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Nuova Venezia – Mira. Il Comune premia il bar che ha eliminato le slot

È il “Fermo Posta Cafè” di Oriago, fino all’anno scorso aveva 30 macchinette

Il titolare Denis Bagaggiolo: troppi i danni sociali dovuti alla malattia del gioco

ORIAGO – Un bar che ha rimosso tutte le macchinette mangiasoldi, cioè le slot machine, e le ha sostituite con il karaoke ed altre attività molto più socializzanti e tali da non creare pericolose dipendenze. Per questo oggi sarà premiato dal Comune di Mira. Il bar è il Fermo Posta Café”di Oriago di via Veneto. Il Comune di Mira su questo versante è in prima linea: in novembre ha organizzato una manifestazione provinciale contro la ludopatia. Il Comune ha poi censito nel territorio la presenza di ben 224 slot.

«Quella del locale Fermo Posta», dice il sindaco Alvise Maniero, «è stata una scelta esemplare che se impone, forse, nel breve la rinuncia a una facile fonte di guadagno, si traduce alla lunga in un ambiente pubblico più sano, dove si va per chiacchierare, leggere il giornale e magari cantare in compagnia come in questo caso e non per rimbambirsi davanti a una macchina mangiasoldi.

Come Amministrazione», ribadiscono il sindaco e l’ assessore Francesca Spolaor, «siamo ben lieti di dare visibilità a tutte le iniziative di questo tipo e anche per questo lo scorso novembre abbiamo condiviso l’iniziativa dello Slot Mob in cui associazioni, scout, cittadinanza hanno manifestato assieme contro questo fenomeno. Poche settimane fa il Consiglio comunale ha formalizzato questo impegno con l’approvazione di una mozione che chiede al governo di rafforzare i divieti di pubblicizzazione di ogni tipo di gioco d’azzardo e di garantire forme vincolanti di partecipazione di Regioni e Comuni ai procedimenti di autorizzazione e pianificazione, per rendere più difficile l’installazione di nuove slot».

A premiare il locale non ci saranno solo gli esponenti del Comune di Mira: Con me e con l’assessore», conclude il sindaco, «sarà presente anche il senatore Giovanni Endrizzi, che per primo ha segnalato come la bozza di decreto legislativo del governo andasse in direzione opposta alla lotta di tante associazioni, rendendo più difficile l’azione di contrasto dei sindaci».

«Fino a un anno fa avevamo una sala tutta dedicata alle slot, con trenta macchinette», dice il titolare del bar, Denis Bagaggiolo, «ma quando abbiamo visto che la ludopatia diventava un serio problema sociale abbiamo convertito la sala in karaoke. La clientela è completamente cambiata. E non è vero che così si guadagna di meno: è una scelta che nel lungo periodo paga, si crea più socialità e alla fine i clienti consumano anche di più».

Alessandro Abbadir

 

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Nuova Venezia – Mestre. Via i picchetti della nuova strada, studenti contro la Vallenari bis.

«È inutile»: centinaia di ragazzi al sit-in nel giardino di Stefanini e Gritti, poi corteo nel quartiere Pertini

La preside vieta il rientro in classe: «Sono le regole, dopo la seconda ora serve la giustificazione»

Prima il sit-in nel cortile della scuola, poi la manifestazione lungo le strade del quartiere Pertini: mobilitazione ieri mattina degli studenti dell’istituto Gritti e del liceo Stefanini per protestare contro la costruzione della cosiddetta Vallenari bis, la strada che passerà a poche decine di metri dalla loro scuola, e che rappresenta la premessa di un’importante lottizzazione che vedrà costruire una seria di palazzine.

Un intervento da 17 milioni di euro funzionale all’espansione delle zone residenziali Bissuola Nord e Bissuola Sud per 4000 nuovi abitanti potenziali: questi almeno erano i piani dell’amministrazione, prima dello scoppio della crisi immobiliare.

Intanto i lavori per la strada sono partiti. Gli studenti però la ritengono un’opera costosa e inutile e hanno deciso di far sentire la loro voce. Così, oltre ad aver raccolto oltre 1.500 firme, ieri hanno deciso di manifestare, spingendosi a togliere i picchetti che un paio di mesi fa erano stati piantati nel cortile della scuola proprio per delimitare l’area del cantiere e il sedime della strada.

