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I 5 STELLE

Il Pd è tra i partiti che hanno votato contro la mozione dei 5 Stelle contro la costruzione della Orte-Mestre. In compenso ne ha presentata una sua che, però, la parlamentare grillina Arianna Spessotto giudica «scarna e con premesse sbagliate» e che, soprattutto, «non ha inserito in maniera univoca lo stralcio dell’intera opera».

Il fatto che sia stata tolta dal Def, il documento di programmazione economica che stabilisce quali opere realizzare nei prossimi tre anni, non è una garanzia che non sarà mai realizzata. Perché, sostiene sempre la Spessotto, rimane inserita nella Legge obiettivo e potrebbe presto tornare fuori: «Il Governo anche questa volta ha deciso di ignorare le richieste dei cittadini e degli amministratori locali».

 

Gazzettino – Venezia. San Giuliano apre alle bici

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16

apr

2015

MOBILITÀ – Il Comune ha deciso di non imporre il divieto di transito sul cavalcavia

Allo studio un progetto per realizzare la pista ciclabile tra i Pili e via dei Petroli

Niente semafori ma il cavalcavia di San Giuliano non verrà vietato alle biciclette. È l’esito più importante del sopralluogo ai Pili effettuato da associazioni, sub commissario e tecnici dell’Amministrazione veneziana. Il Comune, dunque, fa marcia indietro e, contrariamente a quanto annunciato nei mesi scorsi, ha deciso di lasciare aperto anche alle biciclette il transito sul cavalcavia.

La seconda buona notizia, che però avrà tempi decisamente più lunghi, riguarda la parte di pista ciclabile ancora da cominciare, quella che deve unire il ponte della Libertà con via Torino, passando per i terreni dell’imprenditore Luigi Brugnaro e per il Vega, e poi per il sottopasso della stazione di Marghera. Le associazioni cittadine non amano quella soluzione perché allunga troppo i tempi di percorrenza, almeno di 4 chilometri rispetto a San Giuliano, ma per le persone che provengono da Marghera o dalla parte est di Mestre può essere una buona strada se il tratto verrà messo in sicurezza.

I tecnici del Comune, come spiegano i portavoce del Coordinamento delle associazioni, hanno reso noto che hanno allo studio un primo intervento per realizzarne almeno un tratto, tra i Pili e via dei Petroli, ossia la parte più pericolosa. Siccome in quella zona la pista passa attraverso i terreni di Brugnaro e a fianco di un fosso in un terreno sconnesso, dovranno posare dei massi per creare il fondo e gettare un manto ciclabile. Il lavoro potrebbe essere realizzato approfittando delle facilitazioni garantite dalle norme sulle aree Sin (i Siti inquinati di interesse nazionale) e quindi consentire tempi più rapidi. Si parla, comunque, di mesi, sicuramente dopo l’estate. Del resto anche la pista sul ponte, con la parte finale a sbalzo, è in ritardo e potrà forse essere inaugurata non prima dell’estate.

Durante il sopralluogo i tecnici comunali, invece, non hanno preso in considerazione il sentiero sterrato che collega i Pili e la base del cavalcavia che sta tra la ferrovia e via della Libertà. Le associazioni propongono di utilizzarlo per assicurare ai ciclisti il ritorno da Venezia lungo il lato nord del ponte, come avviene oggi. Per il Comune, invece, la pista dovrà essere solo sul lato sud, anche se è stretta e comporta difficoltà negli incroci tra le bici provenienti dai due sensi opposti.

«Ad ogni modo per i prossimi mesi tutto continuerà come prima e si potrà percorrere pure il lato nord visto che la nuova pista non è ancora pronta» commenta Giampietro Francescon del Coordinamento, «e noi vogliamo lo stesso organizzarci per andare a pulire quel pezzo di sterrato in modo da renderlo percorribile e garantire più sicurezza ai ciclisti».

