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FIESSO – Salta la discussione e la votazione del Pati Fiesso – Dolo in Consiglio comunale per la mancata consegna di parte del materiale ai consiglieri entro i termini di legge. Questo è l’esito del Consiglio in cui si doveva adottare il nuovo documento urbanistico con Dolo.

A raccontare la vicenda è il sindaco Andrea Martellato. «Ci siamo accorti che nella documentazione che deve essere consegnata ai consiglieri cinque giorni prima mancavano una quarantina di pagine. La documentazione comunque gli era stata consegnata mesi fa prima dell’invio alla Provincia, ma non era quella messa agli atti del consiglio ».

I gruppi di opposizione hanno protestato. Il sindaco ha provato a mediare ma le opposizioni sono state ferme nella loro posizione imponendo al sindaco il rinvio del punto all’ordine del giorno al prossimo consiglio. Sul tema del Pati arrivano le critiche di Alberto Discardi, capogruppo di “Fiesso Comune”. «Martellato dopo aver contestato il cemento in campagna elettorale presenta un piano con un’espansione di 9,5 ettari oltre a quella già prevista nel Prg. Il Pati così concepito è per noi un’occasione perduta di progettualità del territorio di Fiesso e Dolo».

Giacomo Piran

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Nuova Venezia – Monolocali, vendite a picco

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24

mar

2014

 

IL MERCATO IMMOBILIARE » LA CRISI

La recessione è senza fine.

Sono dimezzate rispetto a 6 anni fa, dati pessimi anche per uffici e box auto

Nel 2013 settecento transazioni in meno, azzerate le acquisizioni di alberghi

C’erano una volta le coppie con due redditi “normali” o i single con uno stipendio dignitoso. Erano loro i principali acquirenti dei monolocali: prezzo accessibile, spazi sufficienti, possibilità di accendere un mutuo senza indebitarsi per tutta la vita. Ebbene, con la crisi gran parte di quelle coppie sono divenute monoreddito e tanti single non riescono ad arrivare a fine mese. Risultato? Nel mercato delle compravendite immobiliare, in costante recessione, è soprattutto il modello del monolocale a pagare il prezzo più alto nel Veneziano. Intendiamoci, tutto il settore soffre e il 2013 è stato un anno disastroso, come confermano i recenti dati diffusi dall’Agenzia del territorio: rispetto al 2012 nel Veneziano si sono registrate 700 compravendite in meno e nel confronto al 2008, anno di inizio crisi, se siamo a quota cinquemila in meno (-40%). Ma l’acquisizione di monolocali mostra dati ancora più negativi: si è in dimezzata, mentre le case grandi hanno risentito della crisi, ma in forma meno impattante. Anche il non residenziale (negozi, magazzini, box auto) è in ginocchio.

Crollo del mercato. L’agenzia del territorio certifica per l’anno appena trascorso un ennesimo calo delle compravendite più marcato se si guarda l’intera provincia. In tutto il 2013 si sono registrate nel Veneziano poco più di 7mila transazioni, contro le quasi 7.800 dell’anno prima e le circa 11.900 del 2008. Nel capoluogo le compravendite rispetto al 2012 sono rimaste pressoché invariate mentre sono crollate del 35,5% in confronto a sei anni prima. Il vero e proprio tracollo è avvenuto fra il 2011 e il 2012 quando in provincia, da un anno all’altro, si sono vendute 2.562 case in meno. Nel 2013 la situazione è ancora peggiorata ma in modo più soft.

Crisi dei monolocali. Il modello del monolocale non funziona più. Nel Veneziano lo scorso anno le compravendite per questi tipi di abitazioni sono calate di 100 unità, mentre rispetto al 2008 se ne sono vendute 420 in meno. Anche la casa “piccola”, nella quale dunque è difficile suddividere i costi fra più di due persone, vive per lo più lo stesso trend, anche se con perdite leggermente più contenute. Via via che l’appartamento si ingrandisce, aumenta la possibilità di dividere le spese con un maggior numero di inquilini. Alla fine, infatti, nel Veneziano la case grandi sono quelle che hanno subito il contraccolpo minore, con transazioni diminuite del 29%. Nel capoluogo la situazione è differente, ma Venezia città paga lo scotto di un mercato immobiliare che nel centro storico ha un andamento a se stante.