La nuova strada collegherà via Vallenari a viale Vespucci, sarà lunga 1.900 metri e costituito da una corsia per ogni senso di marcia, con 7 rotonde. Il progetto prevede inoltre un ponte sul canale Osellino, che consentirà alla nuova strada di innestarsi sull’incrocio esistente di via Sansovino e viale Vespucci.

«È un’opera inutile, la grande opera di Mestre», spiega Enrico Medulli, per il collettivo degli studenti del Gritti, «e noi studenti non vogliamo venga realizzata. È una strada pensata molti anni fa, e che ora è inutile. Non si possono buttare via così 17 milioni, mentre vengono tagliati i fondi per la cultura e i servizi sociali».

Alla manifestazione di ieri hanno partecipato alcune centinaia di studenti. Molti di loro saranno anche in centro storico a Venezia sabato 9 maggio per la manifestazione organizzata contro le grandi opere e contro il passaggio delle grandi navi in laguna.

«La Vallenari bis non passerà», ribadiscono i ragazzi, «e noi siamo pronti a metterci in mezzo per bloccarla».

A essere bloccati ieri però sono stati alcuni di loro, in particolare gli studenti del Gritti che si sono visti negare l’accesso in classe. «Non ne capiamo il motivo, ci è stato impedito il diritto all’istruzione».

La preside Emanuela Cechettin è stata irremovibile, e lo ha spiegato agli studenti. «Non contesto il fatto che abbiamo deciso di manifestare, ne prendo atto. Ma il regolamento della scuola prevede che dopo la seconda ora si possa entrare in classe solo con la giustificazione dei genitori. Purtroppo è stata veicolata l’idea che questa giustificazione non fosse necessaria, e invece non era così. Quindi gli studenti che ne erano sprovvisti (la maggior parte, ndr), sono stati invitati a tornare a casa e a presentarsi il giorno successivo con la giustificazione. Le regole vanno rispettate: vale per chi ha mal di denti e anche per chi protesta e manifesta».

Francesco Furlan

 

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Gazzettino – Mestre. Vallenari-bis, studenti in sciopero

Protesta di 500 allievi dello Stefanini e del Gritti contro la nuova strada che attraverserà il quartiere

Quella strada sorgerà a pochi metri dalla loro scuola e ne attraverserà i giardini. Ma di veder spuntare altro cemento, gli studenti non ne vogliono proprio sapere. Per questo ieri mattina hanno organizzato una doppia manifestazione di protesta: prima un sit-in nel giardino della scuola, e poi un corteo lungo le strade del quartiere.

Non è la prima volta che i ragazzi dello Stefanini e del Gritti si fanno sentire per contestare la Vallenari bis, la strada che attraverserà anche il loro quartiere, il Pertini. Ad aprile avevano lanciato un appello contro il progetto del raddoppio della via e promosso una raccolta di firme. E per portare la protesta oltre i confini del quartiere ieri hanno deciso di scendere in strada. In corteo c’erano più di 500 persone ed erano tutti studenti.

Gli insegnanti e i residenti non hanno sfilato ma hanno scelto ugualmente di aderire alla protesta firmando l’appello che ha già raccolto 800 adesioni. E ribadiscono che non hanno intenzione di mollare. Anzi, hanno anche deciso di sradicare i picchetti che erano stati piantati per delimitare un tratto di duecento metri della futura strada e il cantiere.

«Un’iniziativa simbolica che vuole ribadire la nostra contrarietà a questo progetto» spiegano gli studenti – Per quest’opera infatti verrebbero investiti 17,5 milioni di euro, cementificati 40 ettari di terra con la conseguente devastazione di una delle poche aree verdi di Mestre. Aderiremo inoltre al corteo del 9 maggio a Venezia, giornata durante la quale manifesteremo assieme a molte altre realtà, tra cui il comitato No Grandi navi, contro il sistema di mafia e corruzione spesso legato alle grandi opere. Saremo poi nuovamente in piazza il 12 maggio in occasione dello sciopero contro gli Invalsi e la riforma Buona Scuola».

