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Gazzettino – “Orte-Mestre, Renzi ripensaci”

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22

ago

2014

FOSSO’ – Dura lettera del sindaco al premier: «È un danno irreversibile per il territorio»

«Signor Presidente del Consiglio ci ripensi. La realizzazione dell’autostrada Orte-Mestre sarebbe un danno irreversibile per il nostro territorio. Cancelli il progetto e punti sul trasporto merci ferroviario e fluvio marittimo». Il sindaco di Fossò, Federica Boscaro, ha scritto al Presidente del Consiglio Matteo Renzi una missiva critica sulle proposte del cosiddetto “Sblocca Italia”, in particolare per quello che riguarda l’autostrada Orte-Mestre.
«Rilevo che per strade e autostrade ci sono molti finanziamenti e invece pochi per le ferrovie e il traffico su acqua – scrive il primo cittadino – Una somma di 10 miliardi e 400 milioni di euro è destinata alla realizzazione dell’autostrada Orte-Mestre. È l’opera più impegnativa degli ultimi 50 anni dal punto di vista finanziario, ambientale e paesaggistico. Da Mestre a Orte con l’autostrada del Sole sono 457 chilometri, mentre la nuova autostrada sarebbe lunga 453. La differenza è di soli 4 chilometri. Ne vale la pena? I dati sui volumi di traffico di tale opera non sono confortanti e il rischio è che tale opera venga a gravare sulle casse dello Stato, quindi sui cittadini».
Altro che “project financing” su cui si basa l’opera. «Quello che è ancora più grave – continua Federica Boscaro – è il danno irreversibile che subirebbe il nostro territorio, fragile e a rischio idrogeologico. Il Governo e i Parlamentari Veneti si decidano a fare qualcosa di buono per questo territorio, che ha l’atmosfera più inquinata d’Europa. Dal 1956 al 2010 in Veneto abbiamo consumato ed irrimediabilmente perso l’11% di suolo, contro una media nazionale del 6,9% ed una europea del 2,3%. Se venisse completata l’idrovia Padova-Venezia ci sarebbe la possibilità di fare transitare chiatte in grado di trasportare 100 container ciascuna, sfruttando le vie del mare Adriatico. Signor Presidente del Consiglio, rompa davvero con la vecchia politica lontana dai bisogni dei cittadini e dalla tutela del territorio».

 

Il Comune vende i 120 mila metri quadrati di terreno per 5 milioni. Tra i candidati la Rotocart

Va all’asta a settembre l’area di proprietà del Comune tra via Sile e via Lovara. Un lotto di 120mila metri quadri che oggi è verde, ma che presto potrebbe trasformarsi in un grosso polo produttivo. Un anno fa è infatti stata approvata dall’Amministrazione la variante urbanistica che ha modificato la destinazione dell’area da «mista servizi e produttiva» ad «industriale».
Una variante contro la quale si erano battute fino all’ultimo le minoranze, insieme al Comitato No Ecomostro, nato per osteggiare l’insediamento di una cartiera che aveva dimostrato un interesse all’acquisizione. «L’ultima asta si era tenuta in condizioni diverse, quando l’approvazione della variante urbanistica era ancora in itinere – spiega il sindaco Luciano Dussin – ora, con la destinazione industriale certa, è invece molto probabile che la vendita si concretizzi».
Il prezzo base dell’asta è stabilito nel piano delle alienazioni dei terreni del Comune in 5 milioni 300mila euro. Tra i possibili acquirenti vi è la Rotocart, la stessa cartiera che già in passato si era fatta avanti per l’acquisto dell’area in cui avrebbe investito decine di milioni di euro. La proposta era stata però poi ritirata, viste le complicazioni politico-burocratiche nell’approvazione della variante urbanistica. Ma adesso lo scenario cambia.
«In passato avevamo messo in vendita il terreno per l’esigenza di ricavare liquidità per le casse del Comune, ora che abbiamo ottenuto un allentamento del patto di stabilità la decisione di vendere è spinta da altre motivazioni. Si tratta dell’unica area industriale appetibile per imprenditori che vogliano investire nel nostro territorio – chiarisce il primo cittadino – è un’area a vocazione industriale, nelle immediate vicinanze dello scalo merci ferroviario, che va utilizzato».
L’opposizione nell’ultimo Consiglio comunale ha però già dichiarato che si opporrà fino all’ultimo all’insediamento di un polo industriale nell’area. Tra le motivazioni, anche la tutela dell’ambiente. Ma l’Amministrazione va dritta per la sua strada: «L’impatto ambientale che un’azienda, come la Rotocart, potrebbe determinare, è sicuramente accettabile – precisa l’assessore all’ambiente Nazzareno Gerolimetto – i parametri di legge sono molto rigidi».

Maria Chiara Pellizzari

 

Nuova Venezia – Villette a Ca’ Roman. Appello a Zappalorto.

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15

ago

2014

LIDO. Il Coordinamento ambientalista del Lido (Cal) ha inviato ieri due lettere indirizzate al commissario Zappalorto e alla segretaria comunale Rita Carcò, chiedendo che non sia approvata la proposta di delibera per il piano di recupero di Ca’ Roman. Si tratta del progetto che prevede la costruzione da parte di privati di decine di villette in un’area adiacente all’oasi naturalistica della Lipu e dove si trovava l’ex colonia delle suore Canossiane. Il primo progetto legato a questo piano di recupero venne bloccato dal Tar. «Da quanto ci risulta al commissario Zappalorto non è stato sottoposto il progetto con la variante relativa alla zona degli orti», spiega Marco Zanetti, uno dei portavoce del Cal, «bensì il primo progetto, quello per il quale si arrivò al Tar. Nella variante, inserita in una proposta di deliberazione che aveva predisposto la giunta Orsoni sottoponendola al Tar nel maggio scorso, c’era l’impegno proprio a sviluppare le volumetrie lontano dalla zona degli ex orti, che non sarebbe quindi stata toccata. Ora il commissario si troverebbe invece un documento differente. Sarebbe infatti una scelta di merito, ben diversa dagli ultimi orientamenti manifestati dalla giunta Orsoni».

Al Tar il procedimento ci finì a seguito del ricorso promosso da Italia Nostra contro la precedente delibera di approvazione del piano, che non teneva conto della zona ritenuta di assoluto pregio naturalistico tra gli ex orti della colonia delle suore Canossiane, compresa tra gli edifici esistenti (da ristrutturare e riutilizzare) e il Forte Barbarigo. Il progetto prevede complessivamente 25 mila metri cubi di volumetrie su un’area di poco più di 29 mila metri quadrati. Nel corso degli anni il piano di recupero è stato contestato a più riprese dagli ambientalisti e dagli abitanti dell’isola, con raccolte di firme, proteste e incontri con il Comune. Adesso si è giunti a questo nuovo capitolo, per il quale gli attivisti del Cal chiedono che sia fatta chiarezza e che il commissario Zappalorto avvii tutte le verifiche del caso.

Simone Bianchi

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I manager delle dodici società controllate dalla Regione costano 530 mila euro l’anno: la scure dei tagli di Cottarelli

PADOVA. Taglia e ritaglia, sono sempre trenta le poltrone dei Cda delle dodici società controllate dalla Regione. Riusciranno a sopravvivere alla spending review di Cottarelli, che ha proposto di calare la scure su ogni bilancio in perdita? L’elenco completo compare sul sito web di palazzo Balbi, omaggio alla trasparenza dopo la pubblicazione dei vitalizi versati a oltre 200 ex consiglieri regionali. La decisione del presidente Ruffato ha scatenato l’ ira degli ex colleghi di palazzo Ferro Fini, mentre la pubblicazione dei compensi dei manager è un atto dovuto per legge, che la giunta regionale ha approvato l’8 agosto scorso. Tirate le somme, l’assessore al Bilancio Ciambetti ha dovuto staccare un maxi assegno di 553 mila euro per il 2014.

