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Gazzettino – Autostrade. Mestre-Trieste, aumento del 12%

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15

dic

2012

SALASSO AUTOVIE Con l’inizio dell’anno scatterà l’adeguamento del costo dei pedaggi autostradali

Entro il 31 dicembre il governo dovrà anche decidere sulla proroga del commissario Riccardi

Una serie di aumenti progressivi dei pedaggi sulla rete di Autovie è prevista dal piano finanziario per la terza corsia A4 (2009), che ha già comportato un rincaro nel gennaio 2011 (+8%) e un secondo adeguamento nel 2012 (+12%). Ulteriori aumenti sono previsti annualmente fino al 2017, anno di scadenza della concessione autostradale.

TRIESTE – Un nuovo Capodanno amaro per gli utenti della rete autostradale di Autovie Venete: alla mezzanotte che scandirà l’arrivo del 2013 giungerà con micidiale tempestività un nuovo rincaro dei pedaggi: +12,6%. E poteva anche andare peggio, visto che originariamente il piano finanziario per la terza corsia dell’A4, che i pedaggi parzialmente sostengono, iscriveva per il gennaio 2013 un adeguamento del 13% dopo quelli del gennaio 2011 (8%) e del gennaio 2012 (12%).
L’Anas ha tuttavia autorizzato un inasprimento leggermente “limato”, che da qui a San Silvestro i tecnici della società concessionaria dovranno “calare” nella definizione pratica delle tariffe tratta per tratta, riservandosi come sempre un ristretto margine di discrezionalità. A condizione – ben s’intende – che la media degli aumenti su ciascuna tratta persegua il risultato finale prefissato.
Ulteriori rincari sono previsti all’inizio dei prossimi anni fino al 2017, l’annata di scadenza (il 31 marzo) della concessione autostradale che nel frattempo lo Stato avrà rimesso in gara. La spirale tariffaria è stata a suo tempo approvata dall’Anas e dal Governo in sede di Comitato interministeriale di programmazione economica (Cipe).
Proprio in questi giorni, nuove analisi contabili e previsionali sono stati frattanto avviate dal “pool” di banche che hanno manifestato interesse a sviluppare una proposta di finanziamento da oltre 2 miliardi di euro assieme a Cassa depositi e prestiti e Banca europea degli investimenti, che da sole hanno reso disponibile una linea di credito (mediata dalle banche finanziatrici) fino a 1,5 miliardi.
È probabile che la presentazione della proposta slitti ulteriormente dopo aver già abbondantemente superato la (indicativa) scadenza stabilita: il 20 novembre. Soltanto di fronte alle condizioni finanziarie degli istituti (tenendo presente che la sostenibilità del piano si ferma a un tasso medio globale del 6,76%) e a una richiesta di garanzie compatibili, Autovie e in generale in sistema della Regione Friuli Venezia Giulia che la controlla tramite Friulia potranno impegnarsi in un negoziato che non si prefigura, in ogni caso, di breve durata.
Un altro aspetto importante diventato terreno di accesa battaglia politica è la gestione commissariale d’emergenza della procedura per la terza corsia A4: la proroga del commissario (attualmente l’assessore regionale alle infrastrutture, Riccardo Riccardi) dev’essere decisa dal Governo entro il 31 dicembre prossimo. Tre le opzioni: non firmare alcuna ordinanza, lasciando decadere i poteri speciali; prorogare per un anno il commissario Riccardi; infine prorogare la gestione ma cambiare il commissario.

 

Iniziativa congiunta delle Camere di commercio

Scadono oggi, a mezzogiorno, i termini per la presentazione delle offerte all’asta pubblica (fissata sul 28 novembre) con la quale la Camera di Commercio di Padova, insieme a quelle di Venezia, Vicenza e Verona, ha deciso di cedere le azioni detenute (94.671 azioni, pari al 5.369% del capitale sociale) della società “A4 Holding spa”, con sede a Verona, cui fa capo la gestione dell’autostrada Brescia-Padova. Importo a base d’asta di 48.282.210 euro, corrispondenti a 510 euro per azione. La suddivisione delle quote attuali è simile per tutte le Camere venete: Venezia 1,241% (21877 azioni); Padova 1,420% (25042 azioni); Vicenza 1,126% (19850 azioni); Verona 1,582% (27902 azioni).
Com’era stato da più parti previsto, però, di offerte alla Camera non ne è arrivata ancora nessuna, almeno fino a ieri. Ma il presidente camerale padovano Roberto Furlan non sembra particolarmente sorpreso. «Non sorpreso, no, ma questo risultato non era nemmeno scontato: un’aggiudicazione simile poco tempo fa è andata a buon fine quasi subito». Ma allora? «Può essere una strategia studiata proprio da chi è interessato all’acquisizione. Vedremo». Adesso cosa succede? Si varerà un’altra asta su una base inferiore? «Non credo: se l’asta andasse davvero deserta, si potrebbe passare a trattative dirette con i possibili acquirenti. E in questo caso le cose potrebbero procedere in maniera più spedita».

