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Della new town tra Dolo e Pianiga nessuno parla. Ma vale 2 miliardi di euro. E di cementificazione

«Stop al consumo di suolo» e «tutela del nostro territorio» sono stati gli slogan più usati rispettivamente da Alessandra Moretti e Luca Zaia per comunicare all’opinione pubblica la loro intenzione di dare un taglio netto al passato rispetto alle politiche urbanistiche che hanno negli anni consegnato al Veneto in cima alle classifiche italiane per la cementificazione.

Quando poi alcuni giorni fa i media nazionali e regionali hanno puntato l’indice sulla crisi dei centri commerciali il livello della discussione è tornato a salire. Una crisi sì dovuta alla domanda interna ancora asfittica in una Italia, e in un Veneto, con un potere d’acquisto calato di molto.

Ma la regione della laguna, del Garda e delle Dolomiti vanta un altro primato poco edificante: quello della maggior superficie di shopping centre per abitante. Il proliferare dei centri acquisti, fino a poco tempo fa considerati la panacea per occupazione e sviluppo, ha mandato in tilt il sistema tanto che non mancano le strutture che debbono affrontare gravi cali negli introiti, che poi sono il preludio dei licenziamenti. Il caso Auchan è emblematico in tal senso.

Ridotti così, ci si sarebbe aspettato che una delle operazioni più contestate, quella di Veneto city, che per altro non prevede solo aree commerciali, finisse dritta nel carnet della campagna elettorale. Invece non è stato così, ad eccezione delle prese di posizione dei comitati locali e di alcuni esponenti del M5S.

E questi silenzi in parte possono essere spiegati in ragione del pedigree della committenza. Tra i proprietari o promotori c’è, o c’è stato, un pezzo del gotha dell’imprenditoria veneta: da Stefanel a Benetton passando per Pittarello fino all’onnipresente Piergiorgio Baita, ex dominus della Mantovani. Soggetti che presso la politica di rango godono di appoggi e legami di primissimo livello.

Ad ogni buon conto quei 500mila metri quadri di edilizia commerciale, direzionale e civile (715mila è la superficie totale del piano) che dovrebbero trovar vita nel Veneziano tra Dolo e Pianiga, ma che sul piano delle ricadute lambirebbero anche il Padovano, potrebbero assestare «un colpo terribile» alla campagna veneta già martoriata dal Passante di Mestre. Così sostiene per esempio Mattia Donadel, storico esponente dei gruppi ambientalisti locali raccolti attorno al portale OpzioneZero, che ha legato il suo nome proprio alle battaglie contro Veneto city. Ovviamente di parere avverso è il progettista, l’archistar Mario Cucinella, noto a Vicenza per la lottizzazione Laghetto bis, il quale invece ritiene che l’intervento, su un comparto già pensato per un insediamento industriale, ricucirà il territorio migliorando la qualità intrinseca di quei luoghi.

Su tale maxi-lottizzazione, che per certi versi è figlia del Passante di Mestre, da anni piovono le critiche di una parte dell’opinione pubblica padovana che chiede la realizzazione della cosiddetta idrovia commerciale. Un’opera da 600 milioni di euro, che la Regione tiene in un cassetto. E che oltre a fornire una valida alternativa al traffico merci su gomma avrebbe il vantaggio di deviare verso l’Adriatico le piene dei fiumi che sistematicamente si abbattono sul Padovano orientale.

Appurato che il tracciato dell’idrovia è ancora oggetto di dibattito, una delle questioni più discusse dagli esperti è se debba o non debba sfociare il laguna per gli effetti che potrebbe avere su quest’ultima. Da mesi i comitati padovani hanno maturato un convincimento preciso: l’idrovia rimane in standby perché il suo tracciato ostacolerebbe la nascita di Venetocity. La new town porterebbe in pancia infatti un business da 2000 milioni di euro ed è in quest’ottica miliardaria che si devono leggere le divisioni trasversali nonché i silenzi eccellenti che si sono registrati pure in seno al singolo partito o alla singola associazione (Confcommercio docet) dove favorevoli contrari e neutrali stanno giocando un match tattico che potrebbe risolversi proprio dopo le regionali.

Sullo sfondo rimane un nodo irrisolto. Il Pd con i sui candidati al consiglio regionale chiede a forza lo stop al consumo di suolo. Ma sono i Comuni, d’intesa con la Regione, ad avere negli anni garantito i loro bilanci, nonché la soddisfazione dei grandi portatori d’interesse, proprio con i proventi dei cambi d’uso delle aree agricole, nonché con le trasformazioni medesime.

E il centrosinistra in tal senso non è stato una eccezione. Di più: i candidati non hanno ancora spiegato se lo stop vale per ogni piano o se da questo eventuale blocco saranno escluse le aree già oggetto di trasformazione.

Se a tutto ciò si aggiungono i recenti dati pubblicati dall’Ispra che parlano di un Veneto in cima alla classifica della cementificazione, allora risulta chiaro che la questione deve essere affrontata non solo da tutta la politica, ma dalla intera classe dirigente della regione. Da questo punto di vista infatti lobby come costruttori, cavatori, immobiliaristi e cementieri, in una con la Federdistribuzione, hanno avuto gioco facile – al netto delle condotte penali, che con le infiltrazioni mafiose spesso costituiscono il retrobottega del business – nel piegare politica ed amministrazione regionale e locale verso una deregulation urbanistica della quale il Veneto sta ancora pagando le conseguenze. Non solo in termini di snaturamento del territorio, ma pure di dissesto idrogeologico.

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I ministri Delrio (Infrastrutture), Ambiente (Galletti) e Cultura (Franceschini) concordi nel rimettere ogni decisione nelle mani della nuova amministrazione

«Sull’alternativa alle grandi navi in laguna deciderà il prossimo sindaco. Rispettando l’ordine del giorno del Senato, che prevede di mettere a confronto le varie soluzioni progettuali». È questa la conclusione a cui sono giunti ieri pomeriggio i ministri delle Infrastrutture Graziano Delrio, dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dei Beni culturali Enrico Franceschini.

Nessuna «forzatura» del governo, dunque. Come auspicavano i sostenitori della soluzione Contorta (Autorità portuale in testa) e come invece temevano i comitati, che hanno inviato proprio ieri ai ministri un corposo dossier sulla vicenda. Con le elezioni alle porte e il nuovo sindaco in arrivo, la politica ha deciso che per prendere una decisione sul futuro della città si attenda la nuova nomina, dopo quasi un anno di commissario.

Proprio il commissario aveva partecipato nell’agosto scorso a un Comitatone – allora il ministro era Maurizio Lupi – astenendosi sulla decisione di mandare avanti il progetto Contorta, già allora sostenuto dal Porto.

Nel frattempo il Contorta è andato all’esame della Via, la commissione di Impatto ambientale, restituito al mittente con la richiesta di corpose osservazioni. E adesso l’Ispra, l’Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale, ha demolito anche le risposte inviate dal Porto alle richieste di integrazione della commissione nazionale Via. 250 pagine, 134 richieste che secondo l’Ispra «non hanno ricevuto risposte dal proponente».

Non basta, perché secondo i tecnici del ministero «le misure di compensazione proposte non annullano gli impatti. Anzi, ne comporta di ulteriori che vanno valutati».

Scenario sempre più difficile, quello per il nuovo canale Contorta. Che anche i candidati sindaci, nessuno escluso, hanno bocciato, pur avendo soluzioni alternative diverse.

Si fanno strada anche le altre alternative, già all’esame della commissione Via pur se non inserite nella «Legge Obiettivo» come ricorda il presidente del Porto Paolo Costa. Le nuove banchine a Marghera, il nuovo terminal alla bocca di porto di Lido, come proposto da De Piccoli-Duferco. Questa è l’ipotesi che sembra in vantaggio rispetto alle altre, sostenuta anche dai comitati «No Grandi Navi». Ma è proprio l’unico progetto che la Clia, la compagnia internazionale delle crociere, dice «non essere compatibile». Scartato a suo tempo anche dall’Autorità portuale, ma non ancora dal ministero. La tensione aumenta, e il mondo delle crociere preme per una soluzione. «Se no le compagnie sceglieranno altri porti», dice Costa. Soluzione adesso rinviata ai primi di giugno. A oltre tre anni dal tragico naufragio della Costa Concordia. Che aveva riaperto la polemica sul «rischio» del passaggio delle navi a pochi metri da San Marco, con un divieto mai applicato alla laguna.

Alberto Vitucci

 

Gazzettino – Ulss 13. Assedio al Pronto soccorso.

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19

mag

2015

MIRANO – Le chiamate al 118 aumentate in un anno del 40 per cento: troppi codici bianchi

Medici e infermieri: «Valutate bene a chi rivolgervi, così si creano solo disagi»

MIRANO – Pronto soccorso “assediato” dai codici bianchi

CAOS – Le chiamate al 118 in un anno sono aumentate del 40 per cento soprattutto per codici bianchi

Bastano una congiuntivite di tre giorni, un dolore all’orecchio, una dermatite o un fastidioso mal di denti, per decidere di correre in pronto soccorso. E allo stesso modo bastano un piccolo trauma, o magari tre giorni di febbre alta, per spaventarsi e chiedere addirittura l’intervento dell’ambulanza.

Sempre più pazienti scelgono di rivolgersi all’equipe del 118 anziché alla guardia medica o al medico di base, anche per quei problemi di salute che per anni sono stati una competenza proprio del medico di famiglia.

La conseguenza è un netto aumento dei tempi d’attesa in pronto soccorso. L’eccesso di codici bianchi e l’abuso di chiamate al 118 sono un problema serio, che comporta un inevitabile dispersione di tempi e risorse.

Per sensibilizzare l’utenza su un corretto uso del pronto soccorso e del servizio 118, medici e infermieri dell’Ulss 13 ieri mattina hanno incontrato i cittadini in piazza a Mirano: l’interesse è stato notevole e, con la collaborazione di «Cittadinanzattiva», l’esperienza sarà ripetuta venerdì dalle 8 alle 13 davanti al municipio di Dolo.

«Al pronto soccorso notiamo una notevole affluenza per patologie improprie – ha sottolineato il primario Pietro Pacelli – È il posto più comodo dove andare perché è una struttura aperta h24, ma l’85% sono codici bianchi e verdi». I numeri relativi agli interventi con le ambulanze parlano chiaro: nel 2014 si contano 16mila uscite, il dato è aumentato quasi del 40% rispetto a cinque anni fa. L’ambulanza risponde sempre alla chiamata, mediamente tra uscita, intervento e rientrata viene impiegata un’ora di tempo.

«Molti bypassano guardie mediche e medico di base, ma bisogna valutare con attenzione a chi rivolgersi: in molti di questi casi i pazienti troverebbero proprio da loro risposte adeguate alle loro esigenze» aggiunge Biagio Epifani, responsabile del pronto soccorso di Dolo.

Pacelli e Epifani sono d’accordo sull’importanza del servizio Utap, dove più medici di base lavorano in sinergia per garantire un servizio d’assistenza da mattina a sera: «Due strutture sono già attive a Noale e Mira, vanno implementate».

Gabriele Pipia

 

Gazzettino – Dolo. Col Pedibus bambini piu’ sani.

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19

mag

2015

DOLO – L’Asl: calo dell’obesità infantile ma vi sono ancora abitudini da correggere

Da oggi per 750 alunni una serie di passeggiate con merenda

Passeggiate per concludere in bellezza l’esperienza del Pedibus. Primo appuntamento, oggi, martedì, alle 14, con gli alunni della “San Giovanni Bosco” di Arino con l’iniziativa “Pedibus: per un giorno si può”, organizzata dall’Asl 13 per concludere il progetto Pedibus a Dolo e sensibilizzare genitori e insegnanti sull’importanza di questa esperienza, che mette al centro salute, ambiente e sicurezza.

Quest’anno il progetto ha visto l’attivazione a Dolo di diverse “linee” che portano gli alunni a piedi verso la scuola, lungo percorsi sicuri, guidati da “autisti” e sorvegliati da “controllori”, con partenze e fermate prestabilite. Un modo per iniziare la mattinata in movimento e amicizia, a zero emissioni, e tutelando la salute.

«Nel Veneto si è registrato un calo dei livelli di sovrappeso e obesità infantile – fanno notare dall’Asl 13 – Ma ci sono abitudini da cambiare: dall’indagine effettuata lo scorso anno è emerso che il 16% dei bambini non aveva svolto attività fisica il giorno precedente l’indagine; il 18% praticava sport per non più di un’ora a settimana; il 42% aveva nella propria camera la tv; il 35% guardava l’apparecchio o stava ai videogiochi più di 2 ore al giorno; e solo uno su quattro si recava a scuola a piedi o in bicicletta.

Per questo motivo l’Asl 13 ha organizzato a Dolo una serie di passeggiate con merenda coinvolgendo 750 bambini tra i 6 e gli 11 anni delle scuole primarie dell’Istituto comprensivo, diretto da Brigida Farese: coinvolte la “De Amicis” (228 allievi) e la “Giotto” (213) di Dolo, la citata “San Giovanni Bosco” di Arino (106) e la “Manin” di Sambruson (215). Le prossime sgambate si svolgeranno: mercoledì 27 per la “Manin” di Sambruson; mercoledì 3 giugno per la “Giotto” di Dolo; lunedì 8 giugno per la “De Amicis” di Dolo.

Luisa Giantin

 

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DOLO – In occasione della settimana dedicata all’emergenza-urgenza

DOLO – I sanitari del Pronto Soccorso in piazza a Dolo e Mirano per parlare di emergenza, ascoltare le esigenze,spiegando come funziona la struttura.

Stamane a Mirano in Piazza Martiri, dalle 8 alle 13 e venerdì prossimo a Dolo, via Cairoli, spazio fronte Comune, stesso orario, in occasione della “Settimana Nazionale del Pronto Soccorso” promossa dalla Simeu (Società italiana medicina d’emergenza-urgenza) in collaborazione con Cittadinanzattiva, gli operatori sanitari – medici e infermieri – dei Pronto Soccorso di Dolo e Mirano incontreranno i cittadini.

In un anno, nei due Pronto Soccorso della Ulss 13 si sono presentati circa 80mila cittadini (dei quali 10mila ricoverati).

Tra le 50mila consulenze effettuate solo 11mila casi avevano un codice giallo e rosso, ossia erano i più gravi, mentre gli altri, i codici bianchi (casi non critici, pazienti non urgenti) e i codici verdi (casi poco critici, assenza di rischi evolutivi, prestazioni differibili) provocano solo code e dovrebbero essere ridotti.

Nei punti di incontro oltre alla presenza di un’ambulanza attrezzata, sarà allestito un gazebo per la proiezione di video mentre i sanitari racconteranno le dinamiche dell’emergenza sanitaria anche attraverso la distribuzione di opuscoli educativi.

Durante la settimana, il mercoledì e il giovedì all’interno del Pronto Soccorso di Dolo e Mirano, un rappresentante di Cittadinanzattiva diffonderà dei questionari.

Luisa Giantin

 

Iniziativa pubblico-privata per incentivare il turismo grazie alle dimore storiche lungo il Naviglio Brenta

MIRA – Nasce Ville Card, il passepartout che apre al pubblico le porte di alcune delle più belle dimore storiche della Riviera del Brenta. Il progetto è nato dall’iniziativa di alcuni proprietari e gestori di ville venete della Riviera, pubbliche e private, ed è coordinato da Coopculture e La Piccionaia (Polo culturale Villa dei Leoni), in sinergia con gli enti pubblici del territorio e con l’Unione dei Comuni della Riviera del Brenta.

Ville Card è un collettore che ha messo in rete spazi a gestione pubblica e privata, dislocati lungo il Naviglio che lega Padova a Venezia, e si pone sul territorio con l’obiettivo di incentivare il turismo e promuovere le bellezze storico-architettoniche e paesaggistiche del territorio.

«Con Ville Card si spalanca una porta su antiche dimore, eleganti saloni affrescati, maestose e storiche architetture – spiegano gli ideatori del progetto – È un personale invito, lungo tutta una stagione, a scoprire perché generazioni di nobili veneziani scelsero queste terre come luogo di soggiorno e di residenza».

Con Ville Card si può accedere a prezzo ridotto a quattro ville a scelta tra le otto che, ad oggi, sono entrate nel progetto: villa Allegri von Ghega a Oriago, villa Badoer Fattoretto a Dolo, villa Contarini dei Leoni a Mira, villa Foscarini Rossi a Stra, Villa Tito a Sambruson, villa Valmarana, villa Valier e villa Widmann a Mira. Ville Card è già in vendita nella maggior parte delle biglietterie delle ville aderenti al circuito, in alcuni punti vendita facilmente accessibili in Riviera e negli hotel che hanno preso parte all’iniziativa.

 

“Itinerari della Riviera” in dono agli studenti

DOLO – Nei giorni scorsi è stato presentato il 4. volume della collana “Luoghi e itinerari della Riviera del Brenta e del Miranese” agli studenti degli istituti superiori dolesi. La collana è stata promossa dall’Associazione Cavalieri della Repubblica – Riviera del Brenta, in collaborazione con La Specola. Il sodalizio guidato da Pasquale Di Gennaro ha donato delle copie agli studenti del Liceo “Galilei” e degli istituti “Lazzari” e “Musatti”.

(L.Gia)

 

DOLO – Una passeggiata con merenda finale per concludere il Progetto Pedibus realizzato dalle scuole e dai genitori con la collaborazione del Comune di Dolo e del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 13. L’iniziativa, che partirà domani, vedrà coinvolti i 762 alunni delle scuole elementari dolesi: la De Amicis e la Giotto di Dolo, la San Giovanni Bosco di Arino e la Manin di Sambruson. Durante l’anno scolastico diverse linee del Pedibus hanno portato gli alunni a piedi verso la scuola, lungo percorsi sicuri. La manifestazione di fine anno si svolgerà in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 13 che promuoverà l’iniziativa con incontri informativi per le classi quarte e la distribuzione di volantini per le famiglie.

Le passeggiate con la merenda finale si terranno: domani per la San Giovanni Bosco, il 27 maggio per la Manin di Sambruson, il 3 giugno per la Giotto e l’8 giugno per la De Amicis. L’Asl 13 collabora con l’iniziativa, anche in ottemperanza del sistema di sorveglianza Okkio alla salute, promosso dal Ministero della Salute.

I risultati della raccolta dati Okkio nel 2014 confermano nel Veneto un leggero calo dei livelli di sovrappeso e obesità infantile. Ma ci sono abitudini da cambiare: il 16% dei bambini non aveva svolto attività fisica il giorno precedente l’indagine; il 18% praticava sport per non più di un’ora la settimana; il 42% aveva la televisione in camera, il 35% guardava la televisione o i videogiochi più di due ore al giorno e infine solo uno su quattro si recava a scuola a piedi o in bicicletta.

Giacomo Piran

 

L’ex magistrato ne ha discusso con le società delle grandi rotte internazionali

«Siamo per la crocieristica, con garanzie». Ieri gli incontri con Realacci e Vendola

«Ho incontrato i rappresentanti della Clia, l’associazione degli armatori delle grandi rotte navali internazionali, presenti rappresentanti di Carnival e Msc. E andrò a parlare con Vtp. Anche gli armatori sono d’accordo nell’evitare lo scavo del canale Contorta e abbiamo portato su questa linea anche gli altri candidati sindaco. È ampio il consenso al no al Contorta. Ora bisogna decidere rapidamente sulle alternative. E ribadisco che noi siamo per la croceristica a Venezia, garantendo il lavoro e l’equilibrio ambientale».

Grandi navi , Felice Casson ribadisce la sua posizione a Mestre incontrando in piazzale Donatori di sangue l’amico onorevole Ermete Realacci, presidente della commissione Presidente VIII commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

«Non è lungimirante proseguire con lo scavo del Contorta», conferma Realacci, ricordando il pronunciamento unanime del Senato sulla valutazione di alternative.

I due hanno lavorato assieme anche al disegno di legge sugli ecoreati che dovrebbe essere approvato martedì. Venezia, dice Realacci, merita il ruolo di capitale del Veneto, «regione al secondo posto in Italia per investimenti nella Green economy», e che occupa 6.400 aziende in Provincia, «quelle che si sono difese meglio dalla crisi».

Ambiente, salute, lavoro. Tre temi cardine del programma di Casson: ieri mattina all’Officina del gusto l’incontro con il mondo della sanità veneziana, nel pomeriggio a Forte Marghera il saluto a Niki Vendola, leader di Sel arrivato per sostenere la lista di Bettin “2020Ve”.

«Bonifiche, sostegno alle produzioni green, difesa dei servizi sociali pubblici sono tra le cifre distintive della lista e della coalizione», dice Casson che, dopo la visita alla Grandi Molini, è sempre più convinto che il rilancio per la città passi anche per un forte investimento su Porto Marghera ma servono azioni lungimiranti: sburocratizzazione, economia green, e zona franca economica per garantire innovazione e finanziamenti europei. Su Alles promette battaglia e sul Vallone Moranzani, servono accordi con «impegni precisi». E conclude: «Lavoriamo uniti, se lo faremo concluderemo la partita il 31 maggio con una vittoria».

Mitia Chiarin

 

Nuova Venezia – Lido. Bisogno di legalita’ e trasparenza.

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17

mag

2015

Il noto scandalo del Mose ed ora la vicenda legata alle (per ora presunte) infiltrazioni della ‘ndrangheta al Lido non possono che confermare l’enorme bisogno – anche nel nostro territorio – di legalità e trasparenza, soprattutto nel campo degli appalti e delle nuove opere.

Legalità e trasparenza che ritengo siano state ben carenti al Lido ad iniziare da quello strano commissariamento esteso a tutta l’isola e a quella vicina della Certosa. Un Commissario della Protezione Civile (ma non c’era stato alcun terremoto o altra emergenza!) per portare a termine un nuovo inutile Palazzo del Cinema (cosa peraltro non avvenuta: esiste solo un gran buco nella terra e nelle finanze pubbliche) ma anche per far passare, senza il normale iter autorizzativo, progetti edificatori anche privati su terreni privati, come per il Parco delle Rose, proposto dalla società sotto inchiesta.

Per “valorizzare” il Lido. L’ex Commissario Spaziante aveva comunque istituito, benché non obbligatoria, una Conferenza di Servizi, in cui Comune, Regione, Soprintendenza, ecc. avevano sostanzialmente approvato i vari progetti, che per diversi motivi – cambi di proprietà, scarse risorse, ripensamenti – non sono stati poi neanche completati, con grave danno alla collettività, all’ambiente e anche all’occupazione (in particolare per quanto riguarda l’Hotel Des Bains).

Da notare che lo stesso Commissario aveva fatto presente che tale allargamento di poteri e territorio era stato richiesto (e orgogliosamente rivendicato) dal Sindaco Cacciari; il Presidente del Consiglio Berlusconi l’aveva prontamente accontentato. Peccato che a denunciare tali storture e le pesanti criticità dei vari progetti siamo stati solo noi ambientalisti e pochi (troppo pochi) esponenti del mondo politico e della cultura.

Cristina Romieri  – Venezia Lido ambiente

 

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