Non residenziale. Naturalmente la crisi ha messo all’angolo anche il mercato del non residenziale. Guardando solo alla provincia, i dati dell’Agenzia non lasciano spazio a interpretazioni. Partiamo dagli uffici: 233 compravendite nel 2013 contro le 361 del 2008 (-36,3%). Per quanto riguarda i magazzini si è passati da 1.175 a 786 transazioni (-33,1%). Rilevante anche il crollo nel settore dei box e dei posti auto: 9.732 compravendite sei anni fa, 5.875 lo scorso anno (-39,8%). Andiamo avanti. 282 capannoni (o industrie) alienate nel 2008, 180 nel 2013 (-36,2%). E i negozi? Male anche qui. Si è passati da 715 a 456 compravendite (-36,2%). Per quanto riguarda gli alberghi, le vendite (acquisizioni) si sono in pratica azzerate: erano state 17 sei anni fa, 3 invece lo scorso anno (- 82,4%).

Gianluca Codognato

 

Il parere  «Per il rilancio servono ristrutturazioni e meno tasse»

«La ripresa del mercato immobiliare è ancora molto lontana. Tanto più che, a causa dell’eccessiva tassazione, non si intravede alcuna inversione di tendenza nel comparto della casa». Alessandro Simonetto, presidente provinciale della Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari)-Confcommercio, non vede affatto la luce alla fine del tunnel: «Invece che favorire il settore immobiliare si continua ad appesantire il carico fiscale sulle abitazioni. È una politica disastrosa e fallimentare perché tiene bloccato un mercato che, anche con il suo indotto, è in grado di trascinare il rilancio del territorio. Invece in Italia si parla solo di nuove imposte e addirittura di patrimoniale. Tutti provvedimenti che allontanano il possibile investimento nel mattone dopo che all’inizio del nuovo secolo era considerato il miglior affare possibile». In tale contesto, non stupisce che sia crollata in particolare la vendita di monolocali e delle case piccole. «I classici acquirenti di quel tipo di abitazione, come coppie senza figli e single, ormai non ce la fanno ad acquistare, anche se i prezzi delle case sono diminuiti», continua Simonetto. «Troppa incertezza, pochi soldi, meglio magari andare in affitto o trovare una casa più grande per dividere le spese con altri. Il fenomeno della condivisione dell’alloggio è sicuramente in aumento anche se non è quantificabile visto che molto spesso vive nel sommerso». Per quanto riguarda il rilancio del settore, conclude il presidente della Fimaa provinciale, oltre a una decisa riduzione dell’imposizione fiscale, serve anche «favorire una politica della ristrutturazione e del recupero dell’esistente. Continuare a costruire di questi tempi non ha senso».

(g.cod.)

 

Il sindaco di Rivalta (To), dà un forte segnale di cambiamento contro il consumo di suolo: i terreni edificabili devono tornare agricoli. Il piano regolatore viene rimesso in discussione. I soldi arriveranno dal risparmio energetico…

Il Comune di Rivalta di Torino, guidato dal sindaco Mauro Marinari di “Rivalta Sostenibile”, che ha fatto della riduzione del consumo di suolo uno dei punti centrali del proprio programma di mandato, ha bandito un avviso pubblico chiedendo ai proprietari di aree di esprimere la volontà di rinunciare appunto ai diritti edificatori. Nel Comune, situato alle porte di Torino e popolato da quasi 20.000 abitanti, una decina di proprietari ha espresso la volontà di tornare alla destinazione agricola, per un totale circa 30.000 metri quadri di terreno che genererebbero più di 6000 mq di superficie utile: il corrispettivo di circa 60 alloggi di media grandezza.

Non si tratta per ora di grandi quantità, sottolinea l’assessore all’urbanistica Guido Montanari, ma costituisce un segnale indicativo che l’Amministrazione può cogliere per avviare la revisione di un Piano regolatore che, pur approvato recentemente, prevede nuove edificazioni per circa 300.000 metri quadri e l’insediamento di più di 7.000 abitanti. Previsioni assolutamente non giustificate né dell’andamento dell’economia, né dalla situazione demografica del Comune.

Certamente questo percorso porta ad una riduzione dei già scarsi introiti per l’Amministrazione comunale i cui bilanci sono soffocati dai tagli dei trasferimenti del governo centrale e dal “patto di stabilità”, tuttavia un’oculata gestione dei servizi improntata al risparmio energetico e alla rideterminazione delle quote delle tariffe in proporzione al reddito, permette di riequilibrare i sacrifici richiesti alla popolazione nell’immediato.