L’unico stipendio d’oro resta quello di Silvano Vernizzi, con 144 mila euro, amministratore delegato di Veneto Strade, la holding di palazzo Balbi nata nel 2001 grazie al federalismo del titolo V concesso dal ministro Bassanini. Scommessa vinta, con il Passante di Mestre realizzato in tre anni a tempo di record e con la Pedemontana che prosegue a ritmi più lenti per la carenza di fondi e le proteste dei comitati. Vernizzi siede in un Cda che controlla tutte le infrastrutture viarie del Veneto: la Regione partecipa con il 30% del pacchetto azionario, poi ci sono le sette province di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza che controllano il 50% mentre il restante 20% è suddiviso tra le quattro società autostradali: la A4 Serenissima Pd-Ve; Autostrade per l’Italia, Autovie Venete e A4 Holding Spa Bs-Pd da cui sono usciti i Comuni di Padova e Venezia e la provincia di Padova che ha ceduto le quote alla Mantovani , mentre la Zaccariotto ha tenuto stretta la sua partecipazione.

Veneto Strade non produce utili e costa come indennità 230 mila euro l’anno per le 4 poltrone del Cda, mentre la gallina dalle uova d’oro si chiama Cav, Concessioni autostradali venete, il cui presidente è Tiziano Bembo con un’indennità di 45 mila euro.

La Cav gestisce il Passante dal primo giorno di apertura: l’8 febbraio 2009. Invece, dal primo dicembre 2009 ha ricevuto anche le tratte autostradali, cioè la A4 tra Padova e Mestre, il raccordo Marco Polo verso Tessera e la tangenziale ovest di Mestre. E’ Bembo con Fabio Cadel che fissa le tariffe dei pedaggi, con la rivolta dei «pendolari» scoppiata a gennaio dopo la stangata sul tratto Padova-Mestre per rispettare i piani di rientro del debito fissati con il project financing. Cadel riceve altri 30 mila euro come vicepresidente di Finest, società che svolge attività finanziarie per la cooperazione economica con i Paesi dell’Est europeo.

L’altro grande «salotto» che incrocia l’economia e la finanza è Veneto Sviluppo, ai cui vertici c’è Giorgio Grosso, retribuito con 33 mila euro l’anno,il cui ruolo è fondamentale nel dare sostegno alle aziende in crisi con i fidi di garanzia.

Poltrona strategica pure quella occupata da Gian Michele Gambato, che gestisce i treni della regione Veneto che entreranno in servizio con il Smfr e si affiancheranno alla linea Venezia-Adria: il gettone a Gambato è di 27 mila euro l’anno e ha un compito delicatissimo, far concorrenza a Trenitalia e a Italo di Montezemolo e soprattutto acquistare i treni per i pendolari.

Nella lista spuntano le società che il consiglio regionale ha tentato di sopprimere, proprio per ridurre il caro-stipendi: si tratta della Veneziana Edilizia Canalgrande, della Rocca di Monselice (senza gettone di carica, ma la cui collina sta franando) e della Immobiliare San Marco. Poi c’è Veneto Acque che progetta i modelli strutturali degli acquedotti ai cui vertici siede Francesco Betto, mentre le tariffe per gli utenti sono decise dai sindaci nelle Aato e poi applicate dalle multiutility nei cui Cda siedono speso ex politici in attesa del vitalizio.

Ultime della lista: Veneto Innovazione, che coordina le risorse scientifiche per stimolare la crescita tecnologica delle imprese, ai vertici c’è Gabriele Marini, commercialista veronese. Infine Veneto Nanotech con Fausto Merchiori e Gabriele Venvato senza indennità e Veneto Promozione, presieduta da Franco Masello, il fondatore della Città della Sperenza che ha creato con il professor Zanesco la clinica pediatrica oncoematologica di Padova. L’ultima grande scommessa vinta, grazie alla solidarietà e all’ imprenditoria di un Veneto che sapeva fare squadra.

