Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

No ad altro cemento sulla collina del castello, piuttosto quattro sentieri attrezzati per restituire quell’angolo di verde alla città. La proposta è del Comitato per il parco del castello che si è costituito qualche mese fa per battersi contro la costruzione di un ristorante ai piedi del castello e per preservare quell’area, difendendo il verde. «Diciamo basta alle costruzioni lungo la collina del castello – afferma Gianfranco Losego, presidente del Comitato – e chiediamo il recupero dei vecchi sentieri». Percorsi che sono stati tracciati perlopiù dai cittadini coneglianesi nel corso degli anni e che «ora sono lasciati in stato di abbandono e in molti casi con gli accessi bloccati» sottolinea Losego. All’inizio degli anni 2000, il consiglio comunale approvò il Piano regolatore generale del comune che prevede, per l’area del castello, una valorizzazione dell’ambiente collinare con l’individuazione ed il recupero dei sentieri. «Le amministrazioni comunali che si sono succedute – denuncia il Comitato – non hanno intrapreso alcuna azione per dare attuazione alle previsioni del piano. Anzi, hanno lasciato che la natura e i privati proprietari dei terreni chiudessero a qualsiasi possibilità del loro utilizzo». L’ultimo caso in ordine cronologico riguarda la porzione di area appena sotto il colle del castello, di proprietà dell’imprenditore Adriano Paccagnella, che ha in progetto di realizzare un piccolo ristorante. La variante al Prg è già stata approvata dal consiglio comunale. Ora la staffetta è in mano proprio al privato che può presentare un progetto il quale poi dovrà passare al vaglio della commissione edilizia e della Soprintendenza ai beni paesaggistici. L’eventuale nuova struttura non escluderebbe comunque la realizzazione dei sentieri e l’area diventerebbe privata ad uso pubblico. «Crediamo – afferma Losego – che ci sia spazio per riaprire almeno quattro sentieri sui diversi versanti del castello. Riteniamo che questo progetto vada condiviso con tutte le altre associazioni». Durante l’estate dunque ci sarà il confronto con le associazioni e a settembre la presentazione del progetto al pubblico.

 

«La Orte-Mestre devasterebbe campagne e paesi penalizzando anche Mirano. Il consiglio comunale si opponga»

MIRANO – Italia Nostra: «Devasterebbe i paesi»

«Non deve passare la logica dei profitti»

«La Orte-Mestre devasterebbe campagne e paesi penalizzando anche Mirano. Il consiglio comunale si opponga chiaramente con un atto ufficiale».
Non si placano le proteste contro il progetto della nuova strada, inasprite negli ultimi giorni dall’evoluzione dell’inchiesta sul Mose e sulla costruzione di altre grandi opere in Veneto.
Ad alzare la voce è anche la sezione miranese dell’associazione Italia Nostra.
«L’autostrada da Mestre a Orte attraverserà cinque regioni – si legge nella lettera inviata a Maria Rosa Pavanello dal rappresentante dell’associazione Adriano Marchini -, innestandosi sul Passante e sulla A4 a Roncoduro ai confini del Comune di Mirano. Sono ovvie le ripercussioni sul nostro territorio».
Italia Nostra va all’attacco: «Le sole ragioni che spingono per la realizzazione di questa opera sono gli enormi profitti che i proponenti realizzerebbero con la sua costruzione.
L’unica cosa da sottolineare è invece la pericolosità della Romea: servirebbero interventi immediati per la sua messa in sicurezza e non certo la scellerata previsione di poterne risolvere i problemi costruendo una nuova autostrada».

(g.pip.)

 

Gazzettino – Valsugana, si torni al progetto ’90

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

23

giu

2014

ROMANO D’EZZELINO – Ieri ai Carlessi manifestazione dei comitati che si oppongono al tunnel

Valsugana, si torni al progetto ’90

Riqualificare il vecchio tracciato: Pd e M5S d’accordo sull’onda degli scandali dei project financing

NO TRAFORO – I comittai ieri ai carlesi per il secondo anno per dire “no” alla nuova Valsugana e “no” al traforo del Grappa

TORNARE ALL’ANTICO – In Vallata sembrano tutti d’accordo: meglio tornare al vecchio progetto degli anno Novanta, sul quale non c’erano opposizioni, che prevedeva la messa in sicurezza dell’attuale tracciato

