Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT12C0501812101000017280280 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – Inferno in autostrada

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

giu

2013

SCHIANTO IN A4 – Autocisterna carica di acetato di butile provoca uno scontro a catena: altri due automobilisti feriti

SULLA VENEZIA-PADOVA – Code di 15 chilometri, traffico bloccato fino a notte, interviene la Protezione civile

La Brentana intasata tra Dolo, Stra e Fiesso

Camionista schiacciato nella cabina – Nicola Faggian, 37 anni era di Asseggiano: col suo mezzo ha tamponato un Tir
LO SCHIANTO

L’autocisterna guidata da Faggian si è scontrata con un altro camion

LA VITTIMA – Nicola Faggian sognava di lasciare il lavoro di “padroncino” per avviare a tempo pieno la carriera artistica

Da un anno era entrato come batterista nel gruppo “Stazione Centrale”

Uno schianto violentissimo ed è l’inferno in A4. Respira ancora quando gli operatori del 118 arrivano sulla scena dell’ennesimo disastro in autostrada. Ha una profonda ferita alla testa ed è intrappolato fra volante e cruscotto. Nicola Faggian, 37 anni, di Asseggiano morirà poco dopo nella cabina disintegratasi nell’urto. Ci vorranno ore per estrarne il corpo dal groviglio di lamiere. Sono le 17.45 di ieri quando l’autocisterna del Cam (Consorzio autocisternisti Mestre) di Marghera, carica di acetato di butile, piomba contro l’autoarticolato che lo precede chiudendo tragicamente il tamponamento a catena che aveva appena coinvolto un altro camion e due auto, una Alfa 159 stationwagon e una Micra: per fortuna senza gravi conseguenze per gli occupanti. Si registrano infatti due feriti lievi trasportati all’ospedale di Dolo. Siamo in carreggiata Est, direzione Venezia, al chilometro 367+800 in comune di Vigonza. Le ripercussioni sul traffico sono immediate e pesantissime. Si alzano l’elicottero del Suem di Padova e quello dei vigili del fuoco di Mestre per non perdere minuti preziosi. L’uscita obbligatoria per chi proviene da Milano è Padova Est, consigliata quella di Padova Ovest. La coda raggiunge i 15 chilometri già alle 19. In tilt anche l’A13 all’altezza dello svincolo per Venezia.
Sul posto dell’incidente arrivano, non senza difficoltà, due squadre dei pompieri di Mestre e una di Padova, più due autogru. A coordinare l’intervento sul fronte della viabilità la Polstrada di Mestre. Disagi e code anche in senso opposto a causa dei soliti curiosi. La circolazione attorno alle venti è completamente paralizzata.
Si teme che nel devastante impatto la cisterna possa essersi lesionata: la sostanza trasportata allo stato liquido è altamente tossica e infiammabile. Quando si ha la certezza che non ha subito cedimenti strutturali allora viene contattato il Cam che fa partire dalla sede di via Monzani un’altra motrice Alle 21.30 iniziano la rimozione: a sollevare la cisterna dalla sede originaria le gru dei pompieri. Le operazioni sono molto lente e la tensione è alta perché la sostanza è pericolossisima e sensibile anche agli spostamenti: l’obiettivo è quella di agganciarla all’altro trattore stradale.
Illesi i camionisti degli altri tre tir coinvolti: un ungherese che trasporta polvere di granito, uno sloveno che trasporta collettame e un tedesco che trasporta bomboloni vuoti. La Padova-Venezia è nel caos più completo: verrà riaperta solo a notte inoltrata. Ad assistere gli occupanti dei veicoli ostaggi del mega ingorgo da metà pomeriggio sono i volontari della Protezione civile. Faggian lavorava per il Cam da oltre quindici anni, subentrato al padre come padroncino. Ma la sua vera passione era la musica che voleva diventasse il “suo” mestiere.

Monica Andolfatto

 

i primi due camion tra cui una cisterna distrutti in a4

 

La corsia Padova – Venezia bloccata a causa di un maxi tamponamento tra quattro tir e due vetture. Anche la corsia opposta rallentata dai “curiosi”. 10 Km di coda. Anche Brentana e Noalese in tilt

MESTRE. L’autostrada A4 Padova-Mestre è chiusa a causa di due incidenti mortali. Il primo scontro è avvenuto verso le 18.30 tra sei automezzi, tra cui quattro camion. L’incidente ha provocato un morto e diversi feriti. Lo schianto, per cause ancora da accertare, è avvenuto all’altezza di Vigonza.

La  vittima è un camionista di 38 anni, della provincia di Venezia, rimasto schiacciato all’interno della cabina della sua autocisterna, andata a schiantarsi contro il rimorchio telonato di un camion polacco che trasportava mobili e  mercanzia varia imballata.

I vigili del fuoco hanno lavorato duramente per estrarlo dalle lamiere contorte in cui era ridotta la cabina. Quando però sono riusciti a raggiungerlo il medico non ha potuto fare altro che constatarne la morte.

Sul posto sono atterrati due elicotteri del Suem 118 e sono stati fatti convergere parecchie squadre dei vigili del fuoco sia da Padova che da Mestre, Dolo e Mirano, tra cui il nucleo chimico a causa dell’autocisterna rimasta coninvolta, che trasporta liquido refigerato con azoto. Per questo un velivolo del reparto volo dei vigili del fuoco è stato fatto avvicinare pronto all’emergenza.

La chiusura della carreggiata si è resa necessaria per procedere alle operazioni di soccorso in sicurezza anche nell’altro incidente mortale, capitato poco dopo sulla stessa corsia ma tra il casello di Padova Ovest e quello di Padova Est.

Qui due auto sono carambolate l’una contro l’altra, a causa della coda che andava improvvisamente formandosi, e uno dei due automobilisti è rimasto ucciso. Si tratta di un impiegato della provincia di Catania.

I due incidenti hanno provocato una coda che si è allungata fino a toccare i 10 chilometri, costringendo così alla chiusura dell’autostrada. Tutto il traffico in arrivo da Padova è stato obbligato ad uscire al casello di Padova Ovest.

Rallentamenti e code anche sulla corsia in direzione Padova a causa della presenza di “curiosi” che ostacolano l’azione di soccorso e il traffico. Intasamenti e rallentamenti segnalati anche sulle regionali 11 Brentana e sulla 515 Noalese, a causa del traffico che si è riversato sulla rete viaria normale.

link articolo

 

Nuova Venezia – Anas punta alla Venezia-Trieste

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

mag

2013

AUTOVIE

Ciucci: «Siamo interessati alla gara per la concessione nel 2017»