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Gazzettino – Nuova Valsugana bloccata in galleria

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15

ago

2014

INFRASTRUTTURE La conferma arriva dal commissario straordinario Vernizzi: «Progetto fermo al Ministero»

«Sono state richieste delle integrazioni al promotore dell’opera e i problemi legati al caso Mose hanno frenato l’iter»

La conferma arriva dal commissario straordinario Vernizzi: «Progetto fermo al Ministero per la statale 47. Sono state richieste delle integrazioni al promotore dell’opera e il caso Mose ha frenato l’iter»

SPV, AVANTI TUTTA «Pedemontana, si sta lavorando alacremente per recuperare tempo»

CANTIERI APERTI anche a Ferragosto nel tratto bassanese della Pedemontana veneta per recuperare il tempo perso a causa delle piogge.

Fiumi d’inchiostro, decenni d’incertezza, migliaia di pagine e incartamenti, proposte e controproposte. Ma la Valsugana in galleria, ad oggi, è ferma. A confermarlo è il commissario straordinario della Valsugana, che fra l’altro lo è anche della Superstrada Pedemontana Veneta, Silvano Vernizzi.
«La variante in galleria della Valsugana attualmente è ferma al Ministero dell’Ambiente. Sono state richieste delle integrazioni al promotore dell’opera – conferma Vernizzi – a questo aggiungiamo i problemi legati alla giustizia (caso Mose, ndr) di questi ultimi mesi, aspetti che hanno comportato un inevitabile rallentamento di tutto l’iter».
Tempistiche o possibilità che la vicenda si sblocchi a breve?
«Al momento non sono in grado di fare valutazioni in merito», ribadisce il commissario straordinario. Stupore, rassegnazione; se non lui, chi altri può ipotizzare tempistiche e sviluppi futuri su quella che dalla metà degli anni Sessanta è l’opera più lunga a parole, scritti e articoli dell’intero territorio, ma ancora inesistente a fatti?
Gentilini, Berti e Mazzalai sono solo alcuni dei progettisti che negli anni hanno provato a mettere su carta idee e dettagli da sottoporre alle varie comunità; progetti che in un modo o nell’altro non sono mai riusciti a decollare, contrastati dalle continue divisioni tra comuni, dall’una o dall’altra amministrazione, da questo o da quel comitato o alle prese con difficoltà legate ai costi elevati o ai paletti legali.
Oggi invece a mettere i bastoni tra le ruote al progetto della nuova Valsugana sono gli arresti eccellenti che a partire dal Mose hanno messo in crisi il sistema del «project financing» coinvolgendo poi molti degli attori di spicco del mondo infrastrutturale veneto, tra i quali l’ex Governatore Giancarlo Galan e soprattutto l’ex assessore Renato Chisso.
Mancando il vertice del settore, tutto va a rilento specie nei casi in cui, come per la Valsugana, di concreto non c’è ancora nulla e tutta la strada rimane solo nella fase progettuale. E pensare che a metà febbraio la Commissione Nazionale Via aveva accordato l’ok al project financing, il tutto però non senza problemi tanto che furono ben 29 le prescrizioni con necessari ulteriori controlli; verifiche sono state richieste innanzitutto in merito alla qualità dell’aria e alla tipologia di inquinamento con la necessità di monitorare costantemente e per un lungo periodo le emissioni generate dal traffico lungo l’ipotetica galleria; ulteriori approfondimenti sono stati richiesti anche per quanto riguarda le problematiche del carsismo con la necessità di un’ulteriore mappatura di tutte le cavità carsiche conosciute da documentare con maggiori dettagli anche nei tratti di pianura; verifiche inoltre dovranno essere portate a termine anche dal punto di vista delle emissioni acustiche e della tutela della flora e della fauna lungo i territori interessati dall’ipotetico tracciato.
Discorso a parte invece quello legato alla Superstrada Pedemontana Veneta con i cantieri già aperti da mesi e gli operai al lavoro anche in queste giornate a ridosso del Ferragosto: «Non era previsto che gli operai lavorassero anche in questi giorni – spiega ancora il commissario Vernizzi – ma visti i numerosi giorni persi a causa del maltempo stiamo cercando di recuperare il leggero ritardo che abbiamo accumulato sull’iniziale tabella di marcia. Nessuno stop quindi, si lavora e si va avanti».

DOLO «A seguito della bocciatura della Corte dei Conti della delibera del Cipe, con cui è stato approvato il progetto preliminare della Orte-Mestre, chiediamo al Governo il ritiro immediato del nuovo collegamento autostradale dall’elenco delle grandi opere ricomprese nello Sblocca Italia». A chiederlo è Arianna Spessotto, deputata del Movimento 5 Stelle, in un’interrogazione scritta ai ministri Lupi e Padoan. «Senza il visto di legittimità, negato dalla Corte dei Conti, la delibera del Cipe non ha nessun valore””, prosegue l’onorevole, “”ed è impossibile procedere con l’emanazione del bando di gara. Mi chiedo dunque come possa il Governo, nonostante il preavviso della Corte, inserire tra le opere prioritarie dello “Sblocca Italia” un’opera di fatto già bloccata». Nel frattempo il circolo di Legambiente Riviera del Brenta, da sempre contrario alla Romea commerciale, ha inviato una e-mail al premier Matteo Renzi all’interno della consultazione pubblica sulle linee guida dello “Sblocca Italia”. Nel testo vengono sollevati dubbi sulla utilità, sull’economicità e sull’impatto paesaggistico e ambientale della Romea commerciale. «Molti dei nostri iscritti e dei cittadini che hanno votato Pd alle Europee sono contrari a questo modo di procedere e di spendere», riporta la lettera, «vorrebbero che l’attenzione fosse spostata sul territorio (dissesto idrogeologico), sulle scuole, sull’istruzione, sulla ricerca».

(g.pir.)

 

DOLO – Gei (Il Ponte del Dolo) scrive al difensore regionale: «E’ solo una comoda scorciatoia»

Giorgio Gei, capogruppo de “Il Ponte del Dolo” ha inviato una lettera al Difensore Civico regionale chiedendo che non venga presa in considerazione la richiesta di nomina del Commissario ad acta per risolvere la grana del Pati, il Piano di assetto del territorio intercomunale che l’Amministrazione non è riuscita ad approvare. Il consigliere, riferendosi alla richiesta del primo luglio scorso del sindaco di Dolo, dice che le difficoltà di adozione del Pati Dolo-Fiesso d’Artico da parte del Consiglio comunale di Dolo hanno motivazioni meramente politiche: «L’attuale maggioranza si trova, infatti, ad aver perso nel corso del tempo tre consiglieri, passati in minoranza: questi numeri avrebbero consigliato una maggiore condivisione nel processo di elaborazione del Pati – commenta ancora Gai -, ma questo è stato invece inviato in Provincia per l’adozione senza essere mai stato preventivamente discusso. Le commissioni consiliari sul tema si sono tenute solo successivamente, quando non era più possibile alcuna modifica». E come se non bastasse, dei tre Consigli convocati per l’approvazione del Pati, «due sono stati rinviati subito per errori procedurali, mentre nell’unico Consiglio comunale in cui si è aperta la discussione, la maggioranza ha dovuto prendere atto di non essere in grado di garantire il numero legale in prima convocazione, ritenendo, però, di non espletare il tentativo di adottare il Pati con la maggioranza ridotta in una seconda convocazione». Giorgio Gei conclude, quindi, accusando la maggioranza di rifugiarsi dietro la «comoda scorciatoia del commissario ad acta per aggirare e risolvere un problema che è solo politico, almeno fin quando non saranno espletati tutti i percorsi a disposizione del consiglio comunale, al cui interno si può e si deve trovare la soluzione a tale situazione di stallo».

Lino Perini

 

“A seguito della bocciatura della Corte dei Conti della delibera del Cipe, con cui è stato approvato il progetto preliminare della Orte-Mestre, chiediamo al Governo il ritiro immediato del nuovo collegamento autostradale dall’elenco delle grandi opere ricomprese nello Sblocca Italia”.
E’ quanto afferma in una nota la deputata del M5S Arianna Spessotto, depositaria di un’interrogazione scritta ai Ministri Lupi e Padoan.
“Senza il visto di legittimità, negato dalla Corte dei Conti, la delibera del Cipe non ha nessun valore ed è impossibile procedere con l’emanazione del bando di gara. Mi chiedo dunque come possa il Governo, nonostante il preavviso della Corte, inserire tra le opere prioritarie dello “Sblocca Italia” un’opera di fatto già bloccata! L’insostenibilità economica della Orte-Mestre, da tempo denunciata dai comitati e dalle amministrazioni locali, viene inoltre ribadita dalla stessa Corte dei Conti che sottolinea espressamente l’impossibilità dell’utilizzo delle misure di defiscalizzazione previste nel Piano Finanziario dell’opera. “Il Governo non può ignorare le forti perplessità espresse dalla Corte sull’adozione del project financing per la costruzione della nuova autostrada”.

 

Gazzettino – “Nuova Romea, conti da rifare”

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8

ago

2014

GRANDI OPERE – Nel mirino di “Opzione Zero” i costi della superstrada a pedaggio

Due giorni di mobilitazione a settembre contro l’autostrada

COSTI – Nel mirino dei comitati i costi della Nuova Romea

Opzione Zero, il comitato rivierasco che da più di dieci anni si batte contro la “Romea Commerciale” esprime grande soddisfazione per l’ennesima battuta d’arresto subita dal progetto Orte-Mestre, ma non canta vittoria e preannuncia due giornate di mobilitazione. «Il rilievo della Corte dei Conti riguarda in particolare l’impossibilità di utilizzare gli 1,8 miliardi di euro di defiscalizzazioni previste nel Piano finanziario della Orte-Mestre. Inoltre nel medesimo Piano finanziario si fa riferimento all’utilizzo indebito di un surplus aggiuntivo di remunerazione del capitale investito da parte dei privati. Tanto basta per bloccare la Delibera Cipe», osservano i promotori del comitato che aggiungono: «Ma sono preoccupanti due aspetti: prima di tutto la disinvoltura con la quale il Cipe ha varato la delibera senza che ci fossero i presupposti necessari, in secondo luogo il fatto che la stessa Corte dei Conti, dopo aver denunciato pubblicamente i rischi legati al project financing, si sia limitata a una pura analisi formale e procedurale della documentazione senza mettere in evidenza il vero problema e cioè l’insostenibilità dell’intero Piano finanziario. Infatti i flussi di traffico previsti dagli stessi proponenti sono talmente bassi che le tariffe proposte andrebbero a superare di gran lunga quelle del Passante, già oggi le più care in Europa. Ed è chiaro che più care sono le tariffe e più cittadini e trasportatori si riverseranno sulle strade normali rendendo impossibile il rientro del capitale investito. A quel punto sarà lo Stato ad dover intervenire con ulteriori risorse».
Per questo Opzione Zero promuove una mobilitazione per chiedere lo stralcio del progetto. L’appuntamento è per il 20 e 21 settembre prossimi per due giornate di mobilitazione in contemporanea su tutti i territori attraversati dalla nuova autostrada.

Lino Perini

 

Gazzettino – “Valsugana, si torni al progetto Anas”

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8

ago

2014

BASSANESE – Dopo il via libera alla Valdastico Nord si chiede di tornare al progetto Anas-Provincia

Nuova Valsugana, inversione di marcia

Gli enti locali sono d’accordo: «Costa di meno e ha un minor impatto rispetto al project financing»

REVISIONE – Dopo che il Governo ha sbloccato la Valdastico Nord il consigliere regionale del Pd, Stefano Fracasso, chiede di rivedere la situazione della Nuova Valsugana. «Le due infrastrutture devono costituire alternative diverse – marca Fracasso – per la ss. 47 di deve tornare alla variante proposta a suo tempo dall’Anas che costa meno, ha poco impatto e risolve la congestione. E lasciamo stare il project financing».

CONDIVISIONE – La tesi dell’esponente Pd ricalca quella dei Comuni della Valbrenta e dei Comitati di difesa. «Completiamo la strada – ribadisce l’Unione montana – sulla scorta del progetto redatto dalla Provincia di Vicenza e condiviso dall’Anas e dagli enti locali interessati».

VALBRENTA – Dopo il via libera alla Valdastico Nord il consigliere regionale Pd Stefano Fracasso chiede di riconsiderare la 47

«Valsugana, si torni al progetto Anas»

«Costa di meno e ha un basso impatto sull’ambiente; lasciamo perdere la follia del Project financing»

Mentre da Palazzo Chigi tutto tace e l’intraprendenza del presidente del consiglio Matteo Renzi, dimostrata su altri fronti, latita sul problema della Nuova Valsugana, nonostante i solleciti dell’Unione Montana Valbrenta, a perorare una soluzione scende in campo il consigliere regionale del Partito democratico, Stefano Fracasso.
«Ora che il Governo ha inserito la Valdastico Nord nello ’Sblocca Italia’ – sostiene Fracasso – il presidente Zaia deve uscire dall’ambiguità sulla Valsugana. Le due infrastrutture, così come sono progettate, sono alternative perché entrambe puntano sui flussi di attraversamento e non sul traffico locale. In più, la Valsugana si fonda su un project financing insostenibile. Per l’arteria si torni quindi alla variante proposta a suo tempo dall’Anas che costa meno, impatta poco sull’ambiente e risolve i problemi di congestione della Valle».
«Piuttospo – aggiunge l’esponente del Pd – sarebbe da potenziare il collegamento ferroviario. Trento ha scelto di gestire direttamente la linea della Valle; con alcuni interventi anche il Veneto può rendere più appetibile la mobilità su rotaia, creando una migliore accessibilità sulla direttrice Trento-Bassano-Venezia».
Tesi da sempre sostenuta ed invocata anche dalla sezione bassanese di Italia Nostra e dal Coordinamento comitati “Per vivere in Valbrenta”, favorevole al progetto della Variante ss. 47 della Valsugana già esistente e contro il Project financing paventandone possibili, non chiari, retroscena.
Quanto prospettato da Fracasso è condiviso pure da Palazzo Guarnieri, che lo considera un punto di partenza per arrivare alla soluzione di un problema che si trascina da decenni. «L’ammodernamento della ss. 47 è assolutamente indispensabile per lo sviluppo dell’economia locale e per la vivibilità della Valle – ricorda il presidente dell’Unione montana Luca Ferazzoli – Lo Stato, come da accordi pregressi, si faccia carico del completamento-ammodernamento della strada, da realizzarsi senza imposizione di pedaggi a carico degli utenti, sulla scorta del progetto preliminare redatto dalla Provincia di Vicenza e condiviso dall’Anas e da tutti gli enti locali interessati».
Considerate le attuali difficoltà economiche, «siamo comunque disponibili a ragionare su altre soluzioni per superare le criticità da tempo evidenziate che penalizzano il nostro territorio – conclude Ferazzoli – nel rispetto della salvaguardia delle condizioni di vita della popolazione e dell’ambiente della Valbrenta».

 

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