Nel futuro va tenuto presente che le nuove edificazioni su terreni vergini e sparse sul territorio, come previste dal Piano, implicano un aumento esponenziale dei costi di impianto e di gestione dei servizi (fognature, strade, trasporti, illuminazione, ecc.) che invece possono esser eliminati e destinati ad opere più utili per la collettività come il riuso di edifici pubblici abbandonati, la riqualificazione del centro storico o l’incentivo alla riprese della attività agricole.

Su questa strada è impegnata l’Amministrazione di Rivalta, ma tutto sarebbe più facile se i segnali positivi che vengono dai contesti locali venissero ripresi e sostenuti da provvedimenti nazionali del nuovo governo centrale.

Fonte: Salviamoilpaesaggio.it

di Dario Scacciavento

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Gatto (anti-Pedemontana) chiama Bottos di Coldiretti: «Salvate l’agricoltura»

CASTELFRANCO. «Come cittadino “dentista” chiedo al Bottos “agricoltore”: cosa penserebbe di un dentista che facesse buchi in denti sani come coloro che fanno buchi nella nostra campagna, cioè cave e autostrade? Da che parte starebbe? Vuole collaborare con noi per la difesa della terra e smettere di perseguitare con lusinghe e minacce i liberi cittadini “agricoltori”?».

Così Elvio Gatto, portavoce trevigiano del Covepa, il comitato anti-Pedemontana, replica al direttore della Coldiretti trevigiana Enzo Bottos che ha chiamato in causa Gatto non citandolo per nome e cognome bensì per… professione in merito agli espropri e alla tutela degli agricoltori.

«Non conosco Bottos, ma mi basta osservare dall’esterno il comportamento di questa associazione per dare un primo giudizio, non “da dentista”, ma da cittadino», spiega Gatto, «innanzitutto la Coldiretti non è l’unica associazione di agricoltori; è una che ha fatto un accordo con l’assessore regionale Chisso, noto sostenitore della Spv. Se la Coldiretti fa accordi con la politica che distrugge l’ambiente si mette, di fatto, contro l’ambiente e proprio con uno dei suoi importanti componenti: l’agricoltura. Verranno distrutti migliaia di ettari di terreno fertile, e molte abitazioni rurali e civili e penalizzati i terreni attigui anche se non direttamente percorsi dall’autostrada».

L’esponente del Covepa non risparmia colpi alla Coldiretti: «Stiamo assistendo in questi giorni, a Mussolente e Trissino, ad un inizio di rivolta contro la Coldiretti, da noi non programmata, ma che auguriamo si estenda anche in altri comuni presso i quali stanno per arrivare le lettere d’esproprio. Di fronte all’arroganza e all’arbitrio dei tecnici della società costruttrice dell’autostrada, accompagnati da impiegati della Coldiretti, che penetrano nelle proprietà private senza averne titolo, sono stati chiamati i carabinieri che li hanno allontanati».

(d.n.)

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DOLO – Il Pati (piano assetto territoriale intercomunale) Dolo-Fiesso non sarà inserito nel prossimo consiglio comunale. Questo è l’esito dell’incontro della commissione urbanistica svoltasi giovedì nel quale i gruppi di opposizione e i consiglieri della Lega, Giovanni Fattoretto e Mario Vescovi, hanno espresso perplessità sul progetto presentando numerose osservazioni. Il documento non è stato quindi “licenziato” e non potrà essere inserito nell’ordine del giorno del Consiglio di giovedì.

La commissione si riunirà il 3 aprile. «La commissione urbanistica non ha ancora trovato la quadra sulla questione Pati», ha spiegato il presidente Giovanni Fattoretto, «per cui anche questo incontro si è concluso con un nulla di fatto. Ho poi letto un documento, approvato assieme a Mario Vescovi, dove sono elencate decine osservazioni e considerazioni tra cui anche la questione della parte vecchia dell’ospedale di Dolo “Villa Massari” ».

Critiche piovono anche dal gruppo “Dolo, Cuore della Riviera”. «A Dolo non c’è più una maggioranza in grado di sostenere le scelte dell’amministrazione », scrive il capogruppo Alberto Polo, «il sindaco ne prenda finalmente atto».

(g.pir.)