La decisione delle Camere venete è stata presa, dice Furlan, sostanzialmente per non continuare a reggere, impotenti, i giochi decisi da altri. «Dopo le Camere di Milano e Venezia, quando anche i soci pubblici cedettero le loro azioni, come Comune e Provincia di Padova, la situazione era totalmente diversa da quella originaria. Gli Enti camerali avevano avuto interesse a partecipare per le ricadute benefiche dei proventi autostradali nel territorio. Con la preponderanza dei privati nell’asset societario, questa garanzia non può più essere data per scontata».

 

Gazzettino – Autostrade Nordest, prove d’intesa

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21

set

2012

MESTRE – Un super polo autostradale del Nordest. Dell’idea nei circoli finanziari e nelle società attive nel settore si parla da tempo. Ieri il Sole 24 ore l’ha circoscritta a tre soggetti: Serravalle, Serenissima e Autovie Venete, un progetto da tre miliardi, per poi allungarsi anche all’Autobrennero (concessione in scadenza nel 2014) e alla Pedemontana Veneta. Il progetto sarebbe allo studio di fondi come F2i ed Equinox, gruppi industriali come Gavio e Vinci, e sarebbe anche all’attenzione di Banca Intesa, azionista di maggioranza della Serenissima.
Dal Friuli Venezia Giulia, azionista di controllo di questa autostrada, arriva già il primo stop: «Noi andiamo avanti con i lavori, faremo la terza corsia e non venderemo Autovie Venete». Stop anche dall’eurodeputato del Pd Debora Serracchiani: «Le regole europee impongono chiaramente gare aperte a tutti gli operatori europei, pubblici e privati, come già deciso per l’Autobrennero». Autovie Venete nel frattempo ha ottenuto dal governo al garanzia per i lavori della terza corsia e chiude il bilancio 2011-2012 con un utile netto di 22,4 milioni (+ 37,4%). «I dati – evidenzia il presidente, Emilio Terpin – sono ancor più positivi se si considera la difficilissima congiuntura economica attuale».
Però, nonostante lo stop friulano, qualcosa si muove. La Giunta del Comune di Milano ha deciso ieri la cessione delle quote di Milano-Serravalle e la quotazione in Borsa di Sea. L’operazione su Milano-Serravalle riguarderà il 18,6% detenuto dal Comune, che andrà a sommarsi al 52% detenuto da Asam, la società partecipata dalla Provincia di Milano. Attraverso il meccanismo dell’asta al rilancio, l’introito minimo del Comune sarà di 130 milioni di euro. L’esito del bando è atteso entro la fine dell’anno. La stessa delibera della giunta decide di quotare in Borsa Sea. Verrà quotato il 25% del capitale sociale.
«Qualche progetto di aggregazione è sicuramente in cantiere e da tempo – commenta Giovanni Miozzi,presidente della Provincia di Verona, azionista della Serenissima al 4,9% -. Ora il cda ci ha proposto il cambio dello statuto e non escluso che questa mossa possa andare in questa direzione. Tenendo conto anche di un fatto: nel 2014 se non viene approvato il progetto Valdastico Nord anche la concessione di gestione della Brescia – Padova dovrà andare a gara». I soci pubblici della Serenissima, che in totale controllano meno del 30% del capitale, non avrebbero di certo le risorse per partecipare.
Mesi fa era arrivato un altro stop pubblico, quello di Bolzano: «Non siamo d’accordo nel modo più assoluto a una fusione di Serenissima con l’A22. Per noi vale lo scenario dei corridoi verdi dove l’A22 si integra con il tunnel del Brennero secondo una visione di infrastrutture integrate e sostenibili, sostenute dall’intermodalità» ha detto Alberto Pacher, vicepresidente della Provincia autonoma di Trento e assessore provinciale ai Trasporti. Uno stop, in buona sostanza, alla proposta rilanciata dagli enti pubblici veneti azionisti di Serenissima e dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, in particolare.
R.N.E.

 

In merito all’articolo “Brentan scarcerato dal giudice, indagini su viaggi e golden card”, desidero precisare: l’indagine della magistratura riguarda la gestione precedente sia di Cav che di Venezia-Padova; la mia gestione di Cav non ha nulla a che vedere con l’inchiesta in corso relativa all’ex amministratore Lino Brentan; l’attuale gestione è improntata a trasparenza, efficienza e contenimento dei costi; io stesso ho rinunciato a tessere autostradali e golden card.

Tiziano Bembo Presidente Cav

 

Da ieri l’ex amministratore delegato di Autostrade Venezia-Padova non è più agli arresti domiciliari Non può, però, muoversi da Campolongo Maggiore. Nuovi accertamenti della Guardia di finanza

Brentan libero nuove indagini su viaggi e spese  – Dopo la condanna a quattro anni per corruzione, il giudice ha disposto la scarcerazione per Lino Brentan, ex ad della Venezia-Padova. Ma sul suo conto scattano nuovi accertamenti.