NUOVO CLIMA – Di certo, rispetto al passato, ilclima politico ècambiato. Gli scandali scoppiati intorno a grandi opere basate sul project financing favoriscono ripensamenti. Al momento ilpd sembra essere compatto e d’accordo, ma anche il M5S sostiene le battaglie dei comitati

Gli scandali sui project financing hanno cambiato il clima politico

ROMANO Ieri ai Carlessi manifestazione dei comitati che si oppongono al progetto del tunnel

Valsugana, no a variante e traforo

«Torniamo al piano anni ’90 con la messa in sicurezza del vecchio tracciato», Pd e M5S d’accordo

Tira aria di ottimismo nella seconda edizione della manifestazione “No alla Nuova Valsugana e No al traforo del Grappa”, ospitata nei campi di via Carlessi a Romano d’Ezzelino, dove l’attuale progetto vorrebbe far transitare la grande arteria, prima del suo innesto in galleria, sotto al massiccio del monte sacro alla patria. Tra bancarelle, giochi per bambini, musica e punti promozionali che hanno come filo conduttore la promozione turistica del territorio, i manifestanti mantengono sempre alta l’allerta per i rischi ambientali, idrogeologici e finanziari della grande opera. Ma non si può negare che il clima politico sia più favorevole di un anno fa, e che sul fronte giudiziario lo scandalo Mose abbia riservato novità di rilievo. «È stata aperta un’inchiesta che ha messo in discussione l’intero sistema dei project financing veneti», spiega Maria Pia Farronato, portavoce dell’associazione Labc, «e anche la politica locale, specie tra i comuni della Vallata, si è trovata compatta nello scrivere a Renzi per chiedere di interrompere l’attuale progetto, attualmente al vaglio del Cipe, e rilanciare il vecchio disegno di fine anni Novanta condiviso da tutti, che si trova all’interno del decreto sblocca-Italia».
Si tratterebbe quindi di fare un passo indietro con la progettualità, per farne molti in avanti nel rispetto dell’ambiente e nella sostenibilità economica: il progetto viabilistico alternativo prevede infatti la sola messa in sicurezza dei punti critici della Valsugana come il noto incrocio di Carpanè, e sarebbe realizzato tramite appalto pubblico, prevedendo anche la rivalorizzazione della ferrovia e il completamento della ciclopista del Brenta. Se le voci parlano di un Partito Democratico compatto intorno a questa soluzione, e di un governo pronto a darne il via libera, a manifestare senza indugi la loro vicinanza alla battaglia dei comitati è il Movimento 5 Stelle, arrivato a Romano con una delegazione di parlamentari, per l’occasione senza stemmi, composta da Enrico Cappelletti, Giovanni Endrizzi, Gianni Girotto, Emanuele Cozzolino e Federico D’Incà: «Sosteniamo questa battaglia sin dall’inizio – racconta quest’ultimo – e cerchiamo di mettere in rilievo tutti gli aspetti negativi di questi progetti senza futuro. Noi non siamo contro le opere, ma vogliamo che abbiano un impatto finanziario e ambientale sostenibile. E alle prossime Regionali ci proponiamo per cambiare le sorti decadenti di questo Veneto insieme con i cittadini e gli imprenditori».
La manifestazione di ieri, oltre a protestare per quanto si vuole fare, ha posto l’accento su quello che non viene realizzato, come le opere strategiche per dare slancio alle attrattività del territorio. Una di queste è la ciclabile storica che collega il Piave al Brenta, il cui progetto è depositato, ma ancora fermo, nei cassetti della Regione. Su questo si pensa di mettere insieme le unioni dei comuni e i consorzi per un’azione comune che porti alla valle e alla pedemontana opere considerate davvero utili e per nulla dannose.

 

DOLO. Il Comune presenterà all’inizio della prossima settimana la richiesta al Difensore civico per la nomina del Commissario ad Acta che dovrà esaminare ed approvare il Piano di Assetto del Territorio Intercomunale (P.A.T.I.) dei Comuni di Dolo e Fiesso d’Artico. Assente per ferie la sindaca Maddalena Gottardo, la richiesta sarà inoltrata dal vicesindaco Giuliano Zilio che commenta con soddisfazione: «Questa soluzione si dimostrerà un vantaggio anche per le minoranze perché sarebbe stato deleterio per tutti bloccare un documento così importante e che coinvolge anche il comune di Fiesso. Entro 60 giorni dalla nomina, il Commissario approverà e darà modo a tutti i professionisti di operare. Nel caso di ricorso per incompatibilità, si rischiava altrimenti di paralizzare tutto per anni».