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Il Ministero dei beni culturali chiede alla Soprintendenza di avviare accertamenti architettonici e paesaggistici

CONEGLIANO. Nuovo ristorante ai piedi della collina del Castello: il Ministero dei beni e delle attività culturali chiede alla Soprintendenza di avviare una serie di verifiche sugli aspetti paesaggistici e su quelli architettonici. La richiesta parte dal servizio tutela e qualità del paesaggio della direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanea in seguito ad una segnalazione inviata nei mesi scorsi dai consiglieri comunali di Pd, Marca Civica Lista Ghizzo e Terzo Polo. Praticamente tutta l’opposizione compatta nel chiedere tutte le verifiche possibili. Nella missiva destinata alla Sovrintendenza «si prega di voler acquisire i necessari elementi e di relazionare su quanto esposto in merito alla questione».

L’ente di Venezia, quindi, dovrà fare le valutazioni richieste e poi darne riscontro. «Siamo contenti dell’interessamento del ministero. Speriamo che a Roma dimostrino maggiore sensibilità rispetto a nostri amministratori locali», afferma il consigliere del Pd Alessandro Bortoluzzi che solleva anche un’altra questione: «Ora, con il nuovo Piano Casa approvato dalla Regione Veneto, c’è il rischio di veder sorgere nuove costruzioni», dice, «Noi abbiamo un’idea diversa di città. Pensiamo che tutta la collina del Castello debba essere preservata con un vincolo di inedificabilità assoluta».

Il permesso di realizzare il ristorante ai piedi della collina che domina la città dall’alto, rientra in un accordo tra il Comune e l’imprenditore Adriano Paccagnella sugellato nel corso del 2013 come parte del risarcimento per avergli negato (nel 1997) un permesso a costruire 5.800 metri cubi poco più in là, sempre alla base della collina del Castello. Il ristorante che sorgerà all’incrocio tra via Molmenti e via Croce (con annesso parcheggio tra i 500 e i 700 mq e spazi interrati di dimensioni non definite) è infatti solo una delle voci di una maxi-transazione da 1 milione e 550 mila euro che l’ente dovrà concedere per quel «niet» a edificare.

Un diritto che Paccagnella si è visto invece riconoscere 15 anni dopo, nel 2012, dal Tar che ha condannato il Comune a pagare un danno che secondo i legali che hanno assistito Paccagnella nella vicenda era calcolabile in 2 milioni e 700 mila euro. L’accordo ha portato ad abbassare la cifra a 1 milione e 550 mila euro tra contanti (620 mila euro) e rivalutazioni di proprietà e di permessi a costruire.

Da parte sua l’imprenditore aveva sottolineato in passato che si tratterà di una struttura non impattante che «vuole sinteticamente e semplificatamente riferirsi ad alcuni canoni dell’architettura medioevale soprattutto in tema di strutture difensive». Si era parlato di un’opera da 500 mila euro, in pietra simile a quella della cinta muraria del castello. Una vicenda che rischia comunque di trascinarsi ancora a lungo.

Renza Zanin

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Nuova Venezia – Dolo “Piu’ tempo per votare il Pati”

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21

mar

2014

La richiesta del Gruppo misto

DOLO «Chiedo al segretario comunale di vigilare e garantire le funzioni istituzionali dei consiglieri comunali. Inoltre chiedo all’assessore Elisabetta Ballin una ricalendarizzazione della presentazione alla cittadinanza in modo da poter discutere e approfondire gli emendamenti ».

Queste sono le richieste presentate da Stefano Uva, consigliere comunale del Gruppo Misto, riguardo l’iter di approvazione del Pati Dolo- Fiesso. La maggioranza di centrodestra ha, infatti, previsto ieri lo svolgimento di una commissione urbanistica, stasera la presentazione pubblica in sala consiliare e giovedì prossimo la votazione in consiglio comunale.

Tempi troppo stretti per Stefano Uva, e per gli altri gruppi di opposizione, che per questo ha chiesto al segretario comunale di vigilare. «Ho segnalato la necessità del rispetto di un adeguato periodo di studio ed elaborazione delle osservazioni ed emendamenti al Pati», spiega Uva, «per consentire ai consiglieri, come previsto da statuto e regolamento, di presentare in commissione la documentazione utile alla redazione del verbale che sarà allegato alla proposta di delibera consiliare di adozione del Pati».

(g.pir.)