UDINE – Nella complicata partita che interessa la realizzazione della terza corsia sulla A4 Venezia-Trieste ci si mette anche l’Anas. «Potremmo essere interessata partecipare nel 2017 alla gara per la concessione e gestione dell’autostrada A4» ha detto ieri l’amministratore unico della società, Pietro Ciucci, a margine dell’inaugurazione della galleria “Fortezza della Chiusa” a Chiusaforte, sulla statale Pontebbana. «Il 2017 è ancora lontano» ha spiegato Ciucci riferendosi alla scadenza della concessione oggi in capo ad Autovie Venete «e bisognerà vedere come arriverà all’appuntamento la società oggi oggetto di una profonda trasformazione. Quella della A4 è però una concessione importante, piena di impegni, di investimenti da fare, e il completamento della terza corsia. Quindi bisognerà meditare con attenzione». Ciucci si è soffermato sulla terza corsia della Venezia-Trieste ribadendo che «è un’opera importante per la sicurezza del traffico e per i rapporti internazionali» ha concluso l’amministratore unico dell’Anas. «Il vero problema è che ci vogliono ingenti risorse finanziarie e oggi la situazione generale non aiuta, mentre il project financing non decolla, ma la terza corsia rimane strategica». In questi giorni il tema della terza corsia è stato al centro di approfondimenti da parte del neo governatore Debora Serracchiani. La struttura commissariale è in discussione: si punta su un tecnico puro o sull’affidamento dei poteri ad Autovie. (r.e.)

link articolo

 

 

VERONA – Il passaggio formale è stato sancito con la nomina dei consigli di amministrazione di A4 Holding e Brescia-Padova ma, nei fatti, la saldatura tra gli interessi dei soci privati (Intesa Sanpaolo, Astaldi e Gavio) e quelli degli enti pubblici a guida leghista è in campo da tempo. Lungo il tratto da Brescia a Padova dell’autostrada A4, banche, costruttori, Comune di Verona e Provincia di Vicenza hanno dato vita a un patto a tre per sbrogliare la matassa Valdastico Nord. Attilio Schneck, commissario della Provincia di Vicenza, è stato confermato al vertice di A4 Holding, società che controlla il 100% di Autostrada Brescia-Padova. E proprio a guidare la concessionaria autostradale, dopo l’ultima assemblea dei soci, è stato chiamato Flavio Tosi, sindaco di Verona.

L’interesse di privati e pubblici sta nel rinnovo della concessione, senza la quale gli investimenti fatti da Intesa Sanpaolo, Astaldi e Gavio e le quote dei due enti rischiano di essere cancellati da un colpo di spugna.

Se entro il mese di giugno non arriverà la progettazione esecutiva del prolungamento verso Trento della A31, la concessionaria dovrà ridiscutere il contratto con il concedente.

Da una possibile proroga della gestione fino al 2026, quindi, la società rischia di vedere la ricca gestione della Brescia-Padova messa a gara europea.

Nota è l’opposizione della Provincia di Trento al progetto, ma dopo l’approvazione al Cipe del solo tratto veneto pare essersi fatta strada la possibilità di ridiscutere il progetto con i trentini guadagnando, nel frattempo, un po’ di tempo dal concedente. In pratica, il solo via libera al tratto veneto potrebbe essere usato per avere il tempo necessario per trovare un accordo con Trento. Dopo la stagione del capitalismo municipale e quella del project financing, la gestione delle concessioni pare essere, infatti, l’unica strada ancora percorribile per realizzare nuove infrastrutture. Lo sanno bene i costruttori, le banche e la politica. Schneck e Tosi si ritrovano, così, dalla stessa parte della barricata dei privati.

(r.e.)

 

Gazzettino – Meolo. Veleni in A4, appello di Basso

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

18

apr

2013

MEOLO – Il sindaco chiede verifiche sui materiali inquinanti

MEOLO – Un’accurata verifica sulla presenza di eventuali sostanze inquinanti nelle costruzioni realizzate nell’ambito dei lavori della terza corsia e del casello autostradale a Meolo. A chiederla è il sindaco Michele Basso, in una lettera inviata al commissario delegato per l’emergenza dell’autostrada A4 Riccardo Riccardi e agli assessori regionali alla Mobilità Renato Chisso e all’Ambiente Maurizio Conte.
L’utilizzo di materiali da costruzione contaminati da sostanze velenose, riscontrato nei giorni scorsi in seguito alle indagini della magistratura, ha infatti creato allarme e preoccupazione tra i meolesi. «C’è sconcerto tra i cittadini, preoccupati per i possibili rischi dovuti ai recenti lavori di costruzione del casello autostradale di Meolo-Roncade e delle opere complementari, nonché per i lavori ancora in corso per la realizzazione della terza corsia», sottolinea Basso. Per rassicurare la cittadinanza, il sindaco ha chiesto una tempestiva e accurata verifica delle infrastrutture realizzate nel territorio comunale, in modo da accertare che i materiali utilizzati siano privi di sostanze inquinanti e quindi non ci sia alcun rischio per la salute e per l’ambiente.

Emanuela Furlan

 

Gazzettino – Allarme a Meolo “Veleni nei nostri cantieri”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

apr

2013

MEOLO – C’è preoccupazione per i rifiuti tossici che sarebbero finiti nel fondo stradale della terza corsia. Per il segretario del Pd Giampiero Piovesan i veleni potrebbero essere stati utilizzati anche nei cantieri di Meolo, dove sono stati eseguiti imponenti lavori di collegamento al nuovo casello autostradale, compresa il nuovo cavalcavia, aperto qualche settimana fa. «Il nostro territorio è stato ampiamente coinvolto da tali lavori – sostiene -, quindi sarà necessario monitorare e controllare gli sviluppi delle indagini». Per questo, Piovesan sollecita l’amministrazione a contattare Autovie Venete. «Il sindaco Basso chieda subito un’analisi sui materiali utilizzati nei chilometri di A4 che riguardano Meolo». (E. Fur.)

 

CONSUMI – I dati dell’Aci Venezia segnano un aumento di 666 pratiche nei primi tre mesi del 2013

Pazienza per le auto nuove, che con i tempi che corrono sempre meno persone riescono a comprare, ma quando si cominciano ad eliminare pure le seconde macchine, allora la situazione è veramente drammatica.
Uno studio dell’Aci Veneziana mette in luce una tendenza inquietante:

«C’è un dato – spiega il presidente dell’Automobile Club, Giorgio Capuis – che deve far riflettere. Oltre al crollo del nuovo, c’è anche un boom di radiazioni: rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno si sono registrati 666 pratiche in più. Questo significa che per molte famiglie mantenere un auto è diventato un lusso e quindi preferiscono, soprattutto se è la seconda auto, disfarsene».

La crisi nera dell’automobile riguarda propriamente le auto nuove (nel primo trimestre dell’anno, in provincia di Venezia, ci sono state -671 nuove immatricolazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), mentre l’usato, per contraltare, gode di ottima salute, con quasi mille passaggi di proprietà in più rispetto al primo trimestre dello scorso anno.
«Anche in provincia di Venezia – evidenzia Capuis – la mancanza di soldi si fa sentire. Le famiglie hanno paura di acquistare un’auto nuova e preferiscono risparmiare, magari preferendo un usato. In questo modo, però, il parco auto invecchia a scapito della sicurezza. Per tale motivo l’Aci sollecita i parlamentari appena eletti perché al più presto assumano dei provvedimenti a sostegno di un comparto che anche nel nostro territorio ha una rilevanza sul piano economico ed occupazionale. Noi abbiamo già avanzato una serie di proposte concrete. Ora tocca alla politica muoversi».

(m.dor.)

 

La Mestrinaro acquistava il materiale contaminato e lo rivendeva senza trattarlo ai clienti. Sequestrati un deposito e un capannone

VENEZIA – Gli imprenditori Lino e Sandro Mario Mestrinaro non hanno inventato nulla, ma nella loro azienda di Zero Branco – secondo le accuse che gli muovono i pubblici ministeri veneziani Roberto Terzo e Giorgio Gava, sulla base di due anni di indagini dei carabinieri del Noe – hanno impiegato un vecchio, reiterato, lucrosissimo maneggio: invece di trattare (a caro prezzo, 45 euro a tonnellata) i rifiuti inquinati che le aziende edili gli conferivano per renderli inerti, li miscelavano tali e quali a calce e cemento, per poi venderli a 39 euro a tonnellata a questo o quel cantiere edile, dove finivano a far da base (inquinata) a questa o quell’opera. Il tutto moltiplicato per decine di migliaia di tonnellate e centinaia di migliaia di euro, così, illecitamente guadagnati. Grandi quantità di Rilcem – così l’impresa vendeva sul mercato il suo misto cementato per sottofondi stradali – per grandi cantieri: 4145 tonnellate di Rilcem contaminato sono state utilizzate per realizzare il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo di Venezia; 34.157 tonnellate sono finite nel tratto della sofferta (per gli automobilisti) nuova terza corsia dell’A4 all’altezza del casello di Roncade di Treviso, nel cantiere gestito da “La Quado scarl”. Qui sono stati trovati quantitativi di arsenico, cobalto, nichel, cromo, Cod, rame fino a cento volte i limiti tollerati dalla legge. L’attività della “Mestrinaro Spa” è stata interrotta dal sequestro preventivo di 12 mila metri quadrati dell’impianto, con capanni e attrezzature e 4 mila metri cubi di rifiuti. Un provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari Antonio Liguori, per il quale le prove raccolte da carabinieri e Procura nel corso dell’indagine – soprannominata “Appalto scontato” – dimostrano che «la Mestrinaro Spa non solo non ha recuperato e/o trasformato in inerti i rifiuti trattati, ma ha immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti, cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione». «Tra il 2010 e il 2012», osserva il comandante dei Noe, Donato Manca, «la società ha ricevuto presso la propria impresa decine di migliaia di tonnellate di rifiuti, con distinte e reiterate operazione, con attività continuative organizzate, ha gestito questi rifiuti al fine di trarre un ingente e ingiusto profitto». Da qui l’accusa di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, prevista dall’articolo 260 del decreto legge 152/2006. «Un’operazione molto importante su un’attività pericolosa di riciclaggio di rifiuti», ha chiosato il procuratore Luigi Delpino. «Rifiuti, il reato del futuro», ha sottolineato il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni, «che cammina assieme alla criminalità organizzata: servirebbero più forze in campo per contrastarlo, invece il Noe può contare solo su 8 uomini per le province di Venezia, Padova e Rovigo». Al momento risultano indagati – anche se in posizioni più marginali – anche due imprenditori i cui rifiuti erano arrivati all’impianto Mestrinaro: il veneziano Maurizio Girolami dell’Intesa 3 (che aveva conferito all’impianto di recupero Superbeton Spa di Ponte della Priula, che però non poteva gestirli) e Loris Guidolin (di Castelfranco) dell’Adriatica Strade costruzioni generali, oltre a Italo Battistella, operaio specializzato della stessa Mestrinaro. Al centro delle indagini restano Lino e Sandro Mario Mestrinaro che – scrive il gip Liguori – «omisero deliberatamente e volontariamente (dolosamente) di eseguire le operazioni tecniche necessarie a trasformare i rifiuti, anche contaminati in materie secondarie», limitandosi «a realizzare illecitamente» «economicissime prassi di mescolatura caotica e arbitraria di rifiuti della più svariata provenienza, inidonee a trasformare rifiuti contaminati in inerti». «Confidiamo di dimostrare che l’attività è a norma», dice l’avvocato Fabio Pinelli. Valeria Caltana, amministratore delegato dell’impresa si dice «serena per la legittimità della nostra attività». L’indagine è nata nel 2010 da un controllo Arpav in un cantiere edile di Marghera. «I rifiuti provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera», prosegue il comandante Manca, «o tramite le ditte Superbeton e Adriatica Strade erano costituiti da terre, rocce da scavo, scorie derivanti da processi di combustione, contenenti contaminanti che venivano sottoposti ad una vagliatura sommaria, insufficiente a filtrare le impurità, ottenendo una grossolana mescola, talora additivi, ottenendo materiali che per le caratteristiche chimiche non avrebbero potuto essere avviati presso cantieri e insediamenti del territorio, come rampe autostradali e parcheggi. Inoltre, Mestrinaro ha spacciato e trasportato come “Rilcem” mescole che contenevano sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel, cromo, immettendo nell’ambienti rifiuti con attitudini inquinanti». Ascoltati dal gip nel corso d’indagine i fratelli Mestrinaro hanno chiarito, tramite i loro tecnici, che esistono due linee diverse di produzione del Rilcem: l’impianto Ime tratta materiali di rifiuto (in attesa di un’autorizzazione della Regione, che l’aveva concessa in parte, salvo poi il Tar annullarla per contrasti urbanistici, ndr) e una linea che tratta materie prime secondarie, dove finivano terre e rocce di scavo e scorie che all’atto della loro presa in carico fossero ritenuti dall’impresa compatibili con i valori-soglia di legge. Linea bocciata dal gip come «non giuridicamente compatibile».

Roberta De Rossi

Conferimento e bonifica. Dov’è l’affare

VENEZIA – Ma quanto vale questo «illecito esercizio»? Un calcolo esemplificativo lo fa lo stesso gip Liguori nel suo provvedimento cautelare: Adriatica Strade (una delle società che conferisce rifiuti a Mestrinaro) ha portato a Zero Branco 10.718 tonnellate di rifiuti, pagando 29 euro a tonnellata, per 310 mila euro. Mestrinaro ha venduto Rilcem a Save Engineering a 10 euro a tonnellata e a Engineering 2K a 28 al metro cubo, con messa in opera. Risultato: «Si stima che in capo a Mestrinaro derivino introiti dell’ordine di 39 euro a tonnellata (da dedurre costi di trasporto, messa in opera e trattamento illecitamente eseguito)», ma «è comunque evidente dalle pratiche descritte ingenti profitti derivino ove si consideri che lo smaltimento rifiuti presso una discarica di rifiuti non pericolosi costa 45 euro a tonnellata». (r.d.r.)