(l.per.)

 

Gazzettino – Zero Branco. Tangenziale: risorge il comitato

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

22

giu

2014

ZERO BRANCO – Ricominciano le riunioni per bloccare l’opera dopo uno stop di sette anni

ZERO BRANCO – (N.D.) Sono tornati a mobilitarsi i cittadini di Zero Branco contrari al progetto della tangenziale nord ovest, opera complementare al Passante di Mestre, che fa discutere da quasi dieci anni. Il comitato che si era sciolto sette anni fa è tornato, invece, a indire riunioni a casa dei vari simpatizzanti. Motivo? L’opera è di nuovo in auge.
Dopo una raccolta firme e la simbolica occupazione del consiglio comunale da parte del Comitato di protesta, con l’amministrazione guidata dal sindaco della Lega Nord, Margherita Sagramora, il progetto della tangenziale era stato “congelato”. La società Passante non ha mai presentato un progetto concreto con il relativo quadro economico. Sette anni fa si era parlato di un costo di 12-13 milioni di euro per realizzare poco meno di tre chilometri di tangenziale. Costi che secondo il Comitato sono raddoppiati.
Il progetto è tornato, invece, di grande attualità dopo l’incontro che il sincado Mirco Feston ha avuto nei giorni scorsi con i dirigenti di Veneto Strade. Feston ritiene indispendabile realizzare la tangenziale per impedire la paralisi del traffico nell’area centrale di Zero Branco, in previsione dell’apertura del casello intermedio del Passante a Cappella di Scorzè. La tangenziale farà da by-pass della regionale Noalese. Feston ha ribadito che la nuova arteria avrà la sola funzione di fare da strada di scorrimento. Il Comitato contro la tangenziale sostiene invece che vanno trovate altre soluzioni al traffico della Noalese, senza devastare un’area di pregio ambientale.

 

Ritorneranno in via Carlessi, a Romano, per dire “No al tunnel” e “No Nuova Valsugana” da un po’ tutta la Regione per formare un fronte unico contro la galleria prevista dalla superstrada nella pancia del Massiccio

ROMANO – Ci saranno anche i Gruppi Valbrenta, Informazione San Nazario, Spontaneo Solagna, Valstagna: Autostrada No Grazie e Rappresentanza Cittadini Cismon, alla manifestazione in programma domani, in via Carlessi, a Romano d’Ezzelino, per dire «No Traforo Grappa» e «No Nuova Valsugana». I gruppi saranno presenti con un gazebo informativo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla possibile devastazione del territorio conseguente alla realizzazione di un’opera ritenuta spropositata rispetto alle reali esigenze e altamente impattante. «L’obiettivo è quello di formare un fronte unico e condiviso per risolvere in maniera diversa da quella presentata i reali problemi della Valsugana, specialmente dopo quanto sta emergendo in questi giorni – ribadiscono i comitati. – Crediamo che questa sia la via più giusta da percorrere, tenendo presente le aspettative del territorio in fatto di viabilità e di vivibilità che tutti hanno diritto di avere e non vada a gravare in termini economici con il project financing sulle generazioni future». È stata vista molto positivamente dai comitati l’iniziativa dei sindaci di appellarsi al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per fare chiarezza ed invocare una soluzione per la viabilità del nostro territorio.

Roberto Lazzarato

 