Pur avendolo condannato a quattro anni il giorno prima, il giudice veneziano Roberta Marchiori ha firmato ieri la scarcerazione per Lino Brentan, che non è più agli arresti domiciliari. Ha, però, una limitazione della libertà, non può allontanarsi da Campolongo Maggiore a causa dell’obbligo di dimora. L’ex amministratore delegato della società Autostrade Venezia Padova era stato arrestato il 31 gennaio scorso dalla Guardia di finanza per corruzione e due giorni fa era stato condannato.           Le indagini sul suo conto, però, non sono concluse con la sentenza: a spiegarlo è stato lo stesso pubblico ministero Stefano Ancillotto durante la requisitoria in camera di consiglio al termine della quale ha chiesto per l’esponente politico e manager una condanna a quattro anni e due mesi. La Guardia di finanza veneziana, infatti, prosegue le indagini in particolare in due direzioni. Durante gli accertamenti avviati dopo le prime confessioni dell’ingegnere della Provincia Claudio Carlon (alla fine ha patteggiato tre anni e mezzo per corruzione e peculato) gli inquirenti avevano appurato che Brentan viaggiava spesso, con la moglie, a spese della società di cui era amministratore delegato, viaggi anche lunghi, all’estero (ad esempio in Grecia) e in Italia. In alcuni casi in parte giustificati da incontri e convegni, comunque sempre pagati. Il secondo filone riguarda le «golden card» della società, documento che permette di viaggiare gratis nelle rete autostradale gratuitamente, distribuite ad amici e importanti personaggi dall’imputato quando era al vertice della «Venezia Padova», dove aveva rappresentato prima la Provincia di Venezia retta da Davide Zoggia e l’ultima volta il Comune di Padova guidato dal sindaco Flavio Zanonato.         Uno dei pilastri dell’accusa è stata la consulenza sulle irregolarità commesse da Brentan nell’indire gli appalti firmata dall’amministrativista Chiara Cacciavillani. Il documento prende in esame anche i lavori dati in appalto dalla società che ha preso il posto di quella diretta da Brentan, la «Cav – Concessioni Autostradali Venete», nella gestione del tratto autostradale Venezia Padova. A presiederla è stato messo dalla Regione il leghista Tiziano Bembo, consiglieri sono il commercialista Fabio Cadel per il Pdl e l’ex consigliere regionale e attuale presidente dell’Ames veneziana Giampietro Marchese per il Pd. Inoltre per l’Anas è amministratore delegato Eutimio Mucilli. Stando alla consulenza fatta per il pm, nemmeno gli appalti della Cav sarebbero immuni dagli stessi vizi del metodo Brentan, la differenza sostanziale sta nel fatto che l’ex amministratore delegato di Autostrada «Venezia Padova » le irregolarità le commetteva per favorire le imprese che gli versavano la tangente.

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le reazioni

Nel suo paese grande stupore «Notizia triste»

Sconcerto a Campolongo Maggiore per la condanna a 4 anni di Lino Brentan presidente della società autostrade Padova Venezia. «È una notizia – spiega il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto – davvero spiacevole. Brentan è stato per anni consigliere ed assessore in questo paese e non c’è mai stato alcun problema di legalità nelle sue azioni. Le sentenze della magistratura non si commentano, ma spero che nei prossimi gradi di giudizio possa emergere una diversa verità. Insomma, che Brentan possa essere ritenuto innocente anche se ora ha subito una pesante condanna». Anche da parte di Oriana Boldrin , presidente dell’Associazione “Mondo di Carta” e paladina della legalità c’è sorpresa per quello che è accaduto. «Conoscevo un Brentan completamente diverso da quello dipinto – spiega la Boldrin – dalle carte processuali che hanno portato alla sua condanna . Resta comunque un amico al di là delle vicende giudiziarie in cui è incorso. Se possibile nelle prossime settimane andrò a trovarlo nonostante si trovi in carcere o ai domiciliari come segno di immutata amicizia». No comment invece dall’ex sindaco Roberto Donolato. In paese molti hanno commentato la notizia, ma senza molta sorpresa.  (a.ab.)

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Nuova Venezia – Brentan condannato a quattro anni

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26

lug

2012

 

Corruzione: per il giudice l’ex Ad di Venezia-Padova ha incassato 260 mila euro in mazzette. Il manager resta ai domiciliari

VENEZIA – Per il giudice veneziano Roberta Marchiori le dichiarazioni dei cinque imprenditori che hanno raccontato al pubblico ministero Stefano Ancillotto di aver consegnato le mazzette all’ex amministratore delegato della società Autostrada Venezia-Padova sono credibili e riscontrate e ieri ha condannato il 64enne Lino Brentan a quattro anni di reclusione per corruzione. Il manager, un tempo esponente del centrosinistra, era agli arresti domiciliari dal 31 gennaio scorso nella sua villetta di Campolongo Maggiore, e per ora ci resta, ma i suoi difensori, gli avvocati veneziani Giovanni Molin e Stefano Mirate, hanno chiesto la scarcerazione e il magistrato si è riservato di decidere nei prossimi giorni.

