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A4 chiusa per due notti per lavori

MEOLO – Settimana chiave per i lavori della terza corsia sull’A4. Mercoledì sarà aperto completamente, in tutte le direzioni, il casello di Meolo-Roncade. In contemporanea, sarà anche aperto al traffico un secondo tratto di autostrada a tre corsie, quello in direzione Venezia compreso tra il ponte sul Piave e il nodo A4-A57 all’altezza dell’allacciamento del Passante. In direzione Trieste, invece, la terza corsia è già stata attivata sullo stesso tratto da fine agosto. Le importanti novità sono state annunciate ieri da Autovie, ma saranno precedute da due chiusure al traffico del tratto da Noventa-San Donà al nodo A4-57, in direzione Venezia. La prima è in programma dalle 21 di oggi alle 6 di domani quando sarà chiusa per circa due chilometri la corsia di marcia. Sempre in direzione Venezia, lo stesso tratto sarà invece completamente chiuso dalle 21 di martedì alle 6 di mercoledì. I veicoli provenienti da Trieste e diretti verso Venezia dovranno uscire a San Donà, percorrere la Statale 14 e riprendere l’autostrada attraverso la bretella dell’aeroporto Marco Polo. Le due chiusure si rendono necessarie per consentire lo svolgimento delle attività propedeutiche alle aperture, che comprendono la posa definitiva dell’asfalto, lo spostamento di new jersey e la stesura della segnaletica orizzontale.

La notizia dell’apertura definitiva, in tutte le direzioni, del casello di Meolo arriva all’indomani della polemica sollevata da alcuni imprenditori e dal centrodestra contro le parole del sindaco Aliprandi che, in Consiglio comunale, aveva proposto di non attivare completamente lo svincolo fino all’ultimazione delle promesse (ma finora non realizzate) opere complementari.

Giovanni Monforte

 

“Un albero per Cappella, più salute per tutti”. Parte la campagna per avviare l’opera di mitigazione ambientale al nuovo casello: «Prima le piante, poi le auto»

SCORZÈ – Domani sarà un giorno importante per le opere di mitigazione del casello del Passante per il Comune di Scorzè. Infatti i rappresentanti della giunta comunale vedranno il commissario straordinario di Veneto Agricoltura Giuseppe Nezzo e l’assessore veneto all’Agricoltura e ai Parchi e alle Aree protette Franco Manzato per discutere dei 10 ettari di bosco e capire quali piante mettere. La questione è emersa anche nel Consiglio comunale di lunedì scorso e ha portato a delle polemiche, con il Pd che ha chiesto alla giunta di battere i pugni sul tavolo perché la fascia boschiva sia la più ampia possibile. Ora lancia l’idea di indire il progetto «Un albero per Cappella, più salute per tutti». Nell’ultima seduta del parlamentino, Mestriner aveva spiegato cosa succederà attorno alle due stazioni per entrare e uscire dall’autostrada, che sta sorgendo a cavallo del fiume Dese tra Martellago e Cappella. Il Comune ha avuto la possibilità di fare un’area verde da 10 ettari, espropriata con la procedura del casello, che dovrà fungere da mitigazione. Come ha ricordato l’assessore alla Viabilità Claudio Codato, Scorzè sta insistendo con Anas perché i terreni siano a disposizione il prima possibile, proprio per iniziare a posare degli arbusti in tempi rapidi. E fra poche ore, Scorzè aspetta novità e sapere qualcosa in più sui tempi. Pd. Il consigliere del primo partito di minoranza, Gigliola Scattolin, chiede alla giunta di farsi rispettare, magari puntando a non aprire il casello (inizio 2015 ndr) prima che non sia stati eseguiti gli interventi per ridurre l’impatto ambientale. «La maggioranza» dice Scattolin «quando vuole sa battere i pugni sul tavolo e qui sembra che voglia usare il guanto di velluto. Nel 2009 Mestriner affermava di voler chiedere una mitigazione fino a 300 metri. A questo punto, non ci resta che chiedere alla giunta di lanciare subito l’iniziativa “Un albero per Cappella, più salute per tutti”: dove non è arrivato il Comune, arriveranno i cittadini. E, comunque, chiediamo ancora con forza che non si parli di apertura senza opere di mitigazione adeguate. C’è da garantire la salute di chi abita in quella zona». Ma su quest’ultima ipotesi, nei giorni scorsi Codato ha ammesso che sarà difficile da attuare. Se il cantiere sta andando avanti senza soste e la sua chiusura avverrà nell’arco di due mesi, l’apertura al traffico del casello, invece, è prevista per fine inverno, inizio primavera, dell’anno prossimo. Per raggiungerlo, ci saranno le tangenziali che partiranno dalla Castellana (zona Kelemata a Martellago e via Boschi tra Martellago e Scorzè).

Alessandro Ragazzo

 

Nuova Venezia – Meolo “Il casello va aperto subito”

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5

ott

2014

Gli imprenditori contestano lo stop del sindaco Aliprandi

MEOLO «Il casello di Meolo va aperto completamente il prima possibile». A far sentire la loro voce sono alcuni imprenditori della zona produttiva del paese. Gli industriali contestano la posizione del sindaco Loretta Aliprandi che, dopo aver incontrato Autovie e Regione, ha chiesto di non aprire definitivamente il casello, finché non saranno ultimate le opere complementari a tutela della viabilità locale. Oggi infatti, in attesa che a fine anno sia ultimata la terza corsia dell’A4, il casello è aperto solo a metà: in uscita per chi arriva da Venezia, in entrata solo per chi è diretto verso Trieste. Dall’opposizione il centrodestra annuncia di voler raccogliere le firme degli industriali e lavoratori che chiedono l’apertura al più presto del casello. «Le attività produttive della zona industriale, ma anche quelle dei paesi limitrofi, che per decenni hanno aspettato la realizzazione del casello di Meolo, chiedono che venga al più presto aperto in entrambi i sensi di marcia, ora che i lavori necessari per l’apertura sono stati completati», attaccano i consiglieri Michele Basso, Giulia Vio e Alice Benetton, «l’apertura totale consentirebbe una facilità nei trasporti delle aziende e negli spostamenti degli addetti e degli artigiani. Inoltre, permetterebbe una riduzione dei chilometraggi e quindi un risparmio immediato per le attività, basti pensare al costo dei carburanti». Per il centrodestra, dunque, il Comune deve andare incontro agli operatori. «Come si è atteso decenni il casello, così probabilmente si attenderanno anni per la realizzazione di altre opere viarie. Per questo», concludono dal centrodestra meolese, «chiediamo che avvenga subito l’apertura del casello in entrambi i sensi».

Giovanni Monforte

 

L’ex sindaco Michele Basso annuncia l’iniziativa dopo la richiesta dell’attuale Giunta di tenerlo chiuso

MEOLO – Casello autostradale: una raccolta di firme per aprirlo subito in entrambi i sensi. Ad annunciare l’iniziativa è il gruppo consiliare di Michele Basso, dopo che il sindaco Loretta Aliprandi, nelle scorse settimane, aveva chiesto ad Autovie di bloccarne l’apertura definitiva fino a quando non saranno completati tutti i lavori di viabilità alternativa sul territorio.
«Ma questo significherebbe attendere anni per la realizzazione delle altre opere viarie» sottolinea il capogruppo Michele Basso. Ora il casello della A4 è utilizzabile solo parzialmente, in entrata verso Trieste e in uscita da Venezia.
«Ma adesso che i lavori necessari per l’apertura sono stati terminati, le attività produttive della zona industriale di Meolo e anche quelle dei paesi limitrofi, dopo aver aspettato per decenni la costruzione del casello, chiedono che venga aperto al più presto in entrambe le direzioni» aggiunge Basso, facendosi portavoce di imprenditori e lavoratori, finora costretti ad allungare la strada di parecchi chilometri, con un aumento dei costi per il trasporto delle merci e lo spostamento degli addetti.
«Lasciarlo chiuso perché il sindaco si è impuntato non giova a nessuno – conclude Basso – Per questo abbiamo intenzione di raccogliere le firme per sollecitare l’immediata apertura del casello».

