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COMUNICATO STAMPA RETE VENETA DEI COMITATI 3 LUGLIO 2014

MORATORIA IMMEDIATA SULLE “GRANDI OPERE” INUTILI E DANNOSE

“Grandi Opere” uguale malaffare: ora ci sono le prove inconfutabili di quanto denunciato in tutti questi anni dai comitati e dalle associazioni ambientaliste.

Va abbattuto il sistema perverso delle “Grandi Opere”, vera causa sistemica della corruzione nella quale sono coinvolti partiti di entrambi gli schieramenti, dal P.d.L. al P.D., dalla Lega all’UDC, a dimostrazione delle completa trasversalità del “Il Partito degli Affari”.

Per i comitati, le associazioni e i movimenti che da anni si battono in tutto il territorio del Veneto contro le decine di “Grandi Opere” inutili e dannose non c’è nessuna sorpresa rispetto a tutto il marciume che emerge dall’inchiesta veneziana, ma solo la conferma di quanto da anni denunciano con dossier, esposti, ricorsi e mobilitazioni. Il livello così pervasivo della corruzione, che ha coinvolto pezzi importanti della Giustizia (compresi T.A.R., Consiglio di Stato e Corte dei Conti), delle Forze dell’Ordine, degli apparati amministrativi pubblici, delle Università, degli organi di informazione, e prima di tutti, delle istituzioni politiche di governo della Regione e del Paese, spiega molto bene perché le istanze dei comitati non siano mai state prese in considerazione.

La Rete Veneta dei Comitati rifiuta la retorica delle “mele marce”: qui è l’intero albero, ad iniziare dal fusto e dalle radici, ad essere incancrenito! In molti, a cominciare dal Presidente Renzi, vorrebbero far credere che il problema sta solo nel malcostume di qualche individuo, e che invece le regole vanno bene così come sono e, soprattutto, che le opere devono andare avanti! Per i cittadini questo significherebbe una cosa sola: un enorme danno ambientale ed economico, oltre alla beffa di essere stati derubati da chi doveva rappresentarli e tutelarli.

Perché quello che emerge in Veneto, come in Lombardia, come in tante altre parti d’Italia, è che proprio le “Grandi Opere” pubbliche, gestite attraverso la Legge Obiettivo, i Commissari straordinari, il project financing, l’affidamento in concessione, sono state il mezzo, il terreno di coltura per costruire e alimentare vere e proprie cricche malavitose di stampo politico-affaristico; sodalizi che non si sono fatti il minimo scrupolo nel devastare interi territori pur di intascare miliardi di euro di denaro pubblico a proprio esclusivo vantaggio. La riprova di ciò sta nel fatto che nessuna delle “Grandi Opere” previste in Veneto risponde ai requisiti di sostenibilità ambientale ed economica, né di necessità rispetto agli effettivi bisogni delle popolazioni; tutte sono pensate in funzione di un unico scopo: massimizzare il profitto che se ne può ricavare.

E proprio su questo punto, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e a chi come il Presidente Luca Zaia ora finge di essere estraneo a tutto, va ricordato che oltre alle responsabilità penali esistono anche quelle politiche.

Ciò che conta veramente è quindi mettere la parola fine al sistema delle “Grandi Opere”, e a tutto quel complesso di norme ordinarie e straordinarie pensate ad arte per promuoverle e gestirle senza trasparenza e fuori dal controllo democratico delle comunità locali.

Per questo la Rete Veneta dei Comitati per la difesa dei territori e dei Beni Comuni lancia una Campagna pubblica per ottenere una moratoria immediata sui grandi progetti in corso di realizzazione e in progetto in Veneto. La campagna prevede l’avvio di una petizione popolare, azioni di mobilitazione, di informazione e di sensibilizzazione sui territori. Il tutto si concluderà con una grande manifestazione unitaria nel prossimo autunno.

Questa la piattaforma della Campagna:

Moratoria immediata su tutte le “Grandi Opere” in corso di realizzazione o in progetto in Veneto per potere svolgere una approfondita verifica della loro utilità, affidabilità tecnica e sostenibilità economica. Stop al MOSE, alle nuove autostrade, alle linee TAV, al carbone nella centrale di Porto Tolle, allo scavo nuovi canali per portare le grandi navi in laguna, agli inceneritori, ai prelievi indiscriminati d’acqua dai fiumi, agli Ospedali unici in finanza di progetto.