Il giorno dopo la mancata approvazione del Pati e la conseguente richiesta di nomina del Commissario ad Acta, le opposizioni replicano alla maggioranza. Il capogruppo Alberto Polo di “Per Dolo Cuore della Riviera” non usa giri di parole. “La maggioranza non ha più i numeri: ne prenda atto!”. Ed aggiunge. «Il consiglio comunale di Dolo è ingessato per colpa di una maggioranza che non è più tale». Polo spiega le sue affermazioni. «Il terzo rinvio del consiglio dedicato all’approvazione del Pati dimostra che il progetto politico e amministrativo del sindaco Gottardo è miseramente fallito». Polo insiste… «Il problema è di natura politica: non ci sono consiglieri, che non abbiano interessi diretti dal nuovo Piano di Assetto del Territorio, disposti a metterci la faccia per votare quel documento. Non è bastato provare a dividere i singoli punti per ovviare alla legge che impedisce di votare chi trae beneficio dal PATI, non sono bastati gli ordini di scuderia, le pressioni, le commissioni alle quali non sono stati ammessi tutti i consiglieri che ne hanno diritto». Il portavoce dell’opposizione conclude. «L’esperienza Gottardo è finita, vittima di un generale conflitto d’interessi della sua stessa maggioranza». Da parte sua la Lega Nord rappresentata da Mario Vescovi e Giovanni Fattoretto, quest’ultimo ha distribuito durante il consiglio una copia dell’atto testamentario con cui Antonio Guolo destinò i fondi per l’ospedale di Dolo, ha aggiunto: “I consiglieri comunali hanno rilevato una grave violazione di legge dell’intero strumento urbanistico proposto per l’approvazione. A noi sembra che l’amministrazione ignori esistere un documento che ha determinato l’assetto del centro urbano dolese, il testamento di Antonio Guolo. Da tale disposizione si rileva il vincolo di inalienabilità dell’ospedale per volontà del benefattore Antonio Guolo. Prevedere nel PATI che l’originario insediamento dell’Ospedale conosciuto come Villa Massari e pertinenze possano essere alienate a privati, significa ignorare questo vincolo di inalienabilità che sta in piedi e opera contro ogni previsione superficiale.”

 

DOLO «Il consiglio comunale di Dolo è ingessato per colpa di una maggioranza che non è più tale. Il terzo rinvio del consiglio dedicato all’adozione del Pati dimostra, ancora una volta, comeil progetto politico e amministrativo del centrodestra e del sindaco Gottardo sia crollato dall’interno». Alberto Polo, capogruppo de “Dolo, Cuore della Riviera” commenta così l’esito del Consiglio di giovedì in cui il sindaco è stata costretta a rinviare ancora l’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale). Durissimo anche Mario Vescovi (Lega Nord), che chiede le dimissioni del sindaco. «In quattro anni di mandato non è riuscita a realizzare nessuna nuova opera né tantomeno di progettarne. In compenso ha aumentato tasse e tributi locali in contrasto con quanto aveva promesso in campagna elettorale. Per la sua incapacità di amministrare e condividere con i gruppi consiliari le scelte politiche che intende adottare, le chiedo di essere responsabile e di dimettersi». Dalla maggioranza fanno notare che alcuni consiglieri non hanno potuto partecipare al voto per presunte incompatibilità. «Il problema è di natura politica », obietta Polo, «la maggioranza non ha più i numeri: ne prenda atto». Il sindaco di Dolo ha deciso di chiedere la nomina di un commissario “ad acta” che adotti il Pati. Per Giorgio Gei (Ponte del Dolo) la questione, però, non è così semplice. «È l’ennesimo errore politico. La legge parla chiaro e il caso dolese è un caso politico e non tecnico. Un Pati condiviso con le minoranze ha i numeri per essere approvato, è la precaria maggioranza che non ha i numeri per imporre le sue scelte».

Giacomo Piran

 

Gazzettino – Pati, arriva il commissario

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

giu

2014

DOLO – L’opposizione ha abbandonato l’aula sostenendo ragioni di “incompatibilità”

Sospeso per la terza volta il Consiglio, il sindaco si arrende e scrive al Difensore civico

IL SINDACO «Questa non è opposizione costruttiva» Maddalena Gottardo: «Tutte queste incompatibilità c’erano anche 4 anni fa quando sono stati approvati Prg e cementificazione?»