Emanuela Furlan

 

Fusione A4 Holding-Autovie, Schneck in sintonia con la concessionaria friulana. «Porte aperte alla Cav»

VERONA – Attilio Schneck, classe 1946, vicentino di Schio. Uomo di poche e chiare parole. Presidente dell’A4 Holding, la società che gestisce la Brescia-Padova. Commissario governativo della Provincia di Vicenza, di cui è stato presidente dal 2007 al 2012. È un uomo della Lega. Un politico che oggi si definisce «uno stradista» con il sogno di asfaltare chilometri oltre Piovene verso Trento e, soprattutto, «creare un’unica strada da Brescia a Trieste» in mano a una sola concessione. Il primo studio, dopo molte proposte e idee lanciate da anni, ha la firma dell’advisor Kpmg: 18 pagine di dossier, su richiesta della presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani che, attraverso Friulia, controlla Autovie venete. Parte da qui il disegno. Dal link Verona-Trieste. Presidente, sapeva che era stato commissionato lo studio? «No. Noi, comunque, già ci avvaliamo di Kpmg come revisori contabili. I nostri numeri sono nei database e hanno tutte le informazioni che servono». La concessione unica frutto della fusione non sarebbe contraria alla normativa europea sulla concorrenza? «Noi agiamo in funzione dello Sblocca Italia, che nell’incipit all’articolo 5 sottolinea “nel rispetto dei principi dell’Unione europea”. È un testo di legge, non una nostra invenzione la fusione tra concessionarie. Si tratta di applicare la norma, fatto salvo il passaggio con Bruxelles». La norma dice: “Proponeteci entro il 31 dicembre una rivisitazione del vostro piano finanziario ed entro il 30 agosto 2015 il ministero, con criteri certi e chiari, valuterà confrontandosi con Ue se intervenire o meno riguardo alla richiesta di proroga presentata”. Noi speriamo di stare nei tempi di legge, ma per fare un matrimonio bisogna essere in due… Mi pare sia così per Autovie. Allora bisogna correre, battere il chiodo finché è caldo. Quali gli obiettivi? «Contenimento costi, maggiori finanziamenti a favore delle tariffe, più potere contrattuale con le banche per completare le strade. È chiaro che con le gare imminenti e le concessioni in scadenza è difficile gestire partite complesse. Cosa significa a «favore delle tariffe»? Basta aumenti? «Oggi gli investimenti che sosteniamo li scarichiamo sugli utenti. Facciamo le strade con i soldi della gente ma sopra un certa soglia non è più sopportabile. Le strade non devono essere un lusso ma democratiche. Avere più massa critica significa maggior facilità nel reperimento dei fondi, non solo nell’orizzonte circoscritto italiano, ma estero. Senza toccare le tariffe». Avete qualche numero sulla fusione? «No, servirà un piano industriale. Al momento è difficile quantificare». Il polo sarebbe costituito da A4 Holding-Autovie e Cav, giusto? «Sì, Cav ha la facoltà di entrare ed è funzionale a creare un’unica strada sull’A4». L’A22 del Brennero invece? «È a sé stante e impegnata in un suo percorso. Noi oggi parliamo solo di una Brescia-Trieste». E Serenissima, la Venezia-Padova? «È un’altra cosa, una società che fa altro. Non è una concessionaria». Ma l’A4 potrebbe allargarsi anche alla Lombardia, oltre Brescia? «Se buttiamo troppa carne sul fuoco questo si spegne. Direi di alimentarlo poco alla volta». È un sì, ma non ora? «Diciamo che è una fase successiva da valutare. Però sia chiaro: non è un obbligo la fusione tra concessionarie, solo una facoltà».
Eleonora Vallin

 

Gazzettino – Autostrade Nordest, fusioni in corso

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2

ott

2014

Kpmg studia l’aggregazione tra Brescia-Padova e Autovie Venete: positiva, ma il peso maggiore va alla Serenissima. Trieste frena, la Cav alla finestra

BEMBO «Non siamo coinvolti abbiamo altro da fare»

SCHNECK «Vogliamo andare avanti con l’alleanza»

Il ministro Lupi aveva dato lo stop qualche giorno fa: i rincari tariffari del 6% previsti sull’autostrada A4 Venezia – Trieste sono esagerati, meglio salire solo dell’1,5%. In teoria una bastonata per Autovie Venete, concessionaria del tratto verso il confine con la Slovenia che sta realizzando l’opera miliardaria della terza corsia. Ma lo “sconto” autostradale potrebbe essere riassorbito se si varasse il polo d’asfalto del Nordest con la Brescia – Padova (primo azionista Banca Intesa, secondo Astaldi) e la Cav (la società metà Regione Veneto e metà Anas che gestisce il Passante di Mestre).
L’aggregazione è allo studio di Kpmg advisory, che ha avuto un mandato esplorativo. Le conclusioni dello studio, contenute in un documento di 18 pagine, sarebbero positive: l’accorpamento tra Autovie Venete (controllata dalla finanziaria regionale pubblica Friulia) e autostrada Brescia-Padova darebbe più efficienza, minori costi e maggior liquidità. In cambio dell’estensione delle concessioni al 2045, gli investimenti verrebbero attuati riducendo proprio gli incrementi delle tariffe come vuole il ministro Lupi.
I vertici delle società interessate avrebbero chiesto di estendere lo studio alla Cav. Ma il problema è un altro: Kpmg avrebbe pesato i soggetti in campo dando alla Brescia – Padova la palma della società più importante del lotto. Varrebbe infatti due terzi del polo con la sola Autovie Venete. Un assetto troppo sbilanciato per la Serenissima. Sarà per questo che a Trieste la fuga di notizie sul dossier di Kpmg non è stata accolta con grande entusiasmo e ci si trincera su un “è tutto prematuro”, il progetto è ancora nella fase embrionale e in ogni caso “potrebbe interessarci solo se è suffragato da un piano industriale completo e approfondito”. Sullo sponda della Brescia-Padova c’è più apertura: «Il progetto ci interessa e c’è l’idea sicuramente di andare avanti per chiudere l’aggregazione eventualmente entro fine anno e utilizzare le agevolazioni previste dallo Sblocca Italia – spiega Attilio Schneck, presidente di A4 Holding, la capogruppo che controlla il 100% dell’autostrada Brescia-Padova oltre ad altre spa operative, bilancio consolidato 2013 di 554,5 milioni (- 6,5%) ma con ritorno all’utile – per questo abbiamo al nostro advisor Kpmg un approfondimento. Il piano quando sarà pronto verrà sottoposto all’attenzione del board e dei soci per le valutazioni». Chi invece rimane alla finestra è la Cav. «Mai affrontata la questione dell’aggregazione, siamo troppo assorbiti da un’operazione molto complicata – osserva il presidente della società pubblica Tiziano Bembo – l’aggregazione valuteremo al momento opportuno». Che potrebbe essere anche dopo la fine dell’anno.
L’obiettivo di fondo dell’alleanza sarebbe portare la scadenza della concessione al 2045, un prolungamento che andrebbe a compensare l’obiettivo del ministro delle Infrastrutture: non pesare come in passato sui cittadini per la realizzazione delle opere autostradali. Lupi, citando i contenuti del decreto “Sblocca Italia”, ha parlato di ritocchi alle tariffe «non superiori all’inflazione», vale a dire circa l’1,5%. L’Ad di Autovie Maurizio Castagna aveva sintetizzato così la situazione: «Per non diluire ulteriormente la realizzazione degli investimenti, o ci viene garantita una proroga della concessione più ampia oppure ci aspettiamo che possa aumentare il contributo statale. Altrimenti, dovremmo ricorrere a un maggiore indebitamento». Ma da Roma sono netti: più soldi solo con la grande alleanza.