Il giudice dell’udienza preliminare ha accolto le tesi del rappresentante dell’accusa, che durante la scorsa udienza aveva chiesto una condanna a quattro anni e due mesi, non ha concesso le attenuanti generiche nonostante l’imputato fosse incensurato e ha accordato soltanto lo sconto di un terzo sulla pena previsto dal codice per chi si fa processare con il rito abbreviato.

La sentenza prevede anche la confisca dei beni sequestrati, 250 mila euro di liquidi e titoli che la Guardia di finanza aveva scovato nei conti bancari. Brentan è uscito ieri piuttosto scosso dagli uffici del Tribunale di piazzale Roma e non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione, mentre il suo legale, l’avvocato Molin, ha affermato: «Non sono scontento: viste le richieste dell’accusa poteva andare peggio». Una condanna pesante, ma le accuse nei suoi confronti non solo erano gravi, sono state considerate anche circostanziate e soprattutto provate. Il pm Ancillotto aveva raccolto le confessioni di quattro imprenditori e di un professionista che hanno dichiarato di aver consegnato, tra il 2004 e il 2010, complessivamente 260 mila euro di tangenti per ottenere appalti della società autostradale di cui Brentan è stato per anni al vertice. L’ingegner Luigi Rizzo, consulente in materia di analisi e contrasto dell’inquinamento acustico, ha riferito di aver consegnato circa 110 mila euro, il 10 per cento del valore degli incarichi a lui affidati dall’imputato. Le buste, con 10 mila euro per volta l’ingegnere li dava durante i pranzi nei ristoranti di Marghera dove di incontrava spesso con Brentan. Rino Spolador, amministratore della «Rg Impianti» ha raccontato di aver consegnato 60 mila euro, circa il 7-8 per cento del valore dei lavori a lui affidati, il primo era stato quello dell’impianto di illuminazione della tangenziale Ovest di Mestre. Pagava quattro-cinquemila euro due o tre volte l’anno, a Natale, Pasqua e Ferragosto, anche lui nei locali attorno agli uffici della società autostradale dove incontrava l’amministratore delegato di allora. Remo Pavan della «Tecnoconsult Service» avrebbe versato 15 mila euro, circa cinquemila ogni anni (il 5 per cento del valore) per lavori nel settore della manutenzione termoidraulica. Dario Guerrieri ha raccontato di aver consegnato 15 mila euro per l’appalto di forniture per la ristrutturazione del casello autostradale di Villabona. Infine, Silvano Benetazzo, morto nel frattempo, ha riferito al pubblico ministero di aver pagato 60 mila euro, in rate da 10 o 20 mila euro, che l’imprenditore, originario di Campolongo come Brentan, ha spiegato di aver attinto da un fondo «nero» che appositamente aveva costituito. Brentan ha sempre negato di aver incassato tangenti, senza però riuscire a spiegare perché ben cinque imprenditori, almeno con due dei quali intratteneva rapporti di amicizia, lo avevano accusato.   Giorgio Cecchetti

 

Appalti frazionati per evitare gare

VENEZIA – A parlare per primo di Brentan come collettore di tangenti è stato l’ingenere capo dell’Edilizia della Provincia di Venezia Claudio Carlon, arrestato lo scorso anno per corruzione, peculato e falso (ha poi chiuso con una pena di tre anni e mezzo grazie alla sua collaborazione), ma sono state le dichiarazioni dei cinque imprenditori, anche loro arrestati inizialmente per le bustarelle in Provincia, a «incastrarlo» definitivamente. Negli uffici sul Canal Grande conoscevano bene l’ex amministratore delegato della società Autostrada Venezia-Padova perché per una decina d’anni era stato assessore e proprio ai Lavori pubblici delle giunte di sinistra. Dopo essere passato negli uffici di Marghera, a sovrintendere agli appalti stradali, però, continuava a frequentare tecnici e funzionari della Provincia e gli imprenditori che monopolizzavano i lavori edili dell’ente lagunare. Incontri e cene, anche negli alberghi-casinò sull’altra sponda dell’Adriatico, durante i quali Brentan continuava ad essere indicato da tutti come «il nostro presidente». Non contento delle prove raccolte grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dalla Guardia di finanza di Venezia e alle dichiarazioni degli imprenditori, che alla fine hanno patteggiato le pene per corruzione, il pubblico ministero Stefano Ancillotto ha chiesto all’avvocato e professoressa di diritto amministrativo Chiara Cacciavillani di esaminare tutta la documentazione sugli appalti sequestrata dai finanzieri negli uffici della società autostradale. La consulenza sostiene che l’ex amministratore delegato avrebbe frazionato ad arte le opere d’appaltare, in modo da non superare il limite consentito in modo da procedere senza la pubblicazione del bando di gara e in forma di assegnazione diretta. Inoltre, non avrebbe interpellato altre imprese, chiamando di volta in volta gli imprenditori con cui aveva un rapporto corruttivo. In questo modo avrebbe anche violato dal punto di vista amministrativo il corretto sistema di indire gli appalti. (g.c.)

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Gazzettino – Mazzata su Lino Brentan: 4 anni

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26

lug

2012

TANGENTI E AUTOSTRADE

IL PERSONAGGIO

Lino Brentan, ex politico ed ex amministratore della società autostrade Venezia-Padova

Il Pm Ancilotto aveva chiesto 4 anni e 2 mesi di reclusione

LA DIFESA   «Andava assolto. Dubbi sulla sua qualifica di pubblico ufficiale»

LA SENTENZA  – Il politico-manager condannato per corruzione

LA SENTENZA – Il politico-manager condannato per corruzione

Non riconosciute le attenuanti. Imposta la confisca dei beni posti sotto sequestro: 170mila euro

LA CONDANNA – Una condanna a quattro anni. Quando il giudice ha letto la sentenza nell’aula è calato il gelo. Non se l’aspettava l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan. L’accusa per Brentan, già esponente di spicco del Pd, era di corruzione in relazione a presunte mazzette che avrebbe ricevuto da alcuni imprenditori in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze.

LE PROVE – Il giudice Roberta Marchiori ha accolto le richieste formulate dal Pm Stefano Ancilotto (4 anni e due mesi). Le prove portate al processo sono state con tutta probabilità ritenute più che sufficienti per una condanna. Il magistrato ha negato all’imputato anche le attenuanti generiche. Inoltre è stata disposta la confisca dei beni sequestrati, per un valore di 170mila euro.

Quattro anni tondi. Quando il giudice è uscito a leggere la sentenza nell’aula è calato il gelo. Se l’aspettavano forse i difensori, non se l’aspettava l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan. L’accusa per lui era di corruzione in relazione a presunte mazzette che egli avrebbe ricevuto da alcuni imprenditori in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze. Arrivato come sempre impeccabile, completo gessato blu e cartella in pelle, se n’è andato mogio per la lunga gradinata della nuova sede della sezione Gip a piazzale Roma. Si è sempre dichiarato innocente.            Il giudice Roberta Marchiori ha praticamente accolto le richieste formulate dal Pm Stefano Ancilotto (4 anni e due mesi). Le prove portate al processo sono state con tutta probabilità ritenute più che sufficienti a una condanna, se si pensa che il magistrato ha negato all’imputato anche le attenuanti generiche. Inoltre è stata disposta la confisca dei beni oggetto di sequestro, per un totale di circa 170mila euro.                 L’udienza è cominciata di buon mattino, alle 9.30, con l’intenzione di chiudere abbastanza presto poiché la discussione con la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli avvocati si era tenuta la scorsa settimana. Le conclusioni, come già detto, sono state la condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione per la pubblica accusa mentre la difesa, sostenuta dagli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, aveva concluso per l’assoluzione. Il giudice aveva rinviato di una settimana per chiarire i dubbi sollevati dalla difesa in merito all’applicabilità della disciplina degli appalti per i fatti anteriori al 2006. Per i difensori, infatti, era necessario sentire nuovamente gli esperti per capire a quali appalti era applicabile la normativa prevista dal Testo unico sui contratti e a quali, invece, la Legge Merloni.                Il consulente del pubblico ministero, la professoressa Chiara Cacciavillani, ha ribadito che il Testo unico andava applicato per le società autostradali a partire dal 2000, ben prima quindi dei fatti contestati. E, a conforto di quanto ha affermato, ha prodotto una serie di sentenze del Consiglio di Stato in materia di appalti.                 La difesa ha sollevato ancora una volta dubbi sulla natura stesa del reato contestato. La corruzione, infatti, presuppone un atto illecito commesso da un pubblico ufficiale (un politico, un amministratore, un dirigente) in cambio di denaro o altre utilità. L’avvocato Molin ha puntato molto sulla qualità di Brentan come incaricato di pubblico servizio, più che come pubblico ufficiale. E l’amministratore delegato di una società per azioni, quand’anche ad azionariato in maggioranza pubblico e gestore di un servizio in concessione come quello autostradale, per il legale non riveste la qualifica di pubblico ufficiale.              Ormai, però, questo potrà essere uno dei motivi da opporre in sede d’appello, che i legali di Brentan hanno già annunciato di presentare una volta lette le motivazioni della sentenza.    Michele Fullin

 

LA VICENDA

Appalti e consulenze in cambio di una percentuale

L’inchiesta era partita nel 2011 dopo lo scandalo delle tangenti all’Edilizia privata in Provincia. Funzionari e imprenditori avevano fatto alcuni nomi, tra cui quello di Lino Brentan, 64 anni, allora amministratore della società Autostrada Venezia-Padova. Nel giro di pochi giorni, nel febbraio di quest’anno, Brentan è stato raggiunto da due differenti ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Per il Pm Stefano Ancilotto, il sistema delle mazzette in cambio di appalti funzionava da molto tempo e i versamenti avvenivano per contanti e in corrispondenza delle feste comandate: Natale, Pasqua, e pure Ferragosto. Mazzette da 4-5mila euro a botta. L’ipotesi su cui ha lavorato la Procura è stata quella di bustarelle in cambio di consulenze e lavori affidati ricorrendo al cottimo fiduciario (già trattativa privata) in assenza dei presupposti e frazionando gli appalti per poterli assegnare in maniera diretta e del tutto discrezionale agli “amici” in cambio di una percentuale oscillante fra il 5 e il 10% sulle somme liquidate.