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IL CASO

di Roberto Trevisan – Assemblea permanente contro il rischio chimico di Marghera

Chi pensa che l’opera è in Legge obiettivo e quindi vanno solo limitati i danni, non dimentichi che è un grande spreco di denaro pubblico, devastante per il territorio

In queste settimane assistiamo a un dibattito fuorviante e pieno di opacità legato al futuro dell’autostrada Mestre-Orte. Alla coerente richiesta delle comunità locali che, dal Lazio al Veneto, chiedono al governo il ritiro in toto del progetto di questa grande opera viaria, base per una coraggiosa apertura di un tavolo conflittuale con la regione Veneto e governo, si affiancano sbagliate e mistificanti posizioni di forze politiche che sulla arrendevole logica del “tutto deciso, l’opera è in legge obiettivo e perciò si farà perciò pensiamo solo a limitare i danni” aprono la strada a una trappola mortale fatta di rassegnazione e resa con il rischio di facilitare il caos politico e sociale.

La logica del meno peggio non può essere il metro di misura per avvalorare una variante e ancora meno per legittimare una grande opera da dieci miliardi. Questo è un gioco al massacro dove poco cambia la dislocazione dell’innesto perché la soluzione finale sarà comunque trasformare i nostri territori in terra di conquista per il partito del cemento-asfalto.

Per la stessa Marghera la bocciatura della proposta della Lega Nord di prolungare il tracciato da Oriago a Spinea per innestarsi sul Passante non mette al sicuro un territorio che rimane funzionale agli interessi di una strategia bipartisan che vuole uno sviluppo affidato alle infrastrutture d’ogni genere, al cemento, all’asfalto e agli affari immobiliari e perciò affidato all’autorità portuale, alla Regione Veneto, alle società come la Grs spa, Mantovani, Alba srl e, naturalmente, al proponente Gefip di Vito Bonsignore.

La Romea commerciale è funzionale agli interessi del porto che sta investendo sul polo logistico di Fusina e della Regione che nel proprio Ptrc prevede nella gronda lagunare di Giare-Dogaletto un mega complesso logistico.

Entrambi i progetti hanno bisogno di un grande asse viario per supportare la movimentazione merci. Nell’area industriale di Porto Marghera dalle ceneri dell’Alumix è ormai arrivato a completamento u ngrande impianto produttivo di smistamento merci su cui confluiranno fino a mille traghetti su due darsene e quattro banchine in grado di ospitare contemporaneamente quattro navi  e una piattaforma logistica.

A Dogaletto, invece, un progetto prevede un polo logistico per container di 460 ettari (pari a 600 campi di calcio, sei volte Veneto City), capace di movimentare 10 milioni di container verso e da i mercati del vecchio continente, polo che ha bisogno di una connessione con la Romea commerciale e con la camionabile visto che verrebbe collegato all’Interporto di Padova tramite la camionabile a pedaggio Venezia-Padova, realizzata dalla società Gra nel cui consiglio di amministrazione siedono uomini della Lega Nord.

Da Marghera alla Riviera una fila ininterrotta di camion su quattro corsie feriranno a morte un territorio già ampiamente segnato da decenni di chimica inquinante, tangenziali, passanti ecc.

Una cementificazione coatta che ridurrà le aree verdi con il rischio di vanificare gli sforzi dei Comuni sul fronte delle opere idrauliche a salvaguardia dagli allagamenti e un accumulo di polveri sottili derivanti dal traffico commerciale navale e veicolare che farà schizzare alle stelle i valori di Pm 10 che già a Marghera sono tra i più alti del comune.

E poi il progetto di Dogaletto che minaccia i terreni affacciati alla laguna situati in una zona tutelata dal Palav (piano di area della laguna di Venezia) come area d’interesse paesaggistico e ambientale. Progetto che non solo consumerebbe centinaia di ettari di suolo libero ma farebbe guadagnare alla società Alba srl del romagnolo Franco Gandolfi, proprietaria dei terreni agricoli su cui dovrebbero essere stoccati i container, almeno 165 milioni di euro con il solo cambio destinazione d’uso.

Si continua con la solita politica di svendita e distruzione del territorio a favore della speculazione fondiaria e immobiliare a discapito della salute e della qualità della vita dell’ambiente.