Maurizio Crema

 

Nuova Venezia – “Voce unica contro la Nuova Romea”

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29

set

2014

L’ex sindaco Moressa: chi è contrario coinvolga Regione e governo

CAMPAGNA LUPIA «Sulla Romea commerciale ben sei Comuni fra Riviera e Miranese hanno votato contro il tracciato che, sulla base di quanto previsto nel decreto Sblocca Italia, il governo intende realizzare. Serve un’azione comune che coinvolga Regione e governo nazionale». A dirlo è l’ex sindaco di Campagna Lupia Guido Moressa, da tempo in prima linea contro la realizzazione dell’opera. «I consigli comunali che hanno detto no alla Nuova Roma commerciale» dice Moressa «sono Campagna Lupia, governata da centrodestra e Lega; Camponogara, governata dal centrosinistra; Dolo governata dalla Lega e dal centrodestra; Mira, governata dal Movimento Cinque stelle; Pianiga del centrodestra e Mirano del centrosinistra. Tutti questi Comuni, con amministrazioni diverse, in modo o nell’altro hanno dichiarato la loro contrarietà al progetto. Sembrerebbe quindi ci sia una convergenza esplicita, fatta di ordini del giorno nei rispettivi consigli comunali e da ripetute prese di posizione a mezzo stampa». Fatte queste premesse l’invito di Moressa è preciso. «Cosa si aspetta» chiede «a coinvolgere attorno a un unico tavolo e pubblicamente tutti i gruppi regionali dei partiti di maggioranza e di opposizione e pretendere da loro una presa di posizione chiara e motivata su che cosa si voglia fare del nostro territorio per il futuro prossimo? Questo specialmente ora che i maggiori sponsor politici dell’opera, cioè Giancarlo Galan, Renato Chisso e Lino Brentan non hanno più alcuna voce in capitolo».

(a.ab.)

 

Nuova Venezia – Autostrade. Serenissima, assemblea deserta

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25

set

2014

Permane la frattura fra Mantovani e Autovie. «Rischio liquidazione»

VENEZIA – Assemblea deserta, come da attese. Per la quarta volta da giugno Serenissima Spa, l’ex Venezia-Padova, non riesce ad approvare il bilancio 2013. L’appuntamento è rimandato al 1. ottobre. «I contatti fra i soci sono costanti: lunedì in videoconferenza è stato evidente che ci sono punti da approfondire e c’è da risolvere alcuni nodi che riguardano tutti i soci, non solo noi» spiega Emilio Terpin, presidente di Autovie Venete, nella compagine azionaria con il 16,9%. Al centro la frattura tra due anime della Spa. Da una parte la Mantovani che controlla oltre il 35%; dall’altra la stessa Autovie che, non avendo sottoscritto l’ultimo aumento, è scesa, assorbendo una perdita di 4 milioni. Ma se Mantovani vuole salire di presenza nel cda e giocare da player (completando l’acquisto del 4,9% in capo alla Milano Serravalle dell’A4 Holding per circa 40 milioni e rafforzando il patrimonio in vista dei nuovi bandi, tra cui la Nogara-mare e il Traforo delle Torricelle), Autovie si è rivolta al Tribunale di Venezia per far luce sulla ricapitalizzazione e il prezzo di 510 euro a titolo scritto nel contratto preliminare di acquisto delle quote della Brescia-Padova. «Nulla è definito e i rinvii servono a recuperare unità d’intenti – conferma il consigliere Giuseppe Molin – ora ci sono visioni diverse sul futuro dell’azienda». Un accordo? «È necessario sennò potrebbe succedere che si vada in liquidazione» dice Molin. L’uscita di Autovie, peraltro già valutata nel 2009, è all’ordine del giorno? «Difficile, oggi non mi pare ci siano le risorse per liquidare un socio» risponde il consigliere. Lo dimostrano i 10,9 milioni che la Spa dovrebbe pagare alla Camera di commercio di Padova. «Faremo ricorso» anticipa Molin. «Abbiamo mandato ai legali di recuperare quanto ci spetta» chiude Ferdinando Zilio, presidente della Camera di commercio di Padova.

(e.v.)

 

CAMPAGNA LUPIA «Sono contrario al progetto della Romea commerciale così come passato al Cipe. Porterò in consiglio comunale giovedì e alla prossima riunione dell’assemblea dei sindaci l’ipotesi di costruzione del raddoppio dell’attuale Romea sul lato laguna». A dirlo, dopo le manifestazioni di protesta dello scorso week end, è il sindaco di Campagna Lupia Fabio Livieri. Il primo cittadino propone a tutti i sindaci e al suo consiglio comunale una ipotesi su cui negli anni passati si era già speso, cioè mettere in sicurezza l’attuale Romea con il raddoppio dell’attuale sedime stradale e collegare l’innesto con il Passante o la tangenziale di Mestre. Verrebbe completamente escluso in questo modo l’innesto più temuto cioè quello diretto a Roncoduro di Pianiga e sventrerebbe il territorio della Riviera.

Sabato il comitato Opzione Zero e tante altre associazioni hanno protestato sulla statale 309 con circa 150 persone. «La Romea Commerciale», hanno detto i comitati Opzione Zero, «è una sciagura per tutto il territorio. L’opera, dal punto di vista dei flussi del traffico, non regge. Avrà, secondo le previsioni, 45 mila auto nel 2030. Una cifra risibile rispetto alle altre grandi arterie del territorio nazionale. Quest’opera viaggia sulla stessa logica delle altri grandi opere e presenta gli stessi rischi del Mose». Contro l’attuale progetto si erano già espressi contro i Comuni di Mira, Dolo, Pianiga, Mirano e Camponogara.

(a.ab.)

 

LA GIORNATA dei “No traforo”

L’ANALISI – Studio geologico sulla situazione del Massicco a cura di Tundo e Forni

LA PREVENZIONE – Convegni su alimentazione diabete e cure naturali

L’ECO HAPPENING AI CARLESSI – Oltre un migliaio di partecipanti secondo l’organizzazione dei gruppi contrari al piano Nuova Valsugana

Contro ogni aspettativa a causa delle incerte condizioni meteo, oltre un migliaio di persone hanno preso parte all’Eco Happening di domenica in via Carlessi a Romano: un successo per gli organizzatori, che hanno puntato su una nuova formula, basata su una maggiore qualità dell’informazione e una centralità alle conferenze. Con in primopiano l’opposizione al maxi progetto che vorrebbe il traforo sotto il Grappa.
Possono così esprimere la loro soddisfazione i Liberi Cittadini per il Grappa, i Gruppi della Valbrenta, l’assemblea No Nuova Valsugana, Radio Gamma 5 e l’associazione Labc di Romano.
Al mattino si è parlato di alimentazione, con i dottori Marcello Pamio, Gennaro Muscari, Paolo Girotto e Paolo Gulino che hanno relazionato su diabete, cure naturali per gli animali, canapa e piante innovative. Nel primo pomeriggio le conferenze hanno spostato l’asse dalla salute al territorio.
È stato così il turno di Umberto Tundo e Silvia Forni che hanno curato un approfondimento sulle criticità geologiche, geomorfologiche e carsiche dei nostri ambienti naturali, con la presentazione dello studio intitolato «Sull’importanza naturalistica e sulle criticità geologiche del Massiccio del Monte Grappa», depositato ad aprile scorso al Parlamento Europeo.
Non è mancato il grande momento di memoria storica affidata allo straordinario Enrico Vanzini, il 90enne di Santa Croce Bigolina (Cittadella) ultimo sopravvissuto italiano dei Sonderkommando (le squadre speciali di prigionieri dei lager che i nazisti costringevano a buttare nei forni crematori i cadaveri dei propri compagni), che ha saputo catturare l’attenzione dei presenti di ogni età, insegnando loro che da qualsiasi inferno è possibile uscire e tornare a vivere con una missione.
Sul fronte musicale, la stella indiscussa è stato il rapper Herman Medrano, che ha graffiato con le sue rime in dialetto padovan veneziano, sempre senza peli sulla lingua. La musica è riuscita a creare poi un momento di particolare condivisione, sulle note della canzone di «Ma il cielo è sempre più blu» di Rino Gaetano, intonata dalla band dei Figli Unici. Davanti al palco si è formato un grande cerchio umano arrivato a coprire l’intera area, muovendosi in un coreografico girotondo per congedare dalla festa tutti i presenti lasciando loro un messaggio importante: insieme tutto è possibile.
«In molti hanno lavorato per mettere in piedi questo evento – spiega la portavoce Labc, Maria Pia Ferronato – perché lo spirito che anima gli organizzatori e i partecipanti è sempre più forte: comune è il desiderio di vedere e di vivere la Pedemontana e la Valbrenta nel loro massimo valore, che possano essere protagonisti di un futuro «pulito», orientato a progetti ecosostenibili, condivisi e pianificati secondo un quadro d’insieme, per meglio valorizzare sotto gli aspetti ambientale, sociale, economico, culturale e turistico».
Un ringraziamento viene quindi rivolto dagli organizzatori a tutti i presenti, aiutanti, oltre che ai proprietari dei terreni e agli addetti alla sicurezza, a partire da forze dell’ordine, squadra antincendio della Valbrenta e Croce Verde.

 

LA PROPOSTA «Addio al buco nel Grappa, soluzioni per l’imbuto di Carpanè e S. Marino»

Sulle grandi opere ognuno dice la sua. Di recente ad esempio l’on. Busin, thienese della Lega, ha dichiarato che la Valdastico «è già dimenticata», pochi giorni dopo che invece erano emerse notizie su probabilità in aumento. Sono decenni che si va avanti così. Invece i gruppi coalizzati per il “No traforo” che cosa pensano? Cosa è emerso dall’happening di borgo Carlessi a Romano? I vari comitati e associazioni coalizzati si stanno facendo una convinzione, da contatti e informazioni. Che cioè la Valdastico appare in netto vantaggio sulla Valsugana. C’è un argomento decisamente a favore: non costerà nulla allo Stato, ma sarà autostrada costruita dai privati. Mentre il project financing della Valsugana, finito nel tritacarne dei sospetti dopo l’esplodere del caso Mose, è in netta fase di decadenza. In più, il traforo del Grappa appare opera colossale, costosissima, inarrivabile nei tempi attuali. Si attende che il ministro Lupi trovi una formula capace di vincere le resistenze trentine e la Valdastico dovrebbe avanzare, lasciando la Valsugana al palo. E allora, qui si tratterebbe “solo” di sistemare i nodi di Carpanè e San Marino, specie il primo. Si rispolverano progetti degli anni passati per soluzioni fattibili. Ai tempi d’oro la Comunità Montana ne commissionò e ne fece pagare (per lo più alla Regione) vari, e il dibattito di 30 anni sulla Valsugana ha partorito anche altri contributi e proposte. La ferrovia, invece, sarebbe affare dei trentini.

 

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