 

GLI ALTRI PROCESSI

Provincia e Comune, mano più leggera

«Non sono scontento – ha commentato l’avvocato Molin dopo la lettura della sentenza – perché poteva andare anche peggio rispetto all’impianto originario. A questi quattro anni vanno infatti tolti un anno e 6 mesi di pene coperte dal condono che riguarda tutti i reati compiuti tra il 2004 e il 2006 e altri 6 mesi già scontati. Pertanto restano solo due anni e ce la vedremo in Appello». Al temine del processo è stata chiesta anche la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari, ma su questo il giudice si è riservato la decisione. Che potrebbe essere presa nei prossimi due o tre giorni. Tutto sommato, è andata meglio agli imputati di casi analoghi che hanno fatto discutere in città. Ad Antonio Bertoncello, ritenuto l’imputato principale nell’inchiesta delle mazzette all’Edilizia privata in Comune, il Gip ha comminato 4 anni e 4 mesi con in più l’accusa di concussione. Tre anni e 6 mesi hanno patteggiato l’ex dirigente dell’edilizia privata della Provincia, Claudio Carlon e il suo braccio destro, Domenico Ragno.

 

Gazzettino – Lino Brentan rimane agli arresti domiciliari

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25

lug

2012

VENEZIA – Il Tribunale ha rigettato il ricorso che chiedeva l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare

L’ACCUSA – Consulenze e appalti in cambio di mazzette

IL PROCESSO – Sentenza attesa per oggi pomeriggio

CORRUZIONE – Confessata da cinque imprenditori

Confermati gli arresti domiciliari per Lino Brentan, l’ex amministratore delegato della società Autostrade Venezia-Padova, accusato di corruzione in relazione a presunte mazzette che avrebbe ricevuto da alcuni imprenditori in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze. Il Tribunale del riesame di Venezia ha rigettato ieri mattina il ricorso presentato dai suoi difensori, gli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, i quali avevano chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Antonio Liguore sulla base di un’asserita nullità dovuta ad una mancata notifica. Il collegio presieduto da Stefano Manduzio ha però ritenuto non fondate le tesi della difesa: le motivazioni della decisione saranno depositate nei prossimi giorni. Si tratta del terzo diverso collegio di giudici che si pronuncia confermando la misura cautelare a carico di Brentan, il cui processo dovrebbe giungere a sentenza oggi pomeriggio.        La scorsa settimana il sostituto procuratore Stefano Ancilotto ha concluso la sua requisitoria sollecitando la condanna dell’ex amministratore della Venezia-Padova a 4 anni e 2 mesi di reclusione. La difesa ha replicato chiedendo l’assoluzione di Brentan e sollevando una serie di questioni sull’applicabilità della disciplina degli appalti per i fatti anteriori al 2006. Al fine di chiarire alcuni aspetti connessi alle procedure seguite dalla Società Autostrade per l’affidamento dei lavori, il gup Marchiori ha convocato per questa mattina l’avvocato Ivone Cacciavillani, autore della consulenza tecnica sulla quale la procura ha basato parte delle accuse formulate nei confronti di Brentan. Dopo l’audizione, la parola passerà nuovamente a pubblica accusa e difesa per le eventuali repliche. Poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio per la decisione.        A confessare di aver pagato mazzette sono stati cinque imprenditori: un episodio è datato e probabilmente già prescritto, ma altri sono piuttosto recenti, con pagamenti che sarebbero proseguiti fino al 2011. In caso di condanna, Brentan potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena in quanto il processo si celebra con rito abbreviato.

Gianluca Amadori

 

Il pm Stefano Ancilotto ha chiesto ieri la condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione per l’ex amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova Lino Brentan ritenendolo responsabile di alcuni episodi di corruzione nell’ambito dell’assegnazione di lavori e consulenze.

LA REQUISITORIA

Il Pm chiede 4 anni e 2 mesi per il manager dell’autostrada

Il clamoroso arresto a fine gennaio

Risale al primo gennaio il clamoroso arresto di Lino Brentan da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria. L’inchiesta, però, aveva preso il via lo scorso anno, con l’arresto di due funzionari della Provincia, Claudio Carlon e Domenico Ragno, accusati di gestire a suon di “mazzette” gli appalti per i lavori di ristrutturazione di vari immobili di proprietà dell’amministrazione. Gli appalti venivano ripartiti, a trattativa privata, sempre tra gli stessi imprenditori. Dopo gli arresti, erano arrivate le confessioni, sia da parte di molti imprenditori, sia da parte dei due funzionari, i quali avevano indicato in Lino Brentan il loro principale referente. Carlon e Ragno hanno già patteggiato 3 anni e 6 mesi ciascuno; gli imprenditori pene che vanno da 7 mesi a 3 anni e 2 mesi di reclusione.