Ma i danni ambientali e sanitari del nodo Marghera-Riviera si riprodurranno in ugual misura lungo tutti i restanti 370 km della Mestre- Orte con consumo di suolo, inquinamento, rischio idraulico, perdita della biodiversità, danni al settore agricolo ecc., senza incidere minimamente sui flussi di traffico attuali e futuri della SS 309-E 45 che non giustificano la costruzione di un’autostrada copione della A13-14.

Cos’è allora la Mestre-Orte? È un’enorme spreco di denaro pubblico (dieci miliardi di euro, solo la metà sarebbe sufficiente a sanare il dissesto idrogeologico del paese) che si basa sulla truffa della finanza di progetto che favorisce il business delle concessioni stradali e le cricche di appaltopoli con in testa la Gefip, holding dell’europarlamentare del Nuovo centrodestra Vito Bonsignore, che punta con questa operazione a produrre il terzo polo autostradale d’Italia.

Inoltre i soldi anticipati dai privati saranno ripagati due volte dai cittadini prima con il pedaggio e poi con l’aumento delle tasse e taglio dei servizi a causa del debito pubblico che si genera con il project financing e le defiscalizzazioni.

Le alternative ci sono e passano per la messa in sicurezza SS 309 Romea-E 45, la deviazione del traffico pesante sulla A13, il potenziamento del trasporto marittimo e ferroviario unica vera alternativa ai problemi della mobilità in Italia.

Opporsi senza se e senza ma alla Mestre-Orte è possibile e necessario. Altre opere in legge obiettivo e varate dal Cipe sono state ritirate (vedasi la tangenziale sud di Milano). Lo hanno capito da tempo i tanti cittadini, esclusi dalla partecipazione democratica su scelte terribilmente impattanti, che si sono organizzati in comitati rivendicando di poter decidere in prima persona senza delegare a nessuno il futuro del loro territorio.

DOLO – Il Pati tra Dolo e Fiesso sarà al centro di numerosi incontri e riunioni tra oggi e domani. Oggi pomeriggio alle 17.30 si terrà una commissione urbanistica che discuterà del progetto.

Le opposizioni, che in questi mesi hanno contestato il progetto e il suo iter di approvazione, hanno anticipato che presenteranno numerosi emendamenti alla bozza per cercare di limitare le aree di espansione previste nel documento.

Domani mattina si svolgerà una conferenza capigruppo in preparazione del consiglio comunale, che dovrebbe svolgersi giovedì prossimo. I gruppi “Dolo, Cuore della Riviera” e “Ponte del Dolo” chiederanno ufficialmente che la discussione e la votazione del Pati non vengano inserite nell’ordine del giorno del Consiglio e che siano rinviate a quello successivo. Questo per permettere una maggiore discussione e analisi sul documento.

Domani sera alle 19.30 nella sala consiliare del municipio è prevista poi la presentazione alla cittadinanza del Pati con la partecipazione dell’urbanista Daniele Rallo.

(g.pir.)

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DOLO «Proponiamo ai dirigenti del Pd a tutti i livelli un confronto nel merito sull’opportunità e necessità di realizzare l’autostrada Orte-Mestre. In assenza di un piano nazionale del traffico, il maggiore partito italiano ha il dovere di fermare l’iter dell’opera per approfondire e capire se è davvero questa l’opera che darà futuro all’Italia ».

Lo sostiene Fabrizio Destro, presidente Legambiente Riviera del Brenta, che lancia un appello ai vertici del Pd sul tema della Romea Commerciale.

«I territori e la popolazione non la vogliono», prosegue Destro, «gli elettori del Pd nemmeno. L’opera è inutile e dannosa, non soddisfa né le esigenze di trasporto, né le richieste dell’Europa, né le ragioni di sicurezza dei cittadini».

Viene poi ribadita la posizione di Legambiente Riviera del Brenta sulla Romea Commerciale che da sempre è contraria alla realizzazione dell’opera e chiede a grande voce la messa in sicurezza dell’attuale Romea.

«L’opera non è tra quelle ritenute strategiche dall’Europa », sostiene il presidente Fabrizio Destro, «il collegamento diretto tra Orte e Mestre non fa parte di alcuno dei “TEN-T Core Network Corridors”,ma della rete di interventi complementari alla rete “Core TEN-T”. La costruzione dell’autostrada a pedaggio non prevede nessuna messa in sicurezza dell’attuale Romea: non diminuirà il rischio di incidenti né il traffico».

Giacomo Piran

 

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