Scioglimento del Consorzio Venezia Nuova e sequestro cautelativo dei cantieri, dei macchinari e dei beni delle imprese che hanno messo in atto azioni criminali ai danni della pubblica amministrazione, compreso il finanziamento illecito ai partiti;

Revoca e annullamento di ogni autorizzazione, concessione, contratto, affidamento di lavori che possa essere il frutto di corruzioni, favoreggiamenti o altro tipo di pressioni e attività illecite da parte di imprese, loro consorzi o altri mandatari;

Annullamento di tutte le leggi, i provvedimenti, i regolamenti che – a partire dalla “Legge Obiettivo” Lunardi-Berlusconi sulle “Grandi Opere” del 2001 – hanno “semplificato” le procedure in materia di “Grandi Opere” derogando alla normativa sugli appalti e attribuito poteri immensi ai “commissari straordinari”. In particolare, chiediamo il divieto di affidamento di lavori senza gara d’appalto e in mancanza dei progetti definitivi, così come di ricorso al sub-appalto.

Azzeramento del sistema della Finanza di Progetto (“Project Financing”) attraverso cui le banche e le grandi imprese riescono a scaricare sui cittadini e sul debito pubblico (tariffe, pedaggi, affitti, contratti di esercizio, ecc.) i costi delle opere.

Avvio delle procedure per il recupero del denaro pubblico che le imprese hanno “devoluto” ad altri scopi rigonfiando i costi realizzazione.

Immediata approvazione di una legge che vieti alle imprese che intrattengono rapporti economici con enti pubblici di devolvere denaro a qualsiasi titolo (finanziamenti, sponsorizzazioni, ecc.) a partiti, fondazioni, esponenti politici. “Liberiamo” così le imprese dal pizzo della politica.

Ricostruzione degli organismi di valutazione e controllo ambientale per renderli indipendenti dai poteri politici ed economici: eliminazione dei conflitti d’interesse, di competenze e la concentrazione dei poteri in una sola figura.

Garantire pubblicità, trasparenza e partecipazione piena dei cittadini sull’operato della pubblica amministrazione e su tutte le decisioni che riguardano le opere ed i beni pubblici.

Per firmare la petizione saranno allestiti vari presidi nei territori, ma le adesioni saranno raccolta anche on-line attraverso la piattaforma Firmiamo.it all’indirizzo http://firmiamo.it/no–grandi-opere–in-veneto–per-la-difesa-dei-territori . Obiettivo 50.000 firme.

Rete Veneta dei Comitati/Associazioni contro le Grandi Opere

per la Difesa dei Territori e dei Beni Comuni

————–

L’articolo di Eco-Magazine con alcune interviste

 

Firma e fai firmare queste due petizioni

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 1 Comment

3

lug

2014

no_grandi_opere_ospedale

 

Cliccare sui link sotto per leggere e firmare le petizioni

 

– Moratoria immediata sulle grandi opere inutili e dannose per la difesa dei territori e dei beni Comuni.

 

– Petizione per difendere l’ospedale di Dolo e l’ULSS 13

 

Gazzettino – Sulla Pedemontana scoppia la grana ghiaia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

lug

2014

Mentre è arrivata la variante per Selva e Venegazzù, i proprietari chiedono i soldi della ghiaia. Erano state 291 le lettere d’invito mandate, sono stati forse ancor di più i presenti, ieri pomeriggio, all’incontro con gli espropriandi proprietari di terreni a Volpago, il Comune che, in tutto il tracciato della Pedemontana, ne conta il maggior numero: circa 300. E se la maggior parte era lì soprattutto per ascoltare, sono bastati gli interventi, o i tentativi di intervento, di alcuni oppositori a surriscaldare il clima. Anche se, sul fronte progettuale, una buona notizia c’è: è stata finalmente depositata in Comune la variante al tracciato che prevede, per Selva, l’eliminazione del cavalcavia, infrastruttura che in tutto il territorio, rappresentava l’aspetto più impattante. A Venegazzù viene invece prolungata la trincea di 200 metri. Al di là di questo, però, non sono mancati i motivi di lamentela da parte di chi ha parlato: qualcuno, ad esempio, ha evidenziato poca chiarezza nel rendere visibile la porzione di terreno espropriata a ciascuno (soprattutto se residente fuori Comune), anche se il sindaco Toffoletto ha fatto riferimento ad una vera marea di fotocopie predisposta dal Comune. Ma c’è anche chi ha evidenziato gli inevitabili intoppi legati agli espropri stessi. Ad esempio, un privato ha spiegato di condividere il terreno con altri 18 proprietari, tutti morti. È scoppiato anche il caso della ghiaia: infatti, mentre la Regione ha inserito gli introiti nel proprio piano, ci sarebbe una sentenza della Corte di cassazione secondo cui la ghiaia appartiene ai proprietari espropriati. E ciò ovviamente cambierebbe molte cose. Osvaldo Piccolotto, del Comitato trevigiano anti Pedemontana, ha potuto parlare in quanto tecnico che rappresenta uno dei ricorrenti puntando l’indice sulla discrepanza fra quantità di immissioni in possesso effettuate finora sul territorio (70 chilometri su 95) e importi pagati, 23 milioni su 324. «O avete dato il 10% a tutti o avete pagato il 10% degli interessati». L’ingegner Dolgetta, preposto agli espropri, ha replicato dal canto suo che «sono stati fatti accordi bonari per 26 milioni di euro e che si è pagato per 23». A Volpago le richieste di immissioni in possesso arriveranno tra fine agosto e inizio settembre, ma non va fatta confusione fra immissione in possesso (diritto di superficie) ed esproprio. Chiusura incandescente con duello fra Toffoletto e il referente dei comitati trevigiani Elvio Gatto sulla posizione dell’ingegner Fasiol.

Laura Bon

 

DOLO – Il Comune di Dolo invierà nei prossimi giorni al difensore civico regionale la richiesta di nomina di un commissario “ad acta” per l’approvazione del Pati (Piano assetto territoriale intercomunale) Dolo- Fiesso. È in fase di completamento la documentazione da inviare che sarà corredata anche dal verbale dell’ultimo consiglio comunale. La decisione di chiedere la nomina di un commissario “ad acta” era stata presa dal sindaco Maddalena Gottardo dopo che per tre volte la votazione in consiglio era stata sospesa. Nel frattempo è scoppiata la “guerra” dei volantini e dei manifesti tra i gruppi consiliari dolesi. Il gruppo “Dolo Cuore della Riviera” aveva affisso, prima dell’ultimo consiglio comunale, un volantino intitolato “Salviamo dal cemento Arino e Sambruson” nel quale puntavano il dito contro l’amministrazione comunale e il progetto del nuovo Pati. I consiglieri del gruppo di maggioranza hanno risposto nella loro bacheca con il volantino “Facce di bronzo e sacchi di cemento” con cui accusavano le “vecchie” amministrazioni comunali dolesi, di cui facevano parte anche attuali consiglieri della lista “Dolo Cuore della Riviera”, di aver a loro volta cementificato con il vecchio piano regolatore. Se mancava la conferma adesso è arrivata. A Dolo con un annodi anticipo è cominciata la campagna elettorale in vista delle elezioni comunali del 2015.

Giacomo Piran

 

Nuova Venezia – Crolla il mercato immobiliare a Mestre

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30

giu

2014

I dati del secondo semestre 2013: Chirignago isola felice, il fascino del Lido. Gli operatori: «Puntiamo sulle ristrutturazioni»

Mettiamo i cantieri, le difficoltà di accesso, la penuria di parcheggi, i tanti negozi chiusi. Poi aggiungiamo le incertezze sul futuro della zona, i progetti fermi. E infine sommiamo l’ultima questione, i prezzi, più alti rispetto al resto della terraferma. Et voilà, i giochi sono fatti: crollo del mercato immobiliare di Mestre che anche nel secondo semestre del 2013, come raccontano i dati dell’Agenzia del Territorio, ha registrato l’ennesima diminuzione delle compravendite, 2,6% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In generale, a Mestre nel 2013 si sono vendute 80 case in meno del 2012 (-12,5%) e 890 case in meno in confronto al 2008, anno in cui è cominciata la crisi. Pure Marghera perde quote di mercato, anche se in termini assoluti le compravendite sono nettamente inferiori rispetto a Mestre. Nell’ambito della Terraferma il mercato più florido è invece quello di Chirignago: le compravendite sono cresciute di un terzo. A Venezia città le aree centrali perdono pezzi, mentre va bene il mercato del Lido. Il crollo di Mestre. Le difficoltà che sta vivendo la municipalità di Mestre Centro trovano conferma nelle performance, non certo esaltanti, del mercato immobiliare. Nel secondo semestre del 2013 si sono effettuate 350 compravendite contro le 376 del secondo semestre 2012. Da un anno all’altro si sono vendute 80 case in meno, un numero rilevante considerando soprattutto che ci troviamo in un comparto in continua discesa dal 2008 in poi. Tanto per intenderci, sempre a Mestre nel primo anno della crisi si sono registrate 2.185 compravendite, il 40% in più del 2013. Boom di Chirignago. Nel resto della Terraferma, eccetto Marghera, le cose vanno meglio. In particolare a Chirignago area che non ha subito grandi contraccolpi neppure rispetto al 2008. Qui le transazioni hanno avuto una impennata del 33% dal 2012 al 2013, con 58 compravendite in più. E rispetto a cinque anni prima la diminuzione si attesta a un -10%, niente di particolare in un mercato che, per quanto riguarda l’intera provincia, s’è in pratica dimezzato. Il “mattone”tiene e, anzi, cresce, seppur impercettibilmente, a Favaro, Zelarino e Malcontenta, mentre a Marghera nel 2013 si sono venduti 25 appartamenti in meno. Il fascino del Lido. Anche a Venezia città il mercato immobiliare dell’area centrale soffre. A Cannareggio e San Marco le compravendite sono ferme o, meglio, registrano delle perdite. Dorsoduro resiste mentre aumenta il fascino delle isole, in particolare del Lido. Qui il comparto sembra florido, vedendo i dati dell’Agenzia del Territorio: 110 appartamenti venduti nell’arco del 2012, 136 quelli del 2013. Sorprendente anche la vitalità di Pellestrina, dove si è passati da 14 a 26 compravendite. Interventi. I dati dell’Agenzia del Territorio confermano la crisi di un mercato del mattone che fino a qualche anno fa era settore trainante anche nel Veneziano. «Per farlo ripartire », spiega Alessandro Simonetto, presidente provinciale della Fimaa-Confcommercio, «bisogna ridare fiato alle famiglie, evitando di martoriarle con un’eccessiva imposizione. La politica di questi tempi non sta certo aiutando il comparto: per dare fiducia al mercato serve una contrazione della tassazione sulle case, perché attualmente c’è un’imposizione che strangola tutti gli attori in campo ». In tale contesto, anche gli investimenti del settore devono insistere sull’esistente. «Inutile continuare a costruire se poi non si vende», conclude il rappresentante di categoria. «Bisogna puntare sugli interventi edilizi, sulle ristrutturazioni e sul recupero dell’esistente».

Gianluca Codognato

 

Calano i prezzi specie a Marghera

Monolocale in crisi

Le compravendite sono al palo, i prezzi della case scendono. In terraferma il costo di una casa a fine 2013 è in media di 1.892 euro a metro quadrato, il 2,2% in meno rispetto al 2012. Il calo più consistente si registra a Marghera centro, dove una alloggio richiede, sempre in media, 1.763 euro a metro quadrato, il28%inmeno dell’anno precedente. Diminuiscono i prezzi anche nella Mestre semicentrale (1.913 euro, – 27,7%). La quotazione media provinciale è di 2.055 € al metro quadro (-0,2% rispetto al primo semestre 2013) mentre la quotazione più alta si registra nel capoluogo (2.909 euro a metro quadro, -0,4% rispetto al primo semestre 2013). Prendendo in esame invece il territorio comunale, il costo medio è pari a 2.867 euro, e presenta valore massimo nell’ area centrale di Venezia città e alla Giudecca, con 4.749 euro. Al Lido la quotazione media è di 3.565 euro per metro quadro e assume valore massimo nella zona del Lido centro (3.730 euro) e delle Terre Perse (3.400 euro) e minimo agli Alberoni (2.750 euro). Per quanto riguarda la grandezza della casa, gli acquisti si orientano per lo più verso uno superficie media: in Terraferma il35%delle transazioni del secondo semestre 2013 sono di questo tipo. Le case medio piccole caratterizzano invece il28% degli scambi, quelle piccole il 24%. Sta perdendo quota il monolocale. Tra tutte le transazioni solo il10%ha come oggetto appartamenti di grandi dimensioni.

(g.cod.)

 

AEV TERRAGLIO – L’appello del Comitato Borgo Pezzana dopo il via libera alle torri (ribassate) del Lando

Lando abbasserà le quattro torri da 75 a 41,2 metri e le sposterà a una trentina di metri di distanza dalle case di via Borgo Pezzana, questo aveva annunciato a metà maggio l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi. Ora l’assessore e la Giunta non ci sono più ma il progetto del gruppo specializzato in ipermercati rimane intatto. Per ciò il Comitato dei residenti della zona, oltre a ringraziare l’ex assessore e i suoi tecnici per la sensibilità e la disponibilità dimostrate, si dice amareggiato per il fatto che un semplice cittadino trovi mille ostacoli nell’ampliare la propria casa (specie per il doveroso rispetto di altezze e distanze dai fabbricati vicini), mentre chi investe nelle aree di sviluppo non ne trova nessuno. L’area in questione è l’Aev Terraglio e, a parte il fatto che ormai è anche mezza residenziale, è diventata ciò che tutti vedono: un posto ingolfato di centri commerciali, una miriade di negozi e l’ospedale. «Nonostante il suo assessorato fosse all’Urbanistica, Ferrazzi è sembrato più una vittima che il carnefice dello scempio nel “selvaggio Ovest” del Comune di Venezia, che sta divenendo un ammasso di superflue cattedrali commerciali, nate su un territorio le cui infrastrutture viarie sono inadeguate a sostenere i già pesanti flussi di traffico» afferma il Comitato cittadini Borgo Pezzana. I ringraziamenti, insomma, sono sinceri anche se forse sarebbe stato meglio spostare le torri direttamente dentro al perimetro dell’Aev, «e dedicare quello spazio ad area al servizio di un quartiere tanto vituperato, garantendo maggior qualità di vita a chi in quella via ci vive da sempre». Per il resto, a quanto pare, si può fare ben poco: «Il Comune, pur capendo le esigenze dei cittadini e facendosi nostro portavoce, si è detto impossibilitato a imporre scelte urbanistiche diverse perché oltretutto, ci è parso di capire, la Provincia ha già autorizzato la Via del progetto (valutazione ambientale), anche se a dire il vero la stessa Provincia si è dichiarata incompetente in merito. Non vorremmo scoprire alla fine che la responsabilità di questo scempio è della nostra vicina che, a 85 anni, ha “incautamente” venduto l’orto (lo 0,3% della superficie dell’area) per poter disporre delle risorse necessarie a risanare la propria casa». Il Commissario del Comune potrà fare qualcosa?

(e.tre.)

 

La rigenerazione del patrimonio vetusto porterebbe investimenti per 2,5 miliardi e 28 mila nuovi posti di lavoro

VENEZIA – Vecchie, fatiscenti, mal conservate, comunque totalmente inefficienti a livello energetico. Nel territorio della città metropolitana che comprende Venezia, Padova e Treviso, circa una abitazione ogni dieci si trova in uno stato pessimo o mediocre. Stiamo parlando di 110mila case abitate (su poco più di un milione di alloggi presenti sul territorio “metropolitano”) che dovrebbero essere ristrutturate, rinnovate, sistemate, in una parola, rottamate. Invece, le politiche edilizie si spingono in tutt’altra direzione: nuovi edifici, nuove costruzioni, nuove colate di cemento. Il tutto in un’area già urbanizzata per un quinto della sua totalità. Sotto questo profilo, insomma, lavoro da fare ce n’è, e un buon punto di partenza può essere proprio la ricerca certosina e inedita svolta dalla Fondazione Gianni Pellicani di Venezia nell’ambito della sezione dedicata alle trasformazioni della città contemporanea. Lo studio analizza e incrocia dati inconfutabili, dipingendo un quadro che lascia pochi spazi alle interpretazioni e alle possibili conclusioni: «La città metropolitana – spiega Nicola Pellicani, segretario della Fondazione – ha bisogno di ristrutturare l’esistente e non di occupare ancora suolo».

Consumo di suolo. Come prima cosa l’indagine della Fondazione si concentra sul livello di urbanizzazione raggiunto dalla città metropolitana di Venezia- Padova-Treviso. Case, industrie, negozi e centri commerciali, reti stradali e ferroviarie, porti e aeroporti, cantieri, discariche, zone estrattive, occupano il 20% del territorio preso in esame. La cosa più preoccupante, però, è che il consumo di territorio non accenna ad arrestarsi, anzi, è in continua crescita. Tanto per intenderci, nel Veneziano il “cemento” è aumentato di circa il 12% dal 1996 al 2007, del 7,6% nel Trevigiano, del 5,7% nel Padovano. Nello stesso periodo il numero di nuove abitazioni è aumentato di oltre il 16%. Andando avanti così, si sarà davvero capaci di raggiungere entro il 2050 l’obiettivo del consumo di suolo zero fissato dall’Europa?

Case vetuste. Le nuove urbanizzazioni appaiono ancora più inopportune se si considera quanto ci sarebbe da lavorare sul patrimonio abitativo esistente. Nel territorio della Patreve le case abitate, costruite fra il 1946 e il 2001 e ridotte in mediocre o pessimo stato di conservazione, sono esattamente 109.557, il 10% del totale: oltre 42mila nel Veneziano, circa 37mila circa nel Padovano e 30.685 nel Trevigiano. Di fronte a questi dati, spiega Pellicani, «bisogna individuare gli strumenti normativi adeguati per avviare politiche concrete di rigenerazione urbana, riqualificando il patrimonio edilizio esistente, altrimenti si continuerà a consumare altro suolo, impoverendo ulteriormente i centri urbani».

Riqualificazione. A questo punto la Fondazione propone anche due possibili scenari di rinnovo del patrimonio abitativo esistente. Si parte da una prima ipotesi: cosa succederebbe se si investisse per la riqualificazione energetica delle circa 94mila abitazioni in pessimo stato costruite fra il 1946 e il 1991? Secondo lo studio, che ha preso in considerazioni molte variabili, si creerebbero un giro d’affari di 2miliardi e 500milioni di euro, 28mila posti di lavoro diretto e 14mila posti di indotto. Se si rinnovassero invece tutte le case in classe “G”, quella meno efficiente dal punto di vista energetico, costruite fra il 1946 e il 1981 (più di 390mila), allora l’investimento sfiorerebbe gli 11miliardi e mezzo di euro, creando oltre 170 mila posti di lavoro diretti e indiretti. Strategie. Oltre all’analisi quantitativa, la Fondazione ha svolto una serie di interviste con esperti e opinion leaders locali e nazionali per individuare gli obiettivi principali da perseguire per migliorare il quadro esistente. Le azioni proposte individuano gli strumenti finanziari per avviare una rigenerazione urbana complessiva così da aumentare la popolazione residente nei centri urbani realizzando nel contempo un migliore equilibrio fra spazio naturale e spazio costruito.