 

«Prese soldi per gli appalti. Brentan va condannato»

Inchiesta coordinata dai procuratori Delpino e Mastelloni

LA TECNICA – Lavori frazionati per evitare di affidarli con un bando

Non c’è stato neppure il tempo per mangiare un panino, ma solo una piccola pausa concessa di volta in volta alle parti per andare al bagno. L’udienza-fiume dal giudice Roberta Marchiori sulla discussione del processo contro l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia – Padova Lino Brentan è durata dalla mattina al tardo pomeriggio di ieri.

Il pubblico ministero Stefano Ancilotto ha impiegato ben tre ore per esporre la sua requisitoria, al termine della quale ha chiesto la condanna a quattro anni e due mesi di reclusione ritenendo l’ex manager responsabile di alcuni episodi di corruzione nell’ambito dell’assegnazione di lavori e consulenze.

Nessuna richiesta di risarcimento danni dalla società concessionaria che, come è noto, ha ritenuto di non doversi costituire parte civile nel processo.        In particolare, il magistrato ha ricordato come, in differenti fasi processuali ci siano state almeno sette od otto persone (tra imprenditori del Veneziano e di altre province nonché funzionari e dipendenti pubblici) che hanno ribadito come l’imputato abbia preso del denaro.

Tutti gli episodi sono stati circostanziati per fornire un quadro il più possibile preciso.Per il Pm che ha condotto l’indagine, i lavori della Venezia-Padova venivano assegnati “in chiave clientelare” ad una serie di imprenditori indicati direttamente da Lino Brentan il quale sarebbe intervenuto “perentoriamente”, nonostante la competenza spettasse ad altri. Citando un dirigente della società, il Pm ha poi ricordato come la tecnica utilizzata fosse quella dell’illecito “frazionamento” dei lavori da appaltare, praticato al fine di evitare di dover bandire regolari gare per l’affidamento dei lavori.

I nomi delle ditte da invitare alle procedure di “cottimo fiduciario” sarebbero sempre stati indicati da Brentan.        Il processo, che il Pm aveva chiesto si svolgesse con rito immediato (scelta contestata dalla difesa), si è svolto con la formula del rito abbreviato, che prevede l’utilizzo delle sole prove raccolte durante le indagini preliminari e lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.        La difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, ha chiesto l’assoluzione, sollevando una serie di questioni sull’applicabilità della disciplina degli appalti per i fatti anteriori al 2006. Per i difensori, infatti, è necessario sentire nuovamente i periti per capire a quali appalti era applicabile la normativa prevista dal Testo unico sui contratti e a quali la Legge Merloni. Il giudice ha fissato per mercoledì 25 l’audizione e poi si ritirerà per la sentenza.    Michele Fullin

 

Nuova Venezia – Brentan, il pm chiede 4 anni e 2 mesi

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20

lug

2012

La difesa vuole l’assoluzione , il gip rinvia il processo al 25 luglio per sentire il consulente della pubblica accusa

Quattro e due mesi di reclusione. Questa la richiesta formulata dal pm Stefano Ancillotto nei confronti di Lino Brentan, l’ex amministratore delegato della società Autostrada Venezia Padova accusato di corruzione e tuttora agli arresti domiciliari. I suoi difensori, gli avvocati Giovanni Molin e Stefano Mirate, hanno invece chiesto l’assoluzione con formula piena del loro assistito.   Un’udienza, quella di ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Roberta Marchiori, durata oltre nove ore e conclusasi con un rinvio al prossimo 25 luglio quando in aula sarà ascoltata Chiara Cacciavillani – consulente del pubblico ministero – alla quale il gip ha chiesto alcuni chiarimenti sulla normativa dei contratti pubblici in vigore tra il 2004 e il 2006, periodo nel quale sono contestati alcuni episodi a Brentan. Subito dopo è prevista la sentenza. In caso di condanna Brentan usufruirà di uno sconto sulla pena di un terzo in quanto ha scelto il rito abbreviato evitando il dibattimento in aula.  Secondo l’accusa Lino Brentan obbligava i suoi dirigenti a firmare atti anche se loro erano contrari, come emerge dagli interrogatori di alcuni di loro e in particolare da quello di Giorgio Mattiello, il responsabile del personale della società di cui “Lino” era amministratore delegato. All’interno della società Padova-Venezia, Brentan aveva aveva insomma un vero e proprio potere assoluto che, stando alle accuse, avrebbe usato a piene mani per intascare mazzette. «Il cambio di imprese e professionisti operato da Brentan si è notato, ma poi ci si è adeguati – aveva spiegato Mattiello agli inquirenti – continuava però a stupire il fatto che le scelte non fossero fatte su criteri meritocratici, ma basate su conoscenze personali dell’amministratore delegato», ha raccontato Mattiello.  Nel giro di sei anni, stando alle accuse, l’ex amministratore delegato della società Autostrada Venezia-Padova avrebbe incassato 280 mila euro in mazzette e il suo arresto, il 31 gennaio scorso, aveva scosso il mondo della politica e dell’imprenditoria. I primi a raccontare al rappresentante dell’accusa dei pagamenti a Brentan erano stati il mestrino Dario Guerrieri e il compaesano dell’amministratore delegato di Autostrade Silvano Benetazzo. Il primo aveva riferito di aver consegnato 15 mila euro per la ristrutturazione del casello autostradale di Villabona e altri 20 mila per il Centro servizi 1 della Provincia a Mestre (episodio che però era stato stralciato); il secondo, che tra le sue confessioni e l’arresto di Brentan è morto, ha spiegato di avergli consegnato 60 mila euro in rate da diecimila euro. Ed era appena l’inizio.

Manuela Pivato

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Nuova Venezia – Mantovani. Palomar, otto fatture nel mirino

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19

lug

2012

Baita: «Sono tranquillo, le verifiche fiscali sono normali». I rapporti con la società di San Marino.

VENEZIA «Sono tranquillo. Le verifiche fiscali fanno parte della vita di una società. Può anche darsi che abbiamo sbagliato, ma stiamo parlando di otto operazioni su milioni di scritture contabili. Hanno il diritto di verificare, noi aspettiamo fiduciosi». Non perde il tradizionale buon umore Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani, tra i più importanti imprenditori del Nord Est. Ieri il giudice del Riesame Lucia Bartolini ha deciso di respingere il suo ricorso presentato per riavere la documentazione sequestrata dalla Finanza, nell’ambito di verifiche fiscali nel periodo che va dal 2005 al 2010. La società Palomar del gruppo Mantovani, con sede in viale Ancona a Mestre, è quella che ha ottenuto in affidamento l’Arsenale dallo Stato.

La Finanza sta passando al setaccio alcune fatture sospettando l’evasione fiscale. Alcune di queste riguardano la società Bmc Broker (Business Merchant consulting) con sede a San Marino. Società presieduta da William Colombelli, dove lavorano l’ex segretaria personale di Giancarlo Galan Claudia Minutillo e il suo ex addetto stampa Gianluca La Torre.

Balzata agli onori della cronaca per aver organizzato manifestazioni della Regione di Galan e del Porto, come l’inaugurazione dello scavo dei canali e i lavori a Fusina. Lavori effettuati da Mantovani, come del resto la gran parte dei lavori su strade, bonifiche e infrastrutture del Veneto. «Siamo una grande impresa, e dunque lavoriamo», dice Baita, «non vedo cosa ci sia di male. Le verifiche sono un atto dovuto. Il giudice entra in campo perché stiamo parlando di cifre elevate. Nei cinque anni in questione, dal 2005 al 2010, abbiamo avuto tre miliardi di euro di fatturato, versato allo Stato centinaia di milioni di imposte dirette». La Finanza è al lavoro adesso per verificare la corrispondenza di quelle fatture con le prestazioni eseguite.

Il pm Stefano Ancilotto potrà trattenere la documentazione sequestrata, visto che il giudice ha rigettato il ricorso presentato da Baita attraverso l’avvocato di Pietro Longo, uno dei più importanti penalisti italiani difensore anche di Berlusconi.

Intanto l’attività della Mantovani, impresa del Mose ma anche del tram, delle bonifiche, del Passante e dell’operazione Lido va avanti. L’altro giorno l’azienda si è aggiudicata anche la gara per l’Expo di Milano. Ancora ossigeno alla macchina esigente di un’impresa che per ora non conosce la crisi. E il rinvio a metà settembre della decisione sulla cauzione per l’ex Ospedale al Mare ha riaperto anche la trattativa su quel fronte. Mantovani, insieme a Condotte ed Est Capital, minacciava di ritirarsi dall’operazione Lido. Il giudice però ha bloccato in banca la cauzione di 31 milioni su richiesta del Comune. «Noi vogliamo restare, il mercato oggi va male, ma il mattone tornerà bene sicuro in tempi di recessione», dice Baita, «ma ognuno deve fare la sua parte. Siamo fiduciosi che il Comune mantenga i suoi impegni. Adesso il tempo per trovare un accordo c’è. Il Comune ha il vincolo del Patto si stabilità, noi non possiamo perdere i soldi delle banche. Vediamo».    Alberto Vitucci

 

L’impresa: Mose, tram, ospedali e strade

Indagine fiscale sulle fatture emesse da Palomar e Mantovani nei cinque anni che vanno dal 2005 al 2010. Una rete di attività con migliaia di dipendenti e miliardi di fatturato, quella delle società del gruppo Mantovani. Società padovana della famiglia Chiarotto presieduta da Piergiorgio Baita, manager della prima Republica diventato oggi uno dei più importanti imprenditori del settore edilizia. Mantovani è la prima azionista del Consorzio Venezia Nuova che sta costruendo il Mose. Ma anche l’impresa che ha realizzato il Passante di Mestre, il tram, le bonifiche di Marghera, lo scavo dei canali, l’Ospedale all’Angelo con la società Veneta Sanitaria, lavori al Porto, strade e autostrade. E la proposta di realizzare la sublagunare, il progetto della trasformazione dell’ex Ospedale al Mare in centro turistico privato. E infine ha vinto la gara per l’Expo di Milano del 2015, piazzandosi davanti a imprese del calibro di Astaldi e Impregilo. (a.v.)

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