzato da molte lacune documentali, nonché da ritardi e anomalie
nelle diverse fasi del procedimento. E’ stata poi eccepita la violazione dell’art. 8 della
Convenzione in merito al diritto dei ricorrenti persone fisiche di vedere tutelata la loro vita
privata e di poter vivere in un ambiente sano, visto e considerato che gli impatti ambientali
generati dall’inceneritore potrebbero compromettere ulteriormente e in modo significativo la
qualità di vita e la salute, in un contesto già gravemente degradato dal punto di vista
ambientale.

Si confida ora che per le tematiche di particolare rilievo la trattazione della causa da parte dei
Giudici di Strasburgo possa avvenire in tempi brevi.

Intanto i comitati annunciano che sono in fase di studio ulteriori azioni legali sia a livello
europeo, sia a livello nazionale in particolare per quanto riguarda alcuni aspetti che potrebbero
avere rilievo penale.

Parallelamente continua la raccolta di firme per chiedere una nuova valutazione sulla ricaduta
delle emissioni gassose dopo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità che smonta lo studio
commissionato da Veritas, e la misurazione di tutte le sostanze in uscita dai camini, in
particolare la misurazione dei PFAS. Una richiesta quest’ultima che trova ulteriore sostegno
nell’Ordinanza emessa dal Sindaco di Legnago solo pochi giorni fa, con la quale viene chiuso il
camino della ditta Chemviron che emetteva queste pericolose sostanze in aria.

Al via anche la nuova campagna di autofinanziamento con la cena vegana in programma il 13
gennaio presso il Centro Sociale Rivolta a Marghera, preceduta da un’assemblea aperta
alle ore 18.30 per fare il punto della situazione e presentare il progetto SPESA SBALLATA
finalizzato alla riduzione della produzione di rifiuti (info e prenotazioni sulla pagina Facebook del
Coordinamento No Inceneritore Fusina, oppure con SMS al numero 340-8369979).

 

Coordinamento No Inceneritore Fusina:

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land

 

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CENA BENEFIT CONTRO L’INCENERITORE!
 

Passiamo una serata insieme il 13 gennaio,per conoscerci, dare vita a un altro momento insieme e sostenere la lotta contro l’inceneritore di Fusina! 

Difendere i territori da inquinamento e devastazione vuol dire scegliere di mettere sempre il bene di tutti e tutte, davanti ai lontani interessi economici di qualche azienda privata.
Difendere i territori dall’ipocrisia di istituzioni che dovrebbero farsi garanti del bene comune vuol dire scegliere di creare una comunità che si trova e organizza per tutelarsi, per stare meglio, per decidere per sé stessa.
Per questo pensiamo che oltre a i tantissimi momenti di assemblea, azione, informazione e mobilitazione sui territori, sia importante dedicarci il tempo di cenare insieme con il doppio obiettivo di condividere una serata di socialità e sostenere economicamente la lotta NO INCENERITORE, che ha tante spese legali e non.
Per questo il 13 gennaio vogliamo trovarci per un’importante assemblea dove discutere i primi passi per il 2023, come ad esempio la presentazione del Progetto Spesa Sballata (senza imballaggi), avere insieme una cena vegana e goderci lo spettacolo de “Canti di libertà”.
NON BRUCERANNO IL NOSTRO FUTURO!
 
PROGRAMMA DELLA SERATA:
18.30: Assemblea aperta NO INCENERITORE e presentazione del PROGETTO SPESA SBALLATA
20:30: Cena Benefit
22:00: Spettacolo de ” Canti di libertà”
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Comunicato stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 15 dicembre 2022

Comitati in piazza nel week end per una nuova petizione: stop all’impianto, troppe incertezze sui rischi sanitari e ambientali dopo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità.

I comitati e le associazioni del Coordinamento No Inceneritore Fusina tornano in piazza nel week end con una nuova importante petizione per chiedere la sospensione dell’impianto di Ecoprogetto Venezia (ora Eco+Eco srl). Le motivazioni dei comitati sono più che fondate e si basano su un parere rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità che mette in dubbio le previsioni di Veritas e gli esiti dell’istruttoria effettuata dal Comitato Tecnico regionale per la valutazione di impatto ambientale in merito alla ricaduta delle emissioni gassose.

 

Come noto la prima linea di incenerimento (L1) è in funzione da fine 2020, e, stando ai dati ufficiali del gestore, nel 2021 ha bruciato circa 34000 ton di rifiuti, prevalentemente Combustibile Solido Secondario (CSS) e una quota minore di fanghi. La partecipata veneziana prevede di avviare la costruzione della seconda linea (L2) nella primavera 2023, mentre la terza per ora non è autorizzata.

Ma dove vanno a finire i fumi?

Secondo quanto dichiarato da Ecoprogetto-Veritas nella relazione tecnica redatta dallo studio Lod in fase istruttoria, dato per buono anche dal Comitato Tecnico VIA, le ricadute dei gas di combustione avrebbero impatti significativi solo nell’immediato intorno dell’impianto.

La massima Autorità Sanitaria del Paese, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), non è però dello stesso parere visto che con nota trasmessa alla Regione Veneto il 20 gennaio 2022 , smonta pezzo per pezzo lo studio di Veritas confermando una volta di più le critiche mosse fin da subito dai comitati. Infatti in questo parere l’ISS afferma che:

  • il modello di dispersione utilizzato così come i criteri per determinare gli impatti della ricaduta dei fumi sono vecchi, datati, non in linea con la normativa e con le indicazioni scientifiche attuali;
  • i limiti di concentrazione dei gas presi a riferimento sono ben più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS);
  • non si è tenuto conto che per alcuni composti altamente tossici (ossidi di azoto, benzo(a)pirene e polveri ultrasottili) i livelli di inquinamento registrati nella zona intorno a Porto Marghera sono già oltre i limiti consentiti;
  • non è stato fatto uno studio approfondito ed esteso sugli effetti di sostanze estremamente pericolose come diossine, furani, PCB e metalli;
  • il monitoraggio delle ricadute degli inquinanti fatto da Veritas prima e dopo l’avvio del primo forno è del tutto insufficiente, perché sarebbe dovuto durare 2 anni e non 1 mese! Inoltre avrebbe dovuto considerare tutti gli inquinanti che escono dall’inceneritore (come i PFAS) e non solo quelli previsti dalla normativa;
  • Porto Marghera è già pesantemente inquinata, e in questa situazione i biomonitoraggi sono uno strumento più che valido.  
 

Quello che è chiaro è che lo studio sui fumi di Veritas, sulla base del quale è stata concessa l’autorizzazione dalla Regione, è carente e non attendibile. Quindi ad oggi, con un inceneritore già in funzione e un altro di prossima costruzione in primavera, non si sa ancora quali sono i reali rischi per la salute della popolazione e per l’ambiente!

Nel contempo sono certi e inquietanti i dati aggiornati dello studio epidemiologico SENTIERI (coordinato proprio da ISS) che dimostrano come nella zona intorno a Porto Marghera ci si ammala molto più facilmente di malattie gravi (es. tumori e infarti). Una preoccupazione che è stata confermata molto chiaramente anche dall’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU in visita in Veneto solo pochi mesi fa, nonché da molti medici e pediatri che esercitano nel veneziano, e da ISDE Venezia.

A questo punto i comitati invocano l’applicazione del principio di precauzione: “Le critiche mosse dall’ISS sono molto preoccupanti. Se le valutazioni delle ricadute dei fumi sono inattendibili, il rischio per l’ambiente e per la salute della popolazione è più che concreto. Ci rivolgiamo ai Sindaci e alla Regione Veneto richiamando tutti alle proprie responsabilità istituzionali. C’è bisogno di provvedimenti coraggiosi, d’altra parte la salute viene prima di tutto sempre, almeno questo è stato il ritornello durante la pandemia. Vediamo se è vero anche in questo caso”.

Precise le richieste della petizione lanciata dal Coordinamento: “Chiediamo prima di tutto la sospensione della linea L1 e una moratoria su L2 almeno fino a quando non verrà fatto un altro studio più approfondito secondo le indicazioni dell’ISS su un’area vasta, e fino a quando non verrà dismesso realmente l’utilizzo del carbone nella centrale Enel Palladio, anche questa una promessa clamorosamente smentita. Vogliamo poi che i report di gestione e tutti i dati sulle emissioni, non solo quelle gassose, siano resi pubblici nei siti istituzionali, nonché il monitoraggio di tutte le sostanze in uscita dai camini, e in particolare dei PFAS. Ribadiamo poi la necessità di fare i biomonitraggi su un campione significativo della popolazione metropolitana che vive intorno a Porto Marghera. Infine, richiesta specifica per Venezia, vogliamo che in centro storico sia finalmente applicata la norma che prevede l’obbligo di raccolta separata della frazione umida già dal 1 gennaio 2022. E’ inqualificabile che nella città lagunare l’umido sia smaltito come secco residuo; questa mancanza costa ai cittadini veneziani almeno 2 milioni di euro in più ogni anno e circa 11 punti in meno nella percentuale di raccolta differenziata dell’intero Comune”.

Questi i primi appuntamenti (meteo permettendo) dove sarà possibile firmare la petizione:

– venerdì 16 dicembre ore 9-13 al mercato di Mestre

– sabato 17 dicembre ore 9-13 al Mercato di Marghera e in Piazza Municipio a Mira

– domenica 18 dicembre ore 9-13 in piazza a Malcontenta

La petizione proseguirà anche dopo le festività e sarà disponibile anche on-line. Obiettivo dei comitati è di riaprire la discussione sull’inceneritore e sui suoi pericolosi impatti nei Consigli Comunali, in primis quelli di Venezia e Mira, ma anche in Consiglio Regionale e, se servisse anche in Parlamento.



Coordinamento No Inceneritore Fusina: Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land
 

rifiuti

Ecoforum 2022: non è tutto oro quel che luccica!

Nei giorni 2 e 3 dicembre si è svolto il convegno Ecoforum promosso da Legambiente, nel corso del quale la stessa associazione si è profusa in lodi al limite dell’imbarazzante verso la Regione Veneto e il suo assessore all’ambiente Giampaolo Bottacin; il quale non ha perso occasione per lanciare proclami, intestarsi meriti che non ha, e omettere le proprie responsabilità politiche rispetto a scelte strategiche nella gestione dei rifiuti urbani e speciali che hanno e avranno gravi conseguenze sull’ambiente e sulla salute della popolazione.
 
Tanto per cominciare va denunciato il fatto che il Rapporto Rifiuti Urbani 2021 che ARPAV avrebbe dovuto pubblicare già nei primi mesi dell’anno in corso, ad oggi non risulta ancora disponibile nel sito istituzionale dell’ente, se non per alcuni stralci.
 
In questo convegno Legambiente rende noto che la raccolta rifiuti nel Veneto nel 2021 va da comuni molto virtuosi che differenziano oltre l’88% come Treviso e provincia, o eccellenti come Refrontolo con il 92%, a città che differenziano poco o pochissimo come Venezia (65%), Padova (61%) e Verona (55%), valori tra l’altro calcolati conteggiando anche gli scarti presenti nelle diverse frazioni. Mentre l’Assessore Bottacin afferma: “Nel 2030 non ci saranno più discariche in Veneto per lo smaltimento dei rifiuti. Oggi sono 7. Basteranno i 3 termovalorizzatori esistenti, senza bisogno di ampliarli” (Il Mattino di Padova 5/12/2022).
 
L’Assessore e Legambiente sanno e non dicono:
 che nel 2020 sono stati autorizzati il raddoppio della discarica di S. Urbano (la maggiore del Veneto) e due nuove linee di incenerimento a Fusina (più una ancora in sospeso), mentre nel 2022 è stata autorizzata la quarta linea dell’inceneritore di Padova portando nel Veneto l’autorizzazione ad incenerire a 460.000 t/anno;
 che lo stesso Piano Regionale prevede di arrivare a circa 380.000 t/anno di rifiuti inceneriti, con un incremento di circa 140.000 t/anno rispetto all’incenerito del 2020 di 241.000 t., in totale contrasto con quanto previsto dalla Direttiva europea di settore che impone di lavorare prioritariamente sulla riduzione della produzione di rifiuti e sul recupero di materia;
 che nel 2021 la produzione totale di rifiuti è stata di 2.272.000 t. perciò nel 2030, se si attuassero veramente politiche di riduzione dei rifiuti, non si dovrebbe arrivare a un totale annuo di 2.483.000 t. come il piano regionale dei rifiuti prevede;
 che nella nostra aria già pesantemente compromessa aumenteranno le polveri sottili, gli Ossidi di Azoto e di Zolfo, gli inquinanti persistenti, ecc., oltre alla CO2 gas responsabile del riscaldamento globale e delle conseguenti alterazioni climatiche. Da considerare inoltre che probabilmente a partire dal 2026 gli inceneritori saranno inclusi nel sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), con un aggravio di costi di 100-120 euro per ogni ton di CO 2 prodotta;
 che è stato presentato un ricorso al Tar contro la quarta linea dell’inceneritore di Padova per la tutela della salute e dell’ambiente;
 che a Padova, Venezia e in parte anche Schio la raccolta differenziata non cresce a causa di un palese conflitto di interessi perché il servizio di raccolta e il servizio di smaltimento dei rifiuti sono svolti dalle stesse società che gestiscono gli impianti di incenerimento, che dunque non hanno alcuna convenienza ad incrementare riduzione, riuso e riciclo, visto che i costi di smaltimento garantiscono profitti ben più consistenti;
 che il Piano Regionale continua a sostenere la produzione del CSS (Combustibile Solido Secondario) a Fusina, un prodotto inquinante sia nella fase di produzione che in quella di utilizzo come “combustibile” (i cementifici che bruciano CSS emettono in atmosfera, oltre a polveri sottili e gas, più diossine e derivati e più mercurio, piombo, cadmio e altri metalli pesanti), per cui ha poco mercato e le popolazioni non lo vogliono (come a Monselice);
 che il sovradimensionamento di questi impianti è funzionale già oggi allo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi, e in particolare dei fanghi di depurazione contaminati da sostanze nocive come i PFAS;
 che gli inceneritori necessitano di discariche speciali per smaltire scorie e ceneri contaminate, che ammontano fino al 27% in peso dei rifiuti bruciati;
 che nel piano regionale rifiuti 2020-2030 si dice che il Piano di Bonifica delle Aree Inquinate non esiste: non c’è l’anagrafe né l’elenco dei siti contaminati, non sono indicate le priorità di intervento e tantomeno il fabbisogno economico, per cui, mancando le indicazioni necessarie per attivare le bonifiche, non è possibile concorrere ai finanziamenti nazionali e del PNRR.
 
Di fatto il Piano Regionale punta, dopo il loro potenziamento, su discariche e inceneritori, mentre per riduzione, riuso, riciclo vengono riservate solo belle parole e buone intenzioni: nessun intervento concreto, nessun investimento e incentivo, nessun vincolo per comuni e consorzi, solo obiettivi molto blandi di riduzione e raccolta differenziata, compatibili appunto con il potenziamento degli inceneritori e discariche. Tant’è vero che, secondo lo scenario più avanzato previsto nel Piano, si arriverà al 2030 con le discariche praticamente esaurite a fronte di 120.000 t. da smaltire e 381.000 t. di rifiuti da incenerire.
 
La proposta risolutiva è quella di arrivare al 2030 ad una riduzione drastica del rifiuto urbano totale e del rifiuto residuo, tale da rendere superflua la costruzione della Linea 4 di Padova (autorizzata nel 2022) e l’inceneritore di Fusina, e da consentire la chiusura della linea 2, la più vecchia di Schio. Per essere davvero in linea con le Direttive europee sul clima e sull’economia circolare gli obiettivi da raggiungere dovrebbero essere ben più alti:
1. riduzione del rifiuto prodotto a 1.465.000 t/a pari a 300 kg/ab/a (la regione deve investire in soluzioni vere e non semplici enunciazioni, mentre il piano prevede per il 2030 un aumento dei RU totali a 508 kg/ab/anno, rispetto ai 464 kg/ab/a del 2021;
2. il residuo secco RUR deve diminuire a 176.000 t/a pari a 36 kg/ab/a (nel 2020 il bacino destra Piave è a 42 kg/a/a e la Sinistra Piave a 46 kg/ab/anno). Dai dati parziali pubblicati da Arpav, molti comuni sono già nel 2021 al di sotto di queste quantità;
3. la raccolta differenziata deve essere portata a 88% (come lo è già dal 2020 in provincia di Treviso)
4. il tasso di riciclo (77%) deve rimanere in proporzione come nel 2019 o aumentare (bisogna puntare anche sulla qualità della RD)
5. in questa maniera il secco più gli scarti si ridurranno a 216.000 t/a, i due inceneritori attuali (Linea 3 di Padova e Schio Linea 1 e 3) bruceranno 155.000 t/a e in discarica nel 2030 andranno solo 61.000 t/a al posto delle 490.000 inviate nel 2020;
Lasciamo a Legambiente il ruolo di spalla all'Assessore Bottacin, noi restiamo fermamente contrari a questa gestione dei rifiuti, e continueremo le nostre battaglie per impedire scelte sbagliate, obsolete, pericolose per l’ambiente e per la salute dei cittadini.
 
Coordinamento No Inceneritore Fusina, Comitato No quarta linea Padova, A.V.R. – Alto Vicentino
Ricicla
 
30000_grazie
 
 
I comitati rilanciano la lotta contro l’inceneritore di Veritas
 
Assemblea pubblica il 25 ottobre alle ore 18.00 presso la sala parrocchiale di Malcontenta
 
Si farà il punto sulla situazione ambientale generale, e su come bloccare il secondo forno.
 
Raggiunta quota 30.000 euro per far fronte alle sentenze punitive: grande soddisfazione e gratitudine dei comitati per il sostegno ricevuto dalla popolazione e da tante organizzazioni.
 

Il Coordinamento No Inceneritore Fusina comunica di aver raccolto i 30.000 euro per pagare le spese legali di controparte a seguito delle sentenze di TAR e Consiglio di Stato e rilanciano il movimento con una grande assemblea pubblica martedì 25 ottobre alle ore 18.00 presso la sala parrocchiale di Malcontenta.“Il Sindaco Brugnaro e la Giunta regionale sbandierano a ogni piè sospinto grandi propositi sulla riconversione ecologica di Porto Marghera addirittura è stata creata la Fondazione per Venezia Capitale della sostenibilità. – incalzano dal coordinamento – Invece Venezia, Porto Marghera e il territorio metropolitano continuano ad essere la Capitale del saccheggio del territorio e della devastazione ambientale. Basti pensare alla paradossale riapertura al massimo regime della centrale a Carbone di Enel, al potenziamento della centrale termica di Edison, al via libera al deposito GNL, allo spostamento delle Grandi Navi a Marghera con scavo di nuovi e vecchi canali lagunari, per non parlare della cementificazione del territorio tra lottizzazioni e grandi progetti (dal “bosco” dello sport al cappio ferroviario). Intanto latitano le bonifiche, la qualità dell’aria e delle acque è pessima e sono ripetuti i disservizi presso i vecchi impianti di Porto Marghera con fughe di gas avvertiti dalle popolazioni di Marghera e Malcontenta”.In questo contesto per i Comitati No Inceneritore Fusina bloccare l’impianto nocivo di Ecoprogetto-Veritas e impedire la costruzione della seconda linea in primavera diventa ancora più importante perchè andrebbe ad aumentare ulteriormente la quantità di rifiuti bruciati e di fanghi contaminati da PFAS con gravi rischi per la salute: “Venezia, Porto Marghera e il territorio metropolitano sono immersi nei veleni. Lo studio Sentieri, i dati sulla qualità dell’aria, un parere dell’istituto Superiore di Sanità, e addirittura il report dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani confermano il grave stato di inquinamento e le pericolose ripercussioni sulla salute della popolazione. Ora basta, qui parliamo della vita delle persone e dei più giovani : dobbiamo difenderci ! ”.

Per questo il Comitato tutela Ambiente e Salute di Malcontenta, insieme al Coordinamento No Inceneritore Fusina, Friday firme Future e Medici per l’Ambiente di ISDE hanno convocato per martedì 25 ottobre alle ore 18.00 presso la sala parrocchiale di Malcontenta una grande assemblea popolare  per fare il punto sulla situazione ambientale generale e su come organizzarsi per contrastare l’inceneritore.

Una iniziativa che sarà anche l’occasione pubblica per ringraziare cittadini e organizzazioni che hanno sostenuto il Coordinamento No Inceneritore nella raccolta fondi per far fronte alle sentenze puntive di TAR e Consiglio di Stato: “Chi pensava di stroncare questo movimento con sentenze politiche o “sanzioni” da decine di migliaia di euro, farà bene a ricredersi. Abbiamo raggiunto quota 30.000 euro!! Siamo vivi e vegeti, più determinati di prima – annunciano con soddisfazione gli esponenti dei comitati – Una risposta straordinaria alla faccia dei giudici amministrativi che ci hanno definito non rappresentativi e non legittimati a ricorrere. Uno smacco per Veritas, per la Regione, per il Sindaco Brugnaro e politicanti vari, che dimostra quanto le nostre organizzazioni siano radicate nel territorio, e quanto la battaglia contro l’inceneritore sia sentita dalla popolazione. Ancora una volta la generosità e la solidarietà delle persone che hanno di meno, di chi lotta dalla parte giusta e per il bene comune, si dimostrano le risorse più importanti per sconfiggere i potenti e gli affaristi. Per questo vogliamo dire 30.000 GRAZIE a tutti coloro, cittadini e organizzazioni, del territorio, del Veneto e di altre regioni che ci hanno sostenuto in questo momento critico. Ora la lotta prosegue con ancora più slancio”.

 
 

INSIEME FACCIAMO PAURA

30.000 GRAZIE

OBBIETTIVO RAGGIUNTO

LA LOTTA NO INCENERITORE NON SI FERMA !

PROSSIMA TAPPA, ASSEMBLEA PUBBLICA

MALCONTENTA,

25 OTTOBRE – H 18.00

 

L’UNIONE FA LA FORZA!

I giudici del Consiglio di Stato e del TAR del Veneto con due sentenze tutte “politiche” hanno respinto i nostri ricorsi contro l’inceneritore di Veritas-Ecoprogetto, affermando che i comitati e i cittadini che abitano vicino all’impianto NON HANNO TITOLO PER APPELLARSI ALLA GIUSTIZIA. Non una parola sulle numerose e approfondite contestazioni, vizi e violazioni di normative nazionale e europee che abbiamo sollevato. Di più, con l’intento di punire e stroncare ogni opposizione ci hanno condannato a pagare 30.000 euro di spese legali alle controparti, Enti pubblici e Ecoprogetto che hanno agito contro di noi utilizzando soldi pubblici dei contribuenti.

Ebbene se qualcuno pensava di sbarrare la strada a questo movimento, si sbagliava di grosso. L’operazione è fallita!!

ABBIAMO RAGGIUNTO QUOTA 30.000 euro!! Siamo vivi e vegeti, più determinati di prima a bloccare l’inceneritore di Fusina, a difendere il nostro territorio e la salute!

Grazie alla solidarietà di tantissime persone, famiglie, comitati, associazioni del nostro territorio e di altre parti del Veneto e oltre, in soli 3 mesi siamo riusciti a raccogliere questa enorme somma. Tantissimi i contributi piccoli, da qualche decina di euro a donazioni estremamente generose, ciascuno ha capito la difficoltà del momento e la ingiustizia subita, e nonostante le criticità dell’attuale situazione economica ha scelto di metterci del proprio nella convinzione che era importante fare la propria parte.

Una risposta straordinaria alla faccia dei giudici secondo i quali non saremmo rappresentativi. Uno smacco per Veritas, per la Regione, per il Sindaco Brugnaro e politicanti vari, che dimostra quanto le nostre organizzazioni siano radicate nel territorio, e quanto la battaglia contro l’inceneritore sia sentita dalla popolazione.

Ancora una volta la generosità e la solidarietà tra chi lotta dalla parte giusta e per il bene comune si dimostrano le risorse più importanti per sconfiggere i potenti e gli affaristi.

La battaglia non è vinta, ma non è nemmeno persa: di 3 inceneritori ne hanno costruito solo uno! Ora dobbiamo impedire che partano i lavori per la seconda linea! Porto Marghera e il territorio metropolitano sono già immersi nei veleni, abbiamo già dato.

+++ Appuntamento MARTEDI’ 25 OTTOBRE alle ore 18.00 presso la sala parrocchiale di MALCONTENTA per una grande ASSEMBLEA POPOLARE. +++

 

In ordine sparso…30.000 GRAZIE a:

Comitato No Grandi Navi, Friday for Future Venezia, ISDE Medici per l’Ambiente Venezia e Mogliano, Medicina Democratica Onlus, Progetto Nascere Meglio, Comitato Opzione Zero Riviera del Brenta, Eco Istituto Veneto Alex Langer, APIO Odv Mogliano, Assemblea permanente contro il rischio chimico Marghera, Comitato tutela Ambiente e Salute Malcontenta, Malacaigo, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Valore Ambiente Mirano, Comitato ex- Umberto Primo, Quartieri in Movimento, Centro Sociale RIVOLTA, RADIO GAMMA 5, Radio BASE Marghera, Cittadini per il Lavoro la Legalità la Salute e l’Ambiente – CILLSA Arzignano, PFAS-Land, Don Nandino Capovilla parrocchia Cita Marghera, Extinction Rebellion Venezia, Mira Gas, i giovani e le giovani di MIRA ON AIR, Comitato per la Difesa delle ex Cave di Marocco., GECO Gas, Venezia Laguna APS, CESP,, Circolo Legambiente Sarmazza Vigonovo e Saonara, Gruppo per la Salvaguardia dell’Ambiente La Salus, Comitato per la Salvaguardia del Territorio, Poveglia X Tutti, COBAS Autorganizzati Comune Venezia, COBAS Scuola Venezia, CUB Federazione Venezia e Provincia, Associazione I Sette Nani, Ambiente Venezia, Spazio Felix Mestre, Italia Nostra Onlus, Mira 2030, El Forno a Legna s.a.s, Equlibrio Naturale ASD, RZS C-EPC, Europa Verde – Verdi Veneto, Consigliera regionale Cristina Guarda, Patagonia, Coordinamento NO-OGM Veneto, Comitato Popolare Lasciateci Respirare Monselice, Gruppo Zelarino e dintorni, Comitato La Gente Come Noi San Pietro in Gu, Guizzino APS, Associazione Movimento Decrescita Felice Venezia, gli amici del CAI Mirano, Comitato No Hub del Gas Abruzzo, Campagna Nazionale Per Il Clima Fuori dal Fossile, Coordinamento Per il Clima Fuori dal Fossile Ravenna

30000 GRAZIE alle tantissime persone e famiglie del veneziano, del Veneto e di altre regioni che non nominiamo per ragioni di privacy GRAZIE!!!

30000 GRAZIE a tutti coloro, persone o organizzazioni, che involontariamente abbiamo dimenticato di citare!

 

 

manifestazione_venezia_28_maggio_2022
 
 
 
 
BASTA VELENI SUL NOSTRO TERRITORIO – TORNIAMO IN PIAZZA
con i comitati metropolitani sabato 28 maggio ore 15.30 Piazzale Roma.
 
Secondo i giudici del TAR e del Consiglio di Stato i comitati e i cittadini, che da anni lottano contro i poteri forti e contro le istituzioni pubbliche che devastano l’ambiente e minacciano la salute della popolazione, semplicemente non esistono.
 
Ma noi non siamo dei fantasmi! I tribunali non ci fermano oggi e non ci fermeranno mai, LA LOTTA CONTRO L’INCENERITORE DI FUSINA VA AVANTI!!!
Torniamo in piazza con i comitati metropolitani sabato 28 maggio a Venezia: facciamoci vedere, facciamoci sentire!!
 
PARTECIPA E DIFFONDI
 
SOSTIENICI: OBIETTIVO 20.000 il coordinamento No Inceneritore Fusina è stato condannato dai giudici a pagare spese legali molto ingenti, aiutaci a far fronte con un versamento sul conto corrente IBAN IT64L0359901899050188525842 intestato al Comitato Opzione Zero, causale No Inceneritore Fusina
 
SYSTEM CHANGE – NOT CLIMATE CHANGE
 

Comunicato Stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina

18 maggio 2022

Sentenza “politica” del Consiglio di Stato, la lotta va avanti

 

I comitati e le associazioni del Coordinamento No Inceneritore Fusina reagiscono duramente dopo la sentenza del Consiglio di Stato che boccia il ricorso in appello per fermare l’inceneritore di Veritas: “Dopo la sentenza negativa del TAR, avevamo la fondata speranza che l’influenza della politica e delle lobby che gravitano intorno al business dei rifiuti non arrivasse tanto in alto, ma evidentemente ci sbagliavamo. La decisione del Consiglio di Stato è addirittura peggio di quella di primo grado. Le conseguenze della sentenza non solo espongono la popolazione dell’area metropolitana a gravi rischi per la salute, ma sanciscono un principio estremamente pericoloso secondo il quale né i cittadini, né le associazioni e i comitati ambientalisti sono legittimati a mettere in discussione progetti e decisioni che hanno un impatto diretto sul territorio in cui sono radicati e sulla vita delle persone. Una sentenza che del resto si allinea al diktat del Governo Draghi, che dopo la pandemia e ora con la guerra in corso alle porte dell’Europa, sta progressivamente svuotando le istituzioni democratiche, a cominciare dal Parlamento, per dare la stura alle peggiori politiche sviluppiste, industrialiste e fossili degli ultimi decenni, nemiche dell’ambiente e del Clima, alla faccia della tanto sbandierata transizione ecologica. Da questo punta di vista non sfugge per esempio che tre dei magistrati del collegio giudicante (Luca Lamberti, Michele Conforti e Giuseppe Rotondo) sono gli stessi che nel 2021, sempre in Consiglio di Stato, hanno accolto il ricorso Arcelor-Mittal Spa e Ilva Spa contro l’ordinanza del Sindaco di Taranto che avrebbe sospeso gli impianti della famigerata acciaieria”.

La sentenza del Consiglio di Stato, così come era stato per il TAR, non entra minimamente nel merito delle tante contestazioni tecniche sollevate dai comitati, estrapola e banalizza in modo strumentale alcuni passaggi della relazione medica di ISDE, glissa completamente le argomentazioni esposte nel recente parere dell’Istituto Superiore di Sanità che pure metteva in evidenza gravi carenze istruttorie in sede di valutazione di impatto ambientale, confermando le tesi dei comitati, non considera nemmeno alcune violazioni di legge connesse all’approvazione del progetto.

Il respingimento si basa esclusivamente sulla presunta non legittimazione delle associazioni ricorrenti e degli abitanti di Malcontenta a presentare il ricorso. Parliamo di cittadini che abitano in prossimità dell’inceneritore ed esposti direttamente ai fumi velenosi che escono dai camini; di realtà radicate da anni nei territori di Mestre, Marghera, Riviera del Brenta protagoniste di tante battaglie ambientali, addirittura di una associazione nazionale come Medicina Democratica, che proprio a Porto Marghera ha dato un contributo fondamentale nelle azioni e nei processi per contrastare le produzioni nocive del petrolchimico.

“E’ un principio pericoloso e inaccettabile – rincarano la dose i comitati – che dimostra come ormai in questo Paese la democrazia stia diventando una farsa: da un lato si inserisce la tutela dell’ambiente tra i principi della Costituzione, dall’altra si annulla la possibilità per i cittadini di difendersi e di esercitare il diritto a vivere in un ambiente sano. E’ ormai evidente come in una situazione di crisi globale e generalizzata, che è prima di tutto una crisi ecologica, la logica miope del profitto stia facendo piazza pulita di ogni possibile mediazione sociale, mostrando quale è il vero volto di un sistema economico che sta letteralmente distruggendo la vita sul Pianeta. Noi a questa logica non ci arrendiamo, così come non ci arrendiamo a questa decisione dei giudici perché riteniamo che le nostre istanze siano giuste e fondate. Stiamo valutando la possibilità di fare un ulteriore ricorso, a questo punto in sede europea; ma oltre a questo metteremo in atto tutte le risorse che abbiamo a disposizione per fermare questo impianto nocivo e obsoleto. Annunciamo fin da subito che saremo in piazza il 28 maggio a Venezia insieme agli altri comitati veneziani e metropolitani per contrastare la devastazione del nostro territorio. Lanciamo inoltre un appello accorato a tutti i cittadini, alle associazioni e ai comitati a dare un proprio contributo economico per sostenere la battaglia contro l’inceneritore: la sentenza del Consiglio di Stato è infatti oltremodo ingiusta perché condanna i ricorrenti a pagare le spese legali delle controparti, e si tratta di cifre ingenti, almeno 15.000 euro. Invitiamo pertanto a far pervenire il proprio sostegno tramite bonifico bancario sul conto corrente del Comitato Opzione Zero (IBAN IT 64L0359901899050188525842) causale No Inceneritore Fusina”.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, AssociazioneProgetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land

 

foto_manifestazione

 

Comunicato Stampa 08-02.2022

 
Coordinamento No Inceneritore Fusina
 
Inchiesta Bioman: l’inceneritore di Fusina fa parte del sistema
 
Accolta con favore, perché conferma le preoccupazioni che da tempo esprimono i Comitati, la notizia dell’inchiesta aperta dai NOE sulle principali società del gruppo FINAM di Angelo Mandato: “Abbiamo l’impressione che quanto leggiamo sui giornali sia solo la punta dell’iceberg di un sistema affaristico e tentacolare che coinvolge aziende private, aziende pubbliche, politica e istituzioni. – commentano alcuni esponenti del fronte No Inceneritore Fusina – e sono molte le analogie con quanto già visto con il MOSE. Di questo sistema fa parte senza dubbio anche l’inceneritore di Fusina, visto e considerato che Ecoprogetto Venezia è detenuta non solo da Veritas Spa, ma anche da Bioman per il 30% e da Agrilux per il 4%, due società cardine del gruppo FINAM. Avevamo già denunciato nel 2016 la strana vendita delle quote di Ecoprogetto a queste due società; operazione dell’ordine di 22 milioni di euro, approvata da quasi tutti i Comuni del Veneziano nell’assemblea soci di Veritas Spa. All’epoca avevamo messo pubblicamente in guardia tutti i Sindaci e i vertici di Veritas sui soci privati di Ecoprogetto promotori già nel 2016 del nuovo inceneritore a Fusina; un impianto estremamente pericoloso, lo ribadiamo, che assicura un grande business per chi lo gestisce ma che non è giustificabile né in termini tecnici né tanto meno sotto il profilo ambientale e sanitario”.
 
Da anni i comitati friulani, della bassa padovana e quelli veneziani denunciano gli intrecci e le zone d’ombra nella gestione del ciclo dei rifiuti nell’ambito della miriade di società della galassia FINAM di Angelo Mandato, tutte o quasi con sede a Ballò di Mirano. Sversamenti incontrollati di “liquami” maleodoranti, trasporti di rifiuti da una parte all’altra del Triveneto e anche all’estero, proliferazione di impianti a biogas, ampliamento smisurato di impianti di trattamento della frazione “umida” e nuovi inceneritori.
 
Tutto spacciato come necessario, come “economia circolare” che fa bene all’ambiente; tutto sostenuto e approvato con l’avallo bipartisan della politica e delle istituzioni, a cominciare dalla Regione Veneto, fino alle amministrazioni locali, passando dai consigli di bacino e dalle province.
 
Una galassia, quella di Mandato, la cui origine e il cui sviluppo sono state già oggetto di una importante inchiesta di Fanpage nel 2019, dalla quale erano emersi pesanti dubbi e sospetti sull’operato di società come Bioman e SESA.
 
Nel veneziano a preoccupare non è solo l’operazione inceneritore: “A Mira e a Campagna Lupia, Bioman e Agrilux sono proprietarie della Agricola Sant’Ilario – affermano i comitati – 1440 ha di terreno agricolo fronte laguna e valli da pesca sui quali si pratica agricoltura intensiva, e sui quali vengono periodicamente sversate tonnellate e tonnellate di liquami maleodoranti; gli stessi che vengono sparsi nella zona della bassa padovana, in Polesine e in Friuli, e che derivano dagli impianti di SESA a Este e di Bioman a Maniago. Liquami che hanno poco a che fare con il compost, visto e considerato che oltre al rifiuto umido, in questi centri di trattamento arrivano rifiuti di varia provenienza (anche da Roma) e di varia origine, tra i quali per esempio fanghi civili e industriali di vario tipo, ceneri e scorie di inceneritori e molto altro. Sempre nei terreni dell’Agricola Sant’Ilario, nei pressi di Lugo, è entrato da poco in funzione un impianto a biogas, costruito all’interno della zona di conterminazione lagunare in deroga alle stesse leggi regionali”.
 
Da tempo i comitati stanno lavorando per ricostruire l’intreccio di relazioni tra i vari impianti, sparsi nei diversi territori, controllati al 100% da FINAM o da questo gruppo insieme a partecipate pubbliche: “L’impressione netta è che sia questo ben congegnato sistema di scatole cinesi a potersi definire “economia circolare”, ma nel senso che fa girare milioni di euro, per lo più ricavati da bollette e incentivi pubblici, sempre tra le stesse mani, e tutto a discapito dell’ambiente e della salute della popolazione. Che fiducia si può avere ora, alla luce di quanto sta finalmente emergendo, sulla gestione di un inceneritore come quello di Fusina o di altri impianti di trattamento altamente impattanti? Ora Pretendiamo che sia fatta piena luce e che siano date risposte chiare alle nostre domande; i vertici di Veritas, i Sindaci del bacino veneziano, a cominciare da Brugnaro, la Regione Veneto si assumano le proprie responsabilità. Per quanto ci riguarda andremo fino in fondo a questa storia, e siamo pronti a collaborare con gli inquirenti”.
 
 
Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia- Movimento PFAS-Land, Gruppo Zelarino e dintorni, Comitato Ambiente e Salute Malcontenta
 

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