Gianluca Codognato

 

On line i dati e le analisi dell’osservatorio il 12 settembre un convegno con i sindaci

Cementificato il 20% del territorio: «Stop al consumo del suolo, è ora di riqualificare»

Mobilità, Consumo di suolo, Nuove professioni. Partendo da queste tre prospettive analizzate sia in termini quantitativi, con dati provenienti da diverse fonti e in gran parte inediti, sia qualitativi, con interviste a opinion leaders e a esperti del settore, la Fondazione Gianni Pellicani intende tracciare e individuare i punti di forze e le criticità della futura Città Metropolitana con l’obiettivo di creare un Osservatorio permanente. La ricerca non prende in esame il profilo istituzionale della Città metropolitana, ma parte dalle funzioni, ovvero dal punto di vista dei cittadini. I dati e le analisi condotte finora stanno a dimostrare che la città metropolitana esiste già nei fatti ed è quella Grande città che viviamo quotidianamente compresa tra le province di Venezia, Padova e Treviso. Dopo due anni di lavoro, un mese fa è stata presentata un’articolata analisi della Mobilità da cui emerge come il territorio in questione sia già fortemente integrato: ogni giorno si muovono in treno e in bus circa 90mila pendolari. La seconda fase, relativa al Consumo del suolo e la vetustà del patrimonio abitativo, è stata presentata ieri, mentre nelle prossime settimane saranno illustrati i risultati del capitolo sulle Professioni innovative della Patreve. Tutti i dati finora disponibili (Mobilità ,Consumo del Suolo, analisi del patrimonio abitativo e rigenerazione urbana) sono sul sito veneziacittametropolitana.eu curato da Mauro Richeldi. La nuova piattaforma ospita testi, mappe, grafici interattivi e viene costantemente aggiornata. Anche l’indagine sul Consumo del suolo è stata curata da Giuseppe Saccà, Carlo Pavan, Nicola Pavan, con la supervisione scientifica di Massimo Cacciari e Paolo Perulli, il coordinamento di Nicola Pellicani e le segreteria organizzativa di Natascia Di Stefano. L’intera ricerca sarà argomento di discussione sabato 12 settembre alle ore 11 nella tensostruttura che verrà allestita in piazzale Candiani durante il Festival della Politica organizzato dalla stessa Fondazione dall’11 al 14 settembre a Mestre. Fra gli ospiti del convegno gli oltre 200 sindaci delle province Venezia, Padova e Treviso, oltre ai rappresentanti di Regione e delle categorie economiche. (g.cod.)

 

È Padova il Comune più urbanizzato

Portobuffolè, Quarto d’Altino e Boara Pisani i territori dove s’è costruito di più tra il 1996 e il 2007

VENEZIA – Qual è il Comune più urbanizzato rispetto alla propria superficie nella città metropolitana? Con 9.330 ettari di “cemento” e il 61% del suolo occupato, il record spetta a Padova, come rivela ancora l’indagine della Fondazione Pellicani che ha stilato una serie di “classifiche” esemplificative della situazione nell’area in questione.

Al secondo posto si piazza un altro comune patavino, Noventa, che si ritrova con una occupazione di suolo pari al 58% della propria espansione.

Il capoluogo veneto, Venezia, vanta la maggiore superficie urbanizzata, con circa 15mila e 700 ettari, che corrisponde però a poco più della metà della propria superficie totale (esclusa naturalmente la Laguna), mentre Treviso conta su 5.552 ettari urbanizzati, ovvero il 48% del suo territorio.

Naturalmente le città capoluogo di provincia hanno conosciuto un boom edilizio soprattutto a cavallo degli anni 60-90, mentre sono soprattutto i comuni più piccoli quelli che negli ultimi tempi hanno registrato la maggiore crescita del tessuto urbanizzato. In questo caso, la graduatoria stilata dalla Fondazione per la città metropolitana vede al primo posto una piccola realtà del Trevigiano, Portobuffolè: qui il consumo di suolo è ridotto, 98 ettari urbanizzati. Però nel periodo che va dal 1996 al 2007 s’è costruito quasi la metà di quanto esiste attualmente.

Nei primi dieci posti di questa classifica, ci sono solo piccoli comuni, come Sarmede (Treviso), Quarto d’Altino (Venezia), Godega (Treviso), Gaiarine (Treviso). Lo stesso discorso vale se nell’ambito dell’urbanizzazione si comprendono esclusivamente le nuove abitazioni costruite fra il 2002 e il 2011. In questo caso domina Campodoro (Padova) con 482 case realizzate nel periodo preso in esame, ovvero il 39% di quelle oggi esistenti, al secondo posto si piazza Marcon, Venezia (2.769 nuovi alloggi, il 38% del totale) e al terzo Polverara, Padova (490, 37%).

In generale la superficie urbanizzata ha avuto un impennata fra il 1983 e il 1996: +25% nella provincia di Venezia, +11,5 in quella di Treviso e + 15% nel Padovano. Con l’analisi della Fondazione ci si può spingere ancora più a fondo per quanto riguarda la costruzione di nuove abitazioni. Un quinto delle case presenti sul territorio della città metropolitana è stato costruito fra il 1962 e il 1971, il 16% fra il 1972 e il 1981,un14%fra il 1946 e il 1961 e una percentuale identica fra il 2002 e il 2011. La ricerca mette in evidenza anche il rapporto esistente fra la abitazioni occupate da residenti e il resto del patrimonio abitativo. Nella provincia lagunare, dove il turismo è settore trainante, solo 6 alloggi su dieci sono abitati da “veneziani”, contro l’88% del territorio Trevisano e il 91% di quello Padovano. Alla fine nella città metropolitana trequarti del patrimonio abitativo è occupato da residenti (tutti i dati e i grafici nel sito www.veneziacittametropolitana. eu).

(g.cod.)

 

TOP TEN DEI COMUNI CHE HANNO COSTRUITO DI PIÙ NELLA CITTÀ METROPOLITANA

Superficie Totale (ha)  % Superficie Urbanizzata
Padova 9.330 61%
Noventa Padovana 714 58%
Venezia 15.685 51%
Treviso 5.552 48%
Spinea 1.504 46%
Selvazzano Dentro 1.965 43%
Abano Terme 2.153 42%
Fiesso d’Artico 631 41%
Gallera Veneta 902 40%
Martellago 2.010 38%

 

LE ABITAZIONI E IL CONSUMO DEL SUOLO IN CIFRE

>20%  la supericie urbanizzata nella Città Metropolitana di Venezia al 2007

1.369.567 – le abitazioni registrate nel territorio della Città Metropolitana di Venezia

580.329 – le abitazioni nella provincia di Venezia

401.460 – le abitazioni nella provincia di Padova

387.778 – le abitazioni nella provincia di Treviso

14%   del patrimonio totale sono le abitazioni nella Città Metrop. costruite tra il 2002 e il 2011

11%  del patrimonio totale sono le abitazioni nella provincia di Venezia costruite tra il 2002 e il 2011

+16,08%  è la crescita di abitazioni registrate tra il 2002 e il 2011

1.056.670   è il numero di abitazioni totale occupate da residenti

 

VOLPAGO – (L.Bon) 300 lettere agli espropriandi: scatta la controffensiva del Comitato anti Pedemontana. Di fronte all’arrivo, nel Comune di Volpago, delle lettere di avviso ai proprietari che possiedono lotti oggetto di esproprio, il Comitato anti pedemontana, guidato nel Trevigiano da Elvio Gatto (c’è anche un’anima vicentina), ha incontrato i cittadini. Lo ha fatto con l’aiuto del Comitato Volpago Ambiente, presieduto da Ido Basso. Nel corso della riunione si è parlato soprattutto di espropri. L’invito del Comitato è di nominare un tecnico e un legale affidandogli l’eventuale firma dell’esproprio e di non aver fretta ad accettare le richieste. Sta per arrivare infatti la ditta che segue le immissioni in possesso: gli espropri, però, potrebbero avvenire fa qualche anno. «Invitiamo a non fidasi dell’atteggiamento benevolo di sindaci e associazioni di categoria -aggiunge Gatto- anche se in qualche Comune il cambio di amministrazione fa ben sperare. Come Comitato facciamo nostro l’appello di Don Albino Bizzotto a bloccare tutte le opere avviate dalla Giunta Galan, alla luce delle recenti vicende». Si muove anche l’amministrazione Toffoletto che, il 3 luglio alle 18, ha convocato gli espopriandi in palestra.

 

DOLO – Non si placano le polemiche sul Pati (piano assetto territoriale intercomunale) Dolo – Fiesso. Dopo il terzo rinvio consecutivo del consiglio comunale che doveva adottare il provvedimento e l’annuncio del sindaco Maddalena Gottardo di voler chiedere al difensore civico regionale la nomina di un commissario “ad acta”, il consigliere comunale Giovanni Fattoretto (Lega Nord) ha scritto al Prefetto, alla Corte dei Conti, all’assessore regionale Luca Coletto e alla conferenza dei sindaci. La questione riguarda il futuro dei terreni dell’ospedale di Dolo: «Nell’ultimo Consiglio comunale», spiega, «ho presentato il Legato Guolo, testamento redatto nel 1852 da Antonio Guolo che donava dei terreni con vincolo di inalienabilità per la creazione dell’ospedale di Dolo conosciuto come Villa Massari. La conseguenza è che l’ospedale di Dolo è divenuto proprietario dei terreni Guolo con vincolo di inalienabilità». Fattoretto attualizza la vicenda. «Nell’attuale Pati si prevede invece un cambio di destinazione d’uso dell’area adibita da 162 anni ad ospedale. Per questo ho chiesto l’interessamento del Prefetto, della Corte dei Conti, dei sindaci e della Regione».

Giacomo Piran

 

Lazzaro: «Non lasciare soli gli amministratori locali»

STORIA DI 20 ANNI – Lo studio sarà subito consegnato alla magistratura

Cinquantatre pagine che finiranno direttamente sul tavolo del pubblico ministero Federico Frezza che si sta occupando del caso del sindaco di Caorle minacciato per una concessione edilizia. Cinquantatre pagine che sono la fotografia spietata di quel che è successo – di brutto – nel Veneto Orientale nell’ultimo ventennio, a cominciare dalla speculazione edilizia per finire con le infiltrazioni della camorra e le complicità della politica.
La ricerca sul Veneto Orientale, curata da Claudia Mantovan e Marco Baretta, e finanziata dalla Provincia di Venezia, dimostra l’impegno e il coraggio di Paolo Dalla Vecchia, l’assessore all’Ambiente che non si è mai piegato allo strapotere di tante società che volevano saccheggiare il territorio. Non era nemmeno entrato in ufficio che già lo avevano avvertito che doveva liberarsi del dirigente delle Politiche ambientali, Massimo Gattolin. Ufficialmente perchè non era schierato politicamente essendo stato nominato a suo tempo dal verde Ezio Da Villa, ma il motivo vero era che Gattolin non era “malleabile”. Paolo Dalla vecchia aveva resistito alle pressioni – anche della presidente Zaccariotto che gli aveva parlato dell’opportunità “politica” di far fuori Gattolin, salvo convincersi a lasciarlo al suo posto quando Dalla Vecchia aveva minacciato le dimissioni – e nel giro di qualche mese l’assessorato all’Ambiente della Provincia di Venezia aveva fermato il raddoppio dell’inceneritore Sg31 e la richiesta di Alles, già approvata dalla Regione, di raddoppiare le tonnellate – da 100 a 180 – di rifiuti da trattare a Marghera. E, infine, ecco lo stop a Valle Ossi, quella che potrebbe rivelarsi la più grande speculazione urbanistica del litorale.
Ma Dalla Vecchia ha finanziato anche questa ricerca – prima di andarsene definitivamente visto che la Provincia è stata soppressa – per lasciare a futura memoria, scritto nero su bianco, “il disastro che è stato fatto nelle zone di Caorle ed Eraclea”. Dalla Vecchia punta il dito sull’area grigia, quella dei professionisti, degli amministratori pubblici e dei funzionari comunali, e dice che bisogna stare attenti, che bisogna alzare la guardia, ma anche che i piccoli Comuni non vanno lasciati soli altrimenti finiscono stritolati dalle grandi società. Perchè la storia del sindaco di Caorle, Luciano Striuli, è assolutamente esemplare. Appena salta fuori la voce che il sindaco – d’accordo con due consiglieri di minoranza, Alessandro Bordin e Marco Favaro – ha deciso di bloccare la speculazione edilizia sul cosiddetto Villaggio Terme, arriva la telefonata anonima di minacce sulla quale per l’appunto indaga la Procura di Trieste. Che poi tanto anonima non deve essere, almeno per il sindaco, visto che l’ha presa subito per buona ed ha immediatamente sbloccato il progetto che poche ore prima aveva stoppato. Non solo, in un sms a Borin, il sindaco parlava chiaramente di minacce serie anche alla sua famiglia.
«Queste vicende – si legge nella ricerca – evidenziano i pericoli di un approccio alla pianificazione urbana che, nel caso di Caorle come in altri comuni del litorale veneto e non solo, dagli anni ’50 presta il fianco a grosse speculazioni edilizie ed utilizza pratiche gestionali poco trasparenti». Il punto è esattamente questo – la poca trasparenza nelle decisioni politiche – sottolineata in primis da Legambiente con il suo presidente regionale Luigi Lazzaro e messa in luce in molti passaggi dalla ricerca di Baretta e Mantovan, tenuta a battesimo dall’Osservatorio ambiente e legalità del Comune di Venezia.

 

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