Ed è questo che hanno chiesto ieri, dal giardino della loro scuola: meno soldi per le grandi opere e più finanziamenti alla scuola pubblica. E dopo un’assemblea, in cui sono state affrontate le problematiche relative al progetto, il corteo si è poi mosso lungo le vie del quartiere, bloccando il traffico. «Alla fine della manifestazione non ci hanno permesso di rientrare a scuola per partecipare alle lezioni – concludono – limitando il diritto al dissenso e ledendo il diritto all’istruzione».

Melody Fusaro

 

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Gazzettino – Mestre. Ferrovia. Il tunnel che finisce nel nulla

LO SPRECO – Pronto da anni, il sottopasso della Gazzera non sarà collegato a nessuna strada

Opera inutile, non ci sono soldi per la viabilità verso Castellana e Mestre centro

VIA OLIMPIA – In treno sull’Sfmr solo per chi va a piedi

La nuova stazione dell’Sfmr alle spalle di via Olimpia sarà raggiungibile solo attraverso un ponte ciclopedonale che verrà installato nelle prossime settimane.

C’è l’asfalto, il marciapiede, la pista ciclabile e una sfilza di lampioni. Perfino i pannelli fonoassorbenti. Ma questo tunnel sotto la linea ferroviaria per Udine, pronto da anni e collegato al progetto regionale della metropolitana di superficie, finirà nel “nulla”, con una rotatoria utile solo a tornare indietro e a ributtarsi in via Brendole, da dove parte la stessa strada. Perché, saltato il nuovo quartiere residenziale a cavallo tra la Gazzera e la Castellana, tutta la nuova viabilità di collegamento (anche quella diretta alla futura stazione dell’Sfmr di via Olimpia) non verrà realizzata.

L’impresa che riprenderà in mano il cantiere dell’Sfmr, bloccato da fine 2014 per il fallimento della ditta precedente, si limiterà a realizzare una rotonda all’uscita del sottopasso, ai piedi della tangenziale, e niente di più. Da lì, infatti, sarebbero dovuti intervenire i privati secondo l’accordo di programma siglato ancora nel 1999 ma che l’ex giunta Orsoni ha revocato nel maggio 2014, giusto un anno fa. Quindi tutto si fermerà lì, con quella rotatoria in mezzo ai campi, mentre il progetto iniziale prevedeva una nuova strada che, passando sotto la tangenziale, avrebbe corso parallelamente alla A57 per sbucare sulla Castellana, alla Cipressina. Ma non solo, perché nel medesimo intervento – circa a metà della “complanare” alla tangenziale – era previsto anche il collegamento alla nuova stazione dell’Sfmr di Mestre centro, alle spalle del palazzetto di via Olimpia, che a questo punto sarà raggiungibile solo a piedi attraverso un ponte ciclopedonale che verrà posato nelle prossime settimane sul Marzenego.

L’ennesimo spreco di denaro pubblico? A meno che la Regione o il Comune non trovino i soldi per completare la viabilità prevista dal progetto iniziale, i milioni di euro spesi per il by-pass tra via Brendole e Gazzera, e soprattutto per il supertunnel sotto la ferrovia, saranno tutti soldi gettati più o meno al vento, in quanto non serviranno nemmeno a far respirare il nodo di via Gazzera Alta dal traffico di attraversamento di chi vuole immettersi in tangenziale.

Fulvio Fenzo

 

BLITZ DEI 5 STELLE «Stazione allagata, non si può costruire lungo il Marzenego»

Blitz nel cantiere abbandonato del Movimento 5 Stelle. La candidata presidente della Municipalità di Chirignago-Zelarino Lucia Chiavegato ed altri candidati pentastellati si sono recati nella stazioncina dell’Sfmr alle spalle di via Olimpia (la cui costruzione riprenderà nelle prossime settimane) ed hanno trovato tutto allagato. «È la prova del gravissimo rischio idraulico dell’area del Marzenego – denuncia Lucia Chiavegato – che sarà sicuramente amplificato con le nuove edificazioni civili e commerciali previste tra Gazzera e Castellana. Se è vero che il Comune ha revocato l’anno scorso l’accordo di programma del nuovo quartiere residenziale, ci risulta che in Regione la maxi lottizzazione è tuttora prevista, rischiando di mettere a repentaglio la sicurezza idraulica di tutta la zona di Mestre “lato via Piave”».