Le associazioni non molleranno nemmeno sull’altra richiesta, quella di permettere almeno ai più anziani e alle persone più deboli di salire con la bici in tram a San Giuliano per poter superare il cavalcavia. Anche se non verrà vietato alle bici, infatti, è sempre un punto difficile da superare. Far salire chi ha difficoltà sarebbe anche un modo per facilitare il percorso dello stesso tram che non verrà rallentato. A Milano, ribadiscono quelli del Coordinamento, già lo fanno da tempo.

 

MOBILITÀ – Nel weekend uscita obbligata a Oriago in carreggiata Est

La tangenziale di Mestre chiude per lavori in direzione Trieste, attenzione ai possibili disagi nel weekend. Dalle 22 di sabato alle ore 4 di lunedì mattina rimarrà infatti chiuso il tratto di A57 tra il casello di Mira-Oriago e lo svincolo di Marghera. Per questo motivo la società autostradale Cav ha già messo le mani avanti con un avviso agli automobilisti: «Per tutti gli utenti diretti alle località balneari, in direzione Trieste, è consigliabile utilizzare l’A4-Passante di Mestre».

Durante il periodo di chiusura il traffico sarà deviato al casello autostradale di Mira-Oriago, per poi proseguire sulla camionabile “Marghera-Spinea” (provinciale 81) e infine sulla Statale Romea, prima di ricongiungersi allo svincolo di Marghera. I disagi maggiori potrebbero esserci all’uscita di Mira-Oriago, visto che si tratta di una barriera molto più piccola rispetto a quella di Mestre-Villabona. Molto dipenderà dal meteo: ad oggi le previsioni per il weekend non sono affatto benevole (pioggia sabato e nuvoloso domenica), se saranno rispettate non ci sarà alcun esodo verso le spiagge del litorale e quindi i disagi potrebbero essere contenuti.

La scorsa settimana, quando era stata chiusa la carreggiata ovest in direzione Padova, è filato tutto abbastanza liscio: gli intasamenti si sono concentrati nel tardo pomeriggio di domenica quando chi tornava dal mare o dalla montagna si è trovato incolonnato alla rotatoria di Marghera. Il cantiere è stato aperto per mettere in sicurezza dal punto di vista idraulico tutta l’area di Marghera, già duramente colpita da allagamenti negli ultimi anni. I tecnici del consorzio di bonifica Acque Risorgive stanno effettuando dei lavori di ricalibratura del corso d’acqua Fossa, che attraversa la tangenziale in prossimità del sovrappasso di via Bottenigo. La tabella di marcia prevede che l’intervento venga completato questo weekend, ma anche in questo caso dipenderà dalla pioggia.

Gabriele Pipia

 

Rispetto alla precedente sarà possibile fare il rogito dei 108 ettari con un Cda provvisorio

MARGHERA – Alla prossima riunione della Giunta regionale, in programma martedì prossimo, una delle ultime prima delle elezioni, l’assessore Massimo Giorgetti presenterà per l’approvazione una nuova delibera che confermerà il mandato alla società controllata, Venezia Acque, per l’acquisizione del 50% della nuova società pubblica (Marghera Eco Industries srl) in cui il Comune di Venezia è già entrato con la stessa quota attraverso Ive.

L’entrata nella nuova società della Regione è la premessa per acquisire i 108 ettari di aree industriali dismesse a Porto Marghera, cedute da Syndial-Eni che ha messo a disposizione 38 milioni di euro per le bonifiche, già autorizzate, di circa metà delle aree in questione.

La nuova delibera in approvazione sostituirà la precedente, approvata ma bloccata dal governatore Luca Zaia dopo la tangentopoli del Mose che ha coinvolto l’ex assessore Chisso che aveva condotto tutta la trattativa con Eni per la cessione delle aree.

A differenza della prima delibera, quella che martedì’ dovrebbe essere approvata, prevede la possibilità di eleggere un organismo amministrativo (Cda) provvisorio che avrà il mandato di concludere tutta la procedura tecnica (a cominciare dalla perizia sui terreni in questione e dei relativi oneri ambientali o servitù demaniali), in modo da poter arrivare al più presto al rogito (già rinviato più volte) che trasferirà a Marghera Eco Industries srl la proprietà dei 108 ettari.

Solo dopo questo passaggio, ovvero dopo le prossime elezioni, si procederà alla nomina della governance e al business plan per la bonifica delle aree che saranno messe sul mercato con la speranza di trovare imprenditori disposti ad acquisirle e rilanciarle con attività industriali o logistiche.

(g.fav.)

 

Baita parla per massime tipo questa: «Puoi fare molta più strada con una parola gentile e una pistola che con una parola gentile e basta»

Il 4 giugno dello scorso anno, quando finirono in galera i potenti del Veneto, in molti finsero stupore. Un’ipocrisia dovuta al fatto che la “retata storica” in realtà aveva rivelato poco di nuovo: quasi tutto era infatti già presente nelle cronache di Renzo Mazzaro su questo giornale.

Un esempio? Nel marzo del 2006 scrisse di tale William Ambrogio Colombelli e della misteriosa Bmc Broker di San Marino. Un’inchiesta giornalistica che rivelava come da diversi enti pubblici continuassero a piovere soldi su questa società, nella quale lavorava anche Claudia Minutillo, ex assistente di Giancarlo Galan. In molti finsero di non capire.

Il motivo di tanta generosità (false fatturazioni per alimentare fondi neri all’estero) si scoprirà solo sette anni dopo, il 28 febbraio 2013, quando insieme a Colombelli e Minutillo venne arrestato anche Piergiorgio Baita.

A catena venne il turno di Giovanni Mazzacurati, “capo supremo” del Consorzio Venezia Nuova, e del doge Galan. Era la fine di un’epoca. Dunque, dopo aver raccontato in presa diretta i vizi dei padroni del Veneto (per usare il titolo di un suo precedente libro), Mazzaro torna con “Veneto anno zero”, da domani nelle librerie. È l’analisi, con retroscena inediti, del crollo del sistema che ha regnato “credendosi onnipotente” e delle prospettive future di una regione che si è trovata decapitata della sua classe dirigente.

In primo piano ci sono tutti i protagonisti: Galan e il suo arresto, che da tragedia si trasforma in farsa con l’ex governatore asserragliato a villa Rodella che non ne vuol sapere di andare in prigione, Baita e le sue massime da gangster movie («puoi fare molta più strada con una parola gentile e una pistola, che con una parola gentile e basta»), il vecchio Mazzacurati e il suo falso pudore («c’è una parola che non pronuncia mai: corruzione», scrive Mazzaro, «per indicare il pagamento di tangenti, usa parafrasi tipo velocizzare le decisioni. Oppure fluidificare, che per un ingegnere idraulico è perfino professionale»).

E poi i finanzieri onesti e quelli venduti, i servizi segreti e le barbe finte, i burocrati a pagamento, i giudici corrotti e i magistrati coraggiosi che hanno rovesciato il sistema. I loro nomi sono Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini. Per portare a termine le inchieste hanno dovuto superare difficoltà di ogni genere.

«La procura di Venezia», scrive Mazzaro, «è messa sotto assedio, mezzo mondo tenta di carpire informazioni». I pm non si fidano e sono costretti a non lasciare nulla negli uffici. «Ancilotto si porta dietro tutto, in borsa o nel pc, dovunque vada. A casa lo separa, nascondendo carte e chiavette tra i giocattoli della bambina. “Come si fa con una pistola”, dice. “La smonti e nascondi il caricatore da una parte e la canna da un’altra, così la rendi inservibile se te la trovano in caso di furto, sempre possibile”». Soprattutto, viene da aggiungere, quando al lavoro ci sono anche i servizi segreti.

Se non fosse la cronaca della realtà, il racconto di Mazzaro potrebbe essere la sceneggiatura di un film. Una storia di guardie e ladri che si contendono il tesoro, i miliardi di euro del Mose. Purtroppo in questa pellicola non c’è spazio per il lieto fine. Il sistema Consorzio, «chi è dentro è dentro, chi è fuori resta fuori», ha strangolato le imprese sane, favorendo quelle più abili nell’arte della corruzione e della spartizione delle tangenti.

«Il tessuto imprenditoriale veneto, dopato da trent’anni di Consorzio, non si riprenderà facilmente. Avrà bisogno del metadone per non schiattare», scrive Mazzaro.

Leggendo il testo emerge anche un dato inquietante, che costringe tutti i veneti a guardarsi allo specchio. «L’arresto di Galan è politicamente in linea con quello del suo predecessore Franco Cremonese, processato e condannato per tangenti», scrive l’autore, «ed è in linea con il predecessore di Cremonese, Carlo Bernini, che riuscì a scansare il carcere, ma non il processo e la condanna anche lui per corruzione».

Dunque, fatta eccezione per i presidenti di transizione post Tangentopoli, dal 1980 al 2010 la Regione è stata governata da presidenti corrotti, eletti e rieletti. Un record che fa impallidire anche le tanto criticate regioni del sud. Ma è evidente che un sistema del genere non può prosperare per trent’anni senza il concorso di tutti, anche di chi (impresa, finanza, categorie economiche, cittadini) poi finge stupore e sdegno quando il malaffare viene a galla.

E in questo senso è esemplare la ricostruzione di Mazzaro della breve vita del quotidiano “La Cronaca” di Verona. Nato nel ’92 per spezzare il monopolio dell’Arena durante Tangentopoli, chiuse in pochi anni anche perché osteggiato dai poteri forti della città che non gradivano una voce fuori dal coro.

«Mi domando per quanto tempo ancora accetteranno di essere governati come sudditi», è il commento, riportato da Mazzaro, dell’allora direttore Paolo Pagliaro. Si riferisce ai veronesi, ma è un’analisi che può essere allargata a tutti i veneti. Il testo di Mazzaro ha ora il merito di arrivare nelle librerie a poco più di un mese dalle prime elezioni regionali del post terremoto giudiziario. Con la discesa in campo di Flavio Tosi la partita sembra aperta ed è ora nelle mani degli elettori: per Luca Zaia e Alessandra Moretti ogni singolo voto è decisivo. Nessuno potrà più far finta di non sapere. Per il Veneto, come scrive Mazzaro, è arrivato “l’anno zero”.

Giorgio Barbieri

 

Indennità e vitalizi, Galan non ci rinuncia

Caro direttore,
leggo sul Gazzettino che dopo le elezioni regionali di fine maggio, bisognerà provvedere a rinnovare le Presidenze delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato. Fra queste c’è anche la Commissione Cultura di Giancarlo Galan.

Quindi deduco che l’onorevole Galan, dopo tutte le vicende che lo hanno visto coinvolto nello scandalo del Mose di Venezia e per il quale ha già patteggiato, in tutti questi mesi ha continuato regolarmente ad incassare il suo stipendio di parlamentare.

Allora io mi chiedo: se l’onorevole Galan (come la maggior parte dei parlamentari coinvolti in casi di corruzione, tangenti, mazzette e quant’altro) non ha la decenza di rassegnare le dimissioni dal suo incarico, non esiste un sistema che li faccia decadere automaticamente?

Probabilmente no. Ma noi in Italia siamo capaci di tutto, anche di candidare alle primarie un condannato in primo grado. Verrebbe da dire: questa è l’Italia, bellezza!

Giuseppe Macchini –  Padova

 

Caro lettore,
lei deduce benissimo: nonostante abbia patteggiato per lo scandalo Mose una pena di 2 anni e 10 mesi e una sanzione di 2,6 milioni di euro, Giancarlo Galan è tuttora membro del Parlamento italiano nonchè presidente (ovviamente sempre assente visto che è detenuto ai domiciliari) della Commissione Cultura della Camera.

Galan infatti, dopo aver patteggiato, ha poi deciso di ricorrere in Cassazione e questo gli ha consentito di dilazionare l’esecuzione della sentenza e quindi di conservare anche il posto di deputato e la relativa indennità.

Ma non solo: Galan, per la legge, è anche un legittimo titolare di un cospicuo vitalizio in quanto ex consigliere regionale del Veneto.

Del resto non c’è nessuna norma che imponga a Galan di fare passi indietro o di rinunciare all’indennità di parlamentare.

E lui sinora si è ben guardato dal farlo.

 

Nuova Venezia – Una letteratura sul Mose ma nulla cambia

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15

apr

2015

L’INTERVENTO

Stefano Micheletti – Associazione Ambiente Venezia

A soli dieci mesi da quel 4 giugno 2014, sulla corruzione legata al Mose esiste già una vera e propria letteratura. Pubblicato da nuovadimensione nel dicembre 2014 “La grande Retata”, il libro dei giornalisti del Gazzettino Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e Maurizio Dianese, che ha fatto seguito a “Corruzione a norma di legge” di Giorgio Barbieri, giornalista dei quotidiani veneti del gruppo l’Espresso, e di Francesco Giavazzi, economista della Bocconi ed editorialista del Corriere della Sera, pubblicato da Rizzoli.

Ora sempre Rizzoli pubblica “Il male italiano. Liberarsi dalla corruzione per cambiare il Paese”, libro intervista di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, con Gianluca Di Feo, giornalista dell’Espresso, recensito da Giorgio Barbieri sulla “Nuova Venezia” di mercoledì 8 aprile.

A parte la considerazione che i libri bisognerebbe scriverli prima, non quando “i buoi sono già scappati dalla stalla” e i libri potevano essere intere enciclopedia se solo qualche case editrice “mainstream” avesse tenuto da conto i materiali autoprodotti dalle associazioni ambientaliste, dai tecnici indipendenti e dal movimento No Mose, che da trent’anni denunciavano lo scandalo della grande opera inutile, dannosa e foriera di corruzione, mi sembra che non stia cambiando niente, all’insegna dell’italico gattopardesco motto: che tutto cambi perché nulla cambi.

Nel libro di Cantone è posto l’esempio di Venezia nella lotta al malaffare dei colletti bianchi: L’Anticorruzione ha infatti chiesto e ottenuto dalla Prefettura di Roma, nell’ottobre scorso, il Commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dei lavori per la salvaguardia della Laguna.

Ma quali sono i risultati di questo commissariamento? Il provvedimento è stato preso per finire l’opera, ma dalle risultanze dell’inchiesta emerge con chiarezza che il CVN, la cupola del Mose, non aveva alcun bisogno di pagare tangenti per vincere gli appalti dei lavori, avendone – per legge – la concessione unica, cioè il monopolio degli studi, delle sperimentazioni, delle opere e persino dei controlli sulle opere.

I fondi neri, le mazzette, le retrocessioni di fatture false, le sponsorizzazioni e regalie, servivano in realtà per pagare i preposti al rilascio di pareri ed autorizzazioni (i vari via libera delle Commissioni regionali VIA e di Salvaguardia, i silenzi del Magistrato alle Acque, i vari passaggi tecnici ai ministeri e i via libera ai pagamenti del Cipe), nonché comprarsi il consenso in città. Lo scandalo del Mose non è, o almeno non è solo, una storia di ordinaria corruzione.

Il progetto Mose è stato scelto dal monopolista non perché il migliore, a confronto con altri, ma perché è il più costoso, nonché il più impattante sull’ambiente, e perché richiede una manutenzione la più costosa.

Numerose sono le criticità sul suo funzionamento che non sono state accertate: dalle cerniere al fenomeno della risonanza delle paratie, alla manutenzione stessa, segnalate da studi indipendenti e prestigiosi (la società francese Principia ad esempio).

Cosa stanno facendo i due commissari del Mose?

Stanno accertando queste criticità? Hanno letto le migliaia di pagine dell’inchiesta della Magistratura (o solo le pagine della “Grande Retata”, con gli interrogatori dei costruttori che, per pagare la cupola del CVN, “giocavano” sul ferro e sul cemento dei cassoni e sui sassi dall’Istria per le scogliere e le lunate, travolte dalla prima mareggiata?

Stanno accertando che i lavori siano stati realizzati a regola d’arte? Faranno un resoconto trasparente di quanto hanno trovato al CVN?

Vige tuttora il 12% di oneri del concessionario riservati al CVN sul prezzo di ogni lavoro, una vera e propria tangente legalizzata per la cupola del Mose?

Oppure i commissari chiederanno al Governo che almeno sia ridotto al 6%? Nomineranno un’Authority indipendente costituita da tecnici e scienziati super partes per un ispezione su quanto hanno fatto e sulla possibilità di eventuali varianti in corso d’opera che evitino le criticità sul funzionamento delle paratie?

Oppure dobbiamo solo incrociare le dita e sperare che funzioni, dimostrando che sono stati sostituiti i vertici del malaffare, ma nulla ancora una volta cambia?

O quando scopriremo che il Mose era un bidone ed avevano ragione gli ambientalisti dovremmo consolarci con un altro libro?

 

DOLO «L’ospedale di Dolo l’8 gennaio scorso ha festeggiato i 150 anni dalla sua inaugurazione ma la giunta di Dolo non ha fatto alcun cenno a tale anniversario. Mi auguro che la prossima amministrazione si impegni a ricordare con una targa questo ricorrenza».

Lo sostiene Mario Morara, ex consigliere comunale di Mira, che ricorda come nel 1865 fu fondato l’ospedale dolese. Morara nel 2009 fu il promotore della premiazione del personale dei pronto soccorso di Dolo e Mirano.

«L’ospedale di Dolo fu il primo a sorgere tra il Brenta e il Piave dopo quelli di Venezia, Treviso e Padova», ricorda Morara, «e il costo, pari a 23208 fiorini, fu sostenuto dai Comuni di Dolo, Fiesso, Stra, Mira, Gambarare, Oriago (poi unitisi a Mira) e da un cittadino dolese. Il Comune di Dolo dovette sostenere ulteriori spese per l’arredamento dell’ospedale, per l’attrezzatura dell’ambulatorio medico-chirurgico e per la trasformazione di alcune adiacenze della villa dove era sorto il nosocomio».

Infine un’altra riflessione: «Un ricordo ed elogio vanno anche al personale medico e paramedico che in questi 150 anni hanno curato e curano gli ammalati».

(g.pir.)

 

Nuova Venezia – Commercio, dimezzate le compravendite

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15

apr

2015

Negli ultimi 10 anni il mercato immobiliare è crollato del 51% per uffici, negozi, capannoni e alberghi

Se affittare un negozio a Mestre e a Venezia è difficile, venderlo è praticamente impossibile. Chi ha il coraggio di avventurarsi in un investimento tanto impegnativo in tempi così grami? Ecco così che negli ultimi dieci anni, dal 2005 a fine 2014, le compravendite di attività commerciali sia nel capoluogo che in provincia si sono più che dimezzate, provocando anche in questo settore un gap economico che si ripercuote inevitabilmente sul valore aggiunto del nostro territorio.

I dati ufficiali dell’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate sono impietosi pure su questo fronte (oltre che sulla compravendita di appartamenti). Vediamoli.

Nel 2005 a Venezia si sono vendute 312 attività (fra negozi e, in numero nettamente inferiore, centri commerciali) mentre la quota del 2014 è scesa a 151 unità (-51,6%).

E’ andata ancora peggio, se vogliamo, in provincia, dove si è passati da 965 a 408 transazioni (-57,7%). Il tracollo segue inevitabilmente il trend della crisi, infatti è dal 2008 che la situazione comincia ad andare fuori controllo.

Anche nel 2014 non s’è vista alcuna ripresa (cosa invece accaduto nel residenziale) e questo conferma il grande affanno del commercio, testimoniato da strade anche centrali (tipo via Palazzo a Mestre) nelle quali si conta un negozio chiuso ogni due. Purtroppo, però, il problema nel settore immobiliare non residenziale va oltre il nodo della compravendita di negozi.

Infatti, volendo spaziare ad altri comparti, va molto peggio al mercato degli uffici che non hanno più alcun appeal. Pure in questo caso i dati dell’Osservatorio sono più che eloquenti.

Nel 2005 sono stati venduti in provincia 407 uffici, contro i 161 del 2014 (-60,4%), mentre nel capoluogo si è passati da 198 a 65 transazioni (-67,2%).

Le perfomance negative si riflettono ovunque. Prendiamo i capannoni industriali, per esempio, fiore all’occhiello degli anni 90. Nel Veneziano dieci anni fa ne sono stati venduti 388, 192 lo scorso anno (-50,5%); nel capoluogo gli acquisti si sono perfettamente dimezzati (da 56 a 28).

Lo stesso identico discorso si può fare per i magazzini e pure per i box e i posti auto, che registrano appunto un crollo delle transazioni assolutamente preoccupante.

Anche la vendita di alberghi è al palo, tanto che sul territorio provinciale si è passati dalle 28 compravendite del 2005 alle 9 del 2014 con un crollo del 68%.

In generale, considerando il comparto del “non residenziale”, che comprende tutto tranne le case, le difficoltà del settore si materializzano in tutta la loro complessità.

Su tutto il territorio veneziano (comune capoluogo e provincia) si è passati dalle circa 18 mila e 800 compravendite del 2005 alle 9mila del 2014, con un calo che si aggira attorno al 50%. Pure questo comparto è specchio di una struttura economica non solo in piena crisi, ma anche in piena trasformazione.

Gianluca Codognato

 

«Eppure questo è il miglior periodo per acquistare un esercizio in città»

Comprare una attività a Mestre o a Venezia? «Oggi come oggi rappresenta un grande affare». Mauro Zener, titolare dell’agenzia immobiliare “La Commerciale” di Corso del Popolo che si occupa di transazioni nel settore non residenziale, non ha dubbi: «Dato che in questo periodo si vende un immobile commerciale solo se il prezzo è molto basso», commenta Zener, «mai come adesso chi ha la possibilità di acquistare un negozio fa un grande affare».

L’agente immobiliare conferma le difficoltà del momento, ma avverte: «Il mercato di Venezia centro storico comincia a tirare. C’è una ripresa soprattutto nel comparto alberghiero, anche quando si tratta di immobili da ristrutturare».

In terraferma la situazione è invece molto più complessa. Qui, infatti, commenta Mauro Zener, «come detto si vende solo a prezzi molto bassi, altrimenti resta tutto lì. D’altra parte la situazione è sotto gli occhi di tutti. In particolare soffrono i negozi di abbigliamento, resistono i commercianti storici o con particolari specializzazione. Confermo comunque che per acquistare un pubblico esercizio è un ottimo periodo».

(g.cod.)

 

Gazzettino – Mira. Wi-fi in piazza e nei parchi.

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15

apr

2015

MIRA – Da qualche giorno connessione gratuita in cinque aree della città

Convenzione tra Comune e Veneto Free, basta registrare il proprio telefonino

Connessioni wi-fi gratuite da qualche giorno nei centri e nei parchi pubblici di Mira. Sarà sufficiente la registrazione del cellulare alla rete Veneto Free WiFi e ci si potrà collegare tranquillamente con tablet e pc, all’ombra degli alberi nel parco di villa dei Leoni o seduti sulle panchine di fronte alla biblioteca di Oriago.

Se a Mira in alcune zone ma manca ancora la linea adsl, ed in altre è arrivata solo da qualche mese (basti pensare alle proteste degli imprenditori nella zona industriale di Giare), in altri, più fortunati punti, invece, ci si può collegare gratuitamente via wi-fi. Le aree per ora individuate sono: piazza IX Martiri di fronte al municipio, il parco di Villa dei Leoni, la piazzetta davanti alla chiesa di Marano, il Parco del Donatore a Oriago e il Parco Gazzetta in via Sabbiona, sempre a Oriago.

«La facile e diffusa possibilità di connessione a internet – ha spiegato il sindaco Alvise Maniero – è sempre stata uno degli obiettivi di questa amministrazione. Il wifi gratuito in cinque aree del territorio comunale è un primo step e va di pari passo con la pressione nei confronti di Telecom perché estenda progressivamente a tutto il territorio comunale la cablatura, per consentire a famiglie e aziende di disporre anche a domicilio della banda larga, uno strumento ormai essenziale nel lavoro e nello studio».

L’attivazione da alcuni giorni del servizio Veneto Free WiFi, rientra in un progetto dell’amministrazione per la quale è stato ottenuto anche un finanziamento regionale e la connessione gratuita a internet con banda larga tramite computer portatili, palmari e telefoni cellulari di ultima generazione.

Le cinque aree wi-fi di Mira sono state predisposte per garantire la connessione a qualunque ora e senza particolari autorizzazioni. La registrazione avviene tramite collegamento alla rete Veneto Free WiFi e inserendo il proprio numero di cellulare a cui verrà inviato un sms con le credenziali per l’accesso al servizio. La banda a disposizione per ogni singolo utente è di 400 mb/giorno. Le credenziali ottenute sul cellulare permettono l’utilizzo del servizio (non contemporaneo) anche da un tablet o da un pc.

Luisa Giantin

 

Nuova Venezia – Noale. L’oasi naturalistica raddoppia

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15

apr

2015

Il consorzio “Acque risorgive” ha approvato il progetto definitivo

NOALE – La notizia è di quelle attese dalle parti di Noale. Attese da anni, possiamo dire. Il consorzio di bonifica Acque Risorgive ha approvato il progetto definito della seconda parte dell’oasi di Noale. La Regione, intanto, ha confermato il finanziamento da 2.272.000 euro. La prima parte dell’area verde di via Ongari, da 19 ettari, era stata aperta ad aprile 2007 e già da allora s’invocava l’avvio dei lavori per realizzare il resto, con i lavori che interesseranno l’area a sinistra del Rio Draganziolo. Ora i documenti saranno spediti alla commissione veneta per la Valutazione d’impatto ambientale (Via) per gli ultimi passaggi, che comprendono il progetto esecutivo e anche l’appalto dei lavori.

«A questo punto» dice il sindaco Patrizia Andreotti «mi auguro che i lavori partano quanto prima».

Il sito, affidato all’associazione ambientalista Wwf, è di interesse comunitario e richiama ogni anno appassionati naturalisti, fotografi, studenti; la seconda fase consentirà di creare un unico sistema di bacini per una superficie interna di circa 12 ettari. Si avrà una zona umida per la fitodepurazione delle acque provenienti dal fiume Draganziolo.

«Abbiamo scelto di calibrare l’intervento» spiega il presidente del consorzio Acque Risorgive Francesco Cazzaro «basandoci sul tipo di vegetazione esistente, migliorando l’habitat attuale per conservare al meglio la sua flora e fauna».

Il progetto era atteso da tempo e il consigliere del consorzio, nonché ex assessore noalese all’Ambiente Renato Damiani, può vedere l’iter quasi concluso.

«E’ un passo importante per il nostro comune» precisa «non solo da un punto di vista idraulico ma anche culturale e idraulico. In tanti si sono prodigati per arrivare a questo risultato, specie il Wwf».

(a.rag.)

 

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