SCINTILLE – Il consiglio comunale di Dolo, ieri sospeso dopo il venir meno del numero legale

Per la terza volta il Consiglio Comunale non riesce a discutere ed approvare il Piano di Assetto del Territorio Intercomunale (Pati) dei Comuni di Dolo e Fiesso d’Artico e, perciò, oggi il sindaco Maddalena Gottardo invierà formale richiesta al Difensore Civico di nominare un Commissario ad Acta che avrà il compito di esaminare gli atti e di approvare il documento entro 60 giorni.
L’opposizione ha reso impraticabile la votazione con l’uscita ad uno ad uno dei propri consiglieri. Motivazione: l’incompatibilità prevista dall’articolo 78 del testo unico del regolamento degli Enti Locali e la conseguente impossibilità di prendere parte a discussione e votazione da parte di chi abbia interessi diretti o per parentela sino al quarto grado. Ai consiglieri di opposizione si sono aggiunti anche alcuni colleghi della maggioranza, facendo così venire meno il numero legale.
Il sindaco Maddalena Gottardo ha criticato il comportamento dell’opposizione: «Abbandonando l’aula ha dimostrato di non essere in grado di fare opposizione costruttiva, ma ci ha fatto anche sorgere dei dubbi. Dichiarando che l’ha fatto per motivi d’incompatibilità, ci si chiede se quattro anni fa, quando sono state approvate la cementificazione e il Prg, queste incompatibilità vi fosse già. Ad ogni modo ora tutto passa al Commissario che farà un esame tecnico e procederà finalmente all’approvazione». In realtà la situazione non è sgradita alla maggioranza, con qualche consigliere a dichiarare: «Siamo entrati senza secondi fini» e il capogruppo Paolo Menegazzo ha aggiunto: «Il nostro atteggiamento dimostra che siamo uniti e compatti».
L’opposizione ha criticato l’impianto del Pati e la mancanza di un confronto sui punti cardine. Alberto Polo e Giorgio Gei hanno evidenziato: «I dati contenuti sono ipotetici e illusori e prevedono una crescita della popolazione sino a 20.000 abitanti entro il 2025, cosa assolutamente impensabile, e uno sviluppo edificatorio e un aumento della cementificazione che andrebbe a diminuire gli spazi agricoli. La maggioranza non ha voluto coinvolgerci e farci partecipi di una collaborazione che poteva servire a migliorare l’impianto del Pati chiedendoci di uscire in caso d’incompatibilità e per tale motivo ha determinato l’inevitabile nostra decisione».

Lino Perini

 

DOLO «Dopo il secondo appello,mancando il quorum strutturale, dichiaro sciolta la seduta». Queste le parole del sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, che ieri ha rinviato per la terza volta consecutiva il consiglio comunale che doveva adottare il Pati (piano assetto territoriale intercomunale) di Dolo e Fiesso. L’assenza “strategica” dei dieci consiglieri di minoranza unita a quella di alcuni consiglieri di maggioranza, che non potevano partecipare al voto come previsto dall’articolo 78 del Testo Unico per presunte incompatibilità, hanno fatto mancare il numero legale rendendo impossibile il prosieguo dei lavori. Si apre ora la strada della richiesta al difensore civico regionale, il sindaco la farà stamattina, di nominare un commissario “ac acta” che adotti il Pati al posto del consiglio comunale. I lavori del “parlamentino” dolese erano iniziati con la lettura della normativa da parte del sindaco e con la decisione di votare per ambiti il Pati. Sono poi intervenuti Alberto Polo e Stefano Uva (Dolo Cuore della Riviera). «Ribadiamo che non siamo d’accordo con i metodi e i contenuti con cui è stato redatto il Pati. Per questo nonparteciperemo al voto». Il consigliere d’opposizione Giovanni Fattoretto (Lega Nord) ha analizzato la situazionedell’ospedale presentando il Legato Guolo, che nel suo testamento del 1852 donava dei terreni perché venisse fatto un ospedale a Dolo. «La conseguenzaè che l’ospedale diDolo è divenuto proprietario del terreno Guolo e di quanto ivi edificato con vincolo di inalienabilità. Prevedere nel Pati che l’insediamento dell’ospedale possa essere venduto a privati, significa ignorare questo vincolo». Critico anche Giorgio Gei (Ponte del Dolo). «Il vostro Pati conferma edificazioni che per noi sono aleatorie. La condivisione che voi dite è fittizia e proposta quando i giochi erano stati fatti». Usciti tutti i consiglieri di minoranza e tre consiglieri di maggioranza il numero legale è sceso a sette presenti con il sindaco che ha prima sospeso la seduta e mezzora dopo sciolto il consiglio comunale. Adesso la parte tecnica sarà presa in mano dal commissario ad acta che avrà 60 giorni per risolvere la questione.

Giacomo Piran

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui