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Tribuna di Treviso – Treviso-Mare, Pd: no al pedaggio

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18

set

2013

I residenti di Monastier fuori dall’esenzione dal pagamento, i Democratici guidano la mobilitazione

MONASTIER – Treviso-Mare a pagamento, venerdì scadrà il bando europeo per la progettazione definitiva, la costruzione e la gestione in concessione della superstrada con pedaggio che collegherà il casello dell’A4 di Meolo-Roncade a Jesolo. Alla vigilia di una scadenza così importante per il progetto contestatissimo, il circolo di Monastier del Partito democratico sale sulle barricate:

«Nessuna esenzione dal pedaggio per i cittadini di Monastier a differenza dei residenti a Roncade, Meolo, Musile, San Donà, Fossalta, Eraclea, Jesolo, Cavallino-Treporti. Un’estensione dell’esenzione sarà possibile anche per San Biagio, Silea e Treviso, non per Monastier», denunciano gli attivisti del Pd in un volantino in distribuzione in questi giorni, «Dov’era l’amministrazione quando si decidevano le esenzioni?». Già da tempo era stata ventilata l’ipotesi che Monastier venisse beffata sulla questione pedaggio. Perché di beffa si tratta, visto che per poche decine di metri il territorio comunale non si affaccia sulla Treviso- Mare e per questo non rientra nei Comuni con l’esonero. Ma il sindaco non si arrende.

«Faremo pressing sulla Regione, a suo tempo l’assessore Chisso ci aveva assicurato che avrebbe lottato per non far pagare neanche Monastier», assicura Salvatore Lo Stimolo, «La distanza del nostro Comune dalla strada è irrisoria. Sarebbe un’ingiustizia». Dal canto suo, il Pd di Monastier non risparmia critiche alla giunta Lo Stimolo per come si è mossa su questo tema. Tra le criticità legate alla Treviso-Mare a pagamento, anche «il consistente aumento di traffico anche pesante per il centro del paese, con conseguente aumento dell’inquinamento e del pericolo per i cittadini». Di qui la mobilitazione del Pd assieme alle amministrazioni di Roncade e Silea , oltre ad alcuni Comuni veneziani, per far pesare il “no” dei cittadini al progetto.

Rubina Bon

 

Nuova Venezia – Proroga Valdastico, la Ue dice si’

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14

set

2013

La Brescia-Padova ha altri due anni per il progetto definitivo del tratto Nord

VERONA – La risposta di Bruxelles, attesa per tutta l’estate, è arrivata: Autostrada Brescia-Padova avrà tempo fino al 30 giugno 2015 per definire la partita della Valdastico Nord. Con una nota di risposta alla richiesta di proroga biennale avanzata dal ministero delle Infrastrutture Maurizio Lupi, il commissario europeo per il Marcato interno, Michel Barnier, ha formalizzato il via libera dell’Unione europea. Bruxelles dà così l’ok alla concessione di ulteriori 24 mesi di tempo alla società controllata da A4 Holding per incassare l’approvazione della progettazione definitiva del prolungamento a nord della A31. Non si parla di riscrittura totale della concessione, ma dello spostamento in avanti di un biennio del precedente termine vincolante dal quale dipende la proroga della concessione fino al 2026.

Termine scaduto il 30 giugno scorso. Alla luce dell’approvazione definitiva del primo lotto (con tracciato che si snoda solo in Veneto) ottenuta, per tempo, da Brescia-Padova e della trattativa in corso con la Provincia di Trento sull’attraversamento del territorio dell’ente autonomo per andare a raccordarsi con la A22, la struttura del commissario europeo Barnier ha accolto la richiesta del ministro Lupi. L’apertura mette nelle condizioni Regione Veneto, Provincia di Trento e A4 Holding di poter trovare un accordo sul tracciato dopo Lastebasse (Vicenza) togliendo di mezzo le elezioni provinciali trentine del prossimo 27 ottobre. Su questo punto, nel corso degli ultimi incontri a Roma, Lupi è stato chiaro. Convenendo con i rappresentanti della Provincia di Trento sulla necessità di superare l’appuntamento elettorale, il ministro ha fatto presente che, una volta chiuse le urne, si aspetta che Trento indichi il percorso più opportuno per il completamento della Valdastico Nord abbandonando definitivamente la sua posizione di contrarietà all’opera. Per A4 Holding si tratta, evidentemente, di un’ottima notizia. La società presieduta da Attilio Schneck era comunque pronta a sostenere un contenzioso sul mancato differimento del termine ultimo del 30 giugno 2013, anche e soprattutto alla luce del via libera incassato nel marzo scorso al Cipe dal primo lotto del progetto Valdastico Nord da Piovene Rocchette a Lastebasse. (m.mar.)

 

Sciolta la società Venezia-Monaco, ma un gruppo di imprese sta definendo il progetto di finanza

BELLUNO – Dopo più di mezzo secolo, si conclude l’avventura della Società per l’Autostrada «Alemagna», costituita nel 1960 per stimolare la realizzazione della Venezia Monaco. Ma l’idea del prolungamento del collegamento tra il Cadore e l’Austria è tutt’altro che sepolta: dopo il via libera al progetto che porterà l’autostrada fino a Tai di Cadore, mancano poco più di trenta chilometri al confine austriaco. E un gruppo di imprese, sostenute da una discreta lobby veneto europea, stanno lavorando a un progetto di finanza che potrebbe trovare un equilibrio entro pochi mesi. Nel cassetto finisce, per ora, solamente la società costituita mezzo secolo fa da un drappello di enti pubblici istituzionali per la promozione del progetto. L’assemblea straordinaria della società, riunitasi ieri, ha deciso lo scioglimento dopo le defezioni della Provincia di Venezia e il sostanziale disinteresse degli altri enti per questo strumento. «Una decisione non certo facile, che nostro malgrado abbiamo dovuto prendere – osserva Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso e presidente della Società Alemagna –. Per ragioni diverse, la società che avevamo rilanciato ha subito una fase di stasi, specie in seguito alla sottoscrizione da parte del Governo del Protocollo Trasporti attuativo della Convenzione delle Alpi in cui si stabilisce il limite alla realizzazione di nuovi assi stradali di grande comunicazione attraverso le Alpi. Ora dovremo trovare nuove strategie e non è detto che la società non possa ricrearsi se torneranno vivi i presupposti. È un peccato, perchè il progetto era condiviso dai territori e sarebbe stato di grande incentivo per il turismo». La Società per l’Autostrada di Alemagna fu costituita il 22 dicembre 1960. La Provincia di Treviso partecipava fin dalla costituzione con il 4,12% del capitale sociale. Il capitale sociale complessivo ammonta ad euro 312.000,00 per un totale di 1.200.000 di azioni. Ne facevamo parte inizialmente anche le Province di Venezia e di Belluno, le Comunità montane, Amministrazioni Comunali bellunesi, Fondazione Cassamarca di Treviso, Autorità Portuale di Venezia e l’associazione Industriali di Belluno .

«Lo scioglimento della società Alemagna è l’esito scontato di un disegno privo di un’intesa con l’Austria» commenta Simonetta Rubinato, deputato del Pd che da tempo promuove la liberalizzazione del tratto Mogliano-Vittorio Veneto. «Messo da parte questo progetto irrealizzabile sollecito la Provincia di Treviso e la Regione Veneto a perseguire un piano utile invece al territorio, quale quello della piena utilizzazione dell’A27, un’asse autostradale sottoutilizzato. Muraro e Zaia aprano un tavolo con il Ministero delle Infrastrutture e con la Concessionaria autostradale. L’A27 – osserva Rubinato – già pagata dalla collettività, ha le potenzialità di sopportare fino al triplo dell’attuale traffico». (d.f.)

 

Gazzettino – Autostrada Alemagna si scioglie la societa’

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12

set

2013

INFRASTRUTTURE

TREVISO – L’assemblea straordinaria della Società per l’Autostrada «Alemagna», costituita nel 1960, ha deliberato lo scioglimento della società. Erano presenti 30 soci rappresentanti di 720.037 azioni, pari al 60% del capitale sociale. «È stata una decisione non certo facile, che nostro malgrado abbiamo dovuto prendere – ha spiegato Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso e presidente della Società Alemagna -. Per diverse cause, infatti, la società che avevamo rilanciato, ha subito una fase di stasi, specie in seguito alla sottoscrizione da parte del Governo dl Protocollo Trasporti attuativo della Convenzione delle Alpi in cui si stabilisce il limite alla realizzazione di nuovi assi stradali di grande comunicazione attraverso le Alpi. Ora – ha concluso – dovremo trovare nuove strategie e non è detto che la società non possa ricrearsi se torneranno vivi i presupposti. È un peccato, perché il progetto era condiviso dai territori e sarebbe stato di grande incentivo per il turismo». La società era stata costituita il 22 dicembre 1960 con l’obiettivo di realizzare la Venezia-Monaco. La Provincia di Treviso vi ha partecipato fin dalla costituzione con il 4,12% del capitale sociale. Il capitale sociale complessivo ammonta ad euro 312.000 per un totale di 1.200.000 di azioni.

 

Gazzettino – “Bloccate la Treviso-mare”

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6

set

2013

Nuove strade, le barricate dei sindaci

Alleanza di San Donà e Noventa con i Comuni trevigiani per bloccare la “Treviso-Mare”

L’ALLEANZA – Si allarga la protesta contro l’autostrada del mare. I sindaci di San Donà e Noventa con i colleghi trevigiani chiedono di bloccare il bando che scade il 20 settembre per partecipare alla costruzione della bretella autostradale da Meolo a Jesolo.

Autostrada del mare, raffica di no

I sindaci di centrosinistra di San Donà, Noventa e del Trevigiano chiedono la sospensione del bando

JESOLO – Autostrada del mare no, Treviso Mare sì. I comuni del Trevigiano, con San Donà e Noventa, chiedono la sospensione del bando di gara. Non ci possono essere ricorsi in questa fase, ma l’obiettivo è sensibilizzare le autorità competenti a partire dalla Corte dei Conti per cercare di fermare il project financing per la realizzazione di questa discussa infrastruttura viaria.

Ieri a San Donà sono arrivati anche altri sindaci e amministratori del territorio, tra cui Simonetta Rubinato, onorevole e sindaco di Roncade, quindi assessori e consiglieri di Monastier, Silea, Noventa e Treviso. Hanno evidenziato un problema di legalità dovuto alle indagini sulla Mantovani e il coinvolgimento di alcuni dei precedenti esponenti delle ditte proponenti il progetto che avranno una prelazione nel bando di gara che scade il 20 settembre.

«Non solo», ha precisato l’assessore ai lavori pubblici di San Donà, Francesca Zottis, «perché questa autostrada a pagamento graverà comunque sulle tasche dei cittadini, farà perdere una strada al controllo pubblico e troverà comunque un imbuto sul litorale tra Jesolo e Cavallino, a partire dalla rotonda Frova. Da anni solleviamo questi problemi e lavoriamo per una soluzione diversa che deve comunque essere trovata, ma mantenendo la strada pubblica.

Nel gruppo dei proponenti ci sono la società “Adria Infrastrutture Spa” e il Consorzio “Via del Mare” i cui precedenti responsabili sono stati coinvolti nell’inchiesta della Procura sul gruppo Mantovani.

Nel marzo 2013 il Consiglio regionale ha costituito una commissione d’inchiesta sui lavori pubblici regionali». I Comuni del Trevigiano temono, inoltre, che, a causa del pedaggio, ci saranno molti veicoli che andranno a cercare altre strade, magari con il navigatore. Un po’ come accade in Slovenia da quando è stata introdotta la vignetta. La conseguenza saranno strade e stradine intasate in tutti i comuni, o la maggior parte, del Trevigiano, poi San Donà, Musile, Noventa e Meolo.

Il sindaco di Roncade, Rubinato, va dritta al problema: «Siamo di fronte all’espropriazione di una strada pubblica. Il problema esiste, è giusto parlare di una messa in sicurezza, di allargamento, ma non di autostrada del mare a pagamento. Non possiamo più presentare ricorsi, ma sollecitare le autorità competenti a partire dalla Corte dei Conti, ad esempio».

Infine l’assessore al bilancio di San Donà, Valter Menazza, che fu anche sindaco a Musile, lancia altri importanti messaggi. «Il flusso previsto dagli studi in merito all’autostrada del mare», chiosa, «è di circa sette milioni di autoveicoli dal casello di Meolo a Jesolo, di cui quattro milioni e 800 mila extraturistici, quindi i due terzi. E le tariffe saranno oltremodo flessibili a seconda della stagione, dei giorni e degli orari».

Giovani Cagnassi

 

VIABILITA’ – Appello dei sindaci interessati dall’opera giudicata inutile

«Bloccate la Treviso-mare»

«Stop al bando per l’autostrada del mare e rivedete il progetto»: la nuova protesta contro la Treviso-mare, la cui realizzazione dovrebbe essere assegnata dopo la chiusura del bando fissata per il 20 settembre, arriva da San Donà di Piave dove si sono incontrati gli amministratori di Noventa, Monastier, Roncade, Silea e Treviso. La richiesta, che sarà avanzata agli organi preposti, è di sospendere le procedure di gara in corso.

«Essendo un project financing il bando di gara prevede il diritto di prelazione da parte del proponente. Nel gruppo dei proponenti ci sono la società “Adria Infrastrutture Spa” e il consorzio “Via del Mare” i cui precedenti responsabili sono stati coinvolti nell’inchiesta della Procura riguardante il Gruppo Mantovani – è stato spiegato -. Nel marzo 2013 il Consiglio regionale del Veneto ha costituito una Commissione d’inchiesta sui lavori pubblici regionali, e la Regione Veneto ha anche aderito ad un protocollo della legalità che tra i suoi obiettivi ha la trasparenza dei flussi finanziari. Visto che l’indagine in corso riguarda la regolarità dei flussi finanziari, chiediamo la sospensione delle procedure di gara in corso in attesa della verifica svolta dalla Commissione d’inchiesta sui lavori pubblici e degli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria».

Secondo obiettivo: modificare il progetto, cambiare la prospettiva, consapevoli che questo genere di soluzione, costosa nell’immediato e per il futuro (vedi per le tariffe per gli automobilisti), non funzionerà, visto l’imbuto alla rotatoria Frova di Jesolo.

«Riteniamo che la strada regionale Treviso-Mare debba essere adeguata e messa in sicurezza rispetto alle nuove esigenze del traffico, dando attuazione a quello che era il progetto originario a quattro corsie – riprendono gli amministratori dei comuni veneziani e trevigiani -. Siamo contrari alla trasformazione di un’arteria regionale in una strada a pagamento e con progetto di finanza perché non risolutiva dei problemi viari del nostro territorio ed onerosa per la comunità». Il tutto definendo la concessione di 40 anni “un esproprio di proprietà pubblica”.

 

I sindaci si appellano alla Corte dei Conti per lo stop al progetto

RONCADE «Autostrada del mare no, Treviso Mare sì». I Comuni trevigiani, con i veneziani San Donà e Noventa, chiedono la sospensione del bando di gara. Non ci possono essere ricorsi in questa fase, ma l’obiettivo è sensibilizzare le autorità competenti a partire dalla Corte dei Conti per cercare di fermare il project financing per la realizzazione di questa discussa infrastruttura viaria.

Ieri a San Donà sono arrivati anche altri sindaci e amministratori del territorio, tra cui Simonetta Rubinato, onorevole e sindaco di Roncade, quindi assessori e consiglieri di Monastier, Silea, Noventa e Treviso. Hanno evidenziato un problema di legalità dovuto alle indagini sulla Mantovani e il coinvolgimento di alcuni dei precedenti esponenti delle ditte proponenti il progetto che avranno una prelazione nel bando di gara che scade il 20 settembre.

I Comuni trevigiani temono inoltre che, a causa del pedaggio, ci saranno molti veicoli che andranno a cercare altre strade, magari con il navigatore. Un po’ come accade in Slovenia da quando è stata introdotta la vignetta. La conseguenza saranno strade e stradine intasate in tutti i Comuni, o la maggior parte, del Trevigiano, poi San Donà, Musile, Noventa, Meolo.

Il sindaco Rubinato va dritta al problema: «Siamo di fronte all’espropriazione di una strada pubblica. Il problema esiste, è giusto parlare di una messa in sicurezza, di allargamento, ma non di autostrada del mare a pagamento. Non possiamo più presentare ricorsi, ma sollecitare le autorità competenti a partire dalla Corte dei Conti, ad esempio, ad attivarsi in base alle nostre istanze».

Insomma, la partita dell’Autostrada del mare potrebbe essere riaperta se la Corte dei Conti raccoglierà l’appello lanciato che viene così dai sindaci dei Comuni trevigiani e di altri Comuni del Veneziano.(g.c.)

 

Gazzettino – Alemagna Spa, l’addio definitivo

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1

set

2013

TREVISO – Verso la chiusura la società nata negli anni ’60 per costruire un’autostrada verso la Germania

Il ko della Venezia-Monaco giustificato con la paura di perdere il sigillo dell’Unesco alle Dolomiti

C’è una società regionale che sta per chiudere i battenti: la Società per l’autostrada Alemagna spa. Quella che, inseguendo un sogno iniziato ancora nella prima metà del secolo scorso, aveva il compito di promuovere la costruzione di un’arteria a scorrimento veloce per collegare in modo diretto Venezia e Monaco di Baviera. In oltre 50 anni, però, si è fermata a Pian di Vedoia. E i bilanci dell’Alemagna, pur non prevedendo indennità per i componenti del cda, si sono sempre chiusi in leggero rosso. L’ultima volta l’anno scorso: -2.241 euro. E ora è arrivata al capolinea. Come mai? Cosa c’è di diverso tra il niente di ieri e il niente di oggi? Le Dolomiti. Non tanto come muro di pietra, visto che l’autostrada avrebbe fatto più fatica a saltare il «niet» di Bolzano che non colli e monti, quanto come patrimonio dell’Umanità.

«Dopo il timbro dell’Unesco – rivela il presidente della società, Leonardo Muraro, tra le altre cose numero uno della Provincia di Treviso e dell’unione delle Province del Veneto – non sono consentiti nuovi attraversamenti sulle Dolomiti». Punto. Pena l’uscita delle montagna più belle del mondo dalla lista World Heritage. Un’onta che, nonostante Belluno abbia spesso guardato con favore al progetto dell’arteria, nessuno vuole subire. Tanto meno dopo che l’Unesco ha dimostrato di far sul serio depennando dall’elenco la città tedesca di Dresda in seguito alla costruzione di un mega ponte per le auto alle porte della capitale della Sassonia (ponte che – per inciso – piace ai residenti).

Stavolta, insomma, l’ostacolo pare davvero insormontabile. «Nel giro di un paio di settimane convocheremo l’assemblea dei soci e metteremo ai voti la chiusura – annuncia il presidente che siede nel cda con il consigliere Renato Borsato – a questo punto non ci sono più grossi margini». La strada, è proprio il caso di dirlo, è segnata. Come dimostra il fatto che alcuni dei soci, tra i quali il Comune e la Provincia di Venezia, il Comune e la Provincia di Treviso, fondazione Cassamarca, la Provincia di Belluno e il Comune di Padova, oltre alle Camere di commercio, hanno già deciso di recedere cedendo le quote della società arrivata a vantare un capitale sociale di 312mila euro. In testa c’è la Provincia di Venezia (9,8%). Seguita da tutti i Comuni con meno di 30mila abitanti che, come impone la legge, sono costretti a mettere in liquidazione la propria partecipazione dal momento che la spa negli ultimi tre anni non ha chiuso il bilancio con almeno un po’ di utile. «Di fatto non è più possibile andare avanti, se non cambiando totalmente strategia – conclude Muraro – dispiace perché si trattava di un progetto strategico capace di far lievitare l’economia del nostro turismo, dal litorale alle montagne. Va comunque ricordato che la società ha avuto costi tecnici e amministrativi pari a zero».

 

Gazzettino – Dai grillini 10mila osservazioni al Ptrc.

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31

ago

2013

VENETO – Il 5Stelle ha depositato ieri in Regione le richieste per cambiare il Piano territoriale

Il senatore Giovanni Endrizzi: «No soprattutto alla variante paesaggistica, è illeggittima»

GRANDI OPERE – Per il Movimento 5 Stelle i progetti per Nogara mare, Pedemontana, tangenziali venete, Romea commerciale, Camionabile Padova-Venezia, Mediana provinciale veneta sono tutte da stralcia

Oltre diecimila osservazioni per ridisegnare, partendo dal basso, il Piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc) a misura dei cittadini. L’idea é del Movimento 5 stelle che ieri ha presentato all’Ufficio protocollo della Regione a Malcanton, oltre 10 mila osservazioni al Ptcr a firma di cittadini, dei comitati e dei rappresentanti istituzionali dei grillini di tutto il Veneto, preparate in soli sette giorni. Presenti una trentina di attivisti e sette parlamentari.

«I numeri raccolti – ha spiegato il senatore Giovanni Endrizzi – dimostrano la volontà sempre più diffusa nella società civile di tutelare il proprio territorio ed un modello sostenibile di sviluppo sociale, a differenza di quanto perpetuato dagli amministratori della nostra Regione».

«Le osservazioni presentate – ha continuato Endrizzi – contengono le nostre proposte e la critica ferma a questo Ptrc e alla cosiddetta variante paesaggistica che riteniamo illegittima, mistificatoria e che asservirebbe il Veneto alle lobbies. Illegittima perché il piano non è mai stato approvato, mistificatoria perché distrugge il paesaggio Veneto, consegnando la nostra regione ai patentati del mattone, delle autostrade, delle grandi opere inutili, ai quali non importa di condannare la comunità veneta al declino. Sfrutta il Veneto ed i suoi beni fino a spazzare via il paesaggio, la storia, l’arte, la cultura sociale ed imprenditoriale».

Gli aderenti al Movimento 5 Stelle chiedono lo stralcio delle grandi opere stradali e viarie, quasi tutte da realizzare tramite project financing, tra cui Nogara mare, Pedemontana tangenziali venete, Romea commerciale, Camionabile Padova – Venezia, Mediana provinciale veneta.

E vogliono anche l’eliminazione dell’articolo 38 del Ptrc che prevede la edificabilità delle aree per un raggio di 2 chilometri intorno ai caselli autostradali e le stazioni metropolitane.

L’obiettivo dei 5 stelle é invece quello di creare un Ptrc in grado di dare risposta alle esigenze abitative dei cittadini, dando lavoro ai giovani e alle generazioni future, realizzare comunità, sostegno alle imprese e ai cittadini attraverso il riutilizzo degli spazi esistenti, creando solidarietà sociale ed imprenditoriale.
Il Veneto aveva un Ptrc dal 1992. Dopo una decina d’anni di lavoro, nel 2009, la giunta Galan aveva adottato un nuovo Piano; ma il consiglio regionale non lo ha praticamente mai discusso. Nell’autunno di due anni fa la giunta Zaia ha avviato l’iter per una variante parziale che tenesse conto anche della tematica paesaggistica.

 

COS’E IL PROGETTO – Strumento urbanistico per rinnovare il territorio

Il Ptrc – al quale la Giunta della Regione Veneto ha dato l’ok lo scorso aprile – è il piano territoriale regionale di coordinamento, la “bibbia urbanistica” e di “Pianificazione”, il massimo strumento di controllo del territorio.
L’idea che ha formato questo progetto – contro il quale si sono abbattuti rilievi del Movimento 5 Stelle – è legata la fatto che il Veneto dovrà limitare il consumo di territorio, il suolo agricolo sarà salvaguardato, non si dovrebbero più costruire capannoni, utilizzando semmai quelli esistenti ma abbandonati.
«Salvaguardia del territorio e rilancio delle città», è stato lo slogan col quale lo ha presentato Marino Zorzato, vicepresidente e assessore all’Urbanistica.
Il Ptrc – hanno spiegato in Regione – serve a dare indirizzi in un momento che risente di scarsa crescita economica ma forte sensibilità ambientale.
Uno dei pilastri del Ptrc è la difesa del suolo, in considerazione dell’alto rischio idraulico e sismico della regione. Al quale si unisce la mobilità: è previsto l’aggiornamento del sistema infrastrutturale tenendo conto anche dei corridoi europei.
E il Veneto ha anche individuato nella città “il motore del futuro”. «La Regione – ebbe modo di ricordare ad aprile Zorzato – riconosce alla rete della città venete il ruolo centrale nella visione di sviluppo socio-economico anche in relazione alle potenzialità offerte dai corridoi plurimodali». Tutti, dal singolo cittadino alle associazioni hanno potuto presentare – dopo la pubblicazione sul Bur – osservazioni. Toccherà ora al Consiglio regionale discuterle.

 

URBANISTICA Il nuovo piano regionale vincola di fatto l’intero centro urbano

Ptrc, progetti “congelati”

Il Comune prepara una serie di osservazioni e un ricorso al Capo dello Stato

LE CONSEGUENZE – Vietati tutti i cambi d’uso

LA NORMA – Aree vincolate nel raggio di due km

CON LE NUOVE NORME – Un centinaio di edifici sotto tutela

FRENATA – Il progetto per l’ex palazzo delle Poste e, a destra, la zona di via Ulloa a Marghera

Il nuovo Ptrc della Regione può paralizzare l’intera città, centro storico, isole e terraferma comprese; i vincoli che pone riguardano tutti gli oltre 500 comuni del Veneto ma in particolare Venezia. Per questo ieri la Giunta ha approvato due delibere, una per dare mandato al sindaco di presentare tutta una serie di osservazioni al Piano, l’altra per presentare ricorso straordinario al presidente della Repubblica impugnando l’intero strumento urbanistico (perché in realtà la Regione non ha mai approvato il Piano). Inoltre l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi la prossima settimana si incontrerà con il vicepresidente della Regione, Marino Zorzato, per vedere se si riesce a risolvere la questione senza bisogno di carte bollate che farebbero perdere mesi preziosi.
Tanto per fare qualche esempio la Variante regionale adottata lo scorso aprile, e che in pratica vara un nuovo Ptrc, vincola la stazione ferroviaria di Mestre ma anche il confinante ex palazzo delle Poste che a dicembre la proprietà avrebbe dovuto abbattere per costruire un nuovo albergo, operazione che oltretutto fa parte integrante di un nuovo accordo di programma tra Comune, Ferrovie e privati per riqualificare l’intera vasta area di stazione, via Piave e via Trento, senza contare che l’idea è quella di riqualificare anche la parte Sud, cioè l’accesso alla stazione da Marghera. Il vincolo, dunque, blocca un’operazione essenziale per lo sviluppo di Mestre, non a caso Rfi e FS Sistemi Urbani hanno dato mandato al Comune di presentare ricorso anche per loro conto, mentre l’immobiliare Favretti, proprietaria dell’ex Poste, si è già rivolta al Tar. E poi sempre il Ptrc vincola tutte le aree nel raggio di due chilometri da caselli autostradali, stazioni Sfmr, accessi alle superstrade: vale a dire che praticamente in tutta Venezia (esclusa Sant’Elena), e in tutta Mestre (esclusi Favaro, Campalto e Trivignano), qualsiasi intervento previsto dal Piano regolatore vigente (strumenti attuativi, permessi a costruire, Dia, Scia) dev’essere preventivamente autorizzato dalla Regione. Un vero inferno.
Per il momento i Comuni sembra stiano bellamente ignorando il nuovo Ptrc ma può sempre capitare, un giorno, un funzionario che lo tira fuori e comincia a chiedere conto delle realizzazioni edilizie e urbanistiche fatte in spregio al Piano regionale.
E allora per non saper né leggere né scrivere, è meglio mettere le mani avanti. «La cosa assurda è che tutte le osservazioni che abbiamo presentato riguardano cose normate dal Pat, il Piano di assetto del territorio che è ben conosciuto ed è stato convalidato dalla Provincia e dalla stessa Regione – commenta l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi che ieri ha presentato le iniziative del Comune assieme al direttore del settore Oscar Girotto – Hanno costretto tutti i comuni a correre per realizzare i Pat e poi varano un Ptrc che li ignora».
Le basi ideali di partenza del Piano varato dalla Regione sono buone, commenta Girotto, il problema è che poi gli estensori (tra i quali un comitato scientifico al quale ha partecipato anche la Soprintendenza) si sono allargati creando un mostro. L’obiettivo di dare un valore e assicurare una tutela anche agli edifici che hanno meno di un secolo di vita, ad esempio, è ammirevole, però se si finisce con il vietare, oltre alla demolizione, anche il cambio di destinazione d’uso e di funzione, si blocca qualsiasi possibilità di riqualificare, tanto per dire, le ex colonie del Lido: quindi anche se sono state progettate da architetti famosi come Daniele Calabi, sono destinate a diventare ruderi.
«Noi siamo per la tutela del territorio – conclude Ferrazzi – non per la tutela del degrado».

 

Solo nel Comune di Venezia la Variante al Ptrc adottata dalla Regione vincola, tra edifici singoli e sistemi urbani, 42 realtà in terraferma, 20 tra Lido e Mazzorbo, e 36 a Venezia centro storico.
Vincola ad esempio il centro culturale Candiani, e quindi l’intera riqualificazione legata al multisala di Furlan, le corti del villaggio San Marco, la Città Giardino di Marghera, le ex colonie del Lido, le scuole-capannoni come la Di Vittorio di Mestre e le altre due di Zelarino e Chirignago, addirittura il Circus di Chirignago. È vero che le scuole in questione sono state progettate da Gino Valle, uno dei maestri dell’architettura italiana del Novecento, ma sono chiamate le “scuole Valdadige” dal nome dell’impresa di costruzioni specializzata in prefabbricati in cemento, e sono state realizzate negli anni Ottanta quando servivano molte nuove scuole in tempi rapidi. Oggi è normale che abbiano bisogno come minimo di manutenzione.
Il Ptrc interviene anche sul rischio idrogeologico sostenendo che a Venezia quasi non c’è, mentre il Pat dice che c’è eccome e individua tutte le aree in pericolo. Vincoli a parte, la nuova Variante continua a prevedere la linea dell’Alta velocità ferroviaria in gronda lagunare, quando persino il commissario Mainardi l’ha ormai esclusa; e prevede pure la sublagunare che il Pat ha bocciato definitivamente; sostiene che l’interporto più importante è quello di Padova, dimenticando che non ha canali per cui le navi non ci possono arrivare; e infine attribuisce a Save la programmazione delle aree attorno all’aeroporto di Tessera, “dimenticando” il Comune.
Tecnicamente ora la Regione ha 120 giorni di tempo per valutare e rispondere alle osservazioni ma il Comune proporrà alla Giunta regionale di condividere le osservazioni introducendo direttamente le modifiche nel Ptrc e ripubblicandolo, così avrebbe efficacia immediata e si eviterebbero lungaggini burocratiche assurde. (e.t.)

 

Gazzettino – “A4 Holding, buco da 268 milioni”

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21

ago

2013

LA DENUNCIA

«In cinque anni bruciati 268 milioni di euro dagli amministratori di A4 Holding: un buco che alla fine verrà pagato dai cittadini con le tariffe autostradali».
Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi (Futuro Popolare) spara a zero sulla gestione di A4 Holding (ex Serenissima) e invita il governo Letta a ritirare le concessioni autostradali in capo alla società che controlla il cento per cento della Brescia-Verona-Vicenza-Padova e della A31 Valdastico.
Secondo il consigliere veronese la gestione degli ultimi anni di Serenissima e di Holding A4 sarebbe stata fallimentare. Gli amministratori avrebbero perseguito attività non legate in senso stretto alla gestione della rete autostradale, ma che spaziavano dall’immobiliare alle telecomunicazioni, dalla ristorazione ai campi da golf.

Inoltre, in alcuni casi si ritroverebbero nella scomoda e conflittuale posizione «di essere nel contempo membri di consigli di amministrazione controllanti e presidenti di società controllate».

«Amministratori che, peraltro – affonda Valdegamberi -, sono tutti lombardo-veneti. È paradossale che si vada a dare lezioni di buongoverno ad altre realtà italiane quando in casa c’è un esempio di gestione fallimentare della realtà che controlla le società autostradali».

Per il consigliere regionale veronese cittadini e automobilisti dovrebbero intraprendere una “class action” nei confronti di A4 Holding per contestare e recuperare i ricarichi sui pedaggi generati dalle attività “improprie” e “fallimentari” degli amministratori della società.

 

Nuova Venezia – “Treni cancellati per favorire le Frecce”

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17

ago

2013

 

Legambiente all’attacco sullo stop della Regione a otto corse Venezia-Milano: «Un favore a Moretti» 

VENEZIA – La decisione della Regione Veneto di sopprimere otto corse giornaliere tra Venezia e Milano, con un costo di 5 milioni di euro l’anno, va «a tutto vantaggio delle Frecce, cui tanto tiene l’amministratore delegato di Ferrovie Mauro Moretti».

Lo si legge in una nota diffusa da Legambiente Lombardia che ricorda come «le Frecce collegano le due città con 37,50 euro a corsa in seconda classe contro i 19 euro degli interregionali».

«C’è da chiedersi» afferma il responsabile trasporti dell’associazione ambientalista Dario Balotta «come mai treni così frequentati, nei giorni lavorativi dai pendolari e nei festivi dai turisti, debbano essere soppressi e come mai un’eventuale ripartizione dei costi tra Lombardia e Veneto non possa essere trovata senza la minaccia della soppressione delle otto corse».

«I confini regionali» spiega «che non c’erano quando la gestione delle Ferrovie era statale, saltano fuori ora che le competenze sono state trasferite alle Regioni» e pesano anche sui costi dato che gli otto treni in questione «costano 51 euro a chilometro a fronte di una media nazionale di 18 euro».

«Se i treni veneti hanno costi impossibili» conclude Balotta «andrebbero ridotti i costi, non tagliate le corse o aumentate le tariffe».

Secondo l’associazione «già sono stati falcidiati negli anni scorsi numerosi treni interregionali in Liguria, Piemonte, Emilia e Veneto ed ora si vorrebbe perseguire su questa strada. Verrebbero così sacrificate importanti centri abitati come Rovato, Treviglio, Romano di lombardia, Chiari, Peschiera, Desenzano e San Bonifacio.

«Queste scelte hanno contribuito a tenere forti volumi di traffico pendolare su strade e autostrade (dove si pagano pedaggi salatissimi) alla faccia delle politiche ambientali e di riequilibrio che il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, dice di voler perseguire».

Così, «mentre le amministrazioni regionali del nord si divertono a parlare di macroregione o per ultimo di Cantone Cisalpino i problemi del trasporto pendolare si moltiplicano senza intravedere nessuna soluzione. Il decentramento regionale delle competenze ferroviarie anziché migliorare e potenziare i servizi ha visto aumentare solo i costi di gestione e le tariffe».

Il costo annuo di questi otto treni, concludano da Legambiente Lombardia, «dovrebbe essere di un milione e 800mila euro non quasi tre volte tanto. Se i treni veneti hanno costi impossibili andrebbero ridotti i costi non tagliate le corse o aumentate le tariffe come si è soliti fare».

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