Per il Movimento 5 Stelle vanno dunque bloccate per sempre le nuove edificazioni, completando solo le infrastrutture previste. E questa sera, alle 21 nel municipio di piazza S. Giorgio a Chirignago, i 5 Stelle presenteranno candidati e programmi per Comune e Municipalità di Chirignago-Zelarino.

 

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Gazzettino – Elezioni Dolo. Il “Ponte” si presenta. Giorgio Gei si battera’ per ambiente, sociale sviluppo economico.

DOLO – (L.Per) Il “Ponte del Dolo” si ripresenta ed è l’unica lista che ha conservato il simbolo di cinque anni fa. E ripresenta come candidato sindaco Giorgio Gei, che sottolinea: «In questo lustro, nonostante la crisi della politica, la nostra lista ha saputo mantenersi compatta e anzi ha acquisito maggior amalgama. Inoltre molte nostre proposte sono state fatte proprie anche da altri schieramenti».

Gei rifugge dal concetto che la civica sia identificata come quella del “No” alle grandi opere. «La nostra posizione è basata su valutazioni di ordine ambientale e di utilità sociale e nel tempo abbiamo visto che anche altri si sono avvicinati. Il ’no’ alla Romea commerciale e alla camionabile è un’idea ormai condivisa; l’unico a non passare è stato quello a Veneto City. Ma siamo anche per il ’sì’ al casello di Roncoduro e all’ospedale per il quale abbiamo avuto il coordinamento delle iniziative».

Il cartello presenta 8 nomi nuovi come quelli di Andrea de Lorenzi, Eugenio Moro e Monica Fabrizio, per citarne alcuni, che hanno portato idee e competenze nuove. Il programma è chiaro con al centro la salvaguardia del territorio, lo sviluppo economico grazie allo sfruttamento del turismo ma anche servizi sociali, sport, cultura. Con qualche opportunità diversa come favorire la permanenza dei giovani laureati che non avendo possibilità d’impiego locale sono tentati di andarsene: al riguardo si punta ad accordi con le Università di Padova e Venezia.

 

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Gazzettino – Dolo. “Un segnale contro l’avidita’ di poltrone”

DOLO – Ovizach e Pra spiegano perchè hanno deciso di non dare vita a una formazione per candidarsi

Ha sorpreso, nei giorni scorsi, la mancata presentazione della lista del gruppo di simpatizzanti di Fratelli d’Italia che pareva voler candidare a sindaco l’assessore ai Lavori pubblici Alessandro Ovizach e comprendere pure l’assessore ai Servizi culturali ed eventi Antonio Pra. I due attuali assessori spiegano i motivi della loro rinuncia.

«Non abbiamo accettato il gioco dei personalismi e dei veti incrociati e nemmeno tutti gli altri vezzi tipici della politica ‘politicante’, priva di veri progetti e di programmi, fine a sè stessa. Cinque anni di impegno costante nell’ambito dei nostri assessorati rappresentano un periodo intenso della nostra esistenza, un’esperienza che non può essere svilita con la creazione di una lista a tutti i costi, pur di esserci».

«Era necessario dare un segnale importante – proseguono i due assessori – dinanzi al proliferare delle formazioni che si contendono il governo della comunità. E quindi era giusto rinunciare alla corsa alle poltrone con un atto libero, per non dover sottostare alla solita, affannosa ricerca di accordi al ribasso».

Ora chi appoggerete? «Noi non diamo indicazioni di voto. Siamo tuttavia fermamente convinti che è necessario valicare gli steccati nella scelta dei prossimi amministratori. Ciò significa leggere una buona volta i programmi, capire il progetto, e finalmente pesare, prima di tutto, gli uomini e poi i voti, senza discriminanti. Valutare non la provenienza politica, ma la volontà di mettersi in gioco per il bene comune, senza pregiudizi».

Cosa vi lascia l’esperienza vissuta? «Nel corso di questi anni, attraverso la presenza costante entusiastica e partecipata nelle varie manifestazioni che sono state promosse nel nostro territorio, i cittadini ci hanno regalato la più grande delle soddisfazioni: la forza e il coraggio di proseguire. Questo non lo dimenticheremo mai».