 

Autovie: analizzato ogni lotto Chisso: ora voglio spiegazioni

L’ampliamento dell’intera tratta di 95 chilometri costerà 2,3 miliardi di euro

L’eventuale bonifica dalle sostanze bloccherebbe la realizzazione dell’opera

MESTRE – Stupore. Questa la prima reazione ad Autovie Venete, alla notizia dell’indagine della Procura della Repubblica veneziana su alcune ditte accusate di aver lucrato su rifiuti tossici che, anzichè essere trattati, venivano trasformati in materiali inerti, utilizzati, secondo l’indagine, anche per realizzare i fondi stradali della terza corsia dell’autostrada A4 Venezia-Trieste. «Non ne so assolutamente nulla, voglio capire come stanno le cose. Certo che ci aspettiamo delle spiegazioni», è l’unico commento, al momento, dell’assessore regionale alle Infrastrutture, il veneziano Renato Chisso, che sui cantieri della terza corsia da Mestre verso Trieste ha puntato molto assieme alla Regione Friuli Venezia Giulia. Alla società autostradale che gestisce il tratto, lo stupore lascia il posto ad un comunicato di poche righe. La società, braccio operativo del commissario per l’emergenza in A4 e impegnata nella realizzazione della terza corsia, «relativamente al materiale utilizzato nei lavori del primo lotto Quarto d’Altino-San Donà di Piave, precisa che tutti quelli fatti entrare in cantiere, compresi quindi quelli forniti dalla ditta Mestrinaro, provengono da impianti autorizzati e periodicamente sottoposti a controlli e analisi». La nota di Autovie Venete prosegue: «I quantitativi di materiale, tecnicamente definiti “lotti” (un lotto corrisponde grosso modo a 3 mila metri cubi), nel momento in cui arrivano in cantiere, sono preceduti dai risultati delle analisi. Fino ad ora nessuna analisi ha rilevato anomalie». Alla società autostradale dei risultati dell’indagine della Procura veneziana e del Noe, il nucleo ambientale dei carabinieri, che ha evidenziato, leggendo le carte, si è detto nella conferenza stampa di ieri mattina, in particolare nel cantiere del casello, a Musestre di Roncade, in territorio trevigiano, la presenza di valori di sostanze inquinanti anche di cento volte sopra i limiti. Se si chiede lumi sulla necessità di bonifiche dei manti stradali, la risposta per ora resta sospesa. «Vedremo, bisogna capire anzitutto», ci viene risposto. Insomma, si attendono comunicazioni dalla magistratura. E il medesimo stupore e la necessità di capirci qualcosa lo si ritrova anche nel commento dell’assessore Chisso. Ma c’è chi da subito vuole vederci chiaro. Simonetta Rubinato, sindaco di Roncade, ha scritto ad Autovie Venete: «Dopo aver appreso dai media dell’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Venezia», spiega la Rubinato, «abbiamo contattato il responsabile di Autovie, l’ingegner Razzini, per chiedere che venga fatta chiarezza quanto prima in merito ai materiali utilizzati nel cantiere della terza corsia, che per 9 chilometri riguarda anche il nostro territorio comunale, e sull’adeguatezza delle procedure amministrative interne di controllo della qualità». I cantieri della terza corsia dell’A4 interessano attualmente il tratto Villesse-Gonars che sarà ultimato entro quest’anno e il tratto tra Quarto d’Altino e San Donà di Piave, i cui lavori termineranno entro il 2015. Qui la capofila dell’appalto è la Impregilo. Le ditte che forniscono i materiali per i due lotti sono diverse tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’investimento complessivo è di 2 miliardi e 300 milioni di euro per 95 chilometri di autostrada. Una curiosità: l’impresa Mestrinaro è nota anche a Mestre: ha eseguito le demolizioni dell’ex ospedale di Mestre, l’Umberto I, oggi un cantiere fermo da anni, il “buco nero” cittadino.

Mitia Chiarin

Quattro imprenditori e un operaio
 
Ecco chi sono le cinque persone al centro delle indagini di Noe e Procura

ZERO BRANCO – A Zero Branco, i Mestrinaro sono una vera e propria istituzione. L’attività in zona Bertoneria, nella frazione di Sant’Alberto, è stata avviata nel 1915. Attiva prima in agricoltura, per poi passare negli anni all’edilizia, allo scavo e movimento terra, l’azienda si è specializzata tra l’altro nella stabilizzazione del terreno e nell’estrazione e la lavorazione di inerti. Per trattare alcune tipologie di rifiuti pericolosi è stato già realizzato un impianto per cui si attende il via libera della Regione e che è stato oggetto negli anni di ricorsi e battaglie legali con i residenti e il Comune. I fratelli Lino e Sandro Mario Mestrinaro, rispettivamente di 59 e 53 anni, indagati dalla Procura veneziana, rappresentano la terza generazione nell’attività imprenditoriale. Lino Mestrinaro era già stato coinvolto in procedimenti per reati in materia ambientale.

Nell’inchiesta della magistratura veneziana è coinvolto anche Italo Battistella, operaio specializzato della Mestrinaro che, secondo la magistratura, potrebbe aver avuto un ruolo, seppur non di primo piano, nella vicenda. Nell’elenco degli indagati figura l’imprenditore castellano Loris Guidolin, cinquantenne titolare della “Adriatica Strade Costruzioni Generali”, con sede in via Circonvallazione Est, a Castelfranco Veneto. L’azienda è stata fondata nel 1984 proprio da Guidolin, che oggi ne è al timone, ed è specializzata nelle costruzioni edili e nei cantieri stradali. L’azienda di Loris Guidolin lavora spesso in subappalto. È molto conosciuta nella Castellana, dove tra l’altro ha realizzato varie opere per la pubblica amministrazione, tra cui la rotonda di Villarazzo. Nel ciclone di “Appalto scontato” è finito anche l’imprenditore veneziano Maurizio Girolami, titolare della “Intesa 3”, azienda con sede a Marghera.

Rubina Bon

Materiale pericoloso sotto il parcheggio P5 dell’aeroporto
 
Save Engeneering si dichiara all’oscuro di tutto Ora l’area dovrà essere chiusa per procedere con la bonifica
 
MESTRE – Parcheggio “P5”, rotatoria piccola di uscita dell’aeroporto Marco Polo di Tessera, anche qui inerte contaminato. E anche in questo caso campioni prelevati dai carabinieri del Noe, che confermano l’utilizzo del “Rilcem” della Mestrinaro di Treviso. Inerte sporco, contaminato e avvelenato da metalli pesanti che non doveva essere impiegato lì sotto. Invece, stando al calcolo dei carabinieri e della Procura di Venezia, per realizzare quel parcheggio, uno degli ultimi costruiti nell’aerostazione, ne sono state buttate oltre quattromila tonnellate. E anche lì sotto l’arsenico, il vanadio, il cobalto, il nichel e il cromo sono in percentuali elevate. Valori ben al di sopra di quelli previsti e concessi dalla legge in questi casi. Veleni che inevitabilmente finiscono nella falda acquifera e come tutti sanno in una zona dove la stessa falda è molto alta. E di conseguenza facile da essere raggiunta dalle sostanze inquinanti. Le oltre quattromila tonnellate di inerte avvelenato è stato venduto dalla “Mestrinaro” alla “Save Engineering Spa” incolpevole di quanto stava acquistando. Prima vittima, secondo gli inquirenti, di un sistema messo in piedi dalla ditta di Treviso per ingannare gli aquirenti e le leggi. E guadagnare più del dovuto. Ieri “Save Engineering Spa” si è detta all’oscuro di tutto. Sia del fatto di aver acquistato, involontariamente, i veleni, sia di eventuali prelievi eseguiti dagli inquirenti nel parcheggio “P5”. Del resto nessuna anomalia era emersa durante la realizzazione, alcuni anni fa, della stessa area di sosta. Ma le analisi dei carabinieri del Noe non lascerebbero scampo. Ci sono valori della presenza dei veleni anche del cento per cento superiori al limite massimo concesso dalla legge. “Save Engineering Spa” ha annunciato che nelle prossime ore saranno effettuate delle verifiche per capire quanto successo. Anche perché ora si prospetta la possibilità che il parcheggio, costato centinaia e centinaia di migliaia di euro, debba essere chiuso per consentire i lavori di bonifica. In sostanza dovrà essere ricostruito. Inoltre da capire se la falda è stata inquinata. Una falda molto legata alla laguna che si trova a nemmeno un chilometro dal parcheggio in questione. È facile ipotizzare che i veleni indicati dalle analisi degli inquirenti siano già in parte finiti in laguna. Come per “Autovie Venete” che stanno realizzando la terza corsia lungo l’A4, l’indagine dei carabinieri del Noe e della Procura di Venezia anche nel quartiere generale di Save ha creato stupore per quanto emerso durante questa prima fase dall’inchiesta. Anche perché non è chiaro cosa ora bisogna fare con questa bomba ecologica a quattro passi dal terzo aeroporto italiano.

Carlo Mion

LA REPLICA DELLA DITTA
 
«Aspettiamo le indagini con fiducia, siamo sereni»

ZERO BRANCO – È un terremoto quello che dalla Procura della Repubblica di Venezia si è abbattuto sulla Mestrinaro spa di Zero Branco. Gli indagati sono i fratelli Lino e Sandro Mario Mestrinaro, 59 e 53 anni, eredi della famiglia di imprenditori zerotini, e Italo Battistella, dipendente dell’ufficio ambiente della stessa ditta. Dopo il blitz dei carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico, scattato alle cinque della mattina di giovedì, ieri è stato un altro giorno difficilissimo per la Mestrinaro. «Confidiamo di dimostrare che l’attività è a norma», chiarisce l’avvocato Fabio Pinelli di Padova, che difende sia i fratelli Mestrinaro che Battistella. Il legale ha ricevuto l’incarico nella giornata di ieri. «L’ordinanza di sequestro è impegnativa, va attentamente studiata», aggiunge. Dal quartier generale della Mestrinaro in via Bertoneria a parlare è l’amministratore delegato del gruppo, Valeria Caltana, moglie di Lino Mestrinaro. «Prendiamo atto delle indagini. La Mestrinaro spa è totalmente serena rispetto all’operato», fa sapere l’amministratore delegato della società, «aspettiamo fiduciosi gli sviluppi delle indagini. La produttività non è assolutamente in discussione». Un messaggio, quello dell’ad Valeria Caltana, che vorrebbe allontanare gli spettri che in queste ore si stanno addensando sull’azienda. Il blitz alle 5. Lino e Sandro Mario Mestrinaro sono stati svegliati all’improvviso. Poco dopo un elicottero aveva perlustrato dall’alto l’area della Mestrinaro, mentre i dipendenti e i camion erano stati trattenuti in azienda. L’operazione che aveva richiesto il dispiegamento di una cinquantina di carabinieri del Nucleo operativo ecologico che hanno posto sotto sequestro un’area di 12 mila metri quadrati. Circa 5.900 tonnellate di rifiuti stoccati all’interno dei capannoni della Mestrinaro erano già stati posti sotto sequestro. Si tratterebbe, secondo quanto appreso dalla Procura, di rifiuti inquinati che la ditta “Intesa 3” di Marghera aveva conferito alla “Superbeton” di Ponte della Priula, che a sua volta aveva portato il materiale alla Mestrinaro. «È una partita di materiale che avevamo inviato alla Mestrinaro a suo tempo perché venisse trattata negli impianti della ditta. Quei rifiuti peraltro erano già stati sequestrati», chiarisce Roberto Grigolin, presidente della Superbeton, «quindi non siamo assolutamente coinvolti in questa vicenda giudiziaria». Rubina Bon

Ha smaltito le macerie dell’ex Umberto I
 
L’impresa trevigiana ha raccolto tra le polemiche i detriti del vecchio ospedale di Mestre

MESTRE – A Mestre la “Mestrinaro” è una ditta ben conosciuta. Infatti si è occupata dello smaltimento delle macerie dell’Umberto I dopo il suo abbattimento. Ha iniziato a lavorare in via Circonvallazione nell’aprile del 2009. Si è trattato di un cantiere che si è messo in moto molto lentamente. Un intervento curato dalla ditta Mestrinaro, incaricata dai privati che hanno acquisito l’area dall’Asl 12 Veneziana, di tutti i lavori legati all’abbattimento degli immobili dell’area da 220 mila metri cubi in cui doveva nascere entro il 2013 un nuovo pezzo di centro, con tre grattacieli con altezze tra i 115 e i 92 metri. Il 3 aprile l’impresa Mestrinaro ha cominciato ad operare all’interno dell’ex ospedale. La prima fase è stata quella del recupero dell’immondizia e del vecchio mobilio abbandonato nell’ex struttura ospedaliera con il trasporto all’Angelo a Zelarino. Materiale caricato sui camion di Veritas e che successivamente venne conferito per l’eliminazione. Quindi per vedere i primi camion uscire dall’area del cantiere ci sono volute alcune settimane. Solo successivamente presero il via le operazioni di demolizione vera e propria. L’area venne presidiata ancora per settimane da una guardia giurata. Il termine previsto per ultimare la demolizione era previsto tra il 31 dicembre e il febbraio 2010. Il lavoro terminò appunto nel 2010. Il piano coordinato con il Comune per ridurre al minimo l’impatto dei camion della demolizione e poi del successivo cantiere sulla viabilità dei Quattro Cantoni e di via Circonvallazione prevedeva che i camion in ingresso percorressero il sottopasso del Terraglio, i Quattro Cantoni, via Einaudi per poi entrare in piazzale Candiani, dal retro dell’ospedale. Per le uscite, i Tir utilizzavano il vecchio ingresso principale su via Circonvallazione, con direzione obbligata il sottopasso del Terraglio. L’impresa Mestrinaro si impegnò ad installare la segnaletica, tenere pulite le strade e monitorare i passaggi, prima su carta e poi con spire di controllo del traffico, per fornire alla Mobilità il quadro esatto ogni mese. Ma nonostante tutti questi accorgimenti la polvere causata dall’abbattimento e dalla movimentazione dei detriti fu la causa di numerose proteste da parte dei cittadini. E più di una volta dovettero intervenire le forze dell’ordine.

Tonnellate di rifiuti tossici usate per strade e parcheggi sotto inchiesta i vertici dell’azienda di Zero Branco e il castellano Loris Guidolin dell’Adriatica costruzioni

l’appalto dei veleni – Un’altra tegola sul capo dei lavoratori già alle prese con la cassa integrazione

BOMBA ECOLOGICA – Miscelati con il cemento arsenico, cromo e cobalto

IL RETROSCENA – Coinvolte nel giro di scorie altre due imprese venete

CONTROLLI del Noe nel cantiere di via Musestre che è sorto lungo la A4

IL BLITZ dei carabinieri nella sede della Mestrinaro a Zero Branco culminato nel sequestro di documenti e materiale

SOTTO ACCUSA – In quel cantiere di via Musestre tonellate di inerti non bonificati

VENEZIA – (mf) Nel mirino dei carabinieri, per il momento, è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade, quello in cui la Mestrinaro ha operato direttamente per la costruzione della terza corsia dell’A4, nell’ambito del primo lotto dei lavori che comprende il tratto da Quarto d’Altino a San Donà. Sei i sondaggi eseguiti sul materiale utilizzato che hanno rivelato il superamento significativo dei “valori-soglia” fissati dalla normativa in relazione a nichel, cromo, vanadio e cobalto. Sotto accusa c’è un “misto-cemento stabilizzato”, detto Rilcem, che viene impiegato in attività di ripristino ambientale e nella realizzazione dei sottofondi stradali. Secondo gli investigatori, la Mestrinaro non avrebbe effettuato alcun trattamento di bonifica, conseguendo un notevole risparmio sui costi di corretto smaltimento e nel contempo riuscendo a immettere nel mercato il materiale a prezzi concorrenziali.

Una bomba ecologica sotto la terza corsia della A4. E la Mestrinaro SpA di Zero Branco c’è dentro fino al collo, almeno a giudicare dagli accertamenti del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, al termine di una vasta operazione sul trattamento dei rifiuti. L’operazione infatti chiama in causa soprattutto l’azienda trevigiana dove è stato effettuato un consistente sequestro. Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav, su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton SpA di Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto hanno accertato i pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri e altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro, tra il 2010 e il 2012, aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti -hanno spiegato i carabinieri- in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo e scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata una mescola non in grado di inertizzare i rifiuti».
Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe, parcheggi o sottofondi stradali. «Come se non bastasse -ha aggiunto il capitano Donato Manca- la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato, ndr) mescole che contenevano altre sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. E ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento e altri rifiuti». Da qui sono scattate le 5 denunce per traffico illecito di rifiuti contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, a Loris Guidolin, di Castelfranco, responsabile della Adriatica, a Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

Giampaolo Bonzio

IL COMUNE DI RONCADE«Autovie faccia subito chiarezza» anche la Rubinato vuole risposte

RONCADE – Anche l’amministrazione comunale di Roncade, facendosi portavoce delle preoccupazioni diffuse tra la popolazione in merito alla presenza di rifiuti tossici, si è mossa subito inviando nel pomeriggio di ieri una comunicazione ad Autovie Venete per avere al più presto delucidazioni sulla vicenda. «Dopo aver appreso dell’indagine su un bitume che potrebbe contenere rifiuti tossici –spiega il sindaco Simonetta Rubinato– abbiamo contattato il responsabile di Autovie per chiedere che venga fatta chiarezza sui materiali utilizzati nel cantiere della terza corsia, che per 9 km riguarda anche il nostro territorio. E seguiremo attentamente gli sviluppi».

L’EUROPARLAMENTARE – Da Zanoni l’appello al governatore «E adesso basta concessioni»

TREVISO – «È fondamentale che gli inquirenti stiano indagando sul traffico di rifiuti pericolosi che hanno portato al blitz di mercoledì alla Mestrinaro di Zero Branco. Mi auguro che, parallelamente, l’Arpav intervenga per scongiurare qualsiasi inquinamento ambientale, a tutela dei cittadini». È il commento dell’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della commissione Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare al Parlamento europeo, dopo il blitz del Noe. «Invito invece il governatore Zaia -ha poi chiuso Zanoni- a prendere una decisione sensata non concedendo per la terza volta il via libera al centro per il trattamento di rifiuti speciali sempre della Mestrinaro».

RESIDENTE – Luisa Marchioro lancia nuove accuse all’azienda

AMBIENTALISTA – Gino Spolaore si batte da anni contro gli effetti dell’ inquinamento

MEMORIA – Giuseppe Massaccesi chiede di trasferire le lavorazioni pericolose

I RESIDENTI DELLA BERTONERIA – Zero Branco schiuma rabbia «Ci è venuta la pelle d’oca»

Gli scioccanti risultati del blitz alimentano la tensione tra la gente «Intollerabile stoccare sostanze del genere a pochi passi dalle case»

«Dopo il blitz dell’altra mattina speriamo che le autorità si rendano conto che viviamo a pochi metri da una vera e propria bomba ecologica». Monta la rabbia tra gli abitanti della località Bertoneria a Sant’Alberto di Zero Branco che si battono contro l’attività della Mestrinaro Spa che tratta terre inquinate da bonificare per poi riutilizzarle come sottofondi stradali o in opere pubbliche. «I materiali tossici -dice Giuseppe Massaccesi, 77 anni, residente in via Sant’Antonio- devono trovare una diversa collocazione che non sia quella della lavorazione a ridosso delle abitazioni della Bertoneria. Abbiamo sempre detto che non abbiamo niente contro la famiglia Mestrinaro. Quello che interessa alle famiglie è vivere in un ambiente sano. Per anni abbiamo sopportato rumori notturni e polveri della lavorazione degli inerti. Di rifiuti speciali contenenti pericolose sostanze chimiche non ne vogliamo proprio sapere». In zona Bertoneria si parla anche di una forte incidenza di malattie tumorali. Niente di accertato ancora su base clinica e scientifica, ma ne fa cenno Luisa Marchioro, 55 anni, tre figli, che abita a pochi metri dalla Mestrinaro. «Mi sto curando da anni ormai. L’oncologa che mi segue non è certa che ci possa essere un collegamento diretto tra la mia malattia e la vicinanza con i rifiuti pericolosi. Mi ha però detto che sarebbe opportuno venisse fatta una ricerca scientifica. Dispiace quando si parla di posti di lavoro a rischio per gli operai della Mestrinaro, però la salute della gente deve venire prima di tutto». Di bomba ecologica parla anche Gino Spolaore ambientalista della Bertoneria: «Fa venire la pelle d’oca leggere quello che i carabinieri del Noe hanno trovato nella perquisizione fatta alla Mestrinaro. Un mix di sostanze chimiche ad alto contenuto tossico stoccate a pochi metri da dove si coltivano il radicchio rosso e gli asparagi e dove ci sono le falde acquifere». Intanto le organizzazioni sindacali cui aderiscono il centinaio di lavoratori della Mestrinaro sono mobilitate per cercare di contenere il pericolo di un ulteriore ricorso alla cassa integrazione fatta dall’azienda negli ultimi mesi.
I VICINI DELL’AZIENDA – Esplode la rabbia: «Viviamo accanto a una bomba ecologica»

«Viviamo a pochi metri da una vera e propria bomba ecologica». Sono furenti gli abitanti di Zero Branco che da anni convivono con l’attività della Mestrinaro Spa. «I materiali tossici – dice Giuseppe Massaccesi, 77 anni – devono trovare una diversa collocazione che non sia quella della lavorazione a ridosso delle abitazioni della zona. Quello che interessa alle famiglie è vivere in un ambiente sano. Per anni abbiamo sopportato rumori notturni e polveri della lavorazione degli inerti. Di rifiuti speciali contenenti pericolose sostanze chimiche non ne vogliamo proprio sapere». Di bomba ecologica parla anche Gino Spolaore: «Fa venire la pelle d’oca leggere quello che i carabinieri del Noe hanno trovato. Un mix di sostanze chimiche ad alto contenuto tossico stoccate a pochi metri da dove si coltivano il radicchio rosso e gli asparagi e dove ci sono le falde acquifere».

I rifiuti tossici? Nel bitume della A4

Dopo i sequestri, denunciati i fratelli Lino e Mario Mestrinaro e altri 3 dirigenti

«Siamo sereni, l’attività non si ferma» poi il cda si affida a un avvocato di Padova

Giornata agitatissima quella di ieri alla Mestrinaro e non poteva essere altrimenti. Già al mattino si è riunito d’urgenza il consiglio di amministrazione per esaminare a fondo la faccenda. L’unica dichiarazione ufficiale da parte dei vertici l’ha rilasciata nel tardo pomeriggio l’amministratore delegato Valeria Caltana: «Prendiamo atto delle indagini in corso della Procura della Repubblica di Venezia -ha detto in una nota diffusa alla stampa- ma la Mestrinaro SpA è assolutamente serena rispetto al proprio operato. L’attività dell’azienda resta immutata nella fiduciosa attesa che le indagini portino maggiore chiarezza nei prossimi giorni». Nel frattempo la Mestrinaro ha affidato la propria difesa all’avvocato padovano Fabio Pinelli. «Domani inizierò a studiare le carte nel dettaglio -ha puntualizzato il legale- Da quanto ho potuto apprendere ritengo che la Mestrinaro abbia sempre agito nella piena regolarità». Non aggiunge altro Pinelli che nelle prossime ore dovrebbe partecipare a un vertice con i manager e i titolari dell’azienda di Zero Branco per studiare le contromosse all’azione della Procura distrettuale antimafia. Da quanto filtra l’avvocato dovrebbe avvalersi della consulenza di un esperto in materia di rifiuti pericolosi e di “veleni”. «Per il momento le contestazioni non ci permettono di capire molto», ha aggiunto il legale padovano.

 

Sostanze tossiche sotto la terza corsia – Mestrinaro indagata

I carabinieri hanno scoperto il materiale sotto la A4 e in un park del Marco Polo. Nel mirino la ditta Mestrinaro di Zero Branco

OPERAZIONE “APPALTO SCONTATO” – Tutto è partito da un controllo sugli scarti edilizi di una ditta di Marghera

LE ANALISI – Nelle scorie scoperti piombo, rame, mercurio, floruri e altre sostanze

L’OPERAZIONE – I mezzi della ditta Mestrinaro di Zero Branco

Rifiuti pericolosi sotto terza corsia e aeroporto

VENEZIA – Sostanze pericolose sui lavori della terza corsia dell’autostrada A4 e su un parcheggio dell’aeroporto Marco Polo. È quanto hanno accertato i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico al termine di una vasta operazione sui trattamenti dei rifiuti. L’operazione, illustrata dal Procuratore Luigi Delpino e dell’aggiunto Carlo Mastelloni, ha comportato anche alcune perquisizioni domiciliari.
Nel mirino dell’operazione “Appalto scontato” è così finita soprattutto la ditta Mestrinaro di Zero Branco dove i carabinieri hanno effettuato un sequestro di oltre 12mila metri quadrati.
Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav, su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 di Marghera erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton spa di Susegana Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto è stato accertato dai pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri ed altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro spa di Zero Branco 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro spa, tra il 2010 e il 2012 aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di questo materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti – hanno spiegato i carabinieri del Noe – in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo, scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata un mescola non in grado di inertizzare i rifiuti». Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe autostradali, parcheggi o altro ancora.
L’indagine ha permesso di accertare che la Mestrinaro avrebbe acquistato materiale a 29 euro a tonnellata e invece di bonificarlo, ad un costo di 45 euro a tonnellata, lo trattava e lo rimetteva in circolazione a 39 euro a tonnellata.
«Come se non bastasse – ha aggiunto il capitano Donato Manca – la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato per sottofondi stradali) mescole che contenevano sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. Ed ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente rifiuti inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento ed altri rifiuti».
Da qui sono scattate le cinque denunce per traffico illecito di rifiuti. La violazione delle legge 260 è contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, Loris Guidolin, di Castelfranco responsabile della Adriatica, Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

Gianpaolo Bonzio

 

Scarti tossici nel cemento in A4 e in un park del “Marco Polo”

CINQUE INDAGATI – Maxisequestro alla ditta Mestrinaro di Zero Branco.  «Ha mescolato scarti tossici al cemento per i cantieri»

L’INCHIESTA – Sigilli a un’area di 12 metri quadri. Stoccati rifiuti per 4mila metri cubi

Il sequestro preventivo disposto dal gip Liguori, come hanno spiegato ieri il Procuratore Luigi Delpino e l’aggiunto Carlo Mastelloni, nei confronti della ditta Mestrinaro ha interessato un’area di stoccaggio, sia coperta che scoperta, di circa 12mila metri quadrati. In questa zona erano stati depositati rifiuti per circa 4mila metri cubi. Per quanto riguarda l’inquinamento sulle opere pubbliche (dall’aeroporto alla terza corsia dell’autostrada) va detto che questo potrebbe dar vita, in futuro, ad eventuali carotaggi per verificare che, in base alla legge sui rifiuti, ci siano problemi concreti per quel tipo di progetto.

IL PRECEDENTE – Autostrada sotto controllo anche per infiltrazioni mafiose

Sorvegliati speciali. Sono i cantieri lungo l’A4 attivi nelle costruzione della Terza Corsia. Come tutte le grandi opere pubbliche in cui il rischio delle infiltrazioni mafiose attraverso il sistema degli appalti e dei subappalti è sempre in agguato e che una specifica normativa statale, recepita anche dalla Prefettura lagunare, impone dei monitoraggi continui a scopo preventivo. L’ultimo blitz, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, risale allo scorso febbraio quando gli appositi gruppi interforze, composti da carabinieri, guardia di finanza e polizia, hanno passato al setaccio il cantiere di Meolo, con accesso da via Castelletto, dove si stava realizzando il nuovo cavalcavia sulla Treviso-Mare. Censite tutte le ditte impegnate, identificati tutti gli operai presenti, controllate tutte le macchine operatrici e gli apparecchi utilizzati. Lo scorso anno analoghi ispezioni nelle attività in essere nei comuni di Noventa di Piave e di Fossalta di Piave, le quali non hanno rilevato alcuna operazione dubbia o riconducibile a qualche attività illecita. Sopralluoghi di routine allo scopo di rllevare eventuali irregolarità o anamalie.

LA SCHEDA – Nell’ottobre 2011 il via ai lavori tra Quarto e San Donà

I lavori di realizzazione del primo lotto Quarto d’Altino-San Donà di Piave della terza corsia della A4 sono iniziati nell’ottobre 2011, dopo le operazioni preliminari di disboscamento, bonifica bellica e spostamento delle interferenze, sotto la direzione dell’impresa Impregilo, che aveva ottenuto l’appalto per l’ampliamento dell’autostrada. Fin dall’avvio dei lavori è stata decisa l’apertura contemporanea dei cantieri vicini, anziché uno dopo l’altro, com’era stato inizialmente previsto. Una serie di interventi collegati alla terza corsia ha impegnato finora le imprese che operano nella A4, per la costruzione dei nuovi cavalcavia, più lunghi dei precedenti sovrappassi, e per la sistemazione della viabilità locale di collegamento.
Sono stati infatti rifatti i cavalcavia di Noventa di Piave, Roncade, Monastier e l’ultimo, a Meolo, aperto qualche settimana fa, con poderosi interventi che hanno richiesto la ripetuta chiusura notturna dell’autostrada. Complessivamente le opere collegate alla terza corsia sono cinque nuovi ponti, otto cavalcavia e quattro sottopassi. L’intervento qualificante del tratto autostradale è stato comunque la realizzazione del nuovo casello autostradale Meolo-Roncade, concluso a tempo di record ed inaugurato il 16 ottobre dello scorso anno, anche se è ancora aperto solo parzialmente. Il casello è stato direttamente collegato ad una nuova rotatoria sulla Treviso-mare, la strada verso Jesolo. Il completamento del tratto Quarto d’Altino-San Donà della terza corsia è previsto per il 2015. (E. Fur.)

L’APPALTO – Una cordata di imprese con Impregilo e Mantovani

A4, veleni sotto la terza corsia

Arsenico, mercurio e altre sostanze usate anche per il fondo di un parcheggio dell’aeroporto

Sostanze pericolose sui lavori della terza corsia dell’autostrada A4 e su un parcheggio dell’aeroporto Marco Polo. È quanto hanno accertato i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico al termine di una vasta operazione sui trattamenti dei rifiuti. Nel mirino dell’operazione “Appalto scontato” è così finita la ditta Mestrinaro di Zero Branco dove i carabinieri hanno effettuato un consistente sequestro. Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton spa di Susegana Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto è stato accertato dai pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri ed altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro spa di Zero Branco 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro spa, tra il 2010 e il 2012 aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di questo materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti – hanno spiegato i carabinieri del Noe – in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo, scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata un mescola non in grado di inertizzare i rifiuti».
Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe, parcheggi o altro ancora. «Come se non bastasse – ha aggiunto il capitano Donato Manca – la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato per sottofondi stradali) mescole che contenevano sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. Ed ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente rifiuti inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento ed altri rifiuti».
Da qui sono scattate le cinque denunce per traffico illecito di rifiuti. La violazione delle legge 260 è contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, Loris Guidolin, di Castelfranco responsabile della Adriatica, Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

L’APPALTO – Una cordata di imprese con Impregilo e Mantovani

I DETTAGLI – Nel mirino è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade

Rilcem, quel materiale comprato e rivenduto senza alcuna bonifica

Sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri del Noe, per il momento, è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade, quello in cui la Mestrinaro ha operato direttamente per la costruzione della Terza corsia dell’A4, nell’ambito del primo lotto dei lavori, che comprende il tratto da Quarto d’Altino a San Donà di Piave. Sei i sondaggi eseguiti sul materiale utilizzato che hanno rivelato il superamento in maniera significativa dei “valori-soglia” fissati dalla normativa in relazione a nichel, cromo, vanadio, cobalto. Sotto accusa il cosiddetto Rilcem, vale a dire un “misto-cemento stabilizzato” che viene impiegato in attività di recupero e di ripristino ambientale e nella realizzazione dei sottofondi stradali, che secondo gli investigatori, al Mestrinaro ha ricavato senza alcun trattamento di bonifica, conseguendo un notevole risparmio sui costi di corretto smaltimento e nel contempo riuscendo a immettere nel mercato il materiale in oggetto a prezzi oltremodo concorrenziali: comperato a 29 euro a tonnellata e rimesso in circolazione a 39 euro, quando il trattamento di bonifica ne costerebbe 49 a tonnellata. Tra il 2011 e il 2012 è stato calcolato che sono state oltre 34mila le tonnellate di Rilcem contaminato scaricate lungo la Venezia-Trieste, causando anche la conseguente contaminazione dell’ambito di destinazione.
E fra gli aspetti più gravi sui cui puntano il dito gli inquirenti, c’è anche il fatto che in base al regime di tracciabilità adottato dalla Mestrinaro spa non è possibile stabilire né quali trattamenti abbiano subito le singole forniture di Rilcem né se le forniture di Rilcem contaminato siano state vendute ad altri acquirenti magari del tutto ignari.
Autovie Venete, interpellate in merito all’inchiesta, ha ribadito che non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e in una nota diffusa precisa che «tutti i materiali fatti entrare in cantiere, compresi quindi quelli forniti dalla ditta Mestrinaro, provengono da impianti autorizzati e periodicamente sottoposti a controlli e analisi. Fino ad ora nessuna analisi ha rilevato anomalie». La società inoltre spiega che non ha alcun rapporto diretto con la Mestrinaro spa, bensì con l’Ati “La Quado”, vincitrice della gara da 427 milioni, composta Impregilo spa (capofila), Mantovani spa, (finita nell’occhio del ciclone dopo l’arresto per maxi frode fiscale del presidente Piergiorgio Baita, successivamente dimessosi dalla carica, e che è ancora in carcere) Coveco, Socostramo srl e Carron Angelo spa. Allo stato non è ancora chiaro se questa vicenda possa avere riflessi o meno anche su tutto il sistema degli appalti e dei subappalti.

LA DIFESA – L’azienda riunisce il cda

Il legale: «Siamo sereni sul nostro operato»

Giornata agitatissima quella di ieri alla Mestrinaro e non poteva essere altrimenti. Già al mattino si è riunito d’urgenza il consiglio di amministrazione per esaminare a fondo la faccenda. L’unica dichiarazione ufficiale da parte dei vertici l’ha rilasciata nel tardo pomeriggio l’amministratore delegato Valeria Caltana: «Prendiamo atto delle indagini in corso della Procura della Repubblica di Venezia – ha detto in una nota diffusa alla stampa – ma la Mestrinaro SpA è assolutamente serena rispetto al proprio operato. L’attività dell’azienda resta immutata nella fiduciosa attesa che le indagini portino maggiore chiarezza nei prossimi giorni». Nel frattempo la Mestrinaro ha affidato la propria difesa all’avvocato padovano Fabio Pinelli. «Domani inizierò a studiare le carte nel dettaglio – ha puntualizzato il legale – Da quanto ho potuto apprendere ritengo che la Mestrinaro abbia sempre agito nella piena regolarità». Non aggiunge altro Pinelli che nelle prossime ore dovrebbe partecipare a un vertice con i manager e i titolari dell’azienda di Zero Branco per studiare le contromosse all’azione della Procura distrettuale antimafia. Da quanto filtra l’avvocato dovrebbe avvalersi della consulenza di un esperto in materia di rifiuti pericolosi e di “veleni”. «Per il momento le contestazioni non ci permettono di capire molto», ha aggiunto il legale padovano.

 

Gazzettino – “No alle grandi opere”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

apr

2013

PRESIDIO IN REGIONE

«Quanto ci costano le grandi opere e chi ci guadagna?» L’iniziativa di protesta è stata organizzata dall’Ecoistituto del Veneto e si terrà questa mattina alle 12.30. Nel cortile del Consiglio regionale, a palazzo Ferro Fini, ci sarà insomma un presidio contro quella che viene definita “l’invasione autostradale”. In particolare, oltre a parlare di indebitamento degli enti pubblici, verranno presi di mira i progetti di finanza “il cui conto – spiegano gli organizzatori – con gli interessi e lauti guadagni, viene fatto pagare ai cittadini con nuove tasse e con i pedaggi su strade e ospedali”.

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui