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RAI TG3 Veneto – Pedaggi salati

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1

gen

2013

Domani scattano gli aumenti dei pedaggi autostradali. In Veneto (e Val d’Aosta) i più cari d’Italia

Si va da +13,55% a +13,19% per le altre tratte Autovie +12,63%

Per ora resta invariato il “tornello” di Mirano

IL TORNELLO – Funziona così: il tratto Mestre-Mirano è gratis, basta uscire a Mirano e rientrare per pagare fino a Padova 70 centesimi (da domani 80) anziché 2,90

LE SOCIETÀ – Il comunicato a tarda sera

«Questo metodo non va»

Preoccupazione non tanto per l’aumento delle tariffe autostradali, quanto per il metodo usato dal Governo è stata espressa dal presidente di Aiscat (l’associazione che riunisce le società autostradali), Fabrizio Palenzona: «Esprimo generale preoccupazione per il metodo con cui si affrontano provvedimenti così importanti che toccano e minano la credibilità di contratti con società quotate e controparti internazionali e che incidono sulla credibilità del Paese di fare e di attrarre investimenti».

 

Firmato il decreto ministeriale. I rincari dei pedaggi dal 1° gennaio sono leggermente inferiori alle richieste dell’Anas, pari a un +3,9%. Congelate le tariffe per alcune tratte gestite dal gruppo Gavio, in attesa di verifiche sugli effettivi investimenti

ROMA – Il walzer dei rincari dei pedaggi anche per il 2013 accompagnerà gli automobilisti in procinto di mettersi in viaggio. Infatti, a un primo aumento (ufficioso) che dava per certo un rincaro medio del 3,9%, è seguita oggi la firma ufficiale dei decreti ministeriali che fissano al di là di ogni dubbio, l’ammontare dei ritocchi. Che dal primo gennaio saranno un po’ più bassi della proposta messa a punto dall’Anas e rivista dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il taglio è di un punto percentuale e la media sarà del +2,91%.
Inoltre sono state congelate, per il momento in attesa di approfondimenti, gli incrementi tariffari relativi alle 4 concessioni Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Satap A4 (Milano-Torino), Satap A21 (Torino-Piacenza) e Sat (Tirrenica), tutte controllate dal gruppo Gavio (tranne la prima, di cui è socio di minoranza). Sono stati, invece, autorizzati incrementi inferiori a quelli richiesti per altre 3 (Autostrade per l’Italia, Ativa e Milano-Serravalle). «Tale decisione – spiegano al ministero – è stata assunta in via cautelativa, nell’attesa del perfezionamento delle procedure relative ai rispettivi piani economico-finanziari, attualmente in corso di definizione». In sostanza si cerca di verificare la reale corrispondenza tra le opere realizzate e gli aumenti richiesti e poi concessi.

Quindi a partire dal 1° gennaio gli incrementi sulla rete autostradale in concessione subiranno una variazione media del 2,91%, calcolata sulla base della media ponderata tra la tariffa di base ed il consuntivo di traffico dell’anno precedente. Sono rincari che vengono concessi «in applicazione delle normative vigenti e sono funzionali ad assicurare l’effettiva realizzazione degli investimenti posti a carico di ciascuna società concessionaria e a garantire il mantenimento della rete autostradale in condizioni di efficienza e di sicurezza per gli utenti», spiega ancora il ministero.
Per ogni concessione è stata svolta un’attività di controllo e di verifica da parte della struttura di vigilanza sulle concessionarie autostradali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, «finalizzata all’accertamento del rispetto, da parte dei concessionari autostradali, dell’esecuzione degli investimenti infrastrutturali e degli interventi di manutenzione previsti dalle convenzioni vigenti».

I rincari più forti verranno applicati da Rav – Raccordo Autostradale Valle D’Aosta spa (+14,4%), Passante di Mestre (+13,55%), alcune tratte della A4 (+13,19%), Autovie Venete (+12,63%), Autostrade Valdostane (+11,55%), Strada dei Parchi (+7,56%) e Asti-Cuneo (+7,2%). Per il colosso Autostrade per l’Italia l’aumento medio è del 3,47%.

cliccare qui per leggere i dettagli (per CAV S.p.A. – Passante Mestre – Adeguamento tariffario per il 2013: 13,55%)

 

 

All’iniziativa, organizzata da don Albino Bizzotto, hanno aderito venti comitati: «Vogliamo il reato di delitto contro la Terra»

VICENZA – Circa 150 persone questa mattina a Sarcedo (Vicenza) hanno partecipato ad una messa di Natale per Madre Terra alla Torre di Santa Barbara, a ridosso del cantiere della Pedemontana veneta. Organizzata da Beati i Costruttori di Pace, ha visto l’adesione di una ventina di comitati a tutela del territorio, provenienti da diverse parti del Veneto.

Alla presenza anche di famiglie con bambini, fra tanti striscioni e bandiere della pace, nell’omelia della celebrazione don Albino Bizzotto si è chiesto se possa esistere il reato di delitto contro la Terra. Il sacerdote ha ricordato come tutta la realtà, dal sasso alla coscienza più evoluta, siano in relazione fra loro e debba quindi esserci una responsabilità totale di ciascuno verso il Creato. Alla fine tutti partecipanti hanno sottoscritto un appello rivolto alle comunità ecclesiali, agli amministratori locali e agli imprenditori.

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Luca Zaia invoca una «corsia preferenziale».

I costruttori: «Abbiamo provato a entrare ma c’è un muro»

VENEZIA. «L’ho detto e lo confermo. Nei cantieri del Veneto voglio sentire parlare veneto. Con 162 mila disoccupati e un giovane su quattro che non lavora, possiamo ancora permetterci di non creare delle corsie preferenziali per le imprese e i lavoratori del Veneto? Io credo di no».

Luca Zaia premette che non conosce il merito della vicenda e non vuole fare le pulci a nessuno. «Mi guardo bene dall’entrare nel merito – spiega il presidente della giunta regionale – perché non ne conosco né la storia né le procedure. Ma questa vicenda mi permette di formulare una riflessione generale ora più che mai attuale: il Veneto ha seicentomila partite Iva, una storia di laboriosità e onestà, conosce la tragedia dei suicidi degli imprenditori. Il Veneto non può avere il cuore in pace se non trova gli strumenti per far lavorare le imprese e i lavoratori veneti nelle grandi infrastrutture». Zaia conosce le regole e sa che anche l’Autostrada Brescia-Padova deve rispettare le norme: «A volte assistiamo impotenti a un groviglio di norme raccapriccianti, che dovrebbero farci insorgere in nome della difesa dei lavoratori. Gli ammortizzatori sociali possono essere un palliativo, non la soluzione al problema. Ma io devo ragionare come l’amministratore delegato del Veneto: prima lavorino i veneti».

L’inchiesta del nostro giornale sull’intreccio dei subappalti nella Valdastico ha suscitato reazioni a catena. Plaudono i costruttori: «L’ho sempre sostenuto e lo confermo: con pochissime eccezioni, le imprese locali sulla Valdastico non hanno avuto la possibilità nemmeno di presentare un’offerta – spiega Leonardo Martini, presidente degli industriali dell’area Berica e imprenditore edile vicentino –. Il fatto grave è che la Valdastico sia ampiamente controllata dagli enti pubblici locali. La Dal Lago prima e Schneck poi hanno sempre glissato sul punto. Per le nostre imprese sono sempre state tagliate fuori, non c’è stata alcuna possibilità di lavorare. E i pochi artigiani che hanno avuto questa possibilità sono stati sgozzati sui prezzi. Il malcontento è palpabile ed esteso».

Conferma la situazione anche Luigi Schiavo, presidente regionale dell’Ance costruttori: «Sulla Valdastico c’è stata poca attenzione per le imprese locali. Purtroppo il criterio della territorialità è impossibile da inserire nei bandi di gara, ma occorre trovare delle formule legalmente transitabili. La cosa che infastidisce di più è che Serenissima è una società controllata dalla Autostrada, che praticamente realizza un lavoro in house, facendo il mestiere di altri».

Sui cantieri della Valdastico – sessanta chilometri di autostrada tra Piovene Rocchette e Canda – sono tornati ad accendersi i riflettori della Procura distrettuale antimafia, che ha ricevuto nei giorni scorsi un dettagliato esposto sul meccanismo dei subappalti. Un intreccio che denuncia situazioni di caporalato e di collusioni tra alcuni dirigenti della società Serenissima, che sta realizzando i lavori. Un’indagine interna, ordinata immediatamente dal presidente di A4 Holding Attilio Schneck, non ha prodotto risultati. Ma la Procura vuole vederci chiaro e ha chiesto alla Dia di tenere gli occhi aperti, continuando a monitorare i cantieri. L’esposto fa riferimento a due aspetti: l’infiltrazione di imprese e personaggi in odore di criminalità organizzata e la gestione dei subappalti soprattutto con imprese da fuori regione.

L’aspetto che tocca di più le corde delle imprese venete è quello del mancato coinvolgimento delle maestranze del territorio. Lo denunciano le amministrazioni locali e le associazioni territoriali di categoria.

Daniele Ferrazza

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«La Lega smetta di fare propaganda»

PADOVA – Alessandro Naccarato è il parlamentare che, più di altri, si occupa di infiltrazioni della criminalità organizzata sul territorio veneto. «Il fenomeno esplode con la crisi – spiega il deputato del Pd –: l’esigenza di riciclare denaro sporco lontano dai tradizionali territori dove più alti sono i controlli sta facendo del Veneto una regione ad alto rischio. In più esiste una debolezza culturale della nostra regione, legata a pochi controlli e alla presenza di una rete di colletti bianchi usati dalle imprese per evadere il fisco ed ora per superare la crisi con scorciatoie pericolose». Naccarato ammette tuttavia che la soglia di attenzione sta crescendo: negli ultimi tre anni le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette sono quadruplicate, soprattutto dal canale bancario». Ma Naccarato accusa la Lega, in particolare, di fare «propaganda allo stato puro» in tema di lavoro alle imprese venete. «È del tutto paradossale che si lamenti il fatto che lavorino imprese da fuori regione quando il committente è una società pubblico-privata dove sono largamente rappresentati gli enti pubblici controllati dalla Lega Nord. Il presidente della società è Attilio Schneck, leghista. Se c’è un esempio di fallimento dello slogan “Prima i veneti” è questo. Il tema vero è che bisogna controllare gli anelli deboli della catena, cioè il meccanismo dei sub appalti dove è più facile l’infiltrazione di soggetti legati alle organizzazioni della criminalità organizzata. Sulla Valdastico, in particolare, le inchieste della Direzione distrettuale antimafia riguardano il cemento impoverito, poi l’uso di rifiuti speciali ed ora il meccanismo dei subappalti». (d.f.)

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Mafia e appalti sospetti, autostrada Valdastico nel ciclone

Una denuncia sul tavolo della Procura Distrettuale Antimafia: A4 holding avvia un’indagine interna

20 dicembre – PADOVA. Ancora la Valdastico, la striscia d’asfalto che taglia, da nord a sud, il Veneto. L’autostrada dai cantieri maledetti: non solo perché ha sepolto da tempo i suoi ispiratori, i democristiani Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Antonio Bisaglia. Ma anche perché dopo un lunghissimo stop i lavori sono ripresi (la conclusione è prevista per giugno 2014) con un accompagnamento di polemiche, denunce, inchieste da paura. E ora c’è chi sostiene che, una volta completata, quest’autostrada – che la Società Autostrade Brescia Padova sta realizzando – non servirà assolutamente a nessuno.

Alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, la magistratura che indaga sulla criminalità organizzata, è arrivato nei giorni scorsi una dettagliata denuncia che alza nuovamente il tiro sulle presunte infiltrazioni nei cantieri della Valdastico. E rivela un intreccio di interessi tra dirigenti dell’Autostrada e imprese appaltatrici. Troppo dettagliato per non essere preso in considerazione.

Il presidente dell’Autostrada, Attilio Schneck, comincia con una risata: «Addirittura?». Ma poi si fa scuro in volto: aggrotta le ciglia, rilegge alcuni passaggi, cambia umore. Conosce queste imprese? «Mai sentite». Il nome di questi dirigenti? «Questo naturalmente lo conosco. Quest’altro? Mai sentito. Il terzo? Ne ho sentito parlare». Poi alza il telefono e chiama il direttore generale di Autostrada Brescia-Padova, Bruno Chiari: «Voglio segnalare immediatamente all’organismo di vigilanza questo esposto. E che si faccia un’indagine interna. Se c’è qualcosa che non va sarò il primo a scrivere alla Procura della Repubblica». Schneck è presidente dell’autostrada dal 2008. «Quando sono arrivato alla guida della Serenissima, siccome non sono uno sprovveduto, ho chiesto come vengono assegnati i lavori, quale imprese lavorino, quali siano le procedure. Ho detto ai dirigenti: voglio dormire tranquillo. Mi hanno assicurato che le procedure sono certificate, che tutto è cablato, che i dirigenti sono competenti ed alcuni di questi hanno quarant’anni di esperienza nella costruzione di strade e autostrade».

L’indagine interna è partita discretamente nei giorni scorsi da una segnalazione diretta del presidente e del direttore generale, che hanno scritto all’Organismo di vigilanza di A4 Holding e di Serenissima Costruzioni. «Vogliamo accertare se i fatti denunciati in questo esposto corrispondono al vero – spiega il dg Bruno Chiari _ . Sono abbastanza convinto che non vi sia nulla di vero, conosco la professionalità dei dirigenti. Ma abbiamo il dovere di andare fino in fondo ed essere assolutamente trasparenti. Abbiamo pertanto inoltrato l’esposto all’organismo di vigilanza interna perché faccia tutte le verifiche del caso».

«Con queste cose non bisogna scherzare – aggiunge il presidente – : ma qui , ammesso e non concesso vi sia qualcosa di vero, siamo in un ambito di ladri di galline. Di gente che fa la cresta, non che aiuta la mafia».

Ancora la Valdastico, dunque, e i suoi cantieri. Già «attenzionati» dalla Direzione investigativa antimafia di Padova, che per quattro volte ha eseguito dei controlli nei cantieri scoprendo alcune violazioni amministrative nella gestione dei subappalti e del personale. Nel novembre 2008, la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta aveva sequestrato i lotti 9 e 14 della Valdastico perchè realizzati da un’impresa del gruppo Italcementi legata al clan siciliano Lo Piccolo che usava cemento depotenziato. Nel 2011 l’altro scandalo degli scarti di lavorazione delle Acciaierie Beltrame, sepolti abusivamente nel sottofondo stradale dell’infrastruttura.

Adesso i lavori volgono al termine. Il primo lotto, sette chilometri da Vicenza a Montegaldella/Longare, è stato aperto due mesi fa. Tra sei mesi sarà aperto il tratto fino a Barbarano, di otto chilometri. Poi, entro dicembre 2013, sarà pronto il tratto sud tra Badia e Canda, nel Rodigino.

Entro la metà del 2014 dovrebbe essere finalmente completata l’intera opera, lunga sessanta chilometri e del costo di un miliardo e cento milioni.

Il nuovo esposto, che non reca una firma ma è estremamente documentato, fa riferimento a una serie circostanziata di accuse. Troppo precise per arrivare dall’esterno. E quindi del tutto degne di essere prese in considerazione. Ma l’indagine interna ordinata dal presidente Attilio Schneck si è conclusa nei giorni scorsi con un nulla di fatto: «Non abbiamo trovato alcun riscontro delle accuse – spiega il direttore generale Bruno Chiari –. Per noi la vicenda è sostanzialmente chiusa». Non così alla Procura distrettuale, dove il fascicolo è ancora aperto.

Daniele Ferrazza

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Gazzettino – Bretella, insidia di ghiaccio

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21

dic

2012

IL CASO – trada chiusa al traffico per la seconda volta nel giro di pochi giorni

Serie di incidenti all’alba, coinvolte anche due vetture della Stradale

TRAPPOLA – La bretella dell’aeroporto è stata chiusa per ghiaccio per la seconda volta

Per la seconda volta in due settimane la bretella dell’aeroporto viene chiusa per ghiaccio. Significa che, nonostante le temperature sotto zero, la Cav, la concessionaria delle tangenziali di Mestre, non ha buttato un solo granello di sale su una strada a scorrimento veloce e a quattro corsie. Tant’è che ieri mattina alle 5 e 40 una Toyota Yaris ha pattinato sul ghiaccio ed è andata a schiantarsi sul guard rail. Per fortuna, vista l’ora, la guidatrice non ha incocciato altre auto, non correva tanto e quindi si è ferita ma lievemente, mentre ha quasi distrutto l’auto. Immediato l’allarme e l’arrivo di una pattuglia della Polstrada che ha messo le torce per terra per segnalare l’incidente e per invitare gli automobilisti alla prudenza. Ma alle 6 e 40, un’ora dopo l’incidente, è arrivata un’altra macchina, una Y10 che viaggiava sempre in direzione aeroporto. La guidatrice ha frenato quando ha visto i lampeggianti e la macchina si è imbarcata finendo prima contro la Yaris e poi contro le macchine della polizia – dopo la Polstrada era arrivata anche una Volante. I poliziotti della Stradale sono rimasti feriti lievemente. Fra di loro c’era anche l’assessore Michele Gatti di Mira, che fa parte della Giunta Maniero e che era di pattuglia.
Dopo un’ora c’è stato un altro incidente stavolta sulla corsia opposta e cioè in direzione Mestre. Coinvolte tre auto. Per fortuna nessuno si è fatto male sul serio, ma la Polstrada ad un certo punto ha deciso di chiudere la bretella perchè, nonostante le auto andassero piano, comunque continuavano a pattinare sul ghiaccio e si rischiava un bilancio della giornata decisamente più tragico.
La bretella dell’aeroporto è rimasta chiusa fino alle 10 del mattino quando ci ha pensato la temperatura a risolvere il problema. Fatto sta che per due volte in 15 giorni quel tratto di strada e cioè il cavalcavia sopra lo svincolo per Favaro Dese si è trasformato in una pista di ghiaccio. Impossibile controllare l’auto, sia di grossa o piccola cilindrata con o senza gomme da neve. Un errore madornale anche solo sfiorare il pedale del freno: in cinque anche ieri come 15 giorni fa sono finiti fuori strada con danni anche piuttosto seri a carrozzeria e componenti del motore, e qualche contusione. Resta il fatto che per la seconda volta in pochi giorni non c’è scappato il morto solo per caso, ma si tratta di incidenti che potevano essere evitati con un semplice sacco di sale sparso sulle carreggiate.

 

Forti aumenti su Passante e Venezia-Trieste, più contenuti sulla Brescia-Padova.

Insieme ai consumi di carburante, calano del sette per cento i veicoli in transito.

VENEZIA – L’aumento più incisivo e quello del Passante che ha presentato una richiesta per avere uno scatto delle tariffe medio, sui suoi 55 chilometri, del 17% nel 2013. Segue, si può ben dire a ruota, Autovie Venete impegnata a realizzare gli investimenti della terza corsia. Anche quest’anno, come il precedente dovrebbe presentare agli utenti dell’autostrada il conto di un aumento del 13%. Arriva fine anno e con esso il consueto decreto tariffario e tornano in ballo per automobilisti e camion aumenti un po’ dappertutto. È un salasso annuale dovuto alla realizzazione degli investimenti e all’adeguamento delle tariffe all’inflazione, forse uno dei pochi aumenti rimasti automatici nel nostro sistema. Ma lo scatto sarà anche quest’anno generalizzato: sulla rete di Atlantia il rincaro complessivo dovrebbe essere intorno al 3,5%, per la Brescia-Padova si discute di qualcosa intorno al 5%. Il condizionale, quando si parla di aumenti, è comunque d’obbligo dato che le proposte sono ora all’esame dei ministeri competenti che devono verificare se richieste e calcoli corrispondono agli investimenti effettivamente realizzati e aggiungere l’aumento dell’inflazione prevista nelle convenzioni. L’aumento di Autostrade per l’Italia, che a Nordest ha la Padova-Bologna oltre che la Venezia-Belluno, è dovuto praticamente per il 90% all’ inflazione con un adeguamento automatico pari al 70% dello scatto dei prezzi. Sia Brescia-Padova che Atlantia dovrebbero però presentare entro fine anno l’aggiornamento dei piani finanziari prevista nelle convenzioni ogni cinque anni. L’aumento delle tariffe concesso a inizio 2012 alla rete autostradale ha compensato gli effetti di un anno difficile. La crisi economica, l’aumento del prezzo della benzina (in autostrada si registra un calo dei consumi del 25%), la concorrenza del treno, hanno portato così a due anni di fila di riduzione del numero di automobilisti e camionisti, qualcosa che non si vedeva dai primi anni della crisi energetica. Sulla direttrice est ovest, tra Autovie Venete, Brescia-Padova e Cav, si registra un calo tra il 5 e il 6% complessivo, con punte più rilevanti per le automobili e meno per il traffico pesante. Più forte il calo del traffico sui 3mila chilometri della rete Atlantia dove si registra un meno 7- 8%. Ma gli operatori autostradali contano di avere anche quest’anno riconosciuto dal governo uno scatto che farebbe salire comunque i loro introiti. I meccanismi sono previsti dalle concessioni ma c’è un margine di discrezionalità nel valutare le richieste: il braccio di ferro ingaggiato dal ministero dell’Economia su concessioni e tariffe aeroportuali sulla valutazione degli investimenti fa presagire un passaggio tutt’altro che scontato. La questione è relativamente più automatica per Autostrade i cui aumenti sono per lo più costituiti dal riconoscimento dell’inflazione, più complicata per Autovie che invece ha in corso gli ingenti investimenti per la terza corsia e la Brescia-Padova che aveva previsto uno scatto del 7% legato, però, agli investimenti per la Valdastico Sud che sono andati a rilento. A4 Holding, del resto, non aspetta solo la fine dell’anno per sapere cosa le sarà riconosciuto in termini di incremento tariffario. Nel prossimo semestre la società che gestisce il tratto di A4 da Brescia a Padova si gioca il suo destino: tra la sorte della Valdastico Nord, cui Trento continua a negare il suo assenso, la voglia di Intesa Sanpaolo di uscire dall’azionariato cedendo le sue quote e le aspirazioni dei gruppi che vogliono conquistarne la maggioranza sarà, per il più importante asse autostradale est-ovest, un anno di fuoco. E anche il passaggio degli aumenti tariffari sarà uno degli elementi che incidono sul valore della società.

Alessandra Carini

 

Gazzettino – Autostrade. “Brentan? Un pesce piccolo”

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20

dic

2012

DOLO – L’ex amministratore della Venezia-Padova impugna in Appello la condanna a 4 anni per mazzette

I difensori: «False le accuse, gli imprenditori lo hanno chiamato in causa solo per salvarsi»

Lino Brentan non ha commesso alcun illecito e gli imprenditori che lo hanno accusato non sono credibili: le confessioni di avergli versato somme di denaro in cambio di appalti, infatti, sono arrivate dopo il loro coinvolgimento nell’inchiesta e sarebbero state finalizzate ad evitare il carcere e a patteggiare pene miti.
Lo scrivono i difensori dell’ex amministratore delegato della Società autostrade Venezia-Padova nell’atto con cui hanno impugnato la condanna di primo grado a 4 anni di reclusione e chiedono alla Corte d’Appello la piena assoluzione del loro assistito. In subordine gli avvocati Giovanni Molin e Stefano Mirate contestano anche la quantificazione della pena, ritenuta eccessiva in quanto, pur riconoscendo «che la corruzione è reato che oggi produce particolare allarme sociale», Brentan «sarebbe quello che si definisce un pesce piccolo». «Se corruzione c’è stata – aggiungono – trovava genesi in un rapporto di amicizia-favoritismo, che non ha portato nocumento ad alcuno. Non certo alla società amministrata, che con la gestione Brentan è passata dal profondo rosso ad un attivo di circa 120milioni di euro… Non agli imprenditori, ben felici di essere privilegiati e disponibli ad averlo compare di bisbocce. Non la pubblica amministrazione…»
Dopo aver evidenziato contraddizioni e presunte falsità nelle versioni degli imprenditori, i due legali attaccano la tesi accusatoria secondo la quale Brentan avrebbe “spezzettato” gli appalti in modo da poter evitare le gare pubbliche e affidare direttamente i lavori agli “amici”. Cosa non vera, scrivono gli avvocati Molin e Mirate: si trattava di una consuetudine sempre esistita alla Venezia-Padova, dovuta alla necessità di garantire le manutenzioni che di volta in volta si rendevano necessarie, in particolare lungo la tangenziale di Mestre, uno dei tratti più trafficati d’Italia. Se ogni lavoro fosse stato messo a concorso non si sarebbe potuto tenere l’autostrada in perfetto ordine.

 

L’ex a.d. della Venezia-Padova punta l’indice contro Carlon reo di averlo tirato in ballo solo per «collaborare con il pm»

VENEZIA – Lino Brentan utilizzato come capro espiatorio dell’ex dirigente della Provincia Claudio Carlon – indagato per tangenti – che l’avrebbe accusato «nell’ansia di collaborare con il pm nella fondata speranza di ottenere un trattamento favorevole in vista del patteggiamento». È questa una delle linee difensive nel ricorso in appello presentato dagli avvocati Giovanni Molin e Stefano Mirate per impugnare la condanna a 4 anni di reclusione e 5 di sospensione dai pubblici uffici, inflitta in primo grado dalla giudice Roberta Marchiori all’ ex amministratore delegato di Autostrade Venezia e Padova, già assessore ai Lavori pubblici in Provincia, per 185 mila euro di tangenti, ricevute dagli imprenditori Luigi Rizzo, Rino Spolaor e Remo Pavan in cambio di assegnazioni pilotate di lavori. Opere pubbliche che – secondo l’accusa mossa dal pm Ancillotto – erano state “spacchettate” per ridurne l’importo e non dover così andare a gara d’appalto. Brentan «ha sistematicamente svenduto le proprie funzioni di amministratore delegato della società», scriveva la giudice Marchiori nella sua sentenza, «favorendo una ristretta cerchia di imprenditori locali e ciò in cambio di cospicue somme di denaro da cui ha tratto fonte di indebito arricchimento. I fatti contestati sono particolarmente gravi perché posti in essere in violazione dei doveri di imparzialità, fedeltà, correttezza a cui deve essere ispirata l’azione pubblica». Ora la difesa replica sostenendo che Brentan viene chiamato in causa da altri indagati per compiacere la Procura: «È Carlon che chiede , è Carlon che riceve, salvo poi coinvolgere Brentan ottenendo significatici vantaggi al momento dell’applicazione della pena». Anche l’imprenditore Luigi Rizzo, osserva la difesa, «dichiara un anno dopo Carlon. Sa già che Brentan è nell’occhio del ciclone giudiziario» e «il suo intento è trasformare l’accusa di corruzione attribuitagli in concussione, ottenendo l’impunità». Così per Pavan e Spolaor, che affermano di aver pagato Brentan: «Coinvolti nel nuovo processo della Società autostrade, fanno proprio l’insegnamento dell’antico sodale e maestro Carlon, ricordandosi improvvisamente di aver corrisposto danari all’amministratore delegato così da uscire immediatamente dall’occhio indagatore della Procura». «L’errore originario è aver voluto trasporre meccanicamente il “sistema Provincia”, pacificamente e oggettivamente basato sull’illecito frazionamento degli appalti, alle Società Autostrade» – ritiene la difesa – dove era «prassi da sempre seguita in società Autostrade, con centinaia di affidamenti diretti a soggetti che in relazione a specifici incarichi fornivano migliori garanzie di qualità», ricordando che «tutti gli affidamenti effettuati dall’amministratore delegato erano oggetto di ratifica in sede di Cda, presente il collegio sindacale». In conclusione, la difesa contesta la gravità della pena comminata, con un ragionamento particolare: di fronte ai grandi corruttori che determinano allarme sociale, «l’imputato sarebbe un “pesce piccolo”. Se corruzione c’è stata, trovava la genesi in un rapporto di amicizia-favoritismo che non ha portato documento concreto ad alcuno. Non alla società amministrata che con la gestione Brentan è passata dal profondo rosso a un attivo di 120 milioni, non agli imprenditori ben felici di essere privilegiati e disponibili ad averlo compare di bisbocce, non alla pubblica amministrazione considerato che solo pochi esperti potevano considerare la società autostrade emanazione della pubblica amministrazione».

Roberta De Rossi

link articolo

 

Vi invitiamo a vedere tutto il filmato tratto dalla puntata della trasmissione di Rai3 Report andata in onda nel 2004. Dura 18 minuti e 22 secondi (la prima parte è di 12 minuti e 20 secondi e la seconda parte è di 6 minuti e 2 secondi).

Se non avete tempo di vederlo tutto, vi invitiamo a vederlo almeno dal 5° minuto e 15 secondi (sotto sono riportati gli argomenti del filmato).

Quando la trasmissione è stata realizzata il conflitto d’interesse sull’aumento dei pedaggi vedeva coinvolti il Presidente dell’Anas Vicenzo Pozzi (proveniente dalla società autostrade) e il ministro Lunardi (la sua società ha lavorato con la società autostrade).

Ora il Presidente dell’Anas è Pietro Ciucci che ha lavorato presso la Società Autostrade dal settembre 1969 al marzo 1987.  Corrado Passera è invece il Ministro in carica dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti del governo Monti ed è stato Consigliere e membro del Comitato Esecutivo dell’ ABI – Associazione Bancaria Italiana.

Inoltre su Pietro Ciucci segnaliamo quest’articolo sugli appalti del Ponte dello Stretto di Messina. 

Prima parte (12 minuti e 20 secondi)

Seconda parte (6 minuti e 2 secondi)

 ———————-  Argomenti Prima parte  ————————–

Fino al 2° minuto e 20 secondi:

autostrade di germania, svizzera, austria, francia e spagna.

Dal 2° minuto e 20 secondi al 3° minuto e 19 secondi:

condizioni stradali delle nostre autostrade

Dal 3° minuto e 19 secondi al 5° minuto e 15 secondi:

aumenti dei pedaggi e società autostrade

Dal 5° minuto e 15 secondi al 7° minuto e 15 secondi:

nars (nucleo di valutazione tecnica) presso il ministero economia e price-cap

intervista a Marco Ponti (ex esperto nas)

Dal 7° minuto e 15 secondi all’8° minuto al 7° e 15 secondi:

intervista a  Giorgio Ragazzi (economista)

Dall’8° minuto e 5 secondi al 9° minuto e 20 secondi:

Tremonti si è rifiutato di firmare al Cipe l’aumento

Intervista ad Anna Donati (senatrice)

Il  governo ha preso la convenzione anas autostrade e l’ha approvata per legge all’interno di un decreto creando un grave precedente

Dal 9° minuto e 20 secondi all’11 minuto:

Conflitto d’interessi: dentro il comitato consultivo della società autostrade c’è anche il presidente della sezione enti della corte dei conti che è un magistrato che vigila sull’anas la quale vigila sulla società autostrade.

Dall’11° minuto fino alla fine del filmato:

Intervista a Luigi Zanda (senatore)

Campagna telepass del costo di 5 milioni di euro finanziata dall’Anas

———————-  Argomenti Seconda parte  ————————–

Fino al 15° minuto e 20 secondi:

investimenti autostrade dal 1997 al 2003.

Interviste a Anna Donati (senatrice) e Paolo Brutti (senatore)

Dal 15° minuto e 20 secondi fino alla fine del filmato:

società autostrade inadempiente: anas e ministro potrebbero revocare la concessione ma la società di lunardi ha lavorato con la società autostrade e Vincenzo Pozzi (Presidente Anas) proviene dalla società autostrade

Il gruppo Benetton ha acquistato la società autostrade tramite la controllata schemaventotto alla quale ha girato l’indebitamento di circa 7 miliardi di euro fatto per acquistare la società e quindi ripagato con i pedaggi.

 

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