Lino Perini

 

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Gazzettino – Treni. Giornata nera per i pendolari.

MESTRE / SAN DONA’

I SENSORI – Troppo carico convoglio bloccato

MOBILITÀ Giornata di passione per i viaggiatori, pesanti disagi sulla linea Treviso-Venezia

Stipati sul treno dei pendolari

Odissea a bordo della “Vaca Mora”, una sola carrozza in servizio per circa 400 passeggeri

Giornata pesante per i pendolari che quotidianamente si devono recare a Venezia per lavoro o per studio. Particolarmente impegnativo l’inizio per gli utenti del treno della linea che collega Adria a Venezia, passando per Piove di Sacco, Camponogara e Mira.

Di solito il convoglio, l’ex “Vaca Mora”, è composto di due carrozze che lungo la strada si riempiono di persone. Ieri, alle 6.10 , i pendolari in partenza da Adria hanno trovato una sola carrozza automotrice e hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco, sapendo ciò che avrebbero vissuto dopo.

«Eravamo stipati come in un carro bestiame – lamenta Daniele Brandolese un pendolare che ha preso il cellulare per immortalare la scena – Dopo Camponogara eravamo in circa 400 nella carrozza. Il capotreno stesso era bloccato dalla gente e impossibilitato a muoversi, tanto che è stato aiutato in un’occasione da alcuni passeggeri per abbassare le barriere nella stazione di Oriago».

La segnalazione è partita anche a Sistemi Territoriali, la società partecipata dalla Regione che tra le altre cose gestisce anche la linea Adria-Venezia. «Ora – si chiedono altri pendolari inviperiti per il disservizio – dobbiamo pensare che è stato un guasto e che domani (oggi per chi legge) troveremo le due solite carrozze oppure è una mossa politica per cercare di ottenere qualcosa? Speriamo che non sia a nostre spese».

Intanto sempre ieri a Treviso un treno di pendolari sovraccarico diretto a Venezia è stato bloccato in stazione dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio. Molti viaggiatori sono stati costretti a scendere dal convoglio, troppo «corto» e troppo poco capiente per ripartire con tutta quella gente a bordo, e ad aspettare un altro treno, a sua volta rallentato da un guasto. Col risultato di accumulare quasi un’ora di ritardo. A provocare la «reazione a catena» è stato il treno 2855 partito da Sacile, con destinazione Venezia. Alle 8.15 la tappa a Treviso Centrale. Doveva trattarsi di un treno a due piani, un «Vivalto», e invece a fermarsi al binario è stato uno «Stadler»: 4 carrozze, 200 posti a sedere, circa 400 in piedi. Meno della metà di quello che sarebbe stato in grado di fare il treno a due piani che doveva percorrere quella tratta a quell’ora. Dal marciapiede sono saliti i molti pendolari. A quel punto, i sensori sono entrati in azione: il peso del convoglio era stato superato, le condizioni per viaggiare in sicurezza non c’erano. Così è scattato il blocco della trazione. Per gestire la situazione sono intervenuti anche gli agenti della Polfer.

 

TRASPORTI – Il comitato scrive alla Regione: «Situazione intollerabile»

Ritardi, l’ira dei pendolari

Ieri ancora disagi nella tratta ferroviaria tra Portogruaro e Venezia

Soppressi alcuni treni. Vetture stracolme

La causa un guasto a un passaggio a livello

SAN DONÀ – Nuovi ritardi e treni soppressi, Il Comitato dei pendolari del Veneto Orientale scrive al presidente della Regione Veneto Luca Zaia e all’assessore regionale ai Trasporti Elena Donazzan. Ancora disagi nella tratta tra Portogruaro e Venezia. In una nota il Comitato segnala che ieri a causare il ritardo dalle 6.40 circa sarebbe stato un guasto di un passaggio a livello tra San Stino e Portogruaro che ha provocato ritardi a catena tra i 15 e i 25 minuti a diversi treni. Segnalata inoltre la chiusura di 3 vetture, di cui poi sarebbe stata riaperta soltanto una, sul Regionale 10012 in partenza da Portogruaro alle 7.44 con arrivo a Venezia alle 8.56, «uno dei più affollati treni del mattino – spiega il portavoce del comitato Nicola Nucera – arrivato a Venezia con 21 minuti di ritardo».

All’attenzione dei vertici della Regione anche la soppressione di 3 treni avvenuta martedì 5 maggio nella stessa tratta. Si tratta dei Regionali del mattino 10001 e 10002 e 10055 delle 19,57. In seguito alla soppressione dei primi due, il Regionale 10008 era dotato di 200 posti a sedere, anziché 500. «Dimezzando i posti a sedere – continua Nucera – si sono verificate situazioni di malessere tra i viaggiatori, con segnalazioni di mancamenti. Sempre l’altro ieri si sono verificati diversi importanti ritardi: Regionale veloce 2697 giunto a Portogruaro con 40 minuti di ritardo, Regionali 10049 e 10051 giunti con 30 e 10053 con 22 minuti di ritardo».

«Da quando c’è l’orario cadenzato i pendolari segnalano un bollettino di guerra quotidiano – ha commentato l’assessore alla Mobilità di San Donà Francesca Zottis – un deciso peggioramento del servizio nel Veneto Orientale con il taglio di alcuni treni». Trenitalia conferma che le questioni, dovute a guasti tecnici e al rispetto della normativa di sicurezza, sono state seguite dalla sala operativa che ha cercato di limitare i disagi inevitabili. La puntualità sulla linea si è ridotta solo in questi due giorno dell’87 per cento contro il 95 per cento del mese di aprile, ossia dopo un periodo prolungato di puntualità elevata.

Davide De Bortoli

 

Treviso. I passeggeri restano a piedi

Treno dei pendolari sovraccarico bloccato sui binari dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio. È accaduto ieri mattina in stazione a Treviso.

Il sensore ferma il treno affollato

L’ODISSEA – Pendolari come sardine costretti a scendere e aspettare l’arrivo di un’altra corsa

Treno sovraccarico: tutti a terra

Peso dei vagoni eccessivo e sicurezza a rischio: convoglio bloccato in stazione dai sensori

Treno di pendolari sovraccarico, bloccato in stazione dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio.

È accaduto ieri mattina in stazione a Treviso, dove molti viaggiatori sono stati costretti a scendere dal convoglio, troppo “corto” e troppo poco capiente per ripartire con tutta quella gente a bordo, e ad aspettare un altro treno, a sua volta rallentato da un guasto. Col risultato di accumulare quasi un’ora di ritardo. A provocare la «reazione a catena» è stato il treno 2855 partito da Sacile, con destinazione Venezia. Alle 8.15 la tappa a Treviso Centrale. Doveva trattarsi di un treno a due piani, un Vivalto, e invece a fermarsi al binario è stato uno Stadler: 4 carrozze, 200 posti a sedere, circa 400 in piedi. Meno della metà di quello che sarebbe stato in grado di fare il treno a due piani che doveva percorrere quella tratta a quell’ora. Inutile dire che dal marciapiede affollato sono salite decine di pendolari, stringendosi negli scompartimenti dei quattro vagoni. A quel punto, i sensori sono entrati in azione: il peso del convoglio era stato superato, le condizioni per viaggiare in sicurezza non c’erano.

E automaticamente è scattato il blocco della trazione. Di fatto, il risultato di un errore di programmazione dei treni, ma tant’è. Una parte dei viaggiatori è stata fatta scendere, e problemi grossi non ce le sarebbero stati se l’11011 seguente fosse arrivato in orario. Il caso ha voluto che per un guasto alla linea, il treno in questione portasse 20 minuti di ritardo. Con il risultato che i pendolari hanno perso quasi un’ora. A gestire la situazione sono dovuti intervenire anche gli agenti della Polfer, anche perché il problema del convoglio fermo al binario ha causato a sua volta disagi anche per le corse seguenti. Ai viaggiatori, visibilmente contrariati, non è rimasto da fare che rassegnarsi al disservizio.

Lina Paronetto

 

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Nuova Venezia – Treviso. Treno sovraccarico si blocca in stazione

Treviso, il Minuetto ko per il peso eccessivo. Scoppia la rivolta: cori dei pendolari contro la Regione

TREVISO – Alla faccia dell’annuncio fatto appena due giorni fa di nuovi treni, nuovi orari, nuovi servizi sulle linee ferroviarie venete, ieri mattina in stazione a Treviso si è consumata l’ennesima passione dei pendolari. Mancavano pochi minuti alle otto quando alla banchina numero 6 è arrivato il treno da Sacile per Venezia.

Tutti aspettavano i vagoni a doppio piano, gli unici necessari a caricare la grande quantità di pendolari che a quell’ora viaggiano sulla tratta, invece al loro posto sono arrivati quattro “blocchi” di uno dei nuovi convogli monopiano ideati per il “metrò di superficie”, che offriva però meno della metà dei posti dei treni a due livelli. Risultato? Stupore generale, sfottò, e corsa ad accaparrarsi un posto. Il treno a seguire infatti viaggiava con circa 20 minuti di ritardo lasciando tutti senza alternative.

I pendolari si sono stivati dentro i vagoni come solo loro hanno purtroppo imparato a fare lasciando però sul marciapiede decine di viaggiatori che materialmente non riuscivano più a salire.

«Una situazione bestiale» racconta Romeo, uno dei pendolari rimasti a terra, «degna di un paese del terzo mondo, altro che magico Veneto». Ma i guai non erano ancora finiti. Già, perchè stavolta a voler confermare quanto possa essere vergognosa la vita dei pendolari ci si è messa la tecnologia del nuovo treno caricato oltre misura ed andato letteralmente in tilt a causa del sovrappeso. Quando tutti si aspettavano la chiusura delle porte e la partenza del treno (che sarebbe arrivato a Mogliano incapace di far salire chiunque) non si è mossa foglia per la bellezza di venti minuti; venti minuti di rabbia che saliva sempre più, caldo, nervi tesissimi. Quando erano quasi le 8.20 è arrivato il capotreno a spiegare: «Il treno non parte, troppo carico, il sistema elettronico ha bloccato tutto».

Ed è stata bagarre. I pendolari a bordo sono dovuti scendere per scaricare il convoglio e riunirsi a quanti erano rimasti in banchina e lì la rabbia è esplosa in una serie di cori e proteste contro la Regione, l’ex assessore Chisso (finito in manette per lo scandalo Mose), Trenitalia. Urla e grida fra cui «vergogna» è l’unica riportabile.

Ci sono voluti alcuni minuti – e pure il passaggio della Polfer – per riportare la calma sui binari dove nel frattempo (con ritardo) era arrivato l’altro treno per Venezia dove si sono precipitati in tanti consci che non vi fossero altre possibilità.

(f. de w.)

 

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Gazzettino – Mestre. Sfmr, ripartono i cantieri.

TRASPORTI L’ex Coveco, ora “Kostruttiva”, sostituisce l’impresa che aveva abbandonato i lavori

L’ingegner Piva: «Per fine anno terminate le stazioni di Mestre e Gazzera»

Incarico a due ditte per completare l’opera

INTERVENTO – Parte da via Olimpia e arriva alla Gazzera

Il cantiere Sfmr parte da via Olimpia, si estende lungo la ferrovia fino al cavalcavia della Giustizia e, sull’altro fronte, attraversa la Gazzera

Si riparte. Addirittura – forse – con due imprese che opereranno in contemporanea per terminare i lavori entro fine anno. Il maxi-cantiere dell’Sfmr che parte da via Olimpia, si estende lungo la ferrovia fino ai piedi del cavalcavia della Giustizia e, sull’altro fronte, attraversa la Gazzera innestandosi su via Brendole, si è rimesso in moto da un paio di giorni per portare a termine le nuove stazioni del “metrò di superficie” della Gazzera e di Mestre centro. La Coveco (ora ribattezzata “Kostruttiva”) ha dunque sostituito la Cooperativa Costruzioni di Modena che aveva abbandonato il cantiere nell’autunno scorso, evitando di far saltare l’appalto regionale che, altrimenti, si sarebbe dovuto rifare daccapo.

«In questi giorni abbiamo iniziato le operazioni di pulizia e messa in sicurezza del cantiere – spiega Michele Piva, ingegnere e direttore tecnico di Kostruttiva -, interventi preliminari al riavvio dei lavori e che vanno di pari passo con la ripresa del rapporto con la Regione Veneto. Il nostro consorzio ha individuato la nuova impresa affidataria che, molto probabilmente, sarà affiancata da un’altra ditta proprio con l’obiettivo di terminare i lavori nel più breve tempo possibile. Quando? Pensiamo anche entro la fine di quest’anno».

Una marcia a tappe forzate per un cantiere che, aperto il 3 settembre 2009, doveva consegnare le due stazioni dell’Sfmr e le strade pronte nel marzo 2012, data progressivamente slittata in avanti e attualmente non ancora messa nero su bianco. Quelli di via Olimpia e della Gazzera (stazione e parcheggi, oltre alle strade di collegamento e al by-pass che toglierà il traffico di attraversamento dal centro della Gazzera), sono infatti i due tasselli mancanti del Sistema ferroviario metropolitano regionale, tra l’altro essenziali per il nodo di Mestre, visto che dalla stazione alle spalle di via Olimpia e il parco dei Sabbioni si potrà salire in treno ed andare a Venezia.

Le nuove stazioncine dell’Sfmr, entrambe dotate di parcheggi scambiatori da circa 150 posti, saranno a marciapiede rialzato e dotate di pensilina: quella di Gazzera tra le linee Mestre-Trieste e Mestre-Treviso, mentre quella di via Olimpia sarà sulla Venezia-Trieste. Tuttavia, per i vari problemi emersi a cantiere già aperto sulle distanze tra le nuove stazioncine, tutto venne riprogettato limitando quella della Gazzera solo a servizio della linea per Udine, ed arretrando di 300 metri verso la Gazzera quella di via Olimpia.

«Il primo passo concreto che tutti i cittadini potranno notare sarà la posa di una nuova passerella ciclopedonale sul Marzenego, all’altezza dei campi da calcetto – riprende l’ing. Michele Piva -. È pronta e sarà montata nelle prossime settimane, mentre in parallelo procederemo con la costruzione delle stazioni e, una volta risolti alcuni problemi con le interferenze delle linee dell’Enel, anche con il completamento della viabilità prevista dai progetti. Ripeto, ora il nostro obiettivo è di stringere al massimo i tempi».

 

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Gazzettino – Mirano. Amianto, rifiuti e scarti nella cava di Ca’ Perale.

MIRANO – Trovati dalla Guardia ambientale

MIRANO – Ancora amianto e terra bruciata in Cà Perale a Mirano. Lastre di eternit, bancali vuoti, gomme d’auto abbandonate, frigoriferi da campeggio, scarti di materiale edile, taniche di prodotti tossici e infiammabili e batterie d’auto. E poi ancora pannolini, spazzatura di ogni genere e tipo, sacchetti di nylon, bottiglie rotte e scatolette di alluminio. Tutto questo è stato trovato dopo un sopralluogo in via Taglio Sinistro, in zona industriale, dalla Guardia nazionale ambientale del distaccamento di Venezia, con in testa il dirigente regionale Guido Sgrò e il responsabile provinciale Luca Saccon.

«Abbiamo rinvenuto – spiegano – bottiglie rotte ovunque e ogni tipo di rifiuto sparso nel territorio. Spostandoci verso i confini con le aziende davanti alla cava abbiamo trovato diverse lastre di eternit, già da noi segnalate più volte. Lungo una strada poi confinante con una azienda ci sono residui di spazzatura: sacchetti, frigoriferi, carta igienica, lasciati dai nomadi che mesi fa erano lì accampati. Inoltre il territorio è circondato da terra bruciata a causa dei focolai di persone che riescono a introdursi nelle cave e campeggiare. Questo ha causato un principio di incendio lungo tutto il litorale della cava. Anche questo da noi segnalato in precedenza».

Le guardie che già erano intervenute più volte, spiegano come ora la situazione sia peggiorata. «Le uniche forze – dicono – che ci danno supporto sono quelle della polizia provinciale e locale, ma con i pochi mezzi che hanno non riescono a stare dietro a ogni nostra segnalazione. Le risorse sono esigue e loro non hanno migliaia di uomini».

(